Psicologa Psicoterapeuta Veronica Buccoