06/09/2026
L’IPOCRISIA DISGUSTOSA*
Anthony Fauci, la consacrazione accademica dell’era Covid e il caso Padova: dal «Keep pushing, Anthony!» alla cerimonia rimasta in attesa degli sviluppi americani
Se preferisci, puoi ascoltare l’articolo letto dall’AI invece di leggerlo. Il link seguente sarà disponibile per un periodo di tempo limitato:
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Ci sono pagine di giornale che finiscono involontariamente per raccontare un’epoca meglio di cento saggi. Quella pubblicata dal Gazzettino di Padova il 18 agosto 2026 è una di queste. Una grande fotografia di Anthony Fauci davanti al Congresso degli Stati Uniti e, accanto, il titolo: «Fauci, sospeso il dottorato. Dal Bo si guarda alla Giustizia Usa». Soltanto due mesi prima, il 16 giugno, il Senato accademico dell’Università di Padova aveva approvato per Fauci un dottorato ad honorem in Scienze farmacologiche, descrivendolo come uno dei più autorevoli scienziati internazionali nel campo delle malattie infettive e dell’immunologia, attribuendogli un contributo determinante allo sviluppo di protocolli terapeutici innovativi e celebrandone il rigore scientifico. L’Ateneo concludeva affermando che i nuovi titoli ad honorem rendevano omaggio a personalità capaci di incarnare i valori di «eccellenza, innovazione e impatto sociale» dell’Università.
Occorre però precisare subito un fatto, perché proprio la precisione rende questa storia più interessante. Non risulta pubblicamente che l’Università di Padova abbia revocato o formalmente sospeso il dottorato. Il titolo del Gazzettino è più drastico dello stesso articolo sottostante, dal quale emerge piuttosto che sarebbe stata rinviata la consegna ufficiale mentre l’Ateneo osserva gli sviluppi americani e non intenderebbe, almeno per ora, rimangiarsi la decisione. La deliberazione del 16 giugno continua a essere pubblicata sul sito dell’Università. Inoltre il calendario ufficiale indicava una seduta del Senato accademico il 7 luglio e quella successiva il 15 settembre: gli eventi americani decisivi sono avvenuti tra il 29 luglio e il 6 agosto, quindi non emerge al momento una successiva seduta ordinaria del Senato nella quale il riconoscimento possa essere stato formalmente riconsiderato.
La distinzione non indebolisce affatto il caso. Al contrario, lo rende quasi più emblematico. Il titolo rimane, ma la cerimonia aspetta. La celebrazione scientifica deliberata a giugno convive improvvisamente con la prudenza istituzionale di agosto. E il contrasto acquista un sapore particolare quando si ricorda che l’Università di Padova non ha scoperto Anthony Fauci nel 2026.
Dal «Keep pushing, Anthony!» alla prudenza del 2026
Il 3 aprile 2020 Il Bo Live, magazine online dell’Università di Padova e progetto editoriale del suo Ufficio comunicazione, pubblicava un articolo dal titolo che oggi sembra appartenere a un’altra epoca: «Anthony Fauci, un eroe sulla graticola». Il testo presentava Fauci come uno dei maggiori infettivologi del mondo, difendeva il suo ruolo nello scontro con Donald Trump, qualificava come calunnie diversi attacchi provenienti dalla destra americana e dichiarava esplicitamente che il ritratto serviva anche a esprimergli la solidarietà della testata. La conclusione era inequivocabile: «Keep pushing, Anthony!».
Questo non equivale naturalmente a una deliberazione del Senato accademico. Un articolo giornalistico non è un atto amministrativo e attribuire all’intero Ateneo ogni parola di una sua testata sarebbe scorretto. Ma quel testo documenta perfettamente il clima culturale nel quale la figura di Fauci cominciò a essere rappresentata: non soltanto uno scienziato autorevole da ascoltare criticamente, ma un eroe pubblico da difendere contro i suoi detrattori.
Sei anni dopo il linguaggio istituzionale cambia forma ma non perde intensità. Il 16 giugno 2026 il Senato accademico approva il dottorato descrivendo Fauci attraverso categorie quasi esclusivamente encomiastiche: autorevolezza internazionale, contributo determinante, rigore scientifico, eccellenza, innovazione, impatto sociale.
