Dottoressa Morena Sivo Psicoterapeuta Umanistico-Bioenergetico

Dottoressa Morena Sivo Psicoterapeuta Umanistico-Bioenergetico Psicoterapeuta ad orientamento Umanistico & Bioenergetico

01/09/2026

IL BISOGNO DI PIACERE A TUTTI

Ti è mai capitato di dire sì quando avresti voluto dire no?

Di evitare di esprimere quello che pensavi per paura che qualcuno potesse rimanerci male?

O di sentirti in colpa semplicemente perché hai messo un limite?

Ecco, a volte dietro tutto questo non c’è soltanto gentilezza.

Può esserci un profondo bisogno di essere approvati.

Il bisogno di piacere agli altri appartiene, in una certa misura, a tutti noi.

Siamo esseri relazionali: essere riconosciuti, accolti e apprezzati è importante.

La difficoltà nasce quando essere apprezzati non è più semplicemente qualcosa che desideriamo, ma diventa una condizione necessaria per sentirci al sicuro nella relazione.

E allora iniziamo ad adattarci.

Evitiamo il conflitto.

Diciamo sì anche quando vorremmo dire no.

Cerchiamo di non deludere.

Ci preoccupiamo molto di quello che gli altri potrebbero pensare di noi.

E, soprattutto, possiamo arrivare a modificare quello che facciamo in funzione della reazione che immaginiamo nell’altro.

Ma dietro questa compiacenza spesso c’è una domanda più profonda:

“Cosa temo che possa accadere se smetto di piacerti?”

Temo che tu possa arrabbiarti?

Che possa deluderti?

Che tu possa allontanarti?

Che possa cambiare l’immagine che hai di me?

Per alcune persone il conflitto non viene vissuto semplicemente come una divergenza.

Può essere percepito come una minaccia alla relazione.

E allora compiacere diventa un modo per proteggerla.

Il problema è che, se questa modalità diventa abituale, rischiamo di essere attentissimi a ciò che prova l’altro e sempre meno in contatto con ciò che proviamo noi.

“Io cosa voglio?”

“Questa cosa mi sta davvero bene?”

“Sto dicendo sì perché lo desidero o perché ho paura delle conseguenze del mio no?”

Ed è proprio qui che entra in gioco l’autenticità.

Essere autentici non significa dire sempre quello che pensiamo senza preoccuparci degli altri.

Significa riuscire a stare nella relazione senza dover continuamente modificare noi stessi per assicurarci di essere accettati.

E imparare a mettere un confine non significa soltanto imparare a pronunciare un “no”.

Significa anche imparare a tollerare ciò che può arrivare dopo quel no:

il senso di colpa,
la paura di aver deluso qualcuno,
una possibile disapprovazione.

Perché non possiamo controllare l’immagine che ogni persona avrà di noi.

Possiamo però chiederci quanto siamo disposti a tradire ciò che sentiamo pur di preservare quell’immagine.

Forse, allora, la domanda non è:

“Come faccio a smettere di voler piacere agli altri?”

Ma:

“Posso permettermi di essere me stesso anche quando questo significa non piacere a qualcuno?”

Perché crescere non significa non avere più bisogno degli altri.

Significa riuscire a stare con gli altri senza dover perdere noi stessi.

Dott.ssa Morena Sivo
Psicologa Clinica e Psicoterapeuta ad indirizzo Umanistico Bioenergetico

Oggi il setting terapeutico si arricchisce di due piccole presenze. 🐾Mia e Ugo entrano in punta di zampe in uno spazio f...
31/08/2026

Oggi il setting terapeutico si arricchisce di due piccole presenze. 🐾

Mia e Ugo entrano in punta di zampe in uno spazio fatto di ascolto, emozioni e relazione.

Non servono sempre parole per comunicare sicurezza e vicinanza: a volte una presenza silenziosa, uno sguardo o semplicemente il restare accanto possono contribuire a rendere uno spazio più accogliente.

Perché anche nel lavoro terapeutico il corpo percepisce, sente e riconosce ciò che può farlo sentire al sicuro.

Benvenuti nel setting, piccoli colleghi a quattro zampe. 🤍🐾

Dott.ssa Morena Sivo
Psicologa Clinica e Psicoterapeuta ad indirizzo Umanistico Bioenergetico

21/08/2026

Perché alcuni giorni stai meglio e poi stai di nuovo male?

“Sembrava che stessi meglio. Perché oggi sto di nuovo così male?”

È una domanda molto comune dopo una separazione, un lutto o un periodo particolarmente difficile.

Il fatto che per alcuni giorni tu stia meglio e successivamente possa avere una giornata molto più difficile non significa automaticamente che tu sia tornato al punto di partenza.

Le reazioni emotive possono oscillare.

Un giorno riesci a concentrarti sul lavoro, esci, mangi con più appetito e pensi meno a quello che è successo. Il giorno dopo, invece, un ricordo, un incontro, una conversazione o semplicemente un momento in cui sei più stanco può riattivare tristezza, rabbia o ansia.

Ed è proprio questo il punto: stare meglio non significa non provare più dolore.

