04/07/2026
Secondo Vannacci gli studenti migliori finiscono nelle sezioni A e B dei licei.
Io ero nella H e no, non era la H di Harvard.
La questione, però, non è la lettera della sezione. È il bisogno di credere che il valore delle persone possa essere ordinato, classificato e previsto.
La psicologia ci insegna, invece, che le etichette non sono mai neutre. Influenzano il modo in cui guardiamo gli altri e, spesso, il modo in cui le persone finiscono per guardare sé stesse.
È ciò che la ricerca conosce come effetto Pigmalione: le aspettative degli adulti possono incidere sulla motivazione, sull'autostima e persino sul rendimento degli studenti. Quando un ragazzo viene considerato "bravo" o "scarso" ancora prima di dimostrare chi è, il rischio è che quella previsione finisca per alimentare proprio il comportamento che si aspettava di vedere.
Per questo il compito della scuola non è dividere gli studenti in categorie di valore, ma creare le condizioni perché ciascuno possa sviluppare le proprie potenzialità.
Educare significa riconoscere che talento, impegno, creatività, curiosità e capacità di apprendere non seguono l'ordine alfabetico.
La scuola dovrebbe aprire possibilità, non chiuderle dentro una lettera e se la lettera di una sezione basta a definire uno studente, allora abbiamo smesso di educare e abbiamo iniziato a catalogare.
L'educazione non dovrebbe selezionare identità, ma coltivare potenzialità.
Perché le etichette sono comode, ma le persone sono molto più complesse e una sezione è solo un'organizzazione amministrativa.
Il valore di una persona, invece, non ha una lettera.