28/05/2026
Semplice e chiaro!
Uso degli antibiotici in carie, ascessi dentali ed estrazioni: cosa dicono le linee guida
Il principio centrale è semplice:
l’antibiotico non cura il dente.
Nella maggior parte delle infezioni odontogene la terapia vera è odontoiatrica: drenaggio, apertura canalare, devitalizzazione, estrazione del dente responsabile, incisione se indicata. L’antibiotico è solo un supporto quando l’infezione si sta diffondendo o dà segni sistemici.
1. Carie dentale
Antibiotico: generalmente NO
La carie è una malattia locale del dente. Anche quando provoca dolore, pulpite o necrosi pulpare, l’antibiotico non risolve il problema, perché non elimina il tessuto cariato, non sterilizza il canale e non rimuove la causa.
Le linee guida pediatriche e odontoiatriche indicano che carie, pulpite, dolore dentale e infezioni localizzate senza diffusione non richiedono antibiotico. Serve il trattamento odontoiatrico. L’AAPD sottolinea l’importanza dell’uso giudizioso degli antibiotici nei bambini, proprio per ridurre prescrizioni inutili e resistenze.
Messaggio pratico:
Dente cariato o dolore da carie = dentista, non antibiotico.
2. Ascesso dentale
Antibiotico: non sempre
L’ascesso dentale va distinto in due situazioni.
A. Ascesso localizzato
Esempio: gonfiore limitato alla gengiva vicino al dente, dolore localizzato, bambino/adulto in buone condizioni generali, assenza di febbre, assenza di cellulite facciale, assenza di trisma, assenza di compromissione generale.
In questo caso, secondo SDCEP, ADA e NICE, la prima scelta è il trattamento locale: drenaggio, trattamento canalare o estrazione del dente responsabile. Gli antibiotici sono indicati solo se c’è diffusione o interessamento sistemico.
Messaggio pratico:
Ascesso localizzato = drenare/rimuovere la causa. L’antibiotico da solo è terapia incompleta e spesso inutile.
B. Ascesso con diffusione o segni sistemici
Qui l’antibiotico è indicato.
Segni di possibile indicazione:
febbre;
malessere generale;
cellulite facciale;
gonfiore che si estende;
linfonodi importanti;
trisma;
difficoltà ad aprire la bocca;
difficoltà a deglutire;
compromissione delle condizioni generali;
paziente fragile o immunocompromesso.
SDCEP afferma che gli antibiotici sono richiesti solo nei casi di infezione diffusa o coinvolgimento sistemico, con durata solitamente breve, 3–5 giorni, e rivalutazione a 3 giorni.
Il documento italiano Co.Re.Fa. Lazio 2025 è molto chiaro: le infezioni dentali possono essere curate senza antibiotici nella maggior parte dei casi; quando necessario, gli antibiotici di prima scelta sono molecole “Access”, come amoxicillina o fenossimetilpenicillina, con durata breve, in genere 3 giorni, estendibile a 5 se l’infezione persiste, con rivalutazione clinica.
3. Estrazione dentaria
Antibiotico: di routine NO
L’estrazione di un dente, da sola, non richiede automaticamente antibiotico.
La profilassi antibiotica routinaria prima o dopo una semplice estrazione in un paziente sano non è raccomandata dalla maggior parte delle linee guida, perché il beneficio è scarso e il rischio di eventi avversi, allergie, diarrea, selezione di resistenze e alterazione del microbiota non è trascurabile.
L’antibiotico può essere considerato se:
c’è già infezione diffusa;
c’è cellulite;
c’è febbre o interessamento sistemico;
il paziente è immunocompromesso;
esiste specifica indicazione di profilassi per rischio di endocardite infettiva;
intervento complesso con rischio infettivo aumentato, secondo valutazione odontoiatrica/chirurgica.
La profilassi per endocardite riguarda solo categorie selezionate di pazienti ad alto rischio e non la popolazione generale. Le raccomandazioni internazionali limitano la profilassi antibiotica odontoiatrica soprattutto ai pazienti a rischio di endocardite infettiva, mentre non è indicata come automatismo per ogni estrazione.
Messaggio pratico:
Estrazione dentaria in paziente sano = non serve antibiotico “per sicurezza”.
4. Cosa dicono in sintesi le principali linee guida
Situazione Antibiotico? Cosa fare
Carie semplice No Cura odontoiatrica, igiene, fluoro, trattamento conservativo
Dolore da pulpite No Dentista, analgesia, terapia canalare o cura del dente
Ascesso localizzato senza febbre Di solito no Drenaggio, devitalizzazione o estrazione
Ascesso con febbre, cellulite, gonfiore diffuso Sì Antibiotico + trattamento odontoiatrico urgente
Estrazione semplice in paziente sano No Procedura odontoiatrica, analgesia se necessaria
Estrazione in paziente fragile/ad alto rischio Valutare Decisione individuale, eventuale profilassi
Paziente a rischio di endocardite Possibile profilassi Solo se rientra nelle categorie previste
5. Quale antibiotico quando serve?
Le linee guida generalmente indicano come prima scelta:
amoxicillina;
oppure fenossimetilpenicillina, dove utilizzata;
metronidazolo in aggiunta o alternativa in alcune infezioni severe/anaerobiche, secondo quadro clinico;
alternative in caso di allergia vera alle penicilline, da scegliere con attenzione.
ADA, SDCEP e NICE convergono sul concetto che, quando l’antibiotico è davvero indicato, deve essere usato per il tempo più breve efficace, con rivalutazione clinica. L’ADA indica anche di sospendere l’antibiotico 24 ore dopo la risoluzione dei sintomi, indipendentemente dalla durata teorica prevista.
6. Messaggio forte per i genitori
Il dolore ai denti non si cura con l’antibiotico.
La carie non si cura con l’antibiotico.
L’ascesso localizzato non si cura “coprendolo” con l’antibiotico.
L’antibiotico serve quando l’infezione supera il dente e i tessuti vicini, cioè quando diventa diffusa, sistemica o pericolosa.
Il rischio dell’uso improprio è doppio:
il bambino prende un farmaco inutile;
il problema dentale resta lì e può peggiorare.