03/09/2026
🪷 MONDI SOMMERSI 🪷
La sete che sa il suo nome
Ti è mai capitato di riconoscere un copione che si ripete e, nonostante tutto, sperare che questa volta sia diverso?
È un po’ come entrare nello stesso bar: luci calde, musica familiare, qualcosa che conosci già…
e poi uscirne con la stessa sensazione addosso.
Quando manca acqua dentro casa — ascolto, rispetto, uno sguardo capace di vederci davvero — a volte proviamo a bere altro.
Parole dolci dopo una ferita.
Promesse che sembrano acqua.
Relazioni luminose fuori e dolorose dentro.
Per un momento dissetano.
Poi la sete ritorna. E qualche volta brucia ancora di più.
Così possiamo imparare a parlare piano, evitare discussioni, adattarci, aspettare.
E costruire piccoli castelli di speranza:
“Se cambio…”
“Se resisto…”
“Se riesco a farmi capire…”
“Forse, questa volta, diventerà acqua.”
Intanto quella fame di essere visti continua a cercare porte che non si aprono.
E qualche volta ci fa rimanere figli, anche da adulti, continuando ad aspettare proprio lì ciò che avremmo avuto bisogno di ricevere molto tempo prima.
🌿 Ma arriva un momento in cui la consapevolezza cambia la domanda.
Non più:
“Come posso convincere l’altro a darmi ciò di cui ho bisogno?”
ma:
“Perché continuo a chiedere acqua proprio dove continuo ad avere sete?”
Il corpo, in fondo, riconosce l’acqua.
Non è debolezza desiderare ciò che nutre.
È lucidità imparare a riconoscere ciò che non disseta.
E forse la scelta non consiste nel convincere qualcuno a cambiare.
Consiste nell’ascoltare finalmente la propria sete e concederle un primo sorso vero.
Anche piccolo.
Anche imperfetto.
Ma vero. 🤍
💭 Se domattina ti svegliassi con un briciolo di cura in più per te, quale sarebbe il primo gesto che faresti?
Dott.ssa Ilaria Quattrociocche – Psicoterapeuta
🦋 Dove la mente incontra la cura 🦋