Dott.ssa TizianaValdinoci

Dott.ssa TizianaValdinoci www.tizianavaldinoci.com Biologa Nutrizionista

CIBI ULTRA-PROCESSATI, LA SIGE: "POSSONO AUMENTARE IL RISCHIO DI MALATTIE DIGESTIVE E TUMORI"Gli alimenti ultra-processa...
31/07/2026

CIBI ULTRA-PROCESSATI, LA SIGE: "POSSONO AUMENTARE IL RISCHIO DI MALATTIE DIGESTIVE E TUMORI"

Gli alimenti ultra-processati sono sempre più presenti sulle tavole degli italiani, ma il loro consumo abituale potrebbe avere conseguenze rilevanti sulla salute dell'apparato digerente. È il messaggio lanciato dalla Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige), che nei giorni scorsi ha presentato alla Camera dei Deputati una revisione delle più recenti evidenze scientifiche sul tema. Il lavoro confluirà entro la fine dell'anno in un position paper della società scientifica.

Snack confezionati, piatti pronti, bevande zuccherate, carni lavorate e altri prodotti industriali arrivano ormai a rappresentare fino al 50-60% dell'apporto energetico quotidiano nei Paesi ad alto reddito. Un fenomeno che interessa sempre più anche l'Italia, dove le abitudini alimentari si stanno progressivamente allontanando dalla dieta mediterranea.

Secondo la classificazione Nova, gli alimenti ultra-processati sono formulazioni industriali realizzate prevalentemente con sostanze estratte dagli alimenti e additivi come emulsionanti, conservanti, coloranti e dolcificanti, con una quota minima o assente di alimenti integri.

"L'antico adagio siamo quello che mangiamo non è mai stato così attuale e scientificamente fondato come oggi”, dice Edoardo Giannini, presidente Sige. “La salute del nostro organismo, a partire dall'apparato digerente, si costruisce a tavola attraverso scelte alimentari informate e consapevoli. Valutare e controllare ciò che immettiamo nel nostro organismo è il primo e più potente atto di prevenzione che abbiamo a disposizione. L'ascesa globale degli alimenti ultra-processati rappresenta una sfida complessa. Al contrario, l'Italia dispone di un patrimonio straordinario di alimenti non ultra-processati, pilastri di una tradizione agroalimentare che tutto il mondo ci invidia. È opportuno che anche le società scientifiche producano documenti volti a difendere la salute pubblica delle future generazioni sostenendo la cultura del cibo vero, fresco e minimamente lavorato".

Le evidenze scientifiche raccolte dalla Sige indicano associazioni tra un elevato consumo di alimenti ultra-processati e un aumento del rischio di numerose patologie dell'apparato digerente. Tra queste figurano le malattie infiammatorie croniche intestinali, in particolare il morbo di Crohn, la sindrome dell'intestino irritabile, l'infezione da Helicobacter pylori, l'ulcera peptica, la steatosi epatica metabolica (Masld) e diversi tumori dell'apparato digerente, in particolare quelli del colon-retto e dello stomaco.

"L'effetto degli alimenti ultra-processati non dipende soltanto dall'eccesso di zuccheri, grassi o sale”, sottolinea Giovanni Sarnelli, professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università Federico II di Napoli. “I processi industriali di trasformazione e le cotture ad alte temperature favoriscono, infatti, la formazione di prodotti di glicazione avanzata, molecole che possono promuovere stress ossidativo e infiammazione e contribuire al danno della barriera intestinale. Oggi non disponiamo di strumenti per intervenire in modo significativo sui processi industriali che ne determinano la formazione. Per questo le raccomandazioni si concentrano sulla prevenzione attraverso scelte alimentari consapevoli. È opportuno limitare il consumo di alimenti ultra-processati e privilegiare i prodotti tipici della dieta mediterranea, come frutta, verdura, legumi e alimenti fermentati. Il messaggio non è demonizzare singoli alimenti, ma favorire una dieta varia, equilibrata e basata prevalentemente su alimenti freschi o minimamente processati".

Secondo Giovanni Marasco, dell'Università di Bologna, i dati oggi disponibili consentono di comprendere meglio i meccanismi biologici che collegano questi alimenti alle patologie digestive. “Le evidenze disponibili indicano che gli alimenti ultra-processati possono alterare l'omeostasi dell'ecosistema intestinale attraverso diversi meccanismi biologici, coinvolgendo microbiota, barriera mucosale e risposta immunitaria. Questo aiuta a comprendere perché un consumo abituale sia stato associato, negli studi epidemiologici, non solo a disturbi gastrointestinali molto frequenti come la sindrome dell'intestino irritabile e le malattie infiammatorie croniche intestinali, ma anche a un aumento del rischio di alcune neoplasie dell'apparato digerente, in particolare del colon-retto. Pur trattandosi di un ambito ancora in evoluzione, oggi disponiamo di un quadro biologico molto più coerente rispetto al passato".

