Dott.ssa Marta Bugari - Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Marta Bugari - Psicologa Psicoterapeuta Studio di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Sono una psicologa clinica iscritta all'albo della regione Marche n. 2563, Operatore di training Autogeno, Specializzanda in Psicoterapia

16/06/2026

Non tutti possiamo tutto e questa constatazione sana del limite,
può farti crescere più di quanto tu possa pensare.

03/06/2026

Il passato è la nostra storia più intima fatta di vittorie, dolori, perdite, gioie, fallimenti…e chi più ne ha ne metta. È il bagaglio che ci portiamo dietro che non può essere eliminato né deve rappresentare una condanna a vita.
Perché vivere un passato che non ci piace come una condanna, rende vittime passive non curanti della BELLEZZA che un presente scelto con forza, può regalare.

01/06/2026
La vergogna è un emozione che coinvolge sempre un pubblico (o Comunque quasi sempre perché ci possiamo anche vergognare ...
07/05/2026

La vergogna è un emozione che coinvolge sempre un pubblico (o Comunque quasi sempre perché ci possiamo anche vergognare da soli nel fare un pensiero che reputiamo riprovevole, ti è mai successo?) ed è per questo che non è una delle prime emozioni che compare nel nostro repertorio emotivo, proprio perché il bambino deve uscire dalla sua visione egocentrica e considerare l’altro un osservatore che può criticare.

Può anche capitare di non aver commesso in prima persona comportamenti inadeguati eppure ci si sente ugualmente imbarazzati, tendenti alla “testa bassa”come nascondiglio improvvisato, impresentabili al mondo per atteggiamenti di altri (un familiare o un amico). Specialmente in un età più giovane, atteggiamenti dei grandi volgari, aggressivi o polemici possono essere un buon motivo per vergognarsi perché un ha le antenne dritte e ha la capacità, più di quanto pensiamo, di valutare cosa sia adeguato e cosa non lo è soprattutto se questo trova riscontro negli sguardi sbigottiti dei passanti che osservano scene fuori luogo.

Ieri un ragazzino al supermercato con la sua sbuffante per la lunga fila al banco frigo, l’ha capito cosa fosse fuori luogo: quando la sua mamma ha tentato di far finta di non aver capito che davanti a lei c’erano ancora delle persone, provando ad alzare la mano per chiedere quei 2 etti di prosciutto, lui con imbarazzo, l’ha interrotta con voce bassa”ci sono loro prima”.

Sulla propria ci si può lavorare ma stare su quella causata da altri è decisamente più complesso, soprattutto se ripetuta nel tempo perché rende impotenti e vittime sentendosi parte di dinamiche che si vorrebbero rifiutare ma dal quale è complesso slegarsi perché, quando a essere imbarazzante è qualcuno al quale si vuole molto bene, quel SANO prendere le distanze può essere soffocato dal senso di colpa che tocca tutti quelli che nel realizzare qualcosa di meglio, smettono di sostenere e investire su accordi non detti (“appoggiami sempre se mi vuoi bene!”) che rappresentano l’unica forma di legame affettivo.
Troppo poco lo spazio ma ci tengo a precisarlo: altro che , prendere le distanze è l’unico modo per una vivere una vita degna.

La scorsa sera ho tenuto uno degli appuntamenti, di un ciclo d’incontri. Nello specifico mi sono avventurata in un tema ...
22/04/2026

