Io Non Mi Stresso

Io Non Mi Stresso Psicoterapeuta per passione �
Sorridente per natura �
Insieme capiremo come affrontare ansia, pa Un martedì ogni 15 giorni esce un nuovo TeaPost sul blog.

Ogni giorno lancio un sassolino qui sui social sperando apra nuovi spunti di riflessione. Mi trovate in studio a Saronno, ma grazie a Skype faccio sedute in tutto il mondo!

13.06.2026 - GIORNO DI NEWSLETTER 📬Questo mese parliamo di autonomia, di aiuto, di quella strana sensazione che ci fa se...
12/06/2026

13.06.2026 - GIORNO DI NEWSLETTER 📬
Questo mese parliamo di autonomia, di aiuto, di quella strana sensazione che ci fa sentire un peso quando avremmo bisogno di qualcuno. E di come, a volte, il problema non sia chiedere aiuto, ma permetterci di averne bisogno.

Nella newsletter di questo mese troverete:
🛋️ Appunti dal divano
Spunti che ho messo insieme dalle sedute di terapia. Li appoggio sul tavolo e li trasformo in spunti di riflessione.

📬La posta che non stressa
Una vostra lettera e qualche sassolino di riflessione, senza soluzioni pronte.

📺 L’angolo TV Therapy
Le serie come specchio. Prendiamo una serie e la usiamo come spunto per capire meglio noi stessi, stando sul tema del mese.

☕️ Il tutto arriva, come sempre, dritto nella vostra casella mail all’ora del the.
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ℹ️📬 La newsletter che non stressa arriva una volta al mese.
Nasce dalle lettere che mi scrivete e prova a fare una cosa semplice: tenervi compagnia mentre ci pensate.
Se non siete iscritti, trovate il link in bio o su Substack.

C'è questa grande convinzione nel magico mondo del self-help: scavare nei propri traumi familiari ti trasformerà automat...
11/06/2026

C'è questa grande convinzione nel magico mondo del self-help: scavare nei propri traumi familiari ti trasformerà automaticamente in una creatura zen, empatica e pacificata.

Non sempre va tutto così liscio😑

E voi? Qual è il difetto di famiglia più insopportabile che avete ereditato e che ora cercate di spacciare per "tratto distintivo della vostra personalità guarita"? Confessate nei commenti: i casi clinici più tossici finiranno nei prossimi numeri! 👇

📰 LA GAZZETTA TOSSICA | L'informazione che ti fa gaslighting.
⚠️ Avvertenze: Questo post è un concentrato satirico ad alto tasso di psico-fuffa. La Gazzetta Tossica non si assume alcuna responsabilità per vibrazioni abbassate, traumi transgenerazionali risvegliati o crolli improvvisi del mindset. Nessuna patologia reale è stata maltrattata per la stesura di questo post. I guru, invece, sì. Leggere attentamente le istruzioni, può indurre un sano senso di realtà.

Capita a moltissime persone.Sono le 17.30, le 18. Hai finito di lavorare. Giri per casa sistemando due cose, rispondendo...
08/06/2026

Capita a moltissime persone.

Sono le 17.30, le 18. Hai finito di lavorare. Giri per casa sistemando due cose, rispondendo a qualche messaggio, pensando a cosa preparare per cena.

Poi, quasi senza accorgertene, ti ritrovi davanti al frigorifero. O con la mano nella dispensa.

Un pezzetto di pane. Due biscotti. Un assaggio mentre cucini.

A volte finisce lì. Altre volte quello spiluccare diventa uno smangiucchiamento continuo. Altre ancora si trasforma in qualcosa di più simile a un'abbuffata.

E allora arriva la domanda: "Ma perché succede sempre a quest'ora?".

Spesso la risposta che ci diamo è: mancanza di volontà, scarso autocontrollo, golosità...

E se invece fosse il contrario? E se per tutto il giorno avessimo usato fin troppa forza di volontà?

Bread & Avocado ci raccontano una delle spiegazioni che incontriamo più spesso in terapia: quella di chi arriva a sera dopo aver tenuto insieme tutto e tutti, ignorando fame, stanchezza, emozioni e bisogni.