Nel corso dell'incontro è stato affrontato anche il tema della qualità delle produzioni agroalimentari e dell'approccio One Health. “L'Italia è la patria della dieta mediterranea, universalmente riconosciuta come modello alimentare associato alla tutela della salute”, osserva Giuseppe Campanile, professore di Zootecnia speciale all'Università Federico II di Napoli. “Essa non si limita a definire un insieme di alimenti, ma rappresenta un vero e proprio stile di vita. Per preservare e valorizzare le proprietà salutistiche degli alimenti è indispensabile rispettare i cicli naturali di produzione, seguendo la stagionalità delle colture. Un'alimentazione sana dovrebbe fondarsi su tre principi cardine: stagionalità, varietà e qualità delle produzioni”.

Il documento finale della Sige, atteso entro la fine dell'anno, raccoglierà le evidenze scientifiche disponibili e proporrà indicazioni utili per orientare cittadini e operatori sanitari verso scelte alimentari più consapevoli.

CELIACHIA: I CONSIGLI DI AIC PER VACANZE E VIAGGI IN SICUREZZAL'estate è sinonimo di vacanze, pranzi all'aperto, gelati ...
24/07/2026

CELIACHIA: I CONSIGLI DI AIC PER VACANZE E VIAGGI IN SICUREZZA

L'estate è sinonimo di vacanze, pranzi all'aperto, gelati e viaggi. Per chi convive con la celiachia, però, la stagione estiva può rappresentare anche un momento in cui prestare maggiore attenzione alla propria alimentazione. La buona notizia è che, con un po' di organizzazione e gli strumenti giusti, è possibile vivere le ferie in totale serenità, senza rinunce e in piena sicurezza.

È questo il messaggio che lancia l'Associazione italiana celiachia (Aic), che anche quest'anno mette a disposizione delle persone celiache una serie di risorse pratiche per affrontare al meglio l'estate, in Italia e all'estero. Dai consigli alimentari alle indicazioni per scegliere il locale giusto, fino agli strumenti digitali per trovare prodotti e ristoranti gluten free, l'obiettivo è garantire una vacanza senza pensieri.

Tra le iniziative dell'associazione c'è un video realizzato con il contributo della dietista AIC Carlotta Romeo, disponibile sul canale YouTube dell'associazione. Il filmato raccoglie suggerimenti pratici per organizzare pasti freschi, equilibrati e rigorosamente senza glutine, oltre a indicazioni su come scegliere il gelato in sicurezza e prepararsi a un viaggio all'estero.

"L'estate deve essere un momento di libertà e serenità anche per chi convive con la celiachia", sottolinea Rossella Valmarana, presidente di Aic. "Poter vivere una quotidianità senza limitazioni e partecipare pienamente alla vita sociale è un indicatore importante della qualità della vita del paziente. Informazione, formazione e attenzione alla sicurezza alimentare sono fondamentali per permettere alle persone celiache di viaggiare e vivere le vacanze senza rinunce e senza rischi”.

Uno degli strumenti più utili è il Programma alimentazione fuori casa (Afc), che riunisce circa 5.000 esercizi commerciali formati per accogliere clienti celiaci nel rispetto di rigorosi protocolli volti a prevenire le contaminazioni. Gli associati possono consultare l'elenco aggiornato dei locali aderenti attraverso il sito di Aic, l'app Aic Mobile e la guida cartacea dedicata. Per i turisti stranieri è inoltre disponibile una versione "Welcome" dell'app, acquistabile anche per brevi periodi.

L'applicazione rappresenta un vero e proprio punto di riferimento per la gestione quotidiana della dieta senza glutine. Consente infatti di individuare i ristoranti gluten free, trovare negozi specializzati, consultare il Prontuario degli alimenti attraverso la scansione del codice a barre e accedere a una sezione dedicata all'acquisto online di prodotti specifici. Non mancano contenuti informativi come l'Abc della dieta senza glutine e gli aggiornamenti sulle attività dell'associazione.

Anche quando non è disponibile un locale aderente al Programma Afc, Aic invita a non rinunciare a una cena fuori o a un viaggio. È importante, però, informare sempre il personale della propria condizione, chiedere informazioni dettagliate sugli ingredienti utilizzati e sulle modalità di preparazione dei piatti, prestando particolare attenzione al rischio di contaminazione. In caso di dubbi è preferibile orientarsi verso preparazioni semplici o scegliere un'alternativa sicura.

