Caterina Apruzzese Logopedista Disprassia Verbale

Caterina Apruzzese Logopedista Disprassia Verbale Guida in Disprassia Verbale, Speech and Language.
🧠 Unisco neuroscienze, letteratura e Speech. Approcci: DTTC, SMC,PROMPT. Scopri di più qui 👇

Una schiscetta per te La Disprassia Verbale richiede un trattamento specifico, basato su conoscenza ed evidenze.💬 E tu?Q...
31/08/2026

Una schiscetta per te
La Disprassia Verbale richiede un trattamento specifico, basato su conoscenza ed evidenze.
💬 E tu?
Qual è l’errore che hai fatto più spesso nel trattamento della Disprassia Verbale?
Sei stata in aula con me? Cosa è cambiato dopo? Scrivilo nei commenti, ti leggo con curiosità.

Mi sento più tragitto che meta e il mio, di certo, non è stato su una strada liscia.Diffido delle strade lisce, portano ...
28/08/2026

Mi sento più tragitto che meta e il mio, di certo, non è stato su una strada liscia.
Diffido delle strade lisce, portano quasi sempre dove vogliono gli altri.
Intraprendo deviazioni e sto attenta alle buche- alle fosse-come si chiamano in Puglia, con una valigia piena di me, di taralli e di quella paura ridicola e feroce di non capire una parola d’inglese, di sentirmi straniera, finanche dentro la mia voce.
Capita la strada sbagliata. Mi perdo, ricomincio. C’è stato anche il burnout, per rammentarmi che, persino chi ama profondamente ciò che fa, può rompersi.
Ci sono i libri, l’arte, i musei, i viaggi, i lievitati. Una professione si costruisce anche con tutto ciò che ti allarga lo sguardo.
I traguardi sono fotogenici. Quello che non si fotografa è il prezzo: le notti in cui studi, sei sola dell’altra parte del mondo, dubiti di te stessa, senti il peso della stanchezza e della responsabilità, l’Apple Watch che ti segnala una variazione frequente dei battiti.
Ho imparato che il rigore non ha nulla a che fare con la perfezione. Rigore è continuare a studiare quando pensi di sapere abbastanza. È accettare di metterti in discussione.
Oggi insegno, studio, faccio clinica.
Continuo a imparare.
Sono fortunatamente ancora quella che, prima di un viaggio, teme l’inglese, lavora volentieri nel silenzio del proprio studio, si perde nelle librerie, impasta il pane con il lievito madre, trova felicità nel leggere sul divano, scrivere ovunque, togliere la polvere dai libri.
In questa velocità comunicativa, dove le virgole ti impongono una pausa tra i pensieri e i movimenti oculari, voglio proprio scriverti che se c’è una cosa che non baratto, quella è l’integrità.
Il resto può incrinarsi, cambiare forma, persino cadere, spaccarsi, farsi in mille pezzi.
L’integrità no.

Il mio professore di greco aveva diverse fissazioni: l’etimologia, la punteggiatura e le congiunzioni.Allora mi sembrava...
26/08/2026

Il mio professore di greco aveva diverse fissazioni: l’etimologia, la punteggiatura e le congiunzioni.
Allora mi sembravano dettagli.
Piccole ossessioni da professore.
Non capivo perché si dovesse perdere tempo dietro una virgola, dietro congiunzioni che sembravano non aggiungere niente. Poi ho capito che certe parole non aggiungono, spostano.
Nel 2025, nel periodo più critico della mia vita, avevo scelto una parola: nonostante.
Era una parola che mi serviva per andare avanti.
Aveva dentro una certa ostinazione, una specie di disciplina, del militare.
Oggi, invece, mi accompagna un’altra parola: eppure.
Mi piace perché è breve.
Quasi brusca, sgarbata.
Eppure.
Non spiega nè giustifica, figuriamoci se assolve.
Non cancella quello che viene prima, gli mette davanti un’altra possibilità.
È una parola che contraddice senza fare rumore.
È il momento in cui dici: sì, questo è successo.
Sì, le cose sono andate così. Eppure.
Eppure siamo qui.
Sogniamo, ci incazziamo, cambiamo idea, facciamo programmi.
Eppure abbiamo ancora voglia di vedere cosa succede dopo.
Forse è questo che mi piace di più: eppure non è una parola ottimista.
È una parola testarda.
Non dice che andrà tutto bene.
Dice che si continua.
Facciamo progetti con la naturalezza di chi non deve chiedere il permesso al passato.
Eppure.
Una parola piccola che, a pensarci bene, ha l’odore acre di futuro.

