02/08/2026
A proposito delle antiche origine celtiche della Sicilia e del sud Italia in generale, di cui sono un fautore, vi condivido questo post pubblicato nella pagina facebook Basilikon, che tratta delle tracce della presenza celtica in Sicilia attorno al 4000 A.C.. Buona lettura, Duirin
I DOLMEN DI SICILIA
La Sicilia ha avuto una Preistoria talmente intricata, che risulta difficile orientarsi nel guazzabuglio di “Culture” che si sono succedute; e ciò per la sua posizione geografica, al centro del Mediterraneo, che le ha assicurato per millenni un ruolo alquanto dinamico, fatto di frequenti ondate migratorie da cui traspare sempre l'impatto tra due influenze: una mediterranea, di chiara matrice orientale, e l'altra europea, proveniente da nord-ovest e dalla stessa pen*sola italica.
Pare dai ritrovamenti di ossa che pure un popolo chiamato dei guerrieri del bicchiere campaniforme , in qualche modo sia arrivato in Sicilia intorno al 4000 A.C. , erano individui alti e robusti, con crani circolari con le tempie molto accentuate (caratteristiche, queste, presenti anche nella facies sicana della cultura di Castelluccio, in Sicilia).
Portarono con loro la cultura dei Dolmen , una struttura fatta da due pietroni verticali e uno orizzontale a modo di tetto situato sopra esse. Non che si trattasse di opere di grande ingegno architettonico , ma furono le prime costruzioni a scopo religioso della storia e , visto che resistono da almeno 6000 anni , costruite sicuramente meglio della maggior parte delle edificazioni presenti attualmente nell'isola. Furono costruiti con il materiale presente in loco e avevano caratteristica di essere allineati con gli equinozi cosa che richiedeva un minimo di conoscenze astronomiche e quindi alla capacità di prevedere il clima per dedicarsi all'agricoltura.
In Sicilia se ne contano due nella parte occidentale dell'isola, il dolmen di Sciacca e quello di Mura Pregne, e altri quattro in quella sud-orientale, Monte Bubbonia, Cava dei Servi, Cava Lazzaro e Avola.
A parte questi numeri, abbastanza ridotti, molti si conservano nella memoria della gente, distrutti dall’antropizzazione selvaggia che per decenni ha sconvolto il nostro paese, e altri potrebbero ancora nascondersi sotto tumuli di terra, in attesa di chiarire il segreto sulla loro origine.
Il dolmen di Sciacca, a sette chilometri dalla città omonima, fu scoperto negli anni '30 del secolo scorso, tra un gruppo di massi di tufo conchigliare. È costituito da una grande pietra piatta poggiata su lastre grezze infisse verticalmente nel suolo; tutt'intorno furono rinvenuti frammenti ceramici risalenti al bronzo antico.
Quello di Monte Bubbonia, una collina a pochi chilometri a nord di Gela, ha anch'esso forma rettangolare. La piastra calcarea che funge da tetto (incassata posteriormente al rialzamento naturale del terreno), poggia su due monoliti che corrono paralleli tra di loro e determinano una camera di circa 2,60 mq. L'ingresso è rivolto a NE, come gli altri dolmen siciliani.
Se i dolmen megalitici si caratterizzano per le grandi pietre utilizzate, quello di Avola ne è tra gli esempi più chiari. Qui, poggiante su due elementi verticali, vi è una grande lastra calcarea, molto spessa, di otto metri di lunghezza per cinque metri e mezzo di larghezza. Su di essa sono visibili dieci piccole buche, di forma rettangolare, che sarebbero servite, in periodo greco o paleocristiano, come tombe per bambini.
La grande camera sottostante raggiunge i 30 metri quadrati, con un’altezza di un metro e mezzo. Presenta due lati aperti. Sulle pareti laterali e sulla parte superiore, si rivelano segni di "interventi" umani. Questa costruzione fu scoperta nel 1961 ad opera del professore Salvatore Ciancio .