Giuseppe Sanna Fisioterapista

Giuseppe Sanna Fisioterapista Mi sono specializzato nell’ambito delle problematiche muscolo- scheletriche, e nel 2015 ho co

Nel 2012 mi sono laureato in Fisioterapia presso l’Università di Sassari, da allora ho sempre lavorato come libero professionista collaborando con diversi studi.

Il dolore sul lato esterno del gomito, quello che si accende quando stringi una racchetta o giri una chiave, ha un nome ...
28/08/2026

Il dolore sul lato esterno del gomito, quello che si accende quando stringi una racchetta o giri una chiave, ha un nome poco elegante: epicondilalgia laterale, più conosciuta come gomito del tennista. Non serve giocare a tennis per svilupparlo: basta un gesto ripetuto con il polso e l'avambraccio, nello sport o al lavoro.

Uno studio randomizzato pubblicato su JAMA ha confrontato quattro percorsi su 165 persone con questo disturbo: infiltrazione di corticosteroide, fisioterapia, entrambe insieme, o nessuna delle due, seguendole per un anno. L'infiltrazione, quando presente, dava un sollievo più marcato nelle prime settimane. Nel corso dell'anno, chi aveva fatto fisioterapia, con o senza infiltrazione, ha mostrato tassi di recidiva più bassi rispetto a chi aveva ricevuto solo l'infiltrazione.

La scelta se e quando ricorrere a un'infiltrazione resta una valutazione medica, caso per caso. Quello che riguarda la fisioterapia è il lavoro sul periodo successivo: un programma di rinforzo progressivo dei muscoli dell'avambraccio, costruito sulla fase in cui si trova il dolore.

Se il dolore al gomito continua da settimane, questo è probabilmente il momento in cui iniziare a lavorarci, indipendentemente da cos'altro si stia facendo per gestirlo.



Coombes BK, Bisset L, Brooks P, Khan A, Vicenzino B. Effect of corticosteroid injection, physiotherapy, or both on clinical outcomes in patients with unilateral lateral epicondylalgia: a randomized controlled trial. JAMA. 2013;309(5):461-469. doi:10.1001/jama.2013.129

Stringere una mano con decisione, aprire un barattolo, portare le buste della spesa senza fatica: sono gesti che sembran...
21/08/2026

Stringere una mano con decisione, aprire un barattolo, portare le buste della spesa senza fatica: sono gesti che sembrano scontati, finché non lo sono più.

Uno studio pubblicato su The Lancet ha misurato la forza di presa di quasi 140.000 persone in 17 paesi diversi e le ha seguite per circa quattro anni. Il risultato: ogni riduzione di 5 chilogrammi nella forza della mano era associata a un rischio più alto di morte per qualsiasi causa, incluse le malattie cardiovascolari. L'associazione restava valida anche tenendo conto di età, livello di attività fisica e altre condizioni di salute.

Non significa che stringere più forte allunghi la vita. Significa che la forza muscolare, misurata in un modo semplice come la stretta di mano, riflette qualcosa di più ampio: quanto il corpo nel suo insieme è allenato, resiliente, pronto a rispondere a un imprevisto.

La buona notizia è che la forza di presa, come qualsiasi altra forza muscolare, si allena. Lavorare sulla forza generale del corpo, non solo delle mani, è uno degli interventi più concreti che una persona può fare per la propria salute a lungo termine, a qualunque età si inizi.



Leong DP, Teo KK, Rangarajan S, et al. Prognostic value of grip strength: findings from the Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) study. Lancet. 2015;386(9990):266-273. doi:10.1016/S0140-6736(14)62000-6

Il primo passo al mattino, con quella f***a sotto il tallone, è uno dei sintomi più riconoscibili della fascite plantare...
14/08/2026

Il primo passo al mattino, con quella f***a sotto il tallone, è uno dei sintomi più riconoscibili della fascite plantare.

Il consiglio più diffuso è quasi sempre lo stesso: stretching della pianta del piede, plantari, riposo. Uno studio danese ha confrontato questo approccio con un'alternativa meno intuitiva: il rinforzo.

Quarantotto persone con fascite plantare confermata all'ecografia sono state divise in due gruppi. Un gruppo ha abbinato ai plantari lo stretching quotidiano della fascia plantare. L'altro ha abbinato ai plantari un esercizio di rinforzo progressivo: sollevamenti del tallone su una gamba sola, con un asciugamano arrotolato sotto le dita, tre volte a settimana.

