30/10/2026
Quando parliamo di bruxismo, tendiamo spesso a guardare l'effetto finale sui denti o sui restauri. Ma dal punto di vista anatomico, ciò che accade nell'𝗮𝗽𝗽𝗮𝗿𝗮𝘁𝗼 𝘀𝘁𝗼𝗺𝗮𝘁𝗼𝗴𝗻𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼 durante un episodio parafunzionale ha del clamoroso, subisce infatti 𝘀𝗼𝗹𝗹𝗲𝗰𝗶𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗲𝘀𝘁𝗿𝗲𝗺𝗲.
Ecco tre aspetti biomeccanici e fisiologici che rendono l'attività muscolare nel bruxista un fenomeno unico:
💥 𝟭. 𝗙𝗼𝗿𝘇𝗲 𝗳𝘂𝗼𝗿𝗶 𝘀𝗰𝗮𝗹𝗮:
Durante la normale masticazione, sviluppiamo una forza compresa tra i 15 e i 30 kg sui molari. Durante gli episodi di bruxismo e serramento notturno, l'𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁à 𝗱𝗲𝗶 𝗺𝘂𝘀𝗰𝗼𝗹𝗶 𝗺𝗮𝘀𝘀𝗲𝘁𝗲𝗿𝗲 e temporale può generare 𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗵𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘂𝗽𝗲𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝟴𝟬-𝟭𝟬𝟬 𝗸𝗴 (oltre 800-1000 Newton), applicati ripetutamente e senza alcuna finalità funzionale
🧠 𝟮. 𝗟'𝗮𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗿𝗶𝗳𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶:
Grazie all’azione dei meccanocettori parodontali e dei fusi neuromuscolari, che inviano un segnale di stop al sistema nervoso centrale durante il giorno, non riusciamo a stringere così forte senza sentire un dolore immediato.
Durante il sonno, in corrispondenza dei micro-risvegli, questi "freni inibitori" e la percezione nocicettiva sono alterati: il muscolo si contrae alla massima potenza senza il biofeedback di protezione.
🩸 𝟯. 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝘀𝗼𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝗶𝘀𝗰𝗵𝗲𝗺𝗶𝗮 𝗺𝘂𝘀𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲:
Mentre il digrignamento prevede un movimento, il serramento o il bracing impongono una contrazione isometrica prolungata. Questo stato di tensione continua comprime i vasi sanguigni all'interno del muscolo massetere, bloccando l'apporto di ossigeno.
Il risultato? Accumulo di acido lattico, affaticamento precoce, trigger point attivi e cefalee miofasciali al risveglio.
Capire l'entità di queste sollecitazioni muscolari è il primo passo per valutare l'effettivo rischio biomeccanico a cui è sottoposto il cavo orale del paziente.
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