Anamaya

Anamaya Studio di Naturopatia e Counselling

Il mantra Sa Ta Na Ma è uno di quei suoni antichi che, quando li incontri davvero, ti rendi conto che non sono semplicem...
26/03/2026

Il mantra Sa Ta Na Ma è uno di quei suoni antichi che, quando li incontri davvero, ti rendi conto che non sono semplicemente parole. Sono come una piccola chiave che apre una porta interiore. Nel Kundalini Yoga viene spesso utilizzato nella meditazione chiamata Kirtan Kriya, ed è considerato un mantra molto potente perché non lavora soltanto sulla concentrazione, ma entra in profondità nei meccanismi della mente, della memoria e delle emozioni.
Quando lo si osserva con attenzione, ci si accorge che le quattro sillabe raccontano una storia semplice ma universale: la storia della vita stessa.

SA rappresenta l’infinito, l’origine di tutto. È quel momento prima della forma, prima della nascita, il campo di possibilità da cui ogni cosa emerge.
TA è la manifestazione della vita, il momento in cui qualcosa prende forma, cresce, si esprime nel mondo.
NA indica la trasformazione, ciò che comunemente chiamiamo morte ma che, in realtà, è solo un passaggio. Nulla scompare davvero: cambia stato.
MA è la rinascita, il ritorno alla vita in una forma nuova, la rigenerazione.

Se ci pensi, queste quattro vibrazioni descrivono esattamente il movimento continuo dell’universo: nascere, vivere, trasformarsi e rinascere. Ripetere questo ciclo con la voce e con la mente aiuta il cervello ad accettare il cambiamento, sciogliendo molti attaccamenti e tensioni interiori.
Una particolarità molto interessante di questa meditazione è che il mantra non viene mai recitato da solo, ma sempre accompagnato da un movimento delle dita chiamato mudra. Ogni sillaba è associata a un contatto tra il pollice e un dito diverso.

Quando pronunci SA, unisci pollice e indice. Questo gesto è tradizionalmente collegato alla conoscenza e alla chiarezza mentale.
Con TA, tocchi pollice e medio, stimolando qualità come la disciplina e la stabilità interiore.
Con NA, pollice e anulare: qui si attiva simbolicamente l’energia vitale, il fuoco della trasformazione.
Infine MA, pollice e mignolo, che richiama la comunicazione e l’equilibrio emotivo.

Dal punto di vista neurologico questo movimento non è casuale. Le dita occupano una parte enorme della corteccia motoria del cervello. Quando tocchi ritmicamente le dita mentre pronunci suoni ripetitivi, stai letteralmente sincronizzando aree cerebrali diverse: linguaggio, movimento, attenzione e memoria. È come se creassi una piccola orchestra neuronale che suona all’unisono.
La meditazione tradizionale si sviluppa poi attraverso tre livelli di voce, che rappresentano tre dimensioni della coscienza.
All’inizio il mantra viene pronunciato a voce normale. Questo coinvolge il corpo e il respiro, radicandoti nella realtà fisica.
Poi si passa al sussurro, una voce quasi segreta, che porta l’attenzione verso l’interno e attiva il subconscio.
Infine il mantra viene ripetuto mentalmente, nel silenzio. Qui il suono diventa pensiero puro, vibrazione interiore.
Questa progressione non è casuale: è un vero e proprio viaggio dalla materia allo spirito, dall’esterno all’interno.
Negli ultimi anni questa pratica ha attirato l’attenzione anche della ricerca scientifica. Diversi studi, tra cui quelli condotti negli Stati Uniti da gruppi di ricerca sulla prevenzione dell’Alzheimer, hanno osservato che la pratica quotidiana di questa meditazione – anche solo 12 minuti al giorno – produce effetti misurabili.