Per chi decide di viaggiare oltre confine, Aic ricorda, inoltre, di poter contare sulla rete internazionale delle associazioni europee dedicate alla celiachia. Attraverso i siti dell'Association of european coeliac societies e della Coeliac youth of Europe è possibile reperire informazioni sulle associazioni nazionali, trovare indicazioni su ristoranti e negozi gluten free e scaricare frasi tradotte in diverse lingue da utilizzare durante il soggiorno.

Negli ultimi anni è cresciuta anche l'offerta di punti ristoro sicuri lungo il percorso. Il Programma Afc comprende, infatti, numerosi bar e ristoranti presenti in stazioni ferroviarie, aeroporti e aree di servizio autostradali. Solo nell'ultimo anno i punti ristoro "in viaggio" sono aumentati di oltre 250 unità, offrendo un supporto sempre più capillare a chi si sposta sul territorio nazionale.

Infine, spazio a uno dei protagonisti indiscussi dell'estate: il gelato. Anche questo può essere gustato dalle persone celiache, purché vengano rispettate alcune precauzioni. Non basta scegliere un cono senza glutine: è necessario verificare anche la composizione delle basi, delle decorazioni e dei semilavorati e assicurarsi che la gelateria adotti corrette procedure per evitare contaminazioni durante la preparazione e il servizio. Per i gelati confezionati, invece, è sempre consigliabile controllare l'etichetta, cercando la dicitura "senza glutine" o il marchio della Spiga Barrata, simbolo riconosciuto di sicurezza per i consumatori celiaci.

OLTRE LE CALORIE: LE NUOVE DIRETTIVE PER LA CURA DELL'OBESITA' DAL 46° CONGRESSO SINUCon la conclusione del 46° Congress...
19/06/2026

OLTRE LE CALORIE: LE NUOVE DIRETTIVE PER LA CURA DELL'OBESITA' DAL 46° CONGRESSO SINU

Con la conclusione del 46° Congresso nazionale della società italiana di nutrizione Umana (Sinu), tenutosi a Bergamo dal 27 al 29 maggio scorsi, emerge con chiarezza un nuovo standard nella gestione dell’obesità. La condizione non è più considerata una semplice conseguenza di stili di vita errati, ma è stata ufficialmente ribadita la sua natura di malattia cronica complessa, recidivante e multifattoriale. Questo cambiamento di prospettiva segna il superamento definitivo di una visione riduzionista che per anni ha limitato la cura al solo conteggio delle calorie introdotte e consumate.

Una patologia sistemica oltre il Bmi

I risultati presentati durante i lavori congressuali confermano che l'obesità scaturisce da una f***a rete di interazioni tra meccanismi biologici, metabolici, neuroendocrini, ambientali e psicologici. Di conseguenza, la comunità scientifica concorda sul fatto che la valutazione del paziente non possa più fermarsi al solo Indice di massa corporea (Bmi). Le nuove linee guida suggeriscono di integrare l’analisi delle complicanze cliniche e del profilo metabolico individuale, spostando l’attenzione sulla salute globale della persona.

Questo inquadramento clinico ha un valore fondamentale anche sul piano sociale e normativo. Riconoscere l’obesità come patologia cronica è un passo cruciale per ridurre lo stigma e superare l'idea fuorviante che il peso sia esclusivamente una questione di "volontà individuale". Tale riconoscimento è propedeutico a una revisione dei percorsi assistenziali che garantisca un migliore accesso alle cure per tutti i pazienti.

La rivoluzione dei farmaci e la necessità di una guida

Uno dei temi centrali del congresso è stato l’impatto dei nuovi farmaci anti-obesità. Sebbene rappresentino una svolta nel controllo dei meccanismi biologici di fame e sazietà, gli esperti sottolineano che non possono essere considerati una soluzione isolata.

“Questi trattamenti non devono essere interpretati come una soluzione isolata o alternativa alla terapia nutrizionale. Al contrario, la loro efficacia risulta massima quando inseriti all’interno di un programma strutturato e multidisciplinare, che includa educazione alimentare, monitoraggio clinico, attività fisica e supporto comportamentale”, ha spiegato Simona Bo, membro del Consiglio Direttivo Sinu. Secondo l’esperta, sebbene i farmaci migliorino sensibilmente le comorbidità metaboliche e cardiovascolari, richiedono un accompagnamento nutrizionale rigoroso per garantire la sostenibilità dei risultati e contrastare eventuali effetti collaterali.

Il ruolo centrale della nutrizione di precisione

L’uso dei farmaci modifica profondamente il comportamento alimentare, riducendo l’appetito e alterando le preferenze dei pazienti. Se non adeguatamente guidato, questo cambiamento espone al rischio di un apporto insufficiente di proteine e micronutrienti, mettendo in pericolo la massa magra.