Devo dirvi una cosa sul corso “Disprassia verbale e i disordini motori dello speech” ℹ️L’edizione di Milano di ottobre è...
24/08/2026

Devo dirvi una cosa sul corso “Disprassia verbale e i disordini motori dello speech” ℹ️

L’edizione di Milano di ottobre è al completo. Quella di Caserta, il 24 e 25 ottobre, è l’ultima del 2026 con posti ancora disponibili.

☝️ E c’è un’altra cosa che è giusto sappiate per tempo: nel calendario 2027 questo corso non passerà dalla Campania.

Quindi, se lavori al Centro-Sud e questo tema ti riguarda la valutazione dei disordini motori dello speech, la diagnosi differenziale, il trattamento questa è l’occasione per seguirlo a due passi da casa.

Due giornate in presenza, Caserta. Il link per iscriverti è in bio.

Il mestiere di vivere Da 4 anni a questa parte, l’asse degli obiettivi si è spostato verso me stessa. Da 4 anni ho nella...
12/08/2026

Il mestiere di vivere

Da 4 anni a questa parte, l’asse degli obiettivi si è spostato verso me stessa.
Da 4 anni ho nella mia wish list l’obiettivo di essere una persona migliore, un esempio per Nicola.
Non posso difenderlo dalle intemperie e dai venti da Nord, ma posso essere un implicito insegnamento di profondità.

Vederti crescere curioso ed educato, con quell’appropriatezza linguistica , una pragmatica aderente al contesto e allo storytelling, fa esultare il mio cuore.
Ti auguro di migliorarti sempre ed avere una democrazia di pensiero flessibile, ma pur sempre tua.
Vorrei insegnarti il mestiere di vivere, come direbbe Pavese.
Considerato che questo mestiere lo sto imparando anche io, lo apprenderemo insieme.

Per me sarai sempre il mio piccolo Colino, anche se nonna Giusy dice che i nomi non si struppiano.
In mezzo alle onde schiumose degli ultimi anni, i tuoi occhietti blu rendono questo mare più dolce.

Dalla stessa parte, mi troverai.
Zia

La Rosa di Jericho è stato uno dei primi regali di Marco. Da 13 anni, ogni mese, fiorisce per tre giorni e poi si richiu...
11/08/2026

La Rosa di Jericho è stato uno dei primi regali di Marco.
Da 13 anni, ogni mese, fiorisce per tre giorni e poi si richiude. Io segno quei tre giorni sul calendario e faccio in modo che, almeno una volta al mese, in quei giorni, ci sia un minuto per lei.
Non è bella. È una cosa secca, quasi br**ta, che sembra non promettere niente. Poi la metto nell’acqua e, con quella che chiamo sempre la mia stupida azione, comincia ad aprirsi, prende colore, diventa verdognola, aumenta di diametro. Non fa rumore, non pretende niente, non annuncia la propria rinascita. Semplicemente, quando è il suo momento, ricomincia.
Certe cose hanno bisogno di stare ferme, di aspettare, di attraversare una stagione in cui sembrano non avere più niente da dire.
Anche noi, qualche volta, abbiamo diritto a richiuderci senza che qualcuno venga a domandarci quando torneremo a fiorire.