Poi arrivano luglio e agosto. E improvvisamente la persona che per anni era stata presentata attraverso un vocabolario di certezze entra in quella zona grigia nella quale una cerimonia pubblica può diventare scomoda.
Questa è la fotografia che merita di essere osservata.
Non perché il rinvio di una cerimonia dimostri da solo ipocrisia. Non lo dimostra. Ma perché rende visibile quanto sia fragile la costruzione di un’icona quando il prestigio scientifico viene trasformato in consacrazione personale.
Il Covid non inventò il prestigio di Fauci. Inventò qualcosa di diverso
Qui occorre fare un’altra concessione importante alla realtà. Anthony Fauci non era certo uno sconosciuto prima del 2020 e non cominciò a ricevere onorificenze con il Covid. Nel 2022 la University of Maryland, Baltimore ricordava che aveva già accumulato oltre cinquanta lauree honoris causa negli Stati Uniti e all’estero. Emory University gli aveva conferito un dottorato onorifico addirittura nel 2003.
Questo dato non distrugge la critica. La rende più precisa.
Il Covid non creò il prestigio accademico di Fauci. Trasformò quel prestigio in qualcosa di enormemente più pubblico, politico e simbolico.
Nel 2021 Emory non si limitò a ricordarne il curriculum: gli assegnò la President’s Medal e il presidente Gregory Fenves dichiarò di non riuscire a immaginare una persona più adatta e ispiratrice per parlare agli studenti la cui esperienza universitaria era stata segnata dalla pandemia. In un successivo resoconto dell’Ateneo, Fauci veniva descritto come una guida particolarmente adatta a quel momento storico, capace di accompagnare la società attraverso giorni di paura e confusione.
Nello stesso anno McGill University gli conferì un Doctor of Science honoris causa immediatamente dopo una Beatty Lecture intitolata «COVID-19: Lessons Learned and Remaining Challenges», presentandolo come uno degli esperti in prima linea contro la pandemia. Mayo Clinic gli attribuì nel 2021 un Doctor of Medical Science honoris causa e lo scelse come commencement speaker.
Nel 2022 Rockefeller University conferì titoli onorifici a Fauci e Katalin Karikó sottolineando il ruolo di entrambi nella lotta al Covid. Sapienza Università di Roma assegnò a Fauci un dottorato honoris causa e la cerimonia culminò ancora una volta in una lectio dedicata alle lezioni della pandemia. La University of Maryland, Baltimore lo presentò come una voce razionale e scientifica nel pieno della crisi, mentre esponenti dell’Ateneo arrivavano a definire eccezionale la sua leadership pandemica.
Non è necessario sostenere che statisticamente tutte le università del pianeta fossero impegnate in una competizione organizzata per assegnargli la medaglia più grande. Non esistono dati che consentano un’affermazione del genere.
Ma diverse università prestigiose sembrarono davvero fare a gara nel trasformare Fauci in qualcosa di più di uno scienziato premiato: commencement speaker, guida morale, voce della razionalità, simbolo della lotta contro il virus, destinatario di medaglie e titoli presentati attraverso un linguaggio nel quale merito scientifico, servizio pubblico e virtù personale tendevano progressivamente a sovrapporsi.
Ed è precisamente questa sovrapposizione il problema.
La scienza aveva bisogno di scetticismo. L’accademia distribuiva aureole
La pandemia fu un evento eccezionale. Nei primi mesi era comprensibile cercare punti di riferimento autorevoli. Governi, cittadini e giornalisti avevano davanti un nuovo agente patogeno, informazioni incomplete e decisioni da assumere rapidamente. Pretendere che nel marzo 2020 tutti possedessero le risposte che sarebbero emerse negli anni successivi sarebbe semplicemente revisionismo.
Ma proprio perché l’incertezza era enorme, le università avrebbero dovuto essere le ultime istituzioni a trasformare una persona in un simbolo incontestabile.
Il compito dell’università non è distribuire santini scientifici. È insegnare che anche lo scienziato più prestigioso può sbagliare; che la qualità di un’argomentazione non dipende dal rango di chi la pronuncia; che una politica pubblica deve poter essere criticata senza che la critica diventi automaticamente un attacco alla scienza; che competenza scientifica, autorità amministrativa e giudizio morale sono tre cose diverse.
E invece una parte del mondo accademico contribuì a produrre intorno a Fauci un linguaggio nel quale queste distinzioni diventavano sempre più sfocate.
