Dott.ssa Gavina Sedda Pedagogista Studio Pedagogico Empeiria Oristano

Dott.ssa Gavina Sedda Pedagogista  Studio Pedagogico Empeiria Oristano EMPEIRIA
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Attività di consulenza in presenza e on line per genitori, percorsi educativi rivolti a bambini e adolescenti per problemi comportamentali, potenziamento delle abilità di apprendimento
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Quando l'inizio della scuola diventa difficile: cosa sta succedendo davvero?"​​L'inizio della scuola porta con sé tantis...
29/08/2026

Quando l'inizio della scuola diventa difficile: cosa sta succedendo davvero?"

​L'inizio della scuola porta con sé tantissimo entusiasmo, ma anche una serie di cambiamenti invisibili che possono mettere a dura prova i bambini. Se nei primi tempi si notano regressi, capricci improvvisi, nervosismo o un'insolita stanchezza, è importante sapere che è del tutto normale.
​Entrare nel mondo della scuola richiede al bambino uno sforzo di adattamento enorme su più fronti:

​La gestione del distacco: Anche se hanno già frequentato l'infanzia, l'ambiente nuovo, figure adulte sconosciute e gruppi classe ampi possono riattivare l'ansia di separazione dai genitori.

​Il cambio di ritmo e di regole: Passare al dover stare seduti a lungo, seguire consegne precise e rispettare tempi rigidi richiede un livello di autoregolazione emotiva e motoria che richiede tempo e allenamento.

​La fatica della prestazione: Per la prima volta ci si confronta con compiti, valutazioni e il timore di "non saper fare" o di deludere maestre e genitori.

​Il sovraccarico di stimoli: Nuovi rumori, tanti compagni e richieste continue portano a una grande stanchezza serale, che spesso si sfoga a casa con pianti o scatti d'ira.

​Di fronte a queste fatiche, la tentazione è quella di sminuire ciò che il bambino vive o di allarmarsi subito. In realtà, il compito del genitore è far sentire al bambino che la casa rimane il suo porto sicuro, il luogo in cui potersi sbloccare e scaricare le tensioni accumulate durante il giorno.
​Accogliere le difficoltà con pazienza e ascolto senza fretta è il primo passo per aiutarli ad affrontare con serenità il nuovo mondo della scuola

Quando nascono fatiche o dubbi educativi, il bisogno di un confronto è immediato e la distanza non deve mai essere un os...
24/08/2026

Quando nascono fatiche o dubbi educativi, il bisogno di un confronto è immediato e la distanza non deve mai essere un ostacolo per trovare risposte e serenità.

​Per questo motivo la mia consulenza pedagogica arriva anche online:

​Andiamo oltre le distanze: Un colloquio accogliente direttamente da casa tua

​Custodiamo il tuo tempo: Uno spazio d'ascolto su misura, pensato per adattarsi con naturalezza ai ritmi reali e alle esigenze della tua giornata.

​Costruiamo passi concreti: La stessa attenzione, la vicinanza e l'efficacia di un incontro di persona, per trovare strategie pratiche modellate sulla tua vita di tutti i giorni.

​Possiamo affrontare insieme le sfide quotidiane, un passo alla volta.

​ Scrivimi e clicca sul pulsante WhatsApp qua sotto, oppure chiamami al numero 379.2443006

A settembre inizia la scuola primaria. Come preparare un figlio a questo passo?"​​Il passaggio alla scuola primaria è un...
21/08/2026

A settembre inizia la scuola primaria. Come preparare un figlio a questo passo?"

​Il passaggio alla scuola primaria è un momento di grande cambiamento per ogni famiglia. Tra la caccia all'astuccio perfetto e la scelta dello zaino, ci si trova ad affrontare una fase del tutto nuova.
​Per un bambino, la prima classe significa fare un salto importante:
​Nuovi ritmi: Si passa dal gioco libero della scuola dell'infanzia alla necessità di stare seduti al banco più a lungo.
​Nuove sfide: Cambiano i punti di riferimento, i compagni, le regole e ci si inizia a misurare con i primi compiti.
​Nuove emozioni: C'è tanta gioia e curiosità, ma può emergere anche la paura di non farcela.
​A volte, un genitore rischia di farsi prendere dall'ansia per i ritmi che cambiano o per il timore che il figlio non si adatti.
​Come si può aiutarlo davvero in questo percorso? Ci sono tante cose che un genitore può fare:
​- insegnargli le piccole autonomie abituando il bambino a preparare lo zaino, ad aprire la merenda da solo o a sistemare le sue cose lo farà sentire capace e sicuro di sé.
​- ascoltare quello che prova: se il bambino esprime paura, è importante ascoltarlo e rassicurarlo senza sminuire il suo pensiero
​-parlare della scuola con entusiasmo: raccontare la scuola come un luogo stimolante dove si imparano cose magnifiche aiuta a prevenire ansie e paure.
​Il compito di un genitore , in un momento di passaggio così importante, è quello di continuare ad essere una guida sicura sia in questa nuova avventura che in tutte le altre che il bambino vivrà