In questo scenario, Anna Tagliabue, Presidente Sinu, ha sintetizzato la posizione della Società: “Anche nell’era dei farmaci innovativi, la corretta alimentazione resta centrale: non più solo come strumento per ridurre il peso, ma come elemento fondamentale per garantire qualità nutrizionale, preservare la massa magra e sostenere i risultati nel lungo termine”.

La strategia terapeutica del futuro deve essere quindi integrata e multidisciplinare. Come concluso dalla Presidente Tagliabue, è necessario adottare un approccio “oltre le calorie”, fondato sulla fisiopatologia dell’obesità e sulla scienza. “La risposta a questa sfida globale non passa per semplificazioni o allarmismi, ma attraverso una presa in carico globale e continuativa della persona”.

LA DIETA OTTIMALE PER LE PERSONE IN TERAPIA CON I NUOVI FARMACI ANTI-OBESITA'Le principali società europee dedicate all’...
04/06/2026

LA DIETA OTTIMALE PER LE PERSONE IN TERAPIA CON I NUOVI FARMACI ANTI-OBESITA'

Le principali società europee dedicate all’obesità e alla nutrizione hanno redatto un nuovo documento di consenso, sull’uso dei farmaci anti-obesità basati sulle incretine settimanali attualmente disponibili (tirzepatide e semaglutide). Il documento, presentato all’ European congress on obesity 2026 di Istanbul (Eco2026), è stato coordinato da Laurence Dobbie insieme a un gruppo internazionale di 26 esperti afferenti a società scientifiche e associazioni pazienti di settore (Easo-European association for the study of obesity, Efad- European federation of the associations of dietitians e Ecpo-European coalition for people living with obesity).

Secondo gli autori, questi farmaci sono rivoluzionari nella gestione dell’obesità, ma possono comportare rischi nutrizionali, funzionali e psicologici, che richiedono un approccio multidisciplinare. Il paziente, insomma non va lasciato da solo con la prescrizione del farmaco; intorno a questa va costruito un percorso ben articolato, coinvolgente diversi specialisti. Assolutamente centrale è la prescrizione dietetica, che va adattata e costruita intorno alla terapia con i farmaci.

La consensus sottolinea che la terapia nutrizionale personalizzata, prescritta da dietologi/dietisti qualificati, deve sempre accompagnare l’uso dei farmaci. Gli specialisti hanno il compito di garantire un corretto apporto di proteine, vitamine e minerali con la dieta, ma anche di aiutare i pazienti a ridurre gli effetti collaterali gastro-intestinali attraverso una prescrizione dietologica ad hoc, che deve andare di pari passo con l’aumento graduale del dosaggio dei farmaci.

Così commenta ai nostri microfoni Esmeralda Capristo, professore associato di Scienza dell’Alimentazione e delle tecniche dietetiche applicate all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uos di Medicina della grande obesità di Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs: “L’efficacia di questi farmaci è condizionata alla loro somministrazione all’interno di una strategia terapeutica integrata, per far sì che il risultato sia valido e duraturo. All’interno di questa strategia la prescrizione dieto-terapica è fondamentale e va personalizzata sul singolo paziente. In particolare, i soggetti che assumono incretine devono fare pasti piccoli, seguire e assecondare il segnale di sazietà e la riduzione del desiderio per gli alimenti indotti da questi farmaci. Devono ridurre al minimo gli alimenti ricchi in zuccheri semplici che possono anche scatenare disturbi gastro-intestinali correlati all’assunzione di questi farmaci e aumentare leggermente l’apporto di proteine, intorno a 1,2-1,5 grammi per Kg di peso corporeo, sempre in relazione alla funzionalità renale del singolo paziente, e di fibre. Il paziente deve inoltre essere ben idratato, perché spesso questi farmaci si associano a disidratazione. Noi consigliamo di bere acqua non frizzante a piccoli sorsi, non tanto duranti i pasti, ma durante tutto l’arco della giornata. L’altra attenzione alimentare è l’astensione dalle bevande alcoliche perché si è visto che l’alcol, soprattutto se assunto a digiuno, può essere responsabile di fastidi gastro-intestinali molto intensi come gastrite, pirosi retrosternale, vomito. Nella strategia integrata, insieme alla dieto-terapia, va inserito un programma di attività fisica, commisurato alle possibilità del paziente, ma che includa anche esercizi di resistenza con pesi, bande elastiche anche a casa o macchinari in palestra. Questa duplice strategia, ovvero dieta leggermente iperproteica ed esercizio fisico di resistenza, aiuta a preservare la massa magra, che può ridursi in ogni programma di calo ponderale e che è invece fondamentale per il metabolismo energetico e il consumo calorico, anche a riposo, del nostro paziente”.