Non occorre sostenere che ogni titolo honoris causa fosse illegittimo. Molti riconoscevano una carriera scientifica iniziata decenni prima del Covid e contributi importanti nel campo dell’HIV/AIDS e delle malattie infettive. Il problema è la trasfigurazione simbolica che si sovrappose a quei meriti.
Quando una università arriva a presentare uno scienziato come una guida attraverso le «dark days» della crisi; quando un’altra lo descrive come una voce esemplare della razionalità; quando il giornale dell’Università di Padova titola «un eroe sulla graticola» e conclude incitandolo personalmente ad andare avanti, non siamo più soltanto nell’elenco delle pubblicazioni scientifiche.
Siamo entrati nel territorio della costruzione dell’eroe.
Il riconoscimento del 2026 arriva quando le controversie erano già note
Ed è qui che la vicenda padovana diventa molto più difficile da liquidare con l’argomento dei «fatti nuovi».
Sì: tra il conferimento del 16 giugno 2026 e l’articolo del Gazzettino di agosto sono avvenuti fatti nuovi e importanti. Sarebbe intellettualmente scorretto negarlo.
Ma le controversie intorno alla figura pubblica di Fauci non sono nate il 29 luglio 2026.
Già nel giugno 2024 Fauci aveva testimoniato pubblicamente davanti alla Select Subcommittee on the Coronavirus Pandemic della Camera dei rappresentanti, dopo una precedente deposizione a porte chiuse durata complessivamente quattordici ore. In quella sede vennero affrontati la gestione della risposta pandemica, le origini del SARS-CoV-2, i finanziamenti di NIAID, EcoHealth Alliance e le ricerche effettuate a Wuhan. Le accuse formulate dai repubblicani erano e rimangono contestate politicamente e non costituiscono di per sé accertamenti giudiziari; il punto rilevante qui è semplicemente che l’esistenza di controversie istituzionali intorno a Fauci era pubblica da anni.
Padova quindi non deliberò il proprio dottorato nel clima ingenuo della primavera 2020. Lo fece nel giugno 2026, con sei anni di dibattiti, audizioni, documenti e polemiche già alle spalle.
Questo non significa che quelle controversie dovessero impedire il conferimento.
Significa invece che esisteva ogni possibilità per formulare il riconoscimento con la sobrietà che dovrebbe appartenere a un’istituzione accademica: riconoscere i meriti scientifici senza trasformare l’intera figura pubblica del premiato in un ritratto celebrativo privo di zone d’ombra.
È proprio qui che la prudenza successiva diventa irritante.
Non perché sia sbagliato essere prudenti ad agosto.
Perché sarebbe stato opportuno esserlo anche a giugno.
Che cosa è successo davvero negli Stati Uniti
Il 29 luglio 2026 Fauci comparve sotto subpoena davanti alla Senate Homeland Security and Governmental Affairs Committee. Durante l’audizione invocò ripetutamente il Quinto Emendamento, rifiutando di rispondere a numerose domande. Il presidente della commissione, il repubblicano Rand Paul, sostenne che la grazia presidenziale concessa da Joe Biden e alcune dichiarazioni iniziali rese dallo stesso Fauci rendessero inapplicabile o comunque rinunciato il privilegio contro l’autoincriminazione. Fauci mantenne invece la propria posizione.
Il 6 agosto la commissione approvò lungo linee di partito una risoluzione di contempt of Congress. Il caso venne poi trasmesso direttamente al Dipartimento di Giustizia, che confermò di aver ricevuto il referral e di essere impegnato a esaminarlo. Fauci non è stato condannato penalmente. Non è corretto parlare di una sentenza o di una colpevolezza già accertata.
Esiste inoltre una controversia giuridica reale sul percorso seguito. Il Congressional Research Service osserva che la legge sul criminal contempt non richiede testualmente in maniera esplicita l’approvazione dell’intera Camera di appartenenza, ma la prassi congressuale e almeno una decisione giudiziaria indicano che quel passaggio potrebbe essere necessario. Il percorso ordinario comprende infatti normalmente un voto del comitato seguito da quello dell’intera Camera.
Anche i democratici della commissione hanno contestato frontalmente la posizione di Paul. Il ranking member Gary Peters ha sostenuto che punire Fauci per aver invocato il Quinto Emendamento non avesse adeguata base giuridica e potesse danneggiare le stesse prerogative investigative del Congresso.
