PSYGO Alice Bandino

PSYGO Alice Bandino Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di PSYGO Alice Bandino, Servizio di salute mentale, Via Roma 171, San Gavino Monreale.

🎓UniPd Psy_
Spec in Psiconcologia; Esperta in Mindfulness Psic.Positiva, GestioneEmotiva;✅️HCP_Inps_Trexenta;
✅️Docente Corsi Profess.
♏1.11.79

Dal 2014 studio Psygo a San Gavino M.le, Sardegna. Dottoressa in Psicologia clinica e di comunità, laureata presso l'Università degli Studi di Padova, specialista in Psiconcologia, Esperta in Adolescenza e Psicologia delle Emozioni, in seguito a una ricer

ca di tesi su 2000 studenti sardi, effettuata nel 2010/2011, i cui dati son stati presentati anche a Ginevra nel 2015, dalla docente Prof.ssa Vanda Lucia Zammuner, ricercatrice internazionale sull'Intelligenza Emotiva. Dal 2014 svolge la professione in studio e alla comunità, unica vincitrice sarda nel 2015 di una borsa di studio del C.N.O.P per un progetto contro il Razzismo, attivato in cinque istituti scolastici sardi; ideatrice del progetto di prevenzione "AperiPsy", patrocinato sia nel 2017 che nel 2018, dall'Ordine degli Psicologi della Sardegna. Primo nel suo genere in Sardegna: la Psicologia che per una sera al mese esce dagli studi per presentarsi alla Comunità in un ambiente informale ma mai banale, toccando temi di interesse sociale con un contatto diretto col pubblico.

Dopo 11 anni e mezzo di Emotiva_Mente, la rubrica di psicologia che scrivo su "La Gazzetta del Mediocampidamo", finalmen...
01/08/2026

Dopo 11 anni e mezzo di Emotiva_Mente, la rubrica di psicologia che scrivo su "La Gazzetta del Mediocampidamo", finalmente ho conosciuto gli altri collaboratori come me e i giornalisti che, grazie al direttore e alla moglie, tengono vivo (da quasi 30 anni) il quindicinale del nostro territorio!
https://www.lagazzettadelmediocampidano.com/i-giornalisti-de-la-gazzetta-del-medio-campidano-si-incontrano?fbclid=IwdGRjcATbEmtjbGNrBNsSZmV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHp71w5Iqo8J751_p7-TwtxVTAyKPyJXBfRo009ojZSFnnyHE4O-dpP7b6Xmv_aem_a36nV0syAWdy_pTyt9sjaA

Giovedì 30 luglio i giornalisti e i collaboratori della Gazzetta del Medio Campidano si sono incontrati nel borgo minerario di Montevecchio

Per bambini e adolescenti affetti da patologie oncoematologiche e per le loro famiglie⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️
14/07/2026

Per bambini e adolescenti affetti da patologie oncoematologiche e per le loro famiglie⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️

Cos'ê l'abuso di potere? É quando una persona che non sta bene bio, psico o socialmente, decide di utilizzare dall'alto ...
10/07/2026

Cos'ê l'abuso di potere? É quando una persona che non sta bene bio, psico o socialmente, decide di utilizzare dall'alto del suo ruolo una forza manipolatrice atta a piegare, danneggiare o molestare un'altra o più persone con un ruolo differente o minore. Spesso sono individui accecati dal livore o dal rancore, altre volte possono essersi sentiti in adolescenza o anche prima, emarginati o bullizzati, tanto da desiderare poi in età adulta, di far rivivere le stesse emozioni ad altre persone, spesso vittime senza colpa.
É una forma di bullismo tra adulti, molto diffusa: quanto più hanno sofferto o si son sentiti emarginati, tanto più utilizzeranno il loro potere per tentare di umiliare. Dietro una finta facciata di magnificenza, forza e integrità, hanno un io piccolo, piccolo, pronto a esplodere con la forza rabbiosa di un bimbo inascoltato. Spesso agiscono nell'ombra, fin quando qualcuno non li smaschera.
Sempre meglio ascoltare, empatizzare, intervenire e supportare i figli nei momenti di crisi, per evitare che in età adulta si trasformino in piccoli grandi tiranni o tiranne.

