Il filo dello yoga

Il filo dello yoga Maurizio Passi maestro di meditazione yoga, buddhista, zen e tantra.

Indologo orientalista, studioso di Antropologia Religioni e Civiltà Orientali specializzazione in Lingua e Letteratura Sanscrita Filosofie dell'India antica presso Università di Bologna. Il corpo si inoltra nella quiete attraverso uno spazio di rilassamento guidato, poi si entra nel movimento attraverso una sequenza di posizioni statiche e dinamiche ed infine ci si raccoglie in ascolto del respiro

e poi solo del proprio silenzio. La pratica ha obiettivi di riequilibrio energetico e psicofisico, per portare consapevolezza nel corpo e al respiro, per contenere la dispersione che ci conduce costantemente fuori da noi attraverso pratiche di ascolto e presenza mentale. Il percorso ha come obiettivo quello di creare uno spazio di ascolto, dove osservare e conoscere sé stessi, per poter lasciare andare tutto quello che è in più, che non ci corrisponde e che ci condiziona.

Un saluto a tutto il gruppo di lettura di letteratura e filosofia dell'India!Giugno, prima dell'estate, è il momento di ...
08/06/2026

Un saluto a tutto il gruppo di lettura di letteratura e filosofia dell'India!

Giugno, prima dell'estate, è il momento di ti**re le somme ed iniziare con la comparazione tra i movimenti religiosi, filosofici e letterari fin ora visitati: Yogasūtra, Śivadharmaśāstra, Sutra del Cuore.

Faremo un lavoro sulla meditazione e la filosofia yoga lavorando per analogia, per arrivare a condividere i movimenti ascetici che queste scuole filosofiche e religiose hanno condiviso.

Tiriamo le somme:
- sabato 13
- sabato 27
dalle ore 15 alle ore 16,30

Vi potete collegare anche dalla spiaggia o da in mezzo un bosco.

Il rapporto tra lo yoga di Patañjali, lo yoga śivaita e il buddhismo.

- Sabato 13 giugno
ore 15>16,30

In questi incontri verranno passati in rassegna alcuni punti di contatto tra la tradizione della meditazione yoga Hinduista e il Buddhismo: inizieremo parlando delle origini comuni di entrambi i sistemi negli ambienti ascetici della valle gangetica (circa VI-IV sec. a. C.) per poi trattare la sistematizzazione dello Yoga operata dallo yoga śivaita e da Patañjali nello Yogasūtra (circa 325-435. d. C.). Termineremo quindi la discussione con una comparazione del concetto di mindfulness, o presenza mentale, con le sue fonti nelle scuole meditative yoga, buddhista, zen e ta**ra.

Info 338 647 1881
Maurizio Passi

La consapevolezza del respiro, il viaggio interiore attraverso spazi cruciali del sistema vitale caricati  di pregnanti ...
03/06/2026

La consapevolezza del respiro, il viaggio interiore attraverso spazi cruciali del sistema vitale caricati di pregnanti messaggi simbolici, consentono di scoprire e liberare il sottile processo neuro-energetico.

Il prānāyāma è una ricerca che permette di espandere la propria consapevolezza e contattare il proprio corpo di energia.

GRUPPO DI LETTURA ONLINE Filosofie e letterature dell'India antica: una lezione di indologia, filosofia yiga e psicologi...
02/06/2026

GRUPPO DI LETTURA ONLINE
Filosofie e letterature dell'India antica: una lezione di indologia, filosofia yiga e psicologia della meditazione.

- mercoledì 3 giugno ore 14

Parleremo di "bhakti". Bhakti è un termine indiano che indica il rapporto – generalmente pervaso da un profondo senso di dipendenza emotiva e di abbandono
amoroso – che si instaura tra il devoto e la divinità. Nella storia delle religioni indiane vengono definite “bhaktiche” le correnti devozionali che accentuano l’importanza del rapporto “iotu” con il divino; esse costituiscono una componente essenziale di molte tradizioni religiose dell’India, segnatamente dell’induismo.

La bhakti, come il "tantrismo", ha segnato e segna ancor oggi la vita religiosa in India, e che ha colorato la cultura indiana nelle sue più diverse espressioni, dalla letteratura alle arti figurative, dalla musica alla teologia e alla filosofia.

Ci vediamo online per leggere e commentare insieme lo Śivadharmaśāstra e meditare un pò insieme.

Se il tantrismo non si riduce all'ennesima moda alternativa e insalata culturale che si diffonde come il prezzemolo (da ...
02/06/2026

Se il tantrismo non si riduce all'ennesima moda alternativa e insalata culturale che si diffonde come il prezzemolo (da me, in realtà, il prezzemolo non cresce proprio facilmente), ma si lascia al proprio posto, tutto diventa più semplice. I tantrismi, come la bhakti sono atteggiamenti che caratterizzano trasversalmente la cultura, la filosofia e la religiosità hinduista. In India con puoi separare la religione dalla cultura e dal fatto di essere Induisti o praticare la meditazione yoga.