Tutto questo è importante perché mostra quanto sarebbe sbagliato passare da un culto positivo di Fauci a un culto negativo speculare. Non esiste alcuna necessità di trasformarlo oggi in un criminale per criticare ciò che avvenne ieri.
La grazia di Biden non è una confessione
Nel gennaio 2025 Joe Biden aveva concesso a Fauci una grazia presidenziale completa e incondizionata per eventuali reati federali commessi dal primo gennaio 2014 al 19 gennaio 2025 e collegati alle sue funzioni come direttore del NIAID, componente delle task force Covid o Chief Medical Advisor del presidente.
La grazia è eccezionalmente ampia, ma non equivale a una confessione. Biden lo precisò esplicitamente: il provvedimento non doveva essere interpretato come riconoscimento di un illecito né la sua accettazione come ammissione di colpa. Il presidente uscente dichiarò di voler proteggere Fauci e altri funzionari da quelle che considerava possibili indagini politicamente motivate.
Al tempo stesso, la grazia termina temporalmente il 19 gennaio 2025. Non può quindi, per sua stessa formulazione, coprire automaticamente un eventuale illecito autonomo commesso nel corso di una testimonianza congressuale nel 2026.
Anche qui la realtà è più complessa della propaganda di entrambe le parti.
Ed è proprio questa complessità che il mondo accademico avrebbe dovuto rispettare da sempre.
Allora dov’è l’ipocrisia?
Non nel fatto che un’università tenga conto di avvenimenti nuovi.
Non nel fatto che una cerimonia venga eventualmente rinviata.
Non nella possibilità di modificare un giudizio: cambiare giudizio davanti a nuove informazioni è una virtù, non un vizio.
L’ipocrisia disgustosa appartiene a un fenomeno più ampio: la facilità con cui istituzioni che si presentano come custodi del dubbio e del pensiero critico abbandonano quelle virtù quando arriva il personaggio giusto da celebrare.
Prima la certezza.
Prima l’eroe.
Prima il commencement speaker capace di «ispirare» un’intera generazione.
Prima le President’s Medal, i dottorati, le celebrazioni solenni e il linguaggio della virtù scientifica trasformata quasi automaticamente in virtù personale.
Poi, quando il clima cambia, torna improvvisamente la complessità. Bisogna aspettare. Bisogna vedere. Bisogna distinguere. Bisogna essere prudenti.
Tutto corretto.
Ma dov’era questa raffinatissima prudenza quando si distribuivano le aureole?
La domanda non implica che chi celebrava Fauci conoscesse nel 2020 fatti che sarebbero emersi successivamente. Sarebbe una caricatura. Implica qualcosa di più elementare: un’università non dovrebbe avere bisogno di uno scandalo, di un’inchiesta congressuale o di un possibile procedimento giudiziario per ricordarsi che uno scienziato, per quanto prestigioso, rimane una persona sottoposta alla critica, non una personificazione della Scienza.
Il problema non è Fauci. È ciò che hanno costruito intorno a Fauci
Questo è forse il punto più importante.
Anthony Fauci può essere considerato un grande scienziato, un pessimo amministratore, un buon consigliere politico, un protagonista controverso, una vittima di persecuzione politica oppure una combinazione parziale di queste cose. Ogni giudizio deve essere dimostrato sul proprio terreno.
Ma un’istituzione universitaria dovrebbe avere la maturità di distinguere queste dimensioni.
Non serve demonizzare Fauci per comprendere quanto fosse assurda la sua canonizzazione.
E non serve sperare che finisca in carcere per vedere quanto sia grottesca la scena odierna.
Il problema non è che oggi qualcuno dubiti.
Il problema è che ieri così pochi, nelle cerimonie ufficiali, sembravano sentire il bisogno di mostrare il dubbio.
La pandemia ha prodotto tragedie sanitarie, sociali ed economiche enormi. Ma ha prodotto anche un fenomeno culturale che merita di essere ricordato: la tendenza di una parte delle istituzioni scientifiche e accademiche a confondere la difesa della scienza con la difesa delle persone incaricate di rappresentarla pubblicamente.
È un errore pericoloso perché la scienza può sopravvivere tranquillamente alla caduta di un’autorità.