Perché a volte il problema non è quello che succede alle 18, il problema è tutto quello che è successo prima.

Molte persone arrivano in terapia e mi dicono: "So che non passerà mai, ma vorrei almeno imparare a gestirlo."Ogni volta...
05/06/2026

Molte persone arrivano in terapia e mi dicono: "So che non passerà mai, ma vorrei almeno imparare a gestirlo."

Ogni volta mi sento ribollire dentro! Chi diavolo ci ha convinti che il panico resterà per sempre? Non funziona così!

Gli attacchi di panico sono estremamente trattabili e la prognosi è generalmente molto buona.

Questo non significa che esista una formula magica o che basti "pensare positivo".

Significa che il lavoro terapeutico non consiste semplicemente nell'imparare a sopportare il sintomo, ma nel comprendere il sistema che lo mantiene acceso: la paura della paura, gli evitamenti, il bisogno di controllo, le emozioni che non trovano altre strade per essere ascoltate.

Se ne esce, insomma!
L'obiettivo? Tornare liberi di scegliere, of course! 🪨🌱

Ok, l'ansia si cura in terapia, va bene. Ma quando vediamo nostro figlio soffrire, scatta in noi un bisogno viscerale di...
04/06/2026

Ok, l'ansia si cura in terapia, va bene. Ma quando vediamo nostro figlio soffrire, scatta in noi un bisogno viscerale di risolvere il problema. Quindi, possiamo dire pure che ci pensa lo psicoterapeuta, ma a casa sentiamo di dover fare qualcosa. Secondo me, tra l'altro, non è male che anche gli adulti di casa salgano sulla barca della terapia e facciano qualcosa di pratico anche a casa. Quel "qualcosa" è utile anche per i bimbi ❤️

Di solito, presi dall'agitazione nel vederli stare male, iniziamo a sfornare consigli: "Pensa a cose belle", "Dai che sei coraggioso", "Non è successo nulla".
Ma c'è uno spoiler clinico importante: i consigli non curano l'ansia.

Perché l'ansia non abita nella parte logica del cervello, ma in quella più antica ed emotiva. Quando un bambino è in ansia, il suo corpo è in modalità "sopravvivenza". Sentirsi dire che non è niente lo fa sentire profondamente solo e difettoso ("Se non è niente, perché io sto così male?").

In questo nuovo carosello della rubrica "Pancini Emotivi" facciamo un salto di livello: passiamo dai consigli alle strategie relazionali. Vi lascio 4 giochi di Play Therapy da sperimentare a casa per trasformare la paura in qualcosa di visibile, condivisibile e, finalmente, tollerabile.

E, come dico spesso ai genitori, il punto non è vivere in un mondo senza paure, ma insegnare al bambino che si può rimanere saldi e stabili anche durante le tempeste.

A un certo punto diventa sfruttamento di minore.--📰 LA GAZZETTA TOSSICA | L'informazione che ti fa gaslighting.⚠️ Avvert...
03/06/2026

A un certo punto diventa sfruttamento di minore.
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📰 LA GAZZETTA TOSSICA | L'informazione che ti fa gaslighting.

⚠️ Avvertenze: Questo post è un concentrato satirico ad alto tasso di psico-fuffa. La Gazzetta Tossica non si assume alcuna responsabilità per vibrazioni abbassate, traumi transgenerazionali risvegliati o crolli improvvisi del mindset. Nessuna patologia reale è stata maltrattata per la stesura di questo post. I guru, invece, sì. Leggere attentamente le istruzioni, può indurre un sano senso di realtà.

Ho appena cambiato la scatola dei fazzoletti in studio. Ho aperto l'armadio delle scorte e ci ho trovato dentro una scat...
29/05/2026

Ho appena cambiato la scatola dei fazzoletti in studio.
Ho aperto l'armadio delle scorte e ci ho trovato dentro una scatola con questa frase e ho sorriso. Ho pensato a quanti cuori spezzati si siedono su questo divano.

