24/05/2026
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“Ho subito violenze anche con un guinzaglio.
Quando l’ho conosciuto uscivo con una compagnia nella quale lui era nuovo. Mi suscitò subito interesse perché era diverso: parlava poco, era sempre molto educato. Mi raccontò che suo padre era violento, che dopo aver visto soffrire sua madre avrebbe voluto trattare la sua donna ‘come una regina’ lo studiavo. Lui aveva preso la qualifica come parrucchiere ed estetista. Mi faceva la piega, si prendeva cura di me. Prima di me aveva avuto un'altra relazione durata poco più di un anno e io all'epoca non sapevo nulla. Non mi raccontò niente di quella storia, soltanto che era finita. In realtà, dopo anni ho saputo che metteva le mani addosso anche a lei. Fu lei stessa a confessarmelo. Inizialmente non parlavo con nessuno perché mi vergognavo. Mi sentivo in colpa perche non riuscivo a proteggermi. Prima della violenza fisica, da parte sua c'è stata una violenza psicologica nei miei confronti. Mi diceva: ‘Sei stupida, non ti vedi?’. E io per tanto tempo ho creduto di esserlo.
A lui dava fastidio che io potessi fum*re anche solo una c*nna o una sig*retta, figuriamoci consumare s*stanze. Non c'è nulla di vero in quella versione. Lui voleva allontanarmi dalla mia famiglia, cominciò a dirmi che mia madre non mi voleva bene e che non era una brava persona. Iniziai a credergli quando mia madre decise di affidarsi ai servizi sociali. Ma loro, anziché darmi gli strumenti per uscire da quella relazione tossica, mi rinchiusero in comunità. Ce l'avevo con il sistema perché, invece di aiutarmi, mi aveva fatto sentire ancora più isolata.
iI 30 settembre 2019 risale una delle violenze più crude: Mi aggredì con un guinzaglio. Lui si svegliava con un pensiero che lo turbava e partiva in quarta. In quel periodo aveva un braccio rotto, non riusciva a picc*iarmi con due mani e prese la prima cosa che capitò. Quel giorno intervenne la polizia. Sentii la radio da sotto e pensai: ‘Dio, ti prego, salvami’. Quando bussarono lui mi fece coprire con una sua giacca perché ero piena di lividi. Ai poliziotti disse: ‘Stiamo solo litigando’.
Guardai la poliziotta, era una donna, e le feci cenno con la testa mentre lui non mi guardava. Mi portarono a casa. In macchina mi chiedevano: ‘Chiara, ti ha pi*chiata? Vuoi denunciare?". lo dicevo di no, condizionata da ciò che mi dicevano lui e sua madre: che se denunciavo ero io il mostro. Ma i mostri erano loro. Dopo quell'episodio ci lasciamo. Dagli atti emerge un'interruzione della relazione tra il 2020 e il 2021, elemento usato dalla difesa in Appello per sostenere che i malt*attamenti non fossero continuativi. Di fatto, la tua libertà è stata usata per alleggerire la sua posizione.
Lui, poi, me la faceva pagare, ritornava in tutti i modi. Se mi frequentavo con qualcuno gli diceva: ‘Ti amma*zo’. Non potevo rifarmi una vita perche tanto arrivava sempre lui. Stressata, debole, io ritornavo. Non avevo le forze di fare altrimenti, mi sentivo malata di testa. Trovo la forza di denunciare dopo il pe*taggio del 15 febbraio 2022.
Ventitre minuti in cui gridò che non che non sarei uscita viva. Lui quel giorno mi disse: ‘Ha ragione tua madre, tu da questa casa oggi esci m*rta’. Mi ha rot*o il naso, non si è fermato neanche quando ero a terra e perdevo san*ue. Anzi, mi diceva: ‘Non piangere perche ti picchio ancora più forte’. Il suo obiettivo quella sera era ammazz*rmi.
Sua madre l'ha convinto a portarmi in ospedale. Mi accompagna fino al triage, finche i medici lo fanno uscire perché era aggressivo anche con loro. A loro dissi che ero caduta dalle scale, ma si resero conto che qualcosa non andava. Arrivò la polizia e li scelsi di denunciare tutto quello che avevo subito. A quel punto lui scappa in Romania, rendendosi latitante per oltre due anni. Ma continua a minacciarmi.
Mi scriveva: ‘Ti br*cio con l'ac*do’ Mi contattava tramite profili falsi, tramite profili di parenti. Arrivavano chiamate su Messenger a mia madre di notte. Ho deciso di fuggire in Sardegna: è paradossale quanto io, vittima, sia diventata quella che scappava. Ora lui e ai domiciliari a casa di sua madre con il braccialetto elettronico.
Io non lo indosso. Non avrei comunque accettato di indossarlo, ma hanno deciso di darlo solo a lui: serve solo per evitare che scappi nuovamente. Non è, secondo me, sufficiente a tutelare le vittime. Sì, oggi sono fidanzata e sono felice. Sto con un ragazzo che è buono d'animo come me. Conviviamo da quasi un anno. Pensavo che la vita finisse dopo tutto quel dolore, invece si può sempre ricominciare. Ho riscoperto un amore che non ha bisogno di controllo o possesso, che ti lascia libera di essere ciò che vuoi. Mancano delle pene più severe. Raccontare alle donne la favola che basti denunciare non serve a nulla. Alle donne dico: denunciate, ma con la consapevolezza di dover intraprendere una battaglia per la quale servira tanta forza. Questa è la verità”.