Il culto dell’autorità, invece, ha bisogno che l’autorità non cada mai.
Dal Bo alla Giustizia americana: l’immagine perfetta di un’epoca
E così si ritorna a quella pagina del Gazzettino.
A sinistra il titolo sul dottorato.
A destra Fauci davanti al Congresso.
Nel 2020 il magazine dell’Università di Padova lo chiamava «un eroe sulla graticola» e gli gridava idealmente: «Keep pushing, Anthony!». Nel giugno 2026 il Senato accademico ne celebrava il rigore, l’autorevolezza e l’impatto sociale. Ad agosto, secondo la ricostruzione del quotidiano padovano, la consegna del riconoscimento rimane in attesa mentre dal Bo si osservano gli Stati Uniti.
Non sappiamo ancora come finirà la vicenda americana. Non sappiamo se il Dipartimento di Giustizia procederà. Non sappiamo quale interpretazione costituzionale prevarrà. Non risulta neppure che Padova abbia formalmente sospeso il dottorato.
Ma sappiamo già abbastanza per formulare una conclusione.
Il vero scandalo non sarebbe scoprire oggi che un uomo celebrato ieri possedeva contraddizioni. Tutti gli uomini le possiedono.
Il vero scandalo è che istituzioni nate per insegnare agli altri a dubitare abbiano partecipato con tanta facilità alla costruzione di figure alle quali il dubbio sembrava non doversi applicare.
La prudenza di oggi è legittima.
È la sicurezza celebrativa di ieri che appare, retrospettivamente, indecente.
Ed è proprio nel contrasto fra queste due posture — l’entusiasmo quando celebrare era facile e la cautela quando celebrare può diventare scomodo — che si manifesta quella che resta la parola più adatta a descrivere l’intera scena:
L’IPOCRISIA DISGUSTOSA.
Bibliografia
* Il Gazzettino, edizione di Padova, 18 agosto 2026, p. IX, «Fauci, sospeso il dottorato. Dal Bo si guarda alla Giustizia Usa».
* Università degli Studi di Padova, Senato Accademico del 16 giugno 2026, conferimento del Dottorato ad honorem in Scienze Farmacologiche ad Anthony S. Fauci.
* Università degli Studi di Padova, Calendario delle sedute del Senato Accademico a.a. 2025-2026.
* Il Bo Live, Pietro Greco, Anthony Fauci, un eroe sulla graticola, 3 aprile 2020.
* Il Bo Live, Redazione – Chi siamo, sul rapporto editoriale con l’Università di Padova.
* Emory University, Dr. Anthony Fauci to deliver Emory Commencement address, 24 febbraio 2021.
* McGill University, Anthony Fauci – 2021 Beatty Lecture: COVID-19: Lessons Learned and Remaining Challenges.
* Mayo Clinic College of Medicine and Science, Honorary Degree Recipients – Anthony Fauci, 2021.
* Rockefeller University, 64th Convocation, 10 giugno 2022.
* Sapienza Università di Roma, Honorary Doctorate to Anthony Fauci, 13 gennaio 2022.
* University of Maryland, Baltimore, Dr. Fauci to Deliver UMB Commencement Keynote, 20 aprile 2022.
* U.S. House Select Subcommittee on the Coronavirus Pandemic, A Hearing with Dr. Anthony Fauci, 3 giugno 2024.
* U.S. Senate Committee on Homeland Security and Governmental Affairs, Testimony of Anthony Fauci, 29 luglio 2026.
* U.S. Senate HSGAC, Chairman Paul’s Contempt Resolution Against Anthony Fauci Advances Out of Committee, 6 agosto 2026.
* U.S. Senate HSGAC, Gary Peters, Ahead of Pending Contempt Vote…, 5 agosto 2026.
* Congressional Research Service, Todd Garvey, Criminal Contempt of Congress: Frequently Asked Questions, 5 giugno 2023.
* U.S. Department of Justice, Executive Grant of Clemency — Anthony S. Fauci, 19 gennaio 2025.
* Joseph R. Biden Jr., Statement on Pardons and Commutations, 20 gennaio 2025, U.S. Government Publishing Office.
* Disclaimer: Questo articolo non è un contenuto originale del giornale citato. È stato rielaborato dalla nostra redazione, basandosi sul articolo pubblicato dal suddetto giornale (nei commenti).