A tre mesi, chi aveva fatto rinforzo riportava risultati migliori di chi si era limitato allo stretching. A dodici mesi i due gruppi si erano avvicinati, ma il gruppo del rinforzo aveva raggiunto il miglioramento più in fretta, con meno sedute necessarie.

Per chi corre, o cammina molto, e convive da settimane con questo dolore al tallone, il messaggio pratico è che caricare il tessuto in modo progressivo può essere utile quanto lo stretching, se non di più.



Rathleff MS, Mølgaard CM, Fredberg U, Kaalund S, Andersen KB, Jensen TT, Aaskov S, Olesen JL. High-load strength training improves outcome in patients with plantar fasciitis: a randomized controlled trial with 12-month follow-up. Scand J Med Sci Sports. 2015;25(3):e292-e300. doi:10.1111/sms.12313

Hai le ossa fragili, meglio non sollevare pesi.È un consiglio che si sente spesso dopo una diagnosi di osteopenia o oste...
07/08/2026

Hai le ossa fragili, meglio non sollevare pesi.

È un consiglio che si sente spesso dopo una diagnosi di osteopenia o osteoporosi. Ha una logica intuitiva: se l'osso è più debole, meglio non stressarlo. La ricerca racconta una storia diversa.
Uno studio randomizzato ha assegnato un gruppo di donne in post-menopausa con bassa massa ossea a due percorsi: allenamento di forza ad alta intensità, con carichi vicini al massimale, due volte a settimana per otto mesi, oppure un programma leggero e a basso impatto da fare a casa.

Il gruppo con i carichi elevati ha migliorato la densità minerale ossea a livello di colonna e femore, insieme a forza, postura e funzione fisica. Il gruppo con esercizi leggeri no. In nessuno dei due gruppi si sono registrati eventi avversi seri.

Questo non significa che chi ha l'osteoporosi possa iniziare a sollevare carichi pesanti senza supervisione: il programma dello studio era guidato da professionisti, con progressione controllata e attenzione costante alla tecnica.

Significa che la fragilità ossea, da sola, non è un motivo per evitare il carico. È un motivo per caricare in modo progressivo, sorvegliato, e coordinato con chi segue la persona dal punto di vista medico.



Watson SL, Weeks BK, Weis LJ, Harding AT, Horan SA, Beck BR. High-intensity resistance and impact training improves bone mineral density and physical function in postmenopausal women with osteopenia and osteoporosis: the LIFTMOR randomized controlled trial. J Bone Miner Res. 2018;33(2):211-220. doi:10.1002/jbmr.3284

Lo strappo al bicipite femorale è uno degli infortuni più comuni per chi gioca a calcetto o corre.Ed è anche uno dei più...
31/07/2026

Lo strappo al bicipite femorale è uno degli infortuni più comuni per chi gioca a calcetto o corre.

Ed è anche uno dei più ricorrenti: chi si è già infortunato ha un rischio più alto di farlo di nuovo.

Un esercizio semplice, il Nordic hamstring, può cambiare questo scenario. Si fa in ginocchio, con le caviglie bloccate da un compagno o da un attrezzo, lasciandosi scendere in avanti in modo controllato e frenando con i muscoli posteriori della coscia.

Una revisione sistematica su oltre 8.400 atleti ha confrontato programmi di allenamento che includevano questo esercizio con programmi che non lo includevano. Il risultato: chi lo eseguiva con regolarità aveva un rischio di infortunio al bicipite femorale quasi dimezzato rispetto a chi seguiva un allenamento tradizionale.

Non serve essere un calciatore professionista per trarne beneficio. Serve costanza: l'esercizio funziona se inserito con regolarità nella routine di allenamento, non come rimedio dell'ultimo minuto prima di una partita.

Se hai già avuto uno strappo al bicipite femorale, o giochi con regolarità senza aver mai lavorato sulla forza eccentrica di questo muscolo, è probabilmente uno degli esercizi più utili che puoi aggiungere alla tua preparazione.



van Dyk N, Behan FP, Whiteley R. Including the Nordic hamstring exercise in injury prevention programmes halves the rate of hamstring injuries: a systematic review and meta-analysis of 8459 athletes. Br J Sports Med. 2019;53(21):1362-1370. doi:10.1136/bjsports-2018-100045

Cadere non è una questione di sfortuna.Una persona su tre, oltre i 65 anni, cade almeno una volta all'anno. Non riguarda...
24/07/2026

Cadere non è una questione di sfortuna.