Gli esperti della Consensus sottolineano inoltre che, sebbene questi trattamenti e la conseguente perdita di peso siano spesso associati a un miglioramento del benessere psicologico delle persone, la rapida perdita di peso può riattivare fragilità emotive pre-esistenti. Per questo viene raccomandato uno screening psicologico prima dell’inizio della terapia, compresa la valutazione di eventuali disturbi legati all’uso di alcol.

Rischio perdita di massa muscolare

Uno degli aspetti più rilevanti della Consensus riguarda la composizione del peso perso. Secondo gli studi analizzati, tra il 24% e il 30% del dimagrimento ottenuto con questi farmaci riguarda massa magra, soprattutto i muscoli. Gli esperti suggeriscono quindi di monitorare non solo il Bmi, ma anche circonferenza vita, forza muscolare e composizione corporea, soprattutto nelle persone più avanti con gli anni, le più vulnerabili alla sarcopenia. L’obiettivo indicato è mantenere un rapporto di circa 3 a 1 tra perdita di grasso e perdita di massa magra: ovvero perdere almeno 3 kg di grasso per ogni 4 kg complessivi di calo ponderale.

Gli autori del documento segnalano anche che gli studi clinici disponibili sono ancora incompleti: meno del 20% dei trial ha valutato alimentazione e biomarcatori nutrizionali, mentre meno del 5% ha analizzato effetti su ossa, micronutrienti o funzionalità fisica. Tra le priorità future figurano studi sugli effetti psicologici a lungo termine, definizione di strategie ottimali per preservare muscoli e ossa, quale sia l’apporto proteico ideale e individuazione di strumenti per prevenire malnutrizione e carenze nutrizionali durante il trattamento.

GLP-1 e NUTRIZIONE CLINICAGESTIONE DELLE ASPETTATIVE1_ IL FARMACO NON SOSTITUISCE LO STILE DI VITAI GLP-1 potenziano l'e...
03/06/2026

GLP-1 e NUTRIZIONE CLINICA
GESTIONE DELLE ASPETTATIVE

1_ IL FARMACO NON SOSTITUISCE LO STILE DI VITA
I GLP-1 potenziano l'effetto dell'intervento dietetico e dell'attività fisica, non lo sostituiscono. Il mantenimento dei risultati dipende dalla continuità terapeutica e comportamentale

2_ LA PERDITA DI PESO E' PROGRESSIVA
Il plateau fisiologico si raggiunge tipicamente tra i 12 e i 18 mesi. Non confrontare la velocità di risposta con altri pazienti: la variabilità biologica è fisiologica e attesa.

3_ LA QUALITA' DEL CALO PONDERALE CONTA
In assenza di adeguato intake proteico e stimolo muscolare, una parte del calo può essere massa magra. Il biologo nutrizionista ha un ruolo cruciale nella preservazione della composizione corporea!

‼️Il farmaco modifica la fisiopatologia.
La nutrizione modifica il risultato.‼️

LEGUMI E SOIA: UNA POTENTE STRATEGIA ALIMENTARE CONTRO L'IPERTENSIONEUna recente analisi pubblicata sulla rivista open a...
21/05/2026

LEGUMI E SOIA: UNA POTENTE STRATEGIA ALIMENTARE CONTRO L'IPERTENSIONE

Una recente analisi pubblicata sulla rivista open access Bmj Nutrition Prevention & Health evidenzia come un maggiore consumo di legumi e soia sia strettamente legato a una riduzione del rischio di sviluppare ipertensione.

I ricercatori hanno esaminato 12 studi prospettici osservazionali condotti in diverse parti del mondo, tra cui Stati Uniti, Europa (Regno Unito e Francia) e Asia (Cina, Iran, Corea del Sud e Giappone). L'analisi ha coinvolto un numero vastissimo di partecipanti, con campioni che variavano da circa 1.100 a oltre 88.000 persone.

I risultati indicano che chi consuma abitualmente grandi quantità di legumi presenta un rischio di ipertensione inferiore del 16% rispetto a chi ne consuma pochi. Per quanto riguarda la soia, il beneficio è ancora più marcato, con una riduzione del rischio del 19%. Esaminando il rapporto dose-risposta, lo studio ha rilevato che il beneficio massimo per i legumi (una riduzione del rischio del 30%) si ottiene con un consumo di circa 170 g /die. Per la soia, la riduzione del rischio (28-29%) si stabilizza tra i 60 e gli 80 g/die.

I ricercatori spiegano che 100 grammi di legumi o soia equivalgono a circa una tazza o 5-6 cucchiai di prodotto cotto (come fagioli, ceci o lenticchie) o a una porzione di tofu grande quanto il palmo di una mano. La categoria dei legumi include alimenti comuni come piselli, lenticchie e ceci, mentre tra i prodotti a base di soia figurano il tofu, il latte di soia, l'edamame, il tempeh e il miso.