Prima la hostess molestata da un sindacalista. Poi un'infermiera molestata dal primario. Poi decine di donne abusate da un coach durante sedute presentate come trattamenti terapeutici.

Tre vicende diverse, con un elemento in comune: l'abuso di una posizione di potere.

Nel primo caso, la Corte d'Appello di Milano ha condannato l'ex sindacalista nel cosiddetto "caso dei 30 secondi", quello diventato simbolo dopo la precedente assoluzione fondata sull'assurda idea che la vittima avrebbe avuto il tempo di reagire. La Cassazione aveva chiarito un principio fondamentale: il tempo impiegato da una vittima per reagire non può essere usato per negare una violenza sessuale.

Nel secondo caso, un'infermiera dell'ospedale Fatebenefratelli di Venezia ha ottenuto un risarcimento dopo aver subito palpeggiamenti e molestie da parte dell'allora primario. Il giudice non ha condannato soltanto l'autore delle molestie, ma anche l'ospedale, ritenendo che non abbia tutelato adeguatamente la lavoratrice. Un richiamo importante: i luoghi di lavoro hanno il dovere di prevenire e contrastare le molestie, non di ignorarle.

Nel terzo caso, il coach olistico di Preganziol è stato condannato a sei anni di reclusione per violenze sessuali e abusi commessi durante sedute presentate come percorsi di benessere. Le indagini erano nate dalle denunce di diverse donne, molte delle quali avevano raccontato di essere state manipolate approfittando del rapporto di fiducia instaurato con lui.

Queste storie ci ricordano che le molestie sul lavoro non sono episodi isolati né semplici "malintesi". Spesso si verificano in contesti caratterizzati da una forte asimmetria di potere: un superiore, un professionista, una figura autorevole, qualcuno da cui dipende il proprio stipendio, la propria carriera o il proprio percorso di cura.

Per questo denunciare è così difficile. C'è il timore di non essere credute, di perdere il lavoro, di subire ritorsioni o di essere giudicate.

Contrastare le molestie significa costruire ambienti di lavoro sicuri, procedure di segnalazione efficaci, formazione, responsabilità dei datori di lavoro e una cultura che smetta di chiedere alle vittime perché non abbiano reagito e inizi a chiedere agli autori perché abbiano creduto di poterlo fare.

🌈250 mila persone attratte da parole intrise di emozioni. Mentre le cronache ci inondano quotidianamente di emozioni neg...
04/07/2026

🌈250 mila persone attratte da parole intrise di emozioni.
Mentre le cronache ci inondano quotidianamente di emozioni negative, paure, brutture e violenza, c'é chi ha ancora voglia di sognare.

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Ultimo a Tor Vergata, il concerto dei record: 250mila spettatori e una città costruita per una notte. Tutto quello che c'è da sapere