Una persona su tre, oltre i 65 anni, cade almeno una volta all'anno. Non riguarda "gli anziani": riguarda l'equilibrio, la forza delle gambe, la velocità con cui il corpo reagisce quando un piede sbaglia un gradino.
Però l'equilibrio si allena, come si allena un muscolo.

I dati non lasciano dubbi: mettendo insieme i risultati di oltre cento studi scientifici, per un totale di più di ventimila persone, i ricercatori hanno visto che l'esercizio fisico riduce il numero di cadute di circa il 23% in chi vive in autonomia a casa propria. Non si parla di un programma qualsiasi: funzionano soprattutto gli esercizi che mettono davvero alla prova l'equilibrio, come stare in piedi su una gamba sola o cambiare direzione mentre si cammina, uniti al lavoro sulla forza delle gambe.

Camminare, da solo, non basta. Serve un lavoro mirato, che sfidi il sistema che controlla l'equilibrio, non solo la resistenza.

Molte persone iniziano questo percorso solo dopo una prima caduta. Ma l'allenamento dell'equilibrio funziona meglio come prevenzione che come rimedio: si costruisce prima che il corpo debba dimostrare di saperlo ancora fare.

Non serve aver già avuto un problema per iniziare a lavorarci.



Sherrington C, Fairhall NJ, Wallbank GK, Tiedemann A, Michaleff ZA, Howard K, Clemson L, Hopewell S, Lamb SE. Exercise for preventing falls in older people living in the community. Cochrane Database Syst Rev. 2019;1(1):CD012424. doi:10.1002/14651858.CD012424.pub2

Dopo un infortunio, il calendario può diventare una trappola.Sono passate due settimane.Mi fa meno male.Cammino meglio.Q...
17/07/2026

Dopo un infortunio, il calendario può diventare una trappola.

Sono passate due settimane.
Mi fa meno male.
Cammino meglio.
Quindi posso tornare come prima?

Il dolore è un’informazione importante, ma non è l’unica.

Dopo un infortunio, può succedere che il dolore diminuisca prima che siano tornate forza, controllo, tolleranza al carico e sicurezza nei gesti più impegnativi.

Questo vale per chi fa sport, ma anche per chi deve tornare a lavorare, camminare a lungo, salire le scale, sollevare pesi, fare una gita, stare in piedi molte ore.

Il punto non è aspettare all’infinito. Il punto è capire che cosa il corpo riesce già a fare e che cosa, invece, va ancora ricostruito.

Per questo, in riabilitazione, non basta chiedersi: “fa ancora male?”

Serve chiedersi anche:
- Quanto carico tollera?
- Quanto è forte rispetto a prima?
- Come si muove quando aumenta la fatica?
- Cosa succede il giorno dopo?

Tornare a muoversi non significa ripartire da zero. Significa aumentare le richieste in modo progressivo, finché il corpo torna a fidarsi di ciò che gli chiediamo.

Il recupero non è una data sul calendario. È un percorso fatto di prove, adattamenti e passaggi che hanno bisogno del loro tempo.



Ardern CL, Glasgow P, Schneiders A, Witvrouw E, Clarsen B, Cools A, et al. 2016 consensus statement on return to sport from the First World Congress in Sports Physical Therapy, Bern. Br J Sports Med. 2016;50(14):853-864. doi:10.1136/bjsports-2016-096278

In fisioterapia non dovrebbe funzionare così: io comando, tu esegui.Un percorso fatto bene non è una lista di ordini da ...
10/07/2026

In fisioterapia non dovrebbe funzionare così: io comando, tu esegui.

Un percorso fatto bene non è una lista di ordini da seguire senza capire.

Il fisioterapista porta competenze cliniche, valutazione, esperienza, capacità di scegliere e dosare il lavoro.

Il paziente porta qualcosa che non si può ignorare: la sua storia, le sue paure, le sue giornate, il tempo che ha, gli obiettivi che per lui contano davvero.

Perché un esercizio può essere corretto sulla carta, ma poco adatto alla persona che deve farlo.

Se un programma non entra nella vita reale, difficilmente diventa un percorso.

Accompagnare un paziente non significa decidere tutto al posto suo. Significa spiegare cosa si sta facendo, scegliere insieme obiettivi sensati, adattare il lavoro quando serve e costruire autonomia.

