10/08/2026
Questa immagine è puro marketing. E proprio per questo dovrebbe farci riflettere.
Cosa si vede? Un bambino piccolo con un iPhone in mano. Un’immagine ideata e realizzata per essere rassicurante, tenera, familiare ma, dietro questa fotografia, c’è una strategia comunicativa potentissima.
Perché se metti un telefono in mano a un bambino così piccolo, stai facendo passare un messaggio molto semplice: è normale. È accettabile. Si può fare.
E se quel telefono è un iPhone, implicitamente stai anche associando quel gesto a un altro concetto: sicurezza, affidabilità, controllo.
Non importa nemmeno che se ne parli bene o male.
L’importante è che se ne parli.
Ed è qui che questa pubblicità diventa inquietante perché costruisce normalità. La nostra soglia di pensiero critico si abbassa sempre più.
Il problema non è soltanto “dare o non dare uno smartphone a un bambino”. Anche se non va dato!
Il problema è quando smettiamo di chiederci perché quell’immagine ci viene mostrata e quale comportamento sta contribuendo a rendere normale.
Perché quello che passa è un messaggio grave:
Se si vede, si può fare.
E noi siamo continuamente esposti a immagini, messaggi e narrazioni che cercano di dirci cosa è normale, cosa è desiderabile, cosa è sicuro e cosa dovremmo volere.
Per questo dobbiamo imparare a “corazzarci”.
Non contro la pubblicità ma per non essere inconsapevoli davanti alla pubblicità ed evitare che siano questi messaggi ad orientare valori, pensieri e commenti.
Impariamo a fermarci, osservare e chiederci:
Che cosa mi stanno facendo pensare?
Che cosa stanno normalizzando?
Quale comportamento stanno rendendo desiderabile?
E soprattutto: perché?
Perché il marketing più efficace non è quello che ci convince a comprare.
È quello che riesce a farci pensare che quella cosa sia semplicemente normale.
E forse è proprio questo il messaggio più importante da imparare a leggere.