Significa, progressivamente, riuscire a recuperare spazi della propria quotidianità anche mentre quel dolore è ancora presente.

Con il tempo possiamo osservare alcuni cambiamenti concreti: i momenti difficili possono diventare meno frequenti, durare meno oppure essere più gestibili. Si ricomincia gradualmente a investire energie nel lavoro, nelle relazioni, negli interessi e soprattutto in se stessi.

Naturalmente, se la sofferenza rimane molto intensa, compromette significativamente la quotidianità o continua a peggiorare, è importante non normalizzare tutto con un semplice “passerà”. In questi casi può essere utile chiedere un aiuto professionale.

Quindi, se ieri sei riuscito a stare bene e oggi stai nuovamente male, non giudicare tutto il tuo percorso sulla base di una singola giornata.

Osserva piuttosto come stai cambiando nel tempo.

È lì che possiamo iniziare a vedere realmente i progressi.

Dott.ssa Morena Sivo
Psicologa Clinica & Psicoterapeuta ad indirizzo Umanistico Bioenergetico

19/08/2026

“Ma che cosa cura davvero in psicoterapia?”

È una domanda che può sembrare semplice, ma la risposta non lo è.
Perché in psicoterapia non esiste una tecnica magica, una frase giusta o un esercizio capace, da solo, di cambiare la vita di una persona.
Il cambiamento nasce dall’intreccio di diversi fattori.

C’è sicuramente la relazione terapeutica.

Non perché il terapeuta debba semplicemente essere gentile o rassicurante, ma perché quella relazione può diventare un luogo nel quale sperimentare qualcosa di diverso: sentirsi ascoltati, riconosciuti, ma anche incontrare parti di sé che normalmente si evitano.

C’è poi la persona che arriva in terapia, con la propria storia, le proprie risorse, le proprie difese, il momento di vita che sta attraversando e anche i propri tempi.

Perché due persone con la stessa difficoltà possono avere bisogno di percorsi completamente diversi.

Ci sono le competenze del terapeuta, il modello teorico e le tecniche, che hanno un'importanza reale.
Ma una tecnica non funziona semplicemente perché viene applicata: deve avere senso per quella persona, in quel momento e all’interno di quel percorso.

E poi c’è tutto quello che accade fuori dalla stanza di terapia.
Le relazioni, le esperienze quotidiane, le perdite, gli incontri, le decisioni, i cambiamenti che una persona riesce gradualmente a portare nella propria vita.

E c’è una cosa importante da ricordare: la psicoterapia non è un processo lineare.
Si può stare meglio e poi attraversare nuovamente un momento difficile. Si può comprendere qualcosa razionalmente e avere bisogno di molto più tempo perché quella comprensione diventi anche emotiva, corporea e relazionale.

Per questo il terapeuta non “aggiusta” una persona.
La psicoterapia costruisce le condizioni affinché quella persona possa conoscersi più profondamente, riconoscere i propri modi di funzionare e sperimentare possibilità nuove.
Ed è spesso nell'incontro tra relazione, competenza terapeutica, caratteristiche della persona ed esperienze di vita che il cambiamento può prendere forma.

Non esiste una formula identica per tutti.
Esiste una persona, la sua storia e un percorso costruito insieme.

Dott.ssa Morena Sivo
Psicologa Clinica e Psicoterapeuta ad indirizzo Umanistico-Bioenergetico

17/08/2026

Oggi voglio parlarvi della depressione. Ma di quella che, spesso, nessuno vede.

Perché quando sentiamo la parola “depressione” pensiamo subito a una persona che piange, che non esce di casa, che non riesce ad alzarsi dal letto.

Ma la depressione non ha sempre questo volto.

Una persona può essere depressa e continuare ad andare a lavorare.
Può truccarsi, vestirsi, uscire con gli amici.
Può pubblicare una foto sorridendo.
Può occuparsi dei figli, della casa, degli altri.
Può ridere insieme a te.

E poi tornare a casa, chiudere la porta e sentirsi completamente svuotata.

Questo è importante da capire: riuscire a funzionare non significa necessariamente stare bene.

La depressione può manifestarsi con una tristezza profonda, ma non solo.

Può essere perdita di interesse.
Non provare più piacere nelle cose che prima ci facevano stare bene.
Sentirsi costantemente stanchi.
Dormire troppo oppure non riuscire a dormire.
Avere difficoltà a concentrarsi.
Sentirsi inutili, inadeguati, senza valore.
Fare ogni cosa perché “deve essere fatta”, senza riuscire più a sentirla davvero.

E qualche volta può esserci una frase che ritorna dentro:
“Non ce la faccio più.”

Eppure, fuori, nessuno se ne accorge.

Perché quella persona continua a sorridere.

E allora facciamo attenzione a quando diciamo:
“Ma come puoi essere depresso? Esci, lavori, ridi… stai bene!”

No.

Un sorriso non è una diagnosi.
E una vita apparentemente normale non ci racconta necessariamente quello che una persona sta vivendo dentro.

La depressione è una condizione complessa e per riconoscerla è necessaria una valutazione professionale: non basta identificarsi in uno o più sintomi.

