08/07/2026
Molte persone trascorrono anni sentendosi guardate, valutate, persino apprezzate. Eppure continuano ad avvertire una profonda solitudine interiore.
Perché essere osservati non significa necessariamente sentirsi riconosciuti.
Donald Winnicott ci ha insegnato che, quando sentiamo di dover adattare continuamente noi stessi per essere accettati, rischiamo di costruire un'immagine capace di funzionare nel mondo, ma sempre più distante da ciò che siamo autenticamente. È ciò che definì Falso Sé: una modalità di esistere che protegge dall'esclusione e dal rifiuto, ma che, se diventa l'unico modo possibile di stare al mondo, può lasciare un profondo senso di vuoto.
Anche Heinz Kohut mise in luce quanto ogni essere umano abbia bisogno di qualcosa di diverso: non di qualcuno che lo osservi dall'esterno ma di qualcuno capace di riconoscere e rispecchiare la sua esperienza interiore. È proprio da questo sguardo che può nascere un senso di sé più stabile, vitale e autentico.
Forse una parte importante della sofferenza non nasce dall'essere soli ma dal sentirsi continuamente guardati senza sentirsi davvero incontrati.
Ed è spesso proprio da uno sguardo autentico, libero dal giudizio e capace di accogliere ciò che siamo, che può iniziare un cambiamento profondo.
Dott. Davide Ivan Caricchi
Psicologo Psicoterapeuta
📍 San Mauro Torinese e Online
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