12/07/2026
📌Sull’invidia
L’invidia è una delle emozioni più complesse e dolorose dell’esperienza umana. Fa soffrire chi la prova e spesso lascia amarezza anche in chi ne è oggetto. Viene spontaneo chiedersi perché sia così difficile essere felici per qualcosa di bello che accade nella vita di un’altra persona.
Eppure l’invidia è profondamente umana e appartiene a tutti. È anche uno dei vissuti che più fatichiamo a riconoscere. È più facile attribuirla agli altri che ammettere di averla provata. Dire “sono invidioso” significa entrare in contatto con una parte di sé che si preferirebbe non vedere. Così intervengono i meccanismi di difesa: si minimizza, si razionalizza, si svaluta l’altro o si nega ciò che si prova.
Ma di cosa si è davvero invidiosi? Raramente della macchina, della casa, del lavoro o della famiglia dell’altro. Quelli sono soltanto simboli. Ciò che ferisce è l’impressione che l’altro sia più felice, più realizzato, più pienamente vivo. L’invidia nasce quando la felicità dell’altro illumina una propria zona d’ombra e si intreccia con il senso di esclusione: come se tutti fossero stati invitati alla festa della vita tranne noi.
Quando percepiamo la nostra vita come incompleta, il confronto diventa inevitabile. L’erba del vicino appare più verde perché la osserviamo attraverso il filtro delle nostre mancanze.
Da una prospettiva psicoanalitica, l’invidia non è solo qualcosa da combattere, ma un segnale. Parla di un bisogno profondo di sentirsi riconosciuti, amati e valorizzati, spesso radicato in esperienze emotive precoci che non hanno trovato uno spazio per essere accolte.
Se ascoltata anziché negata, può diventare un’occasione di conoscenza. Dietro il fastidio per la felicità dell’altro c’è spesso una parte di sé che chiede di essere vista e riconosciuta. Non sarà l’altro a risarcirla, ma la possibilità di prendersene cura con uno sguardo nuovo.