Tra i risultati più interessanti si è visto:
• un miglioramento della memoria e dell’attenzione
• una riduzione significativa dello stress e del cortisolo
• una diminuzione di alcuni marcatori genetici legati all’infiammazione
• una migliore qualità del sonno e dei ritmi biologici

In altre parole, qualcosa che per millenni è stato considerato una pratica spirituale sta mostrando effetti molto concreti anche dal punto di vista neurobiologico.
C’è poi un piccolo dettaglio affascinante nella pratica tradizionale: la visualizzazione del percorso del suono. Durante la meditazione si immagina che ogni sillaba entri dalla sommità della testa – il punto che nello yoga viene chiamato “decimo cancello” – e poi scenda verso il centro della fronte, tra le sopracciglia. Il movimento immaginato forma una specie di L rovesciata.
Questa semplice immagine mentale aiuta la mente a dirigere l’attenzione lungo una linea precisa del corpo energetico, creando una sensazione di centratura molto forte.
In pratica, quello che succede è qualcosa di sorprendentemente semplice: respiro, suono, movimento delle dita e attenzione iniziano a sincronizzarsi. E quando questo accade, il cervello entra in uno stato di calma vigile, quello che molte tradizioni chiamano mente chiara.
Ed è proprio lì che questo mantra rivela il suo vero potere: non tanto nelle parole, ma nella coerenza interiore che riesce a creare.
E ti dico una cosa interessante: la meditazione completa di 12 minuti non è casuale. È costruita con una sequenza precisa di tempi e di modalità di recitazione che servono proprio a guidare gradualmente la mente verso quello stato di equilibrio.

La pratica dei 12 minuti con il mantra Sa Ta Na Ma è sorprendentemente semplice, e proprio per questo è così potente. Non richiede ambienti particolari, strumenti o preparazioni complicate. Serve solo un luogo tranquillo, la schiena dritta e la disponibilità a restare presente a ciò che accade dentro di sé.
Ci si siede comodi, su una sedia o a terra, con la colonna vertebrale il più possibile allineata. Le mani sono appoggiate sulle ginocchia con i palmi rivolti verso l’alto. Gli occhi possono restare chiusi, oppure socchiusi con lo sguardo rilassato verso il punto tra le sopracciglia.

Da qui inizia la sequenza.
I primi 2 minuti si recita il mantra a voce normale.
Si pronunciano lentamente le quattro sillabe:

Sa – Ta – Na – Ma

Ogni sillaba viene accompagnata dal movimento delle dita.
Sa → pollice e indice
Ta → pollice e medio
Na → pollice e anulare
Ma → pollice e mignolo

Il ritmo è naturale, senza fretta. La voce deve essere chiara ma non forzata, come se stessi semplicemente parlando a qualcuno vicino a te.
Dopo questi due minuti si passa alla seconda fase.

Per i successivi 2 minuti il mantra diventa un sussurro.
La bocca si muove allo stesso modo ma il suono è quasi impercettibile. In questa fase la percezione cambia molto: la mente comincia a raccogliersi e l’attenzione scende più in profondità. È come se il pensiero diventasse più morbido.

Poi arriva il cuore della meditazione.
Per 4 minuti il mantra viene ripetuto solo mentalmente.
Le labbra non si muovono più, ma nella mente continui a scandire chiaramente:

Sa – Ta – Na – Ma.

Le dita continuano comunque a toccarsi nello stesso ordine. Questo è importante perché mantiene il ritmo e impedisce alla mente di disperdersi nei pensieri.
Molte persone raccontano che proprio in questa fase compare una sensazione di silenzio interiore molto particolare. Non è il vuoto totale, ma una specie di quiete vigile.

Dopo questi quattro minuti il processo viene invertito.
Per 2 minuti il mantra torna a essere sussurrato, esattamente come nella seconda fase.
Infine si conclude con 2 minuti a voce normale, riportando lentamente la mente verso la dimensione esterna.