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24/05/2026

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24/05/2026

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“Ho subito violenze anche con un guinzaglio.
Quando l’ho conosciuto uscivo con una compagnia nella quale lui era nuovo. Mi suscitò subito interesse perché era diverso: parlava poco, era sempre molto educato. Mi raccontò che suo padre era violento, che dopo aver visto soffrire sua madre avrebbe voluto trattare la sua donna ‘come una regina’ lo studiavo. Lui aveva preso la qualifica come parrucchiere ed estetista. Mi faceva la piega, si prendeva cura di me. Prima di me aveva avuto un'altra relazione durata poco più di un anno e io all'epoca non sapevo nulla. Non mi raccontò niente di quella storia, soltanto che era finita. In realtà, dopo anni ho saputo che metteva le mani addosso anche a lei. Fu lei stessa a confessarmelo. Inizialmente non parlavo con nessuno perché mi vergognavo. Mi sentivo in colpa perche non riuscivo a proteggermi. Prima della violenza fisica, da parte sua c'è stata una violenza psicologica nei miei confronti. Mi diceva: ‘Sei stupida, non ti vedi?’. E io per tanto tempo ho creduto di esserlo.
A lui dava fastidio che io potessi fum*re anche solo una c*nna o una sig*retta, figuriamoci consumare s*stanze. Non c'è nulla di vero in quella versione. Lui voleva allontanarmi dalla mia famiglia, cominciò a dirmi che mia madre non mi voleva bene e che non era una brava persona. Iniziai a credergli quando mia madre decise di affidarsi ai servizi sociali. Ma loro, anziché darmi gli strumenti per uscire da quella relazione tossica, mi rinchiusero in comunità. Ce l'avevo con il sistema perché, invece di aiutarmi, mi aveva fatto sentire ancora più isolata.
iI 30 settembre 2019 risale una delle violenze più crude: Mi aggredì con un guinzaglio. Lui si svegliava con un pensiero che lo turbava e partiva in quarta. In quel periodo aveva un braccio rotto, non riusciva a picc*iarmi con due mani e prese la prima cosa che capitò. Quel giorno intervenne la polizia. Sentii la radio da sotto e pensai: ‘Dio, ti prego, salvami’. Quando bussarono lui mi fece coprire con una sua giacca perché ero piena di lividi. Ai poliziotti disse: ‘Stiamo solo litigando’.
Guardai la poliziotta, era una donna, e le feci cenno con la testa mentre lui non mi guardava. Mi portarono a casa. In macchina mi chiedevano: ‘Chiara, ti ha pi*chiata? Vuoi denunciare?". lo dicevo di no, condizionata da ciò che mi dicevano lui e sua madre: che se denunciavo ero io il mostro. Ma i mostri erano loro. Dopo quell'episodio ci lasciamo. Dagli atti emerge un'interruzione della relazione tra il 2020 e il 2021, elemento usato dalla difesa in Appello per sostenere che i malt*attamenti non fossero continuativi. Di fatto, la tua libertà è stata usata per alleggerire la sua posizione.
Lui, poi, me la faceva pagare, ritornava in tutti i modi. Se mi frequentavo con qualcuno gli diceva: ‘Ti amma*zo’. Non potevo rifarmi una vita perche tanto arrivava sempre lui. Stressata, debole, io ritornavo. Non avevo le forze di fare altrimenti, mi sentivo malata di testa. Trovo la forza di denunciare dopo il pe*taggio del 15 febbraio 2022.
Ventitre minuti in cui gridò che non che non sarei uscita viva. Lui quel giorno mi disse: ‘Ha ragione tua madre, tu da questa casa oggi esci m*rta’. Mi ha rot*o il naso, non si è fermato neanche quando ero a terra e perdevo san*ue. Anzi, mi diceva: ‘Non piangere perche ti picchio ancora più forte’. Il suo obiettivo quella sera era ammazz*rmi.
Sua madre l'ha convinto a portarmi in ospedale. Mi accompagna fino al triage, finche i medici lo fanno uscire perché era aggressivo anche con loro. A loro dissi che ero caduta dalle scale, ma si resero conto che qualcosa non andava. Arrivò la polizia e li scelsi di denunciare tutto quello che avevo subito. A quel punto lui scappa in Romania, rendendosi latitante per oltre due anni. Ma continua a minacciarmi.
Mi scriveva: ‘Ti br*cio con l'ac*do’ Mi contattava tramite profili falsi, tramite profili di parenti. Arrivavano chiamate su Messenger a mia madre di notte. Ho deciso di fuggire in Sardegna: è paradossale quanto io, vittima, sia diventata quella che scappava. Ora lui e ai domiciliari a casa di sua madre con il braccialetto elettronico.
Io non lo indosso. Non avrei comunque accettato di indossarlo, ma hanno deciso di darlo solo a lui: serve solo per evitare che scappi nuovamente. Non è, secondo me, sufficiente a tutelare le vittime. Sì, oggi sono fidanzata e sono felice. Sto con un ragazzo che è buono d'animo come me. Conviviamo da quasi un anno. Pensavo che la vita finisse dopo tutto quel dolore, invece si può sempre ricominciare. Ho riscoperto un amore che non ha bisogno di controllo o possesso, che ti lascia libera di essere ciò che vuoi. Mancano delle pene più severe. Raccontare alle donne la favola che basti denunciare non serve a nulla. Alle donne dico: denunciate, ma con la consapevolezza di dover intraprendere una battaglia per la quale servira tanta forza. Questa è la verità”.

18/05/2026

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Indirizzo

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San Gavino Monreale
09037

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:30
Martedì 09:00 - 22:30
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 22:30
Venerdì 09:00 - 20:00
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Domenica 09:00 - 13:00

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