Esistono diverse spiegazioni scientifiche per questi benefici. Legumi e soia sono naturalmente ricchi di potassio, magnesio e fibre alimentari, nutrienti essenziali noti per le loro proprietà ipotensive. Inoltre, la fermentazione della fibra solubile contenuta in questi alimenti produce acidi grassi a catena corta che influenzano positivamente la dilatazione dei vasi sanguigni. La soia, in particolare, contiene isoflavoni, composti che sembrano aiutare ulteriormente a regolare la pressione sanguigna.

Un cambio di rotta necessario

Nonostante l’evidenza scientifica indichi una "probabile relazione causale" tra questi alimenti e la salute cardiovascolare, il consumo attuale rimane preoccupantemente basso. In Europa e nel Regno Unito, la media è di soli 8-15 g al giorno, ben al di sotto dei 65-100 g raccomandati per la salute generale.

Così concludono gli Autori: “Sebbene siano necessari ulteriori studi su larga scala per confermare questi dati, i risultati forniscono un solido supporto alle raccomandazioni dietetiche che invitano a privilegiare legumi e soia come fonti proteiche sane. Questa ricerca rafforza l'idea che le diete a base vegetale siano una strategia primaria fondamentale per mitigare il carico globale dell'ipertensione”.

Ricordandovi che è necessaria la prenotazione vi aspettiamo numerosi 😊
28/04/2026

Ricordandovi che è necessaria la prenotazione vi aspettiamo numerosi 😊

Interessante...🧐OLTRE LA SCIENZA: PERCHE' LA PSICOLOGIA CI SPINGE VERSO GLI INTEGRATORI E LONTANO DAI VACCINIMentre mili...
08/04/2026

Interessante...🧐

OLTRE LA SCIENZA: PERCHE' LA PSICOLOGIA CI SPINGE VERSO GLI INTEGRATORI E LONTANO DAI VACCINI

Mentre milioni di persone consumano integratori e sperimentano peptidi alla moda, assistiamo contemporaneamente a una preoccupante esitazione verso strumenti di prevenzione del cancro basati su solide prove scientifiche, come il vaccino contro l'Hpv. Questo paradosso è particolarmente evidente alla luce delle ricerche condotte presso il Fred Hutchinson Cancer Center ("Fred Hutch") di Seattle.

Perché tendiamo a fidarci più di una pillola o di una polvere incerta che di un vaccino sicuro? Secondo Jonathan Bricker, psicologo e ricercatore di sanità pubblica presso il Fred Hutch, la risposta non risiede nell'ignoranza o nella semplice disinformazione.

La scelta di affidarsi a integratori e peptidi è dettata da un desiderio umano fondamentale: evitare il disagio e mantenere il controllo. “In un mondo incerto, la paura della malattia, del declino fisico e della morte genera un profondo senso di vulnerabilità. Queste sono precisamente le esperienze da cui gli esseri umani vogliono fuggire", spiega Bricker.

In questo contesto, gli integratori smettono di essere semplici sostanze biologiche e diventano veri e propri "interventi psicologici", offrendo tre promesse irresistibili, secondo Bricker:
1_ precisione: sono presentati come meccanismi mirati e tecnologicamente avanzati;
2_ autonomia: danno la sensazione di agire attivamente sulla propria salute;
3_ immediatezza: promettono un'azione rapida, senza dover attendere anni per vederne i benefici.
Questa dinamica rientra in quello che gli psicologi chiamano "evitamento esperienziale": le persone coltivano l'illusione di poter manipolare la propria salute, evitando così di dover convivere quotidianamente con la paura della mortalità o del cancro.

Al contrario, interventi come i vaccini richiedono qualcosa di molto più difficile: la disponibilità ad affrontare la paura e ad abbandonare l'illusione di un controllo perfetto.

Qui risiede il limite di molti messaggi di salute pubblica. Spesso, queste comunicazioni adottano un approccio puramente razionale che finisce per innescare un "circolo vizioso psicologico". Il messaggio di prevenzione evoca paura; questa paura aumenta il bisogno di controllo e il bisogno di controllo spinge le persone verso la "soluzione rapida" come l'integratore, svalutando il reale lavoro di prevenzione svolto dalla scienza.

Così conclude Bricker: “Le scorciatoie per la salute sono sempre esistite perché offrono una via di fuga dal disagio interiore in un mondo imprevedibile. Tuttavia, comprendere che queste scelte sono guidate dalla psicologia della gestione dell'incertezza è un passo fondamentale per la sanità pubblica. La sfida per istituzioni non è solo continuare a produrre scienza d'eccellenza, ma trovare nuovi modi per aiutare le persone ad affrontare la propria vulnerabilità senza cadere nella trappola di promesse prive di reale efficacia scientifica”.