La scorsa sera ho tenuto uno degli appuntamenti, di un ciclo d’incontri. Nello specifico mi sono avventurata in un tema che adoro: il coinvolgimento costruttivo nella vita dei figli. Cioè, quanto un genitore dovrebbe intervenire nella vita di un e fino a quando dovrebbe occuparsi di lui per poi gradualmente cedergli il passo?
Domani articolatissima che come ho spiegato ai presenti, ha una risposta ma va declinata in mille sfumature sulla base delle caratteristiche del figlio adolescente. Un genitore dovrebbe senza presunzione, e quindi senza frasi tipo “io ti conosco bene perché sono tua madre\padre”, conoscere il proprio figlio almeno quanto basta per regolare la sua presenza e le modalità d’interazione, tenendo in mente molto chiaramente qual’è lo scopo dei suoi interventi nei confronti del figlio.
“Quello che faccio, perché lo faccio?” Se la risposta è, auspicabilmente, “crescere mio figlio” va assolutamente inclusa in questa idea la possibilità che con il proprio figlio/a si vada in lite perché vuol fare di testa sua, che sia d’obbligo,anche se costa fatica,far il pugno duro perché un semaforo rosso protegge e aiutare a crescere. Va tenuta chiara e ferma l’idea che validare le sue emozioni (cioè riconoscerle e sostenerle) è la normalità in una relazione affettiva e che non è l’unica competenza genitoriale da esasperare (rispondendo sempre “sì lo capisco quanto sei arrabbiato/ triste è molto spiacevole, come posso aiutarti?”) perché se insieme non ci mettiamo anche la fermezza e il limite, non stiamo facendo nulla di costruttivo per un figlio che vogliamo cresca con equilibrio. (Molto meglio sarà “sì lo capisco, mi dispiace e mi rendo conto che ti faccia arrabbiare che io ti dica di no ma questa sera non potrai uscire)Se lasciamo a un figlio la possibilità di scegliere sempre sulla base di ciò che non lo farà soffrire, gli stiamo rimandando la responsabilità di una decisione che non è in grado di prendere, mostrandoci deboli di fronte alle sue emozioni che vanno comprese ma contenute.
La è sostegno e ascolto ma è anche e soprattutto farsi domande, contenere e scomodarsi in una relazione con un figlio che chiede riadattamenti frequenti.

Questa sera, nella sala consiliare di Acquaviva Picena, ci confronteremo su come favorire buoni e sani livelli  di coinv...
17/04/2026

Questa sera, nella sala consiliare di Acquaviva Picena, ci confronteremo su come favorire buoni e sani livelli di coinvolgimento dei genitori nella vita dei figli.
Per chi volesse partecipare, vi aspetto!

Pensavo che ci sono forme e forme di rassicurazione e che nella mia esperienza clinica, trasferita all’altro con la gius...
08/02/2026

Pensavo che ci sono forme e forme di rassicurazione e che nella mia esperienza clinica, trasferita all’altro con la giusta formula, è stata determinante in alcuni passaggi di cura.
Provo a spiegare con chiarezza perché.
La rassicurazione non è sempre vista di buon occhio, ovviamente neanche da me. Molte persone che la cercano fuori in maniera disfunzionale, lo fanno anche in terapia e non funziona perchè chi chiede di essere rassicurato spesso, cerca conferma e protezione per sue disfunzionalità.
Insomma non cerca davvero il cambiamento ma il “dai che va bene lo stesso, non te ne preoccupare”. Il tipico esempio è quello della persona fobica e ansiosa che chiede di essere accompagnata dalla mamma/ dal coniuge / dall’amico nello svolgere qualsiasi tipo di attività richieda un’esposizione.
In terapia questo tipo di atteggiamento non è possibile pretenderlo dal terapeuta, non solo perché porterebbe il rapporto a sfinirsi per le innumerevoli richieste fuori dall’appuntamento, ma perché non consente di arrivare allo scopo ultimo: la cura della persona.

La rassicurazione a cui invece accennavo prima, si realizza nel valorizzare e normalizzare le paure e quel dolore insostenibile alla luce di una storia di vita così faticosa, nel proteggere il paziente e sostenerlo quando finalmente sta per riconoscersi l’ingiustizia di una colpa che gli è stata attribuita e che l’ha segnato una vita o quando sta lì lì per sentire giusto e inequivocabile il suo pensiero dopo una vita di messe di dubbio.
La rassicurazione sì che qui è necessaria perchè è la strada percorribile dove umanamente ti viene riconsegnata la presenza di un altro, a volte il primo nella vita, che sostiene, valida e si mette dalla parte del paziente che finalmente può fare esperienza di non essere sbagliato, di non essere esagerato, di non essere fuori luogo, di non essere colpevole ma piuttosto adeguato, tutto intero e sintonizzato con un altro che ascolta e che di fronte a grandi bugie raccontate dalla vita, è lì dalla sua parte.
Questo può muovere qualcosa dentro la pancia, sentirsi legittimati a pensare-dire-fare come si sente giusto, rompendo vecchie narrazioni e farsi del bene.