Mio figlio non mi ascolta...dove sto sbagliando?Quante volte ti sei ritrovato a ripetere la stessa cosa tre, quattro, ci...
20/08/2026

Mio figlio non mi ascolta...dove sto sbagliando?

Quante volte ti sei ritrovato a ripetere la stessa cosa tre, quattro, cinque volte, fino a dover alzare la voce per ottenere attenzione? E quante volte, subito dopo, ti sei chiesto: “Ma perché dobbiamo arrivare sempre a questo punto? Dove sto sbagliando?”
​La sensazione di parlare al vento è una delle più frustranti nell'esperienza genitoriale. Porta con sé stanchezza, senso di colpa e l'impressione che il dialogo in casa si sia spezzato.
​Ma prima di colpevolizzarti, c'è un aspetto fondamentale da considerare: quando un bambino non ascolta, quasi mai si tratta di un dispetto o di una mancanza di rispetto nei tuoi confronti.
​Spesso, dietro a quel "muro di gomma", ci sono meccanismi molto precisi:
​Saturazione di stimoli e parole: Gli adulti tendono a spiegare, giustificare e parlare molto. Quando inondiamo i bambini di parole, il loro cervello semplicemente stacca la spina per autodifesa. Più parliamo, meno ricevono.
​Il momento sbagliato: Chiedere di riordinare mentre sono immersi in un gioco o stanchi da una giornata intensa significa chiedere uno sforzo di autoregolazione che in quel momento non sono in grado di fare.
​Comandi astratti o negativi: Dire "fai il bravo" o "non fare il disordinato" non offre un'azione concreta. Il cervello dei più piccoli ha bisogno di indicazioni chiare, visive e al positivo (es. "Metti le macchinine nella scatola rossa").
​Mancanza di ingaggio emotivo: Chiedere qualcosa da dall'altra stanza, gridando sopra il rumore della TV, non crea connessione. L'ascolto parte dal contatto visivo e dalla vicinanza fisica.
​Quando le urla diventano l'unico modo per farsi sentire, si crea un circolo vizioso: il bambino si abitua ad attivarsi solo quando il tono di voce si alza, considerandolo l'unico vero segnale che "è ora di fare sul serio".
​Cambiare questa dinamica è possibile. Non serve diventare più rigidi o arrendersi, ma iniziare a osservare la comunicazione da un'altra prospettiva, cambiando i segnali che mandiamo e trovando una modalità che funzioni davvero per l'età e la personalità di tuo

Quando un capriccio non è solo un capriccio Capita a tutti i genitori: siamo al supermercato, oppure è ora di spegnere l...
19/08/2026

Quando un capriccio non è solo un capriccio

Capita a tutti i genitori: siamo al supermercato, oppure è ora di spegnere la TV per cenare, ed ecco che parte la crisi. Urla, pianti, piedi puntati.
​In quel momento è facile sentirsi frustrati, stanchi o persino giudicati da chi ci sta intorno.
​Ma cosa c'è davvero dietro a quel comportamento?
​Spesso i bambini non hanno ancora le parole giuste per dirci: "Sono stanco", "Ho paura", oppure "Non so gestire questa emozione così grande".
Il "capriccio" non è un dispetto rivolto a noi, ma una richiesta d'aiuto per qualcosa che non riescono a gestire da soli.
​Come possiamo reagire noi adulti?
​Manteniamo la calma: La nostra serenità è l'ancora a cui si aggrappano.
​Parliamo al bambino dicendogli : "Vedo che sei arrabbiato, ti capisco".
​Offriamo presenza, non punizioni: Restiamo vicini al bambino finché la tempesta emotiva non passa.
​Educare richiede molta pazienza e non esistono genitori perfetti, ma solo adulti che provano a capire i propri figli giorno per giorno.