LA FRUTTA E VERDURA DI APRILEFRUTTAL’arancia🍊, come la clementina e il mandarino, è ricca di vitamina C, fondamentale ne...
08/04/2026

LA FRUTTA E VERDURA DI APRILE

FRUTTA

L’arancia🍊, come la clementina e il mandarino, è ricca di vitamina C, fondamentale nel periodo invernale per stimolare le difese immunitarie.

La fragola🍓 è un’ottima fonte di vitamina C e flavonoidi, dei composti dalle molteplici proprietà e responsabili del suo bel colore.

Il kiwi 🥝è il re della vitamina C: 2 kiwi coprono il 100% del fabbisogno quotidiano di vitamina C nell’adulto.

Il limone🍋, molto ricco di vitamina C e antiossidanti, è un agrume dalle molteplici virtù. La vitamina C è sensibile al calore: per un apporto ottimale, vi consigliamo quindi di evitarne la cottura.

La mela 🍏concentra nella buccia notevoli proprietà antiossidanti. Privilegiate quindi mele biologiche, perché anche i pesticidi si ritrovano principalmente nella buccia.

La nespola è un frutto il cui sapore leggermente acidulo ricorda la mela o la pera. È ricchissimo di fibre, soprattutto fibre solubili, grazie all’alto contenuto di pectine.

Le pere 🍐autunnali e invernali, come la Kaiser, Fizet, Conference o la Decana, hanno notevoli proprietà antiossidanti. Come per le mele, è meglio comprarle biologiche per poterle mangiare con la buccia.

Il rabarbaro, ricco di fibre, migliora la digestione. È anche un ottimo antinfiammatorio naturale.

VERDURA

L’asparago è un ottimo diuretico: i composti che contiene favoriscono l’eliminazione delle tossine attraverso i reni.

Il ca****fo è ricco di inulina, che favorisce lo sviluppo e l’equilibrio della flora intestinale. Ha anche spiccate proprietà diuretiche.

Il cavolfiore ha un alto contenuto di glucosinolati, sostanze che ritroviamo nelle crucifere e che, aiutando il fegato a eliminare le tossine, svolgono un ruolo protettivo contro il cancro.

Il cavolo cappuccio, come il cavolfiore, è ricco di glucosinolati. È anche una buona fonte di vitamina C.

Il cipollotto è una verdura, ma anche un ottimo aroma. È ricco di quercetina, una molecola dalle proprietà antiossidanti che contribuisce a rafforzare le difese immunitarie.

Il fi*****io è una buona fonte di vitamina B9 e di potassio. Contiene molte fibre ed è poco calorico.

La lattuga 🥗a costa lunga e l’insalata iceberg contengono degli antiossidanti, i carotenoidi, che vengono assorbiti meglio se accompagnati da una fonte di grassi, come l’olio d’oliva.

Il ravanello🫜, grazie al suo alto contenuto di oligoelementi, fornisce vitamine e minerali al nostro corpo. Ricco di zolfo (che a volte gli conferisce una nota piccante), stimola anche la digestione.

La rucola ha un sapore leggermente piccante. È un’ottima fonte di vitamina K e vitamina B9, e ha notevoli proprietà antiossidanti.

Gli spinaci 🥬sono un’ottima fonte di betacarotene, una sostanza che favorisce la salute degli occhi. Con un alto potere antiossidante, contribuiscono a prevenire il cancro.

La valeriana è ricca di antiossidanti, grazie all’alto contenuto di betacarotene. È anche una buona fonte di vitamina B9 e ferro.

CONSEGUENZE PSICOLOGICHE E PSICHIATRICHE DEL DIGIUNO PROLUNGATOIl digiuno prolungato, definito come astinenza volontaria...
19/03/2026

CONSEGUENZE PSICOLOGICHE E PSICHIATRICHE DEL DIGIUNO PROLUNGATO

Il digiuno prolungato, definito come astinenza volontaria dall'assunzione di calorie per periodi superiori alle 24 ore, è sempre più riconosciuto non solo come intervento metabolico, ma anche come modulatore psico-comportamentale. Una recente review pubblicata su Nutrients ha preso in esame le attuali evidenze sugli effetti psicologici e psichiatrici del digiuno prolungato e intermittente, includendo sia le pratiche laiche che quelle religiose. A parlarcene, Vincenzo Maria Romeo, Psichiatra, Università degli Studi di Palermo, coordinatore dell’analisi.

Prof. Romeo, il digiuno viene spesso presentato come una panacea per la salute, ma la vostra ricerca lo definisce uno "strumento bidirezionale". Potrebbe spiegarci in che senso il digiuno può essere sia un alleato della resilienza psicologica che un potenziale rischio per la salute mentale?

