02/06/2026
Se il tantrismo non si riduce all'ennesima moda alternativa e insalata culturale che si diffonde come il prezzemolo (da me, in realtà, il prezzemolo non cresce proprio facilmente), ma si lascia al proprio posto, tutto diventa più semplice. I tantrismi, come la bhakti sono atteggiamenti che caratterizzano trasversalmente la cultura, la filosofia e la religiosità hinduista. In India con puoi separare la religione dalla cultura e dal fatto di essere Induisti o praticare la meditazione yoga.
Il ta**ra è un movimento teista, spesso dualista e religioso.
*spiegherò successivamente la convivenza del dualusmo/nondualismo, teismo/ateismo, che caratterizza la ricchezza e la particolarità della filosofia induansla.
Lo stesso termine "ta**ra", del resto, è vago; fatto per includere e non oer separare, come la lingua sanscrita sa fare, può essere onnicomprensivo, in quanto indica qualsiasi "testo", ma può anche avere una valenza limitata, designando in senso stretto solo le opere canoniche degli Śakta (Śaktismo: corrente iniziatico-religiosa dell'induismo che adora la Mahādevī ("Grande Dea") nella sua molteplice forma di Śakti (s.f. "Potenza [assoluta]").
Il vocabolo sanscrito "ta**ra" deriva dalla radice sanscrita e tan*, che significa "tendere, distendere", ma anche "produrre, comporre [un'opera letteraria]"; il suo significato è "telaio" (lo strumento per "tendere" la trama e l'ordito di un tessuto), e poi anche "struttura sistema [di riti e cerimonie], tratto dottrinale.
È una letteratura religiosa normativa dell'induismo che riprende tratti culturali che derivano dalla religione vefica e dalla religione regionale e settaria autoctona dell'India antica.
Il tantrismo fa parte della religione Induista che caratterizza il dharma (comportamento) di ogni singolo hindū attraverso la Trimurti: Viṣṇu (viṣṇuismo) con la lettera detta Samitha, Śiva (śivaismo) con la letteratura Āgama, la Devī/śākta con la letteratura Ta**ra.
Ogni scuola ha centinaia di suddivisioni interne, ma tutte, a loro modo, normanno e definiscono i tratti dottrinali che si propongono di far conseguire il sādhana, ovvero di guidare l'adepto (sādhaka), cge ha ricevuto l'iniziazione (dīkṣa), da un maestro (guru), sulla via che conduce all'esperienza concreta e diretta, e quindi alla piena comprensione delle verità religiose.
Se questo è vero, quelle medesime verità non sono conseguibili con semplice studio dei testi o con la pratica, ma occorrerebbe una sorta di iniziazione che resta esclusivamente ad un solo hindū.
Le categorie descritte in questi testi sono:
1) jñana o vidyā, la conoscenza per raggiungere la liberazione. Un grado di consapevolezza che rientra nel comportamento dottrinale (yama e niyama);
2) yoga, " disciplina esteriore e interiore" , teoria e pratica della concentrazione e del risveglio dell'energia latente (śakti, kundalinī) per condurla alla perfetta unione con il divino;
3) kriyā, "azione, esecuzione, costruzione", che riguarda le regole per la costruzione e consacrazione di templi, idoli e immagini sacre;
4) caryā o siddhi, "comportamento corretto", che contempla le regole del comportamento religioso e sociale e, in particolare, le norme relative al culto quotidiano, alla celebrazione delle feste religiose e all'esecuzione degli atti rituali.
Insomma, è difficile praticare il tantrismo senza essere hindū.
Conclusioni. In Italia tutti giocano ad essere induisti, nessuno vuole diventare islamico e pochi restano cristiani.