Il ta**ra è un movimento teista, spesso dualista e religioso.
*spiegherò successivamente la convivenza del dualusmo/nondualismo, teismo/ateismo, che caratterizza la ricchezza e la particolarità della filosofia induansla.

Lo stesso termine "ta**ra", del resto, è vago; fatto per includere e non oer separare, come la lingua sanscrita sa fare, può essere onnicomprensivo, in quanto indica qualsiasi "testo", ma può anche avere una valenza limitata, designando in senso stretto solo le opere canoniche degli Śakta (Śaktismo: corrente iniziatico-religiosa dell'induismo che adora la Mahādevī ("Grande Dea") nella sua molteplice forma di Śakti (s.f. "Potenza [assoluta]").

Il vocabolo sanscrito "ta**ra" deriva dalla radice sanscrita e tan*, che significa "tendere, distendere", ma anche "produrre, comporre [un'opera letteraria]"; il suo significato è "telaio" (lo strumento per "tendere" la trama e l'ordito di un tessuto), e poi anche "struttura sistema [di riti e cerimonie], tratto dottrinale.

È una letteratura religiosa normativa dell'induismo che riprende tratti culturali che derivano dalla religione vefica e dalla religione regionale e settaria autoctona dell'India antica.

Il tantrismo fa parte della religione Induista che caratterizza il dharma (comportamento) di ogni singolo hindū attraverso la Trimurti: Viṣṇu (viṣṇuismo) con la lettera detta Samitha, Śiva (śivaismo) con la letteratura Āgama, la Devī/śākta con la letteratura Ta**ra.

Ogni scuola ha centinaia di suddivisioni interne, ma tutte, a loro modo, normanno e definiscono i tratti dottrinali che si propongono di far conseguire il sādhana, ovvero di guidare l'adepto (sādhaka), cge ha ricevuto l'iniziazione (dīkṣa), da un maestro (guru), sulla via che conduce all'esperienza concreta e diretta, e quindi alla piena comprensione delle verità religiose.

Se questo è vero, quelle medesime verità non sono conseguibili con semplice studio dei testi o con la pratica, ma occorrerebbe una sorta di iniziazione che resta esclusivamente ad un solo hindū.

Le categorie descritte in questi testi sono:

1) jñana o vidyā, la conoscenza per raggiungere la liberazione. Un grado di consapevolezza che rientra nel comportamento dottrinale (yama e niyama);
2) yoga, " disciplina esteriore e interiore" , teoria e pratica della concentrazione e del risveglio dell'energia latente (śakti, kundalinī) per condurla alla perfetta unione con il divino;
3) kriyā, "azione, esecuzione, costruzione", che riguarda le regole per la costruzione e consacrazione di templi, idoli e immagini sacre;
4) caryā o siddhi, "comportamento corretto", che contempla le regole del comportamento religioso e sociale e, in particolare, le norme relative al culto quotidiano, alla celebrazione delle feste religiose e all'esecuzione degli atti rituali.

Insomma, è difficile praticare il tantrismo senza essere hindū.

Conclusioni. In Italia tutti giocano ad essere induisti, nessuno vuole diventare islamico e pochi restano cristiani.

Lezione di arte e psicologia della meditazione dell'India antica.Analizzeremo il mito di Śiva e di Viṣṇu nella storia de...
22/05/2026

Lezione di arte e psicologia della meditazione dell'India antica.

Analizzeremo il mito di Śiva e di Viṣṇu nella storia dell'arte indiana ed il loro significato psicologico nella meditazione e nella pratica yoga.

Info 338 647 1881
Maurizio Passi

Il sabato pomeriggio leggeremo la Kaṭha Upaniṣad: un testo che descrive per la prima volta lo yoga come metodo di conosc...
22/05/2026

Il sabato pomeriggio leggeremo la Kaṭha Upaniṣad: un testo che descrive per la prima volta lo yoga come metodo di conoscenza, una pratica specifica di prāṇāyāma come supporto per la meditazione.

Info 338 647 1881
Maurizio Passi

E' noto che il termine "induismo" non indica una religione, bensì un'intera cultura, un modo di essere e di vivere, di v...
21/05/2026

E' noto che il termine "induismo" non indica una religione, bensì un'intera cultura, un modo di essere e di vivere, di vestirsi, nutrirsi, amare, morire, una serie di abitudini quotidiane che si tramandano da millenni con tenacia in seno a una civiltà tradizionale estremamente fedele al proprio passato.

È necessario uscire dal retaggio etnocentrico di religione ed iniziare a considerare "religione" come realtà sociale, soprattutto per tradurre correttamente i fenomeni sociali questa cultura che sovrappone la proprietà religione con la propria realtà culturale.

La parola hindū e la religione Induismo sono categorie recenti, inventate per lo studio comparativo tra culture da accademici contemporanei. Così si definiscono, in realtà, le popolazioni dell’India: Sanātana Dharma.