Ma se da tempo senti che qualcosa dentro di te è cambiato, se ti senti spento, svuotato, senza piacere o fai una fatica enorme semplicemente per continuare le tue giornate, non aspettare necessariamente di crollare.

Chiedere aiuto può iniziare proprio da qui:
dal concedersi di dire, finalmente,

“Non sto bene come sembro.”

17/08/2026
A me stessa 💖Cara me di qualche anno fa,se qualcuno ti avesse detto che un giorno saresti entrata da sola in un bar, ti ...
21/07/2026

A me stessa 💖

Cara me di qualche anno fa,

se qualcuno ti avesse detto che un giorno saresti entrata da sola in un bar, ti saresti seduta a fare colazione con serenità e ti saresti sentita bene, probabilmente non ci avresti creduto.

Avresti pensato che tutti ti stessero osservando, che la solitudine fosse qualcosa da nascondere, che quel tavolino per una persona sola fosse il simbolo di un vuoto. Ti saresti sentita a disagio, quasi fuori posto.

E invece guarda dove sei oggi.

Oggi quella colazione non sa di solitudine. Sa di libertà.
Sa di una donna che ha imparato a stare con se stessa senza sentirsi incompleta.
Sa di sicurezza costruita un passo alla volta, dopo tante paure, tante lacrime e tanta strada.

Alla te fragile, sognatrice e romantica voglio dire una cosa: non perdere mai quella dolcezza che ti appartiene. Ma ricorda che l’amore più importante è quello che, giorno dopo giorno, impari a regalare a te stessa.

E oggi, davanti a una semplice colazione, mi sono accorta che ce l’hai fatta.

Con infinito affetto,
la te che finalmente si sente a casa, anche quando è da sola. 🤍

Hai mai avuto la sensazione di non riuscire a fermarti davvero?Di continuare a fare, pensare, organizzare, controllare… ...
05/06/2026

Hai mai avuto la sensazione di non riuscire a fermarti davvero?

Di continuare a fare, pensare, organizzare, controllare… e di sentirti comunque stanco?

Hai mai desiderato che qualcuno ti dicesse che puoi rallentare, che non devi avere sempre tutto sotto controllo, che non devi essere forte per forza?

L’ansia spesso entra nella vita delle persone in modi diversi.

C’è chi la sente nei pensieri che non si fermano.
Chi nelle preoccupazioni che arrivano prima ancora che accadano le cose.
Chi nel bisogno di avere tutto sotto controllo.
Chi nella difficoltà a rilassarsi davvero.
Chi nel timore costante che qualcosa possa andare storto.

E tante volte chi soffre d’ansia non sembra affatto fragile.

Sono persone che lavorano, si prendono cura degli altri, sorridono, rispettano gli impegni e vanno avanti ogni giorno.

Ma dentro portano un peso che spesso nessuno vede.

Nel percorso di Psicoterapia Umanistico Bioenergetica non guardiamo all’ansia come a un nemico da combattere.

Ci fermiamo ad ascoltarla.

Perché dietro ciò che ci fa soffrire c’è quasi sempre qualcosa che chiede di essere visto, riconosciuto e accolto.

Non lavoriamo solo con le parole.

Lavoriamo con le emozioni, con la storia della persona, con le relazioni e con il corpo, perché il corpo racconta ciò che a volte non siamo ancora riusciti a dire.

E spesso la scoperta più grande non è capire perché si ha ansia.

È accorgersi che per tanto tempo si è vissuto lontani da sé stessi, cercando di essere ciò che serviva agli altri e dimenticando di ascoltare ciò che serviva a noi.

Da lì può iniziare qualcosa di nuovo.

Non la ricerca della perfezione.

Ma il ritorno a sé.

✦ Dott.ssa Morena Sivo
Psicoterapeuta ad indirizzo Umanistico Bioenergetico

A volte chi vive una dipendenza affettiva non sta cercando semplicemente l’amore.Sta cercando sicurezza.Sta cercando con...
01/06/2026

A volte chi vive una dipendenza affettiva non sta cercando semplicemente l’amore.

Sta cercando sicurezza.
Sta cercando conferme.
Sta cercando qualcuno che riempia quel vuoto che fa paura incontrare da soli.

Così ci si ritrova a mettere da parte i propri bisogni, a tollerare ciò che fa male, a restare dove non si è felici pur di non perdere l’altro.

Ma l’amore non dovrebbe costringerci a rinunciare a noi stessi.

Nella mia esperienza incontro spesso persone che non hanno bisogno di imparare ad amare di più gli altri, ma di imparare a riconoscere il proprio valore anche quando non ricevono conferme, approvazione o presenza costante.

La dipendenza affettiva non è debolezza.
Spesso è il modo in cui una ferita antica continua a chiedere attenzione.

Prendersene cura significa iniziare a costruire una relazione diversa con sé stessi: più autentica, più libera, più viva.

Perché l’amore più importante non è quello che ci trattiene.
È quello che ci permette di essere pienamente noi stessi.

Dott.ssa Morena Sivo
Psicoterapeuta ad indirizzo Umanistico Bioenergetico

Indirizzo

Via Enrico Mattei 2
San Giorgio Ionico
74027

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