08/02/2026
Pensavo che ci sono forme e forme di rassicurazione e che nella mia esperienza clinica, trasferita all’altro con la giusta formula, è stata determinante in alcuni passaggi di cura.
Provo a spiegare con chiarezza perché.
La rassicurazione non è sempre vista di buon occhio, ovviamente neanche da me. Molte persone che la cercano fuori in maniera disfunzionale, lo fanno anche in terapia e non funziona perchè chi chiede di essere rassicurato spesso, cerca conferma e protezione per sue disfunzionalità.
Insomma non cerca davvero il cambiamento ma il “dai che va bene lo stesso, non te ne preoccupare”. Il tipico esempio è quello della persona fobica e ansiosa che chiede di essere accompagnata dalla mamma/ dal coniuge / dall’amico nello svolgere qualsiasi tipo di attività richieda un’esposizione.
In terapia questo tipo di atteggiamento non è possibile pretenderlo dal terapeuta, non solo perché porterebbe il rapporto a sfinirsi per le innumerevoli richieste fuori dall’appuntamento, ma perché non consente di arrivare allo scopo ultimo: la cura della persona.
La rassicurazione a cui invece accennavo prima, si realizza nel valorizzare e normalizzare le paure e quel dolore insostenibile alla luce di una storia di vita così faticosa, nel proteggere il paziente e sostenerlo quando finalmente sta per riconoscersi l’ingiustizia di una colpa che gli è stata attribuita e che l’ha segnato una vita o quando sta lì lì per sentire giusto e inequivocabile il suo pensiero dopo una vita di messe di dubbio.
La rassicurazione sì che qui è necessaria perchè è la strada percorribile dove umanamente ti viene riconsegnata la presenza di un altro, a volte il primo nella vita, che sostiene, valida e si mette dalla parte del paziente che finalmente può fare esperienza di non essere sbagliato, di non essere esagerato, di non essere fuori luogo, di non essere colpevole ma piuttosto adeguato, tutto intero e sintonizzato con un altro che ascolta e che di fronte a grandi bugie raccontate dalla vita, è lì dalla sua parte.
Questo può muovere qualcosa dentro la pancia, sentirsi legittimati a pensare-dire-fare come si sente giusto, rompendo vecchie narrazioni e farsi del bene.