Per questo, pensando alla Rosa di Jericho, vi auguro tempo e spazio che, a pensarci bene, potrebbero essere la stessa cosa. Vi auguro di avere almeno un angolo della giornata che non debba servire a niente, se non a voi. Che siate al mare, in montagna o a casa, con il clima acceso e le giornate tutte apparentemente uguali, provate a ritrovare un pezzo di voi che non sia quello che lavora, che cura, che risolve, che risponde, che arriva sempre prima degli altri.
Siamo tutti prestati alla vita.
E mi piace pensare che anche il percorso logopedico sia questo: un ponte, non una meta. Un pezzo di strada che serve ad attraversare qualcosa, non a definire per sempre chi siamo. Perché una persona non coincide mai con la sua difficoltà, con il suo sintomo, con ciò che ancora non riesce a fare. C’è sempre un prima, un dopo e, soprattutto, tutto quello che sta in mezzo.

Allora indossate pensieri belli, come quei vestiti che non riponete nell’armadio, ma lasciate sulla sedia, a vista, perché sapete che domani li rimetterete.

Tenete a vista ciò che vi fa bene.

Come la mia Rosa di Jericho che per tre giorni torna a fiorire e poi si richiude, aspettando semplicemente che arrivi il suo momento.

Il resto può aspettare.
Anche noi, qualche volta, possiamo farlo.

Anguria e umidità Ho ripreso a leggere molto.Non nel modo ordinato, con una lista di libri sul comodino e un programma. ...
09/08/2026

Anguria e umidità

Ho ripreso a leggere molto.
Non nel modo ordinato, con una lista di libri sul comodino e un programma.
Piuttosto in modo forsennato, quasi selvaggio.
Leggo quello che capita e, alcune parole, quelle precise, restano lì, continuano a lavorarmi dentro, anche dopo.
Forse leggere serve anche a questo.
Ad imparare l’arte di camminare senza calpestare nessuno.
Detta così sembra una cosa semplice.
Non lo è.
È una postura dell’anima, come certe posture del corpo che all’inizio richiedono attenzione e poi, se siamo fortunati, diventano naturali.
Io ci sto quasi bene. Dico quasi perché le cose che ci riguardano davvero non vengono mai bene fino in fondo.
Ad esempio, quando apro un’anguria, la ispeziono in modo autoptico, cercando i semi neri uno per uno.
Non per perfezionismo, ma per ostinazione.
La lettura, per tanti anni, è stata la mia evasione dal mondo.
Leggevo ovunque.
Nei posti improbabili e nei momenti sbagliati.
A 16 anni volevo vivere altre vite. Oggi voglio capire meglio la mia.
Con la stessa fame, ma forse con più bisogno.
Leggere significa entrare nella testa di persone che non conosco.
Pensare con i loro pensieri.
Guardare il mondo dalla loro posizione, anche quando quella posizione non mi piace.
È un esercizio di profondità e, forse, di ca**tà cristiana, la più difficile, che consiste nel provare a comprendere prima di giudicare.
Non sempre ci riesco, ma continuo a leggere.

Fuori c’è l’umidità.
Si appiccica alla pelle.
Fa sudare anche i pensieri.
Dentro, invece, apro un libro.
E respiro.

Respiro anguria e umidità.

Vaniglia e liquiriziaScannerizza la corteccia, segue quel perimetro irregolare fino a sentire il crac della cervicale. U...
08/08/2026

Vaniglia e liquirizia

Scannerizza la corteccia, segue quel perimetro irregolare fino a sentire il crac della cervicale.
Un rumore secco, familiare.
Non si sorprende.
Si domanda piuttosto quanti anni ci siano voluti perché quell’albero diventasse così alto, così fermo nella terra, mentre lei, gli anni, ha imparato a portarli addosso senza nasconderli.
Sono gli anni delle scelte ribelli, quelli in cui sarebbe stato più facile seguire il rumore, uno qualsiasi.
Della folla, delle convenzioni, quello che arriva dalle finestre quando dentro si ha ancora paura di ascoltare.
Lei, invece, ha tenuto i propri pensieri. Smussati sì, ma sempre i propri.
Li ha portati con sé cercando un varco nell’ombra, un posto in cui appoggiarsi, senza dover spiegare troppo.