Pensavo che quando le persone piangono, in terapia e nella vita, spesso si scusano. Siamo così abituati a dover essere forti, performanti e "messi insieme" che ci scusiamo per le nostre lacrime come se stessimo sporcando il pavimento. Viviamo il pianto come un fallimento del nostro autocontrollo, una rottura della diga che doveva tenere tutto dentro.

Alle spalle della scrivania, sempre in studio, ho un quadretto con la frase: "Date parole al vostro dolore, altrimenti il vostro cuore si spezza".

Si spezza e quindi poi tiri su il fazzoletto dalla scatola dei cuori spezzati. Puoi davvero riparare un cuore con la parola? O forse, più probabilmente, è quello che ci sta dietro alle parole. C'è che quando qualcuno prende un fazzoletto, si spezza un po' la voce anche a me. O gli dico qualcosa che però contiene l'immagine di un abbraccio. O sorrido mentre penso che quello con il cuore spezzato è il bambino che sono stati. Che poi, ora che ci penso, invece i bambini piangono meno frequentemente in terapia. Curioso.

In terapia di gruppo, all'inizio, ci si vergogna perché si piange davanti a tanti occhi. Si scopre, col tempo, che quei tanti occhi sono anche tante mani che accolgono, sono ancora più parole che validano. E la vergogna fa un po' dietrofront.

Non c'è cuore spezzato che non possa essere riparato.
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Pensieri estemporanei dalla stanza di terapia

Condivide 15 post su "Normalizziamo il cancellare i piani all'ultimo minuto per tutelare la nostra energia". Gli amici n...
26/05/2026

Condivide 15 post su "Normalizziamo il cancellare i piani all'ultimo minuto per tutelare la nostra energia". Gli amici normalizzano il non invitarla mai più.

Ormai è normalizzazione libera. E quindi sbizzarriamoci: qual è la cosa più pazza che vorreste normalizzare oggi stesso?

📰 LA GAZZETTA TOSSICA | L'informazione che ti fa gaslighting.

⚠️ Avvertenze: Questo post è un concentrato satirico ad alto tasso di psico-fuffa. La Gazzetta Tossica non si assume alcuna responsabilità per vibrazioni abbassate, traumi transgenerazionali risvegliati o crolli improvvisi del mindset. Nessuna patologia reale è stata maltrattata per la stesura di questo post. I guru, invece, sì. Leggere attentamente le istruzioni, può indurre un sano senso di realtà.

Stavolta ho scelto di far parlare un’Avocada, perché ho l’impressione che questa faccenda del piangere quando si è arrab...
25/05/2026

Stavolta ho scelto di far parlare un’Avocada, perché ho l’impressione che questa faccenda del piangere quando si è arrabbiati mi venga raccontata più spesso dalle donne. Potrebbe essere un bias legato al mio punto di osservazione (quindi...parliamone!).

Fatto sta che io me la son spiegata così: le bambine vengono più spesso educate con l’idea che la rabbia sia un’emozione sbagliata, poco femminile o aggressiva. Cosa succede allora? Si crea un cortocircuito interno: la rabbia spinge per uscire, il divieto sociale la blocca (non solo sociale, anche familiare) e il corpo devia la rotta trasformandola in pianto, un’espressione emotiva storicamente più tollerata per le donne.

Nel post vi racconto cosa osservo nella mia esperienza clinica, con i pazienti. Sarei interessata a capire se questa spiegazione abbia un fondamento più ampio e se ci sia una spiegazione simile anche quando capita negli uomini. Tipo: a quali uomini capita? Che tipo di funzionamento e di storia hanno? In che frangenti gli capita?
Attiviamo il pensiero critico e pensiamoci insieme!

Capita anche a voi? Ve ne vergognate o vi fa arrabbiare il doppio? Che spiegazione vi eravate dati?

Indirizzo

Via Piave, 3
Saronno

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 14:00 - 22:30
Giovedì 09:30 - 15:30
Venerdì 09:30 - 15:30

Telefono

+393454988428

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