Nel nostro lavoro il digiuno è “bidirezionale” perché lo stesso cambio metabolico che può favorire adattamento allo stress, ovvero, per esempio, chetosi, riduzione di segnali infiammatori, modulazione di fattori neurotrofici, può anche destabilizzare soggetti vulnerabili con alterazioni del sonno, iperattivazione dell’asse Hpa, aumento della ruminazione e della rigidità cognitivo-affettiva. In adulti selezionati e con protocolli circadianamente coerenti come, per esempio, time-restricted eating, sono stati osservati miglioramenti modesti di stress percepito e umore. Nei profili a rischio, invece, aumentano i segnali di allarme: ansia, irritabilità, riacutizzazione depressiva o viraggi dell’umore, soprattutto se il digiuno è prolungato, non supervisionato o ideologizzato come “cura”.

Cosa accade esattamente nel nostro cervello quando smettiamo di mangiare per un periodo prolungato? In che modo i "corpi chetonici" influenzano il nostro umore e le nostre capacità cognitive?
Dopo 24–48 ore circa l’organismo passa dalla disponibilità di glicogeno alla chetogenesi, con aumento di β-idrossibutirrato - Bhb -, acetoacetato e acetone. Il Bhb attraversa la barriera emato-encefalica e diventa sia un carburante efficiente per i neuroni sia un “segnale” biologico: può modulare l’espressione genica e vie legate a plasticità sinaptica e resilienza allo stress ossidativo. Inoltre interagisce con la neuro-immunità. Clinicamente questo è coerente con possibili benefici su energia mentale e tono dell’umore in alcuni protocolli, ma l’effetto varia molto in base a sonno, baseline psicopatologica e contesto.

Uno degli aspetti più interessanti del vostro studio riguarda il legame tra digiuno e depressione. Quali benefici sono stati riscontrati e quali sono, invece, i campanelli d’allarme da non sottovalutare?
La letteratura umana suggerisce un potenziale beneficio modesto sui sintomi depressivi in alcuni setting, soprattutto finestre alimentari ristrette e interventi strutturati, spesso in parallelo a miglioramenti soggettivi del benessere e di alcuni indici di stress. Tuttavia l’evidenza resta eterogenea per durata dei protocolli, misure spesso autovalutative e follow-up. Quindi, non si può parlare di “panacea”. I campanelli d’allarme sono: insonnia o marcata frammentazione del sonno, irritabilità/aggressività, peggioramento dell’anedonia, aumento della ruminazione sul cibo/peso, rapido calo ponderale e, soprattutto, segnali di viraggio verso ipomania/mania o sintomi psicotici in soggetti predisposti. In questi casi il digiuno va sospeso e rivalutato clinicamente.

Avete analizzato anche tradizioni religiose come il Ramadan e il digiuno ortodosso. In che modo il contesto culturale e spirituale cambia l'impatto psicologico del digiuno rispetto a una pratica puramente salutistica?
Il digiuno religioso non è sovrapponibile a quello salutistico perché il significato, la ritualità e la dimensione comunitaria possono fungere da contenimento psicologico e modulare l’esperienza emotiva. Detto ciò, il contesto introduce anche variabili decisive: spostamenti dei ritmi sonno-veglia, cambiamenti di caffeina/nicotina, riorganizzazione dei pasti e, tema cruciale, adattamento della terapia farmacologica. Nel Ramadan l’astensione diurna può impattare marcatamente la cronobiologia, mentre alcune forme di digiuno ortodosso hanno una componente di modifica qualitativa della dieta che può influenzare l’infiammazione e il metabolismo. Quindi il “contesto” agisce sia sul significato psicologico sia sui determinanti biologici quali sonno, ritmi, aderenza terapeutica.

Quali sono i vostri consigli per chi volesse approcciarsi al digiuno per migliorare il proprio benessere mentale senza correre rischi? Esistono dei criteri di sicurezza che suggerite nel vostro studio?
Se l’obiettivo è il benessere mentale, suggerisco un approccio “a dose”: iniziare con finestre conservative, tipo 12–14 ore notturne e, quando possibile, con una finestra di alimentazione più precoce e coerente con i ritmi circadiani. Prima di iniziare: screening per rischio di disturbi dell’alimentazione, vulnerabilità bipolare/psicotica, ideazione suicidaria, uso di sostanze; revisione dei farmaci con il curante. Monitoraggio semplice ma regolare: sonno, energia, irritabilità, umore, più un check di eventi avversi. Stop rules: insonnia severa, peggioramento depressivo, ansia intensa, segnali di viraggio maniacale/psicotico, perdita di peso rapida. Idealmente, il digiuno va inserito in una cornice clinica multidisciplinare di tipo medico-nutrizionale/psichiatrica, non come auto-trattamento.

Indirizzo

San Biagio

Orario di apertura

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Martedì 10:00 - 19:00
Mercoledì 10:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 14:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 19:00

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