A volte serve aumentare il carico, a volte serve fare un passo indietro.
A volte serve cambiare strategia perché quella proposta non sta funzionando abbastanza bene.

Il confronto non rende il percorso meno serio, lo rende su misura. Perché la riabilitazione non è obbedire a una scheda, è capire dove si vuole arrivare e costruire, passo dopo passo, il modo più sostenibile per arrivarci.



Hoffmann TC, Lewis J, Maher CG. Shared decision making should be an integral part of physiotherapy practice. Physiotherapy. 2020;107:43-49. doi:10.1016/j.physio.2019.08.012.

Quando un ginocchio fa male, il pensiero più naturale è: “lo sto consumando, meglio usarlo meno”. È comprensibile.Se una...
03/07/2026

Quando un ginocchio fa male, il pensiero più naturale è: “lo sto consumando, meglio usarlo meno”. È comprensibile.

Se una scala dà fastidio, la eviti. Se una camminata peggiora i sintomi, accorci il giro. Se alzarti dalla sedia è diventato faticoso, inizi a cercare appoggi ovunque.

Il punto è che “usare meno” non sempre protegge: a volte riduce forza, equilibrio, resistenza e sicurezza nei movimenti quotidiani. E quando il ginocchio diventa meno allenato, anche attività semplici possono sembrare più pesanti.

Nell’artrosi di ginocchio, l’esercizio non serve a “cancellare” l’artrosi.

Serve a lavorare su ciò che può cambiare: forza, funzione, tolleranza allo sforzo, capacità di camminare, salire le scale, alzarsi e sedersi con più controllo.

Non esiste un esercizio valido per tutti. Per qualcuno si parte da pochi minuti di cammino, per altri da esercizi di forza semplici, per altri ancora serve ridurre il carico iniziale e aumentarlo con calma.

Il ginocchio non va trattato come un oggetto rovinato da usare il meno possibile. Va "ascoltato", caricato e allenato dentro un percorso sostenibile.

Perché muoversi meno può sembrare prudente, ma spesso la prudenza vera è trovare il modo giusto per continuare a muoversi.



Yan L, Li D, Xing D, et al. Comparative efficacy and safety of exercise modalities in knee osteoarthritis: systematic review and network meta-analysis. BMJ. 2025;391:e085242. doi:10.1136/bmj-2025-085242.

“Se sollevo quel peso mi torna il dolore. Meglio evitare, non si sa mai”. Dopo un episodio doloroso è normale diventare ...
26/06/2026

“Se sollevo quel peso mi torna il dolore. Meglio evitare, non si sa mai”.

Dopo un episodio doloroso è normale diventare più cauti.

Il corpo prova a proteggerti. La testa fa il suo lavoro. La memoria pure: se una cosa ha fatto male, la prossima volta ti avvisa prima.

Il punto è che questa protezione, se dura troppo, può diventare una gabbia.

Si inizia evitando un movimento. Poi un’attività. Poi una situazione intera. E senza accorgersene il mondo si restringe: meno carichi, meno camminate, meno scale, meno gesti quotidiani.

Nel dolore persistente questo meccanismo è ben conosciuto: paura del movimento, evitamento e perdita di fiducia possono contribuire a mantenere limitazioni anche quando non c’è un danno proporzionato a quello che si teme.

La fisioterapia, in questi casi, non serve a convincerti che “è tutto nella tua testa”.

Serve a fare il contrario: prendere sul serio quello che senti, capire quali movimenti ti spaventano, distinguere il rischio reale dalla paura comprensibile e costruire un percorso graduale per tornare a fare.

Non tutto subito. Non a caso. Non stringendo i denti per dimostrare qualcosa, ma con carichi adeguati e obiettivi concreti. A volte stare meglio non significa solo avere meno dolore. Significa ricominciare a fidarsi di quello che il proprio corpo può fare.



Vlaeyen JWS, Linton SJ. Fear-avoidance and its consequences in chronic musculoskeletal pain: a state of the art. Pain. 2000;85(3):317-332. doi:10.1016/S0304-3959(99)00242-0.

Indirizzo

Via Carlo Felice N42
Sassari
07100

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 20:00
Martedì 14:00 - 20:00
Mercoledì 14:00 - 20:00
Giovedì 14:00 - 20:00
Venerdì 14:00 - 20:00

Telefono

+393714255487

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