01/09/2026
IL BISOGNO DI PIACERE A TUTTI
Ti è mai capitato di dire sì quando avresti voluto dire no?
Di evitare di esprimere quello che pensavi per paura che qualcuno potesse rimanerci male?
O di sentirti in colpa semplicemente perché hai messo un limite?
Ecco, a volte dietro tutto questo non c’è soltanto gentilezza.
Può esserci un profondo bisogno di essere approvati.
Il bisogno di piacere agli altri appartiene, in una certa misura, a tutti noi.
Siamo esseri relazionali: essere riconosciuti, accolti e apprezzati è importante.
La difficoltà nasce quando essere apprezzati non è più semplicemente qualcosa che desideriamo, ma diventa una condizione necessaria per sentirci al sicuro nella relazione.
E allora iniziamo ad adattarci.
Evitiamo il conflitto.
Diciamo sì anche quando vorremmo dire no.
Cerchiamo di non deludere.
Ci preoccupiamo molto di quello che gli altri potrebbero pensare di noi.
E, soprattutto, possiamo arrivare a modificare quello che facciamo in funzione della reazione che immaginiamo nell’altro.
Ma dietro questa compiacenza spesso c’è una domanda più profonda:
“Cosa temo che possa accadere se smetto di piacerti?”
Temo che tu possa arrabbiarti?
Che possa deluderti?
Che tu possa allontanarti?
Che possa cambiare l’immagine che hai di me?
Per alcune persone il conflitto non viene vissuto semplicemente come una divergenza.
Può essere percepito come una minaccia alla relazione.
E allora compiacere diventa un modo per proteggerla.
Il problema è che, se questa modalità diventa abituale, rischiamo di essere attentissimi a ciò che prova l’altro e sempre meno in contatto con ciò che proviamo noi.
“Io cosa voglio?”
“Questa cosa mi sta davvero bene?”
“Sto dicendo sì perché lo desidero o perché ho paura delle conseguenze del mio no?”
Ed è proprio qui che entra in gioco l’autenticità.
Essere autentici non significa dire sempre quello che pensiamo senza preoccuparci degli altri.
Significa riuscire a stare nella relazione senza dover continuamente modificare noi stessi per assicurarci di essere accettati.
E imparare a mettere un confine non significa soltanto imparare a pronunciare un “no”.
Significa anche imparare a tollerare ciò che può arrivare dopo quel no:
il senso di colpa,
la paura di aver deluso qualcuno,
una possibile disapprovazione.
Perché non possiamo controllare l’immagine che ogni persona avrà di noi.
Possiamo però chiederci quanto siamo disposti a tradire ciò che sentiamo pur di preservare quell’immagine.
Forse, allora, la domanda non è:
“Come faccio a smettere di voler piacere agli altri?”
Ma:
“Posso permettermi di essere me stesso anche quando questo significa non piacere a qualcuno?”
Perché crescere non significa non avere più bisogno degli altri.
Significa riuscire a stare con gli altri senza dover perdere noi stessi.
Dott.ssa Morena Sivo
Psicologa Clinica e Psicoterapeuta ad indirizzo Umanistico Bioenergetico