Si parlava in seduta di salute, di equilibrio, di stabilità mentale.Credo fermamente che preservare la salute mentale, r...
22/12/2025

Si parlava in seduta di salute, di equilibrio, di stabilità mentale.
Credo fermamente che preservare la salute mentale, restare integri e non sgretolarsi di fronte alla vita, passi obbligatoriamente attraverso la capacità dell’essere umano di realizzare attivamente o assecondare i cambiamenti e le trasformazioni che la crescita richiede, verso se stessi, nel modo di frequentare gli altri, di vivere il mondo.
Questo concetto vale per i più giovani ma anche per i più maturi perché tutti evolviamo cambiando le esigenze, i bisogni, i desideri e le richieste che arrivano dall’esterno.

Un esempio semplice.
Se quando un bambino saluta la mamma sulla porta dell’asilo fatica a staccarsi e piange è un conto, se a 19 anni un adolescente si diploma e sarebbe pronto per affacciarsi sul mondo lavorativo o proseguire gli studi, ma vive con angoscia e tristezza l’uscita da casa al punto che rinuncia a qualsiasi slancio evolutivo pur di restare a casa con i propri genitori, è evidentemente un altro conto.

Quando l’evoluzione dei cambiamenti interni o esterni sono compromessi dall’impermeabilità e dalla rigidità dei pensieri, dall’indisponibilità a volte a rinunciare ad abitudini confortevoli che non funzionano più ma che restano irrinunciabili perché lasciarle nuove emozioni spiacevoli che la persona non riesce a reggere, ci si spezza.

Si diventa alieni dalla propria vita, dai coetanei, da se stessi generando un blocco che si patologicizza quando non si ha un’alternativa sana a scelte che virano verso l’irrigidimento mentale. Li chiamiamo in terapia blocchi evolutivi e la cura passa attraverso l’ascolto delle emozioni di fronte alla quale ci si è sentiti impreparati/spaventati/ stupiti oltremodo, la comprensione di ciò che trema nella pancia, la rassicurazione a volte anche da parte del terapeuta che puó sfatando dei “miti” o destrutturare alcune grandi verità che poi erano solo bugie, facilitando nel paziente la possibilità di pensare diversamente e inglobare tra tanti pensieri nuovi, l’idea che la crescita non è perdersi ma trasformarsi.

18/11/2025

E tu, adulto, che fai?
Ti metti in fila anche tu dietro al “tutti”?
O ti ricordi che educare non significa obbedire alle mode, ma avere il coraggio di andare controcorrente?

Perché la verità è semplice:
lo smartphone non è un problema dei bambini.
È un problema degli adulti che hanno paura di dire NO
e ancora più paura di dire SÌ con responsabilità.

Un telefono non serve a crescere un figlio.
Serve un adulto presente, scomodo, coerente.

Vediamo come dovrebbe funzionare per davvero.

Prima cosa: smetti di giustificarti. Ascolta tuo figlio.

Dietro “ce l’hanno tutti” non c’è la voglia di un oggetto.
C’è il terrore di sentirsi escluso.

Guardalo negli occhi, non nel telefono che ti chiede.

Dì semplicemente:
«Capisco perché lo vuoi.»

E poi smetti di sentirti in colpa.
L’educazione non è una trattativa al ribasso.

Se dici SÌ, ricordati che non stai dando un telefono.

Stai dando potere.

Potere di confrontarsi, perdersi, imitare, sbagliare.
E questo potere va dato solo se sei disposto a esserci, davvero.

Quindi il SÌ funziona solo così:
• non glielo butti addosso per liberarti
• lo accompagni
• fissi confini che non si discutono
• ti prendi la responsabilità di guardare cosa fa e come sta

La tecnologia non cresce nessuno.
Gli adulti sì.
Ma devono volerlo.

Se dici NO, devi voler reggere la sua frustrazione.

E la tua.

Un figlio senza smartphone non muore.
Un figlio senza limiti sì.
Muore dentro, piano, senza nemmeno accorgersene.

Il NO va detto così:

«Non ancora.
E non perché non ti reputo capace, ma perché non voglio buttarti in un mondo che non sei pronto a reggere.»

Non si educa per paura di essere impopolari.
Si educa per amore del futuro dei figli.

La frase che gli dovresti lasciare addosso

Non importa cosa decidi.
Importa cosa gli arriva.

«Io scelgo per te.
Non per gli altri.»

Se tuo figlio capisce questo,
lo smartphone potrà anche averlo tardi.
Ma avrà qualcosa di molto più raro:
un adulto che ci mette la faccia,
non uno che segue la mandria.

Indirizzo

Via Abruzzi, N. 10
San Benedetto Del Tronto
63074

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