Da oggi lo studio offre Consulenza Pedagogica anche on line su WhatsApp.Per qualsiasi informazione potete contattarmi al...
19/08/2026

Da oggi lo studio offre Consulenza Pedagogica anche on line su WhatsApp.
Per qualsiasi informazione potete contattarmi al numero 379.2443006 o cliccare sul pulsante whatsapp in basso.

18/08/2026

Gli dici di smettere, lo rifà. Gli spieghi perché, lo rifà. Gli togli il telefono, dopo poco torna a prenderlo, gli chiedi di iniziare e rimanda, intanto tu, pur di aiutarlo, ti inventi qualsiasi cosa (manco fossi la fata che trasforma una zucca in carrozza) e alla difficoltà successiva sei di nuovo lì.

Allora la domanda cambia: che cosa serve guardare in quel momento per non ritrovarsi sempre nello stesso punto?

Quando gli chiedi una cosa e inizia a urlare, se tutte le volte lasci perdere perché non ne puoi più, il suo cervello impara che urlare può far finire quella richiesta.

Quando si blocca e tutte le volte arrivi tu con la soluzione pronta, impara che davanti a una difficoltà può aspettare che qualcuno intervenga al posto suo.

Quando si annoia, deve aspettare oppure qualcosa diventa faticoso e tutte le volte prende il telefono, impara che può uscire subito da quella sensazione passando a qualcosa che gli piace di più.

Capire questo è fondamentale perché, se guardiamo soltanto quello che fanno, continuiamo a correggere l’urlo, il telefono, il rimandare, il silenzio, senza vedere che cosa porta quei comportamenti a tornare tutte le volte, quando iniziamo a capire anche che cosa succede nella loro testa cambia il punto da cui possiamo intervenire e soprattutto cambia il COME.

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28/07/2026

IL VALORE EDUCATIVO DEI "NO": PERCHÉ PROTEGGERE I FIGLI DALLA FRUSTRAZIONE LI RENDE PIÙ FRAGILI

www.educazioneemotiva.it

Oggi assistiamo sempre più spesso a una tendenza iperprotettiva da parte degli adulti: l'istinto di spianare la strada ai ragazzi, di evitare loro qualsiasi forma di disagio, rifiuto o fallimento. Eppure, dal punto di vista psicologico e neuroscientifico, privare i giovani della possibilità di sperimentare la frustrazione significa privarli della palestra più importante per la loro crescita emotiva.
La frustrazione non è un nemico da combattere, ma uno stato d'animo necessario. Quando un bambino o un adolescente riceve un "No", o si scontra con un limite, il suo cervello è costretto a cercare strategie alternative, a sviluppare la resilienza e a imparare a regolare la rabbia.
Se l'adulto interviene prima, anticipando ogni bisogno o riparando ogni minima delusione, il ragazzo non imparerà mai a conoscersi profondamente. Crescerà con l'illusione che il mondo debba sempre adattarsi ai suoi desideri, sviluppando una fragilità emotiva che, di fronte alle inevitabili difficoltà della vita adulta, rischia di trasformarsi in ansia bloccante o in aggressività incontrollata.
Educare emotivamente non significa rendere la vita dei nostri figli priva di ostacoli, ma camminare al loro fianco mentre imparano a superarli. I "No" che aiutano a crescere sono quelli che contengono un confine chiaro, ma anche la rassicurazione che un fallimento non definisce il proprio valore come persona.
È attraverso il superamento del piccolo dolore di un limite che i ragazzi scoprono la propria reale forza.

Un grande passo avanti nel riconoscimento del valore e del contributo dei pedagogisti nella scuola
08/07/2026

Un grande passo avanti nel riconoscimento del valore e del contributo dei pedagogisti nella scuola

La pedagogia è la disciplina che studia i processi di formazione e apprendimento dell'essere umano, ma quanto sarebbe importante avere specialisti in questo ambito nelle scuole? Ne abbiamo parlato con Cosmo Mitrano, consigliere della Regione Lazio e promotore della proposta di legge sull’istituzi...

Indirizzo

Dott. Ssa Gavina Sedda/Pedagogista/Via Othoca 14 Santa Giusta Oristano
Santa Giusta

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