Nessuna chiusura ad anello.
Nessun ritorno al punto di partenza.
Alcune cose finiscono proprio lì, senza concedersi una forma più ordinata.

Poi si siede nella faggeta, esausta di sudore, con le labbra appizzutate, i denti appena serrati. La stanchezza le pesa sulle spalle, ma non le dispiace. Ci sono fatiche che fanno bene perché riportano il corpo al suo posto.

Dal giradischi arriva Lucio Dalla, la sua voce entra nella stanza insieme alla polvere, mentre lei passa un dito sul bordo corto dei libri, liberando loro da quella patina sottile che il tempo deposita sulle cose amate.
Per un momento non deve dimostrare niente.
Lei, i libri e la polvere.

Resta lì, con la propria inquietudine accanto, senza scacciarla né darle un nome.

Compiaciuta e sospesa.

Tra vaniglia e liquirizia.

Un anno fa partivo per l’America, per l’intensivo Apraxia Kids. In cielo non c’era una sbavatura di nuvola.Quando sono a...
04/08/2026

Un anno fa partivo per l’America, per l’intensivo Apraxia Kids. In cielo non c’era una sbavatura di nuvola.
Quando sono arrivata a Pittsburgh ho avuto la sensazione, rara, quasi scandalosa, di essere nel posto giusto.
Un utero di pietra.
Nutritivo, come un cordone ombelicale che mi collegava alla mia dimensione, in un posto sicuro, verso Sud.
Fuori il mondo continuava a fare rumore.
Lì dentro, invece, il rumore arrivava attutito.
E con lui tutto il resto.

Successe di tutto, nel 2025, come se una nuvola avesse deciso di svuotare addosso alla mia Peugeot 206 tutta l’acqua del cielo e i tergicristalli non bastassero più. Ci sono piogge che non si spostano,le attraversi ed è lì che impari che si può piangere di gioia e di altro, nello stesso momento.

La mia seconda esperienza formativa internazionale è stata una fatica che ancora oggi non so raccontare fino in fondo.

Lo studio è stato spietato e, per la prima volta, non c’erano gli altri come termine di paragone. C’ero io e il mondo della Disprassia Verbale.
Quello dei Big.
Quelli che scrivono la Disprassia Verbale e sedevano accanto a me,in aula, ma anche a colazione-pranzo e cena.

Ero terrorizzata.
Sì, ero stata ammessa, ma avevo paura di non essere all’altezza.
Eppure c’ero. Là, stavo. San Francisco, Alberta,Vico del Gargano.

Ho partecipato.
Ho risposto.
Ho fatto domande.
Ho discusso.
Ho costruito amicizie.
Ho trovato stima, umana e professionale.
Ho provato ogni approccio, ogni razionale.

Why? Explain your clinical rationale.

Una parola alla volta, per onorare la parola polare di ogni vocabolario: indipendenza.

Bevi,
asciugati,
respira
e torna a casa.

ἰοίην- che io possa andare oltre.
Sempre, senza esitazione alcuna.

Where the SSDs have no name. I disturbi fonetico-fonologici sono tra le richieste più frequenti in logopedia. Nel corso ...
31/07/2026

Where the SSDs have no name. I disturbi fonetico-fonologici sono tra le richieste più frequenti in logopedia. Nel corso ECM lavoriamo dal quesito clinico alla pianificazione dell’intervento : inconsistenza, intellegibilità, scelta dell’approccio, goal writing. E poi pratica, pratica, pratica.

📍 Roma, Pescara, Udine: ultimi posti per il 2026.

🔗 Link in bio.

Indirizzo

Via Pietro Nenni, 6
San Giovanni Rotondo
71013

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