Quindi la struttura completa è questa:

2 minuti voce normale
2 minuti sussurro
4 minuti silenzio mentale
2 minuti sussurro
2 minuti voce normale

Totale: 12 minuti.
Durante tutta la pratica si mantiene anche una piccola visualizzazione molto usata nella tradizione del Kundalini Yoga. Si immagina che ogni sillaba entri dalla sommità della testa e scenda verso il punto tra le sopracciglia, come se il suono percorresse una linea interna nella testa. Non bisogna forzare l’immagine: basta accennarla.
Alla fine dei 12 minuti ci si ferma qualche istante in silenzio. Si lasciano le mani rilassate sulle ginocchia e si respira profondamente due o tre volte.
Molti praticanti notano che, anche dopo pochi giorni, succedono cose molto semplici ma significative: la mente diventa più chiara, i pensieri meno confusi, il sonno più profondo. È come se il cervello trovasse un nuovo ritmo.
Ed è proprio questo il segreto di questa meditazione: non è tanto il mantra in sé, ma la sincronizzazione tra suono, movimento e attenzione. Quando questi tre elementi si allineano, il sistema nervoso entra in uno stato di equilibrio molto particolare.
Una cosa curiosa che pochi sanno è che questa pratica, se fatta con costanza per 40 giorni consecutivi, tende a produrre cambiamenti molto più profondi nella stabilità emotiva e nella memoria.

Ad Maiora, con cuore e spirito aperti.

© [2026] Cav. Luigi Albano. Scrittore e ricercatore indipendente in Radiestesia, Geometria Sacra e Bioenergia.

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Una grande scoperta che concilia la MTC ( Medicina Tradizionale Cinese) con la Medicina Occidentale.

Secondo le Medicina Tradizionale Cinese il morbo di Parkinson, con le sue manifestazioni, è da sempre associata al Vento come sindrome (il vento muove quello che non si dovrebbe muovere ma può anche bloccare , vedi i tremori a riposo/di posizione o l’ipertonia e paralisi)
Il Vento in MTC può nascere da un deficit di Rene e di sangue di Fegato. Per questo la loro strategia è sempre stata quella di nutrire in particolar modo l’energia di questi due organi fondamentali, soprattutto in prevenzione

In dietetica cinese vengono consigliati l’assunzione di alghe (tranne a chi soffre di ipertiroidismo) , cereali integrali, verdure a foglia verde, r**e rosse, fave, semi oleosi, sesamo, pinoli, mochi, agrumi (per azione protettiva) , noci. Sconsigliati Caffè, alcol, carni rosse, grassi saturi e latticini, cereali e zuccheri raffinati

Ottimi aiuti dalla micoterapia, Fiori di Bach , reflessologia plantare e integratori per azione neuroprotettiva e per nutrire il sangue.

Come sempre, ogni persona è diversa per cui la naturopatia valuterà il quadro complessivo per un piano benessere personalizzato.

Researchers say abnormal proteins actually travel from somewhere else to the brain.

A groundbreaking study from Wuhan University suggests that Parkinson’s disease may originate in the kidneys, challenging long-held assumptions that it begins in the brain.

Researchers found abnormal clusters of alpha-synuclein (α-Syn) proteins—known to play a central role in Parkinson’s—in the kidneys of patients with the disease.

In animal experiments, healthy kidneys were able to clear these proteins, but malfunctioning kidneys allowed α-Syn to accumulate and spread to the brain, leading to neurological damage.

The study also found α-Syn buildup in patients with chronic kidney disease, even when no neurological symptoms were present. This raises the possibility that the kidneys may act as an early reservoir for pathological proteins, which later travel via blood or nerve pathways to the brain. Though the research is preliminary and based on small sample sizes, it opens a new frontier in Parkinson’s research—suggesting that kidney health could be a target for early intervention and new treatments. As researchers continue exploring non-brain origins of neurodegenerative diseases, these findings could reshape how we understand and manage Parkinson’s.

Source:
Yuan, Y., et al. (2025). Peripheral α-synucleinopathy in kidneys contributes to Lewy body pathogenesis. Nature Neuroscience.

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