Ci vantiamo di insegnare una cultura che non conosciamo; non esiste solo Patañjali e per gli hindū l’haṭhayoga è lo yoga...
21/05/2026

Ci vantiamo di insegnare una cultura che non conosciamo; non esiste solo Patañjali e per gli hindū l’haṭhayoga è lo yoga "per turisti" da mostrare all'occidente come biglietto da visita.

In India, in realtà, lo yoga più diffuso è quello śivaita e fa parte di uno dei tanti percorsi spirituali dell'Induismo.

In questi testi lo yoga era il fine e non il mezzo, lo yoga era uno stato meditativo raggiunto atteaverso sei membra e non attraverso i classici otto anga di Patañjali (aṣṭāṅga).

Il percorso di contemplazione ascetica qui si articola in sei membra ed inizia dal prāṇāyāma. Yama e niyama erano inclusi nelle norme generali di comportamento della tradizione śivaita e del ta**ra. Non c'era āsana e il contatto con il mondo interiore dello yogin avveniva non dal corpo (che è l'aspetto più grossolano del prāṇa) na attraverso il prāṇa stesso, attraverso pratiche di prāṇāyāma e pratyāhāra.

Finché non impareremo a conoscere la ricchezza e la pluralità delle culture dell'India antica lo yoga continuerà ad essere banalizzato. È compito degli insegnanti aprirsi, studiare la cultura dell'india per integrare con il proprio bagaglio pedagogico ed educativo, la pluralità di vie che la filosofia indiana ha messo a disposizione nei millenni.

Ci sono centinaia di manoscritti in India che parlano di yoga e noi continuamo a parlare di una cosa che non conosciamo fino in fondo. In India si mettono a ridere quando sentono un occidentale parlare di yoga. La nostra visione etnocentrica ha offuscato le nostre mentire ed alimentato il nostro ego.

Nella cultura śivaita, il movimento religioso devozionale più diffuso in India, da secoli, lo yoga è un fine per raggiungere la liberazione e non un mezzo. Lo yoga non è ateo, lo abbiamo ridotto noi così, rendendolo sterile. Lo yoga nell'induismo è uno stato necessario per raggiungere la liberazione atteaverso la pratica della contemplazione ascetica. È un movimento teista. Uno stato della coscienza particolare, un luogo sacro dove incontrare il senso di sacro che ci anima e ci rende non diverso da lui.

Se non abbiamo l'onestà intellettuale di riconoscere questa sua natura continueremo a banalizzarlo.

Finché non impareremo a conoscere la ricchezza e la pluralità delle culture dell'India antica lo yoga continuerà ad essere banalizzato. È compito degli insegnanti aprirsi, studiare la cultura dell'india per integrare con il proprio bagaglio pedagogico ed educativo, la pluralità di vie che la filosofia indiana ha messo a disposizione nei millenni.

Buono studio e buona pratica a tutte e a tutti...

Durante la pratica di consapevolezza le posture diventano luoghi, il respiro rivela una forma, il movimento libera l'att...
15/05/2026

Durante la pratica di consapevolezza le posture diventano luoghi, il respiro rivela una forma, il movimento libera l'attenzione in una danza sensibile al ritmo del silenzio e la coscienza si espande nella presenza della quiete.

Non si tratta di raggiungere una forma, ma di riconoscere la sua forza creativa per risvegliare un'attenzione consapevole e presente.

Quando l’attenzione si posa su questo strato stottile, il corpo si riorganizza spontaneamente in nuovi spazi: non perché venga cambiato, ma perché ritrova la sua espressione embrionale.

Il gesto non nasce più dall’intenzione, ma da una vibrazione che emerge da un ascolto presente delle proprie potenzialità e non dei propri limiti.

Il corpo diviene così un luogo di ascolto sensibile, questo, apre naturalmente a una profonda purificazione delle memorie inconsce, portando pace, quiete, serenità.

L'arte figurativa in India precede la letteratura di secoli e per secoli resta l'unico indizio sulla diffusione ed il ru...
08/05/2026

L'arte figurativa in India precede la letteratura di secoli e per secoli resta l'unico indizio sulla diffusione ed il ruolo dello yoga e della meditazione nel buddhismo e nell'induismo.

Un percorso attraverso la storia dell'arte hinduista e buddhista nel suo significato psicologico: l'ascesi, la liberazione, il rito.

- Sabato 9 maggio ore 14
ci sarà il prossimo incontro online
del nostro

𝑮𝑹𝑼𝑷𝑷𝑶 𝑫𝑰 𝑳𝑬𝑻𝑻𝑬𝑹𝑨𝑻𝑼𝑹𝑨 𝑬 𝑭𝑰𝑳𝑶𝑺𝑶𝑭𝑰𝑬 𝑫𝑬𝑳𝑳'𝑰𝑵𝑫𝑰𝑨

dove parleremo dei miti psicologici e dell'iconografia di buddhismo e hinduismo.

I miti connessi a Viṣṇu, Śiva e Devī e la loro connessione con la psicologia della meditazione e la fisiologia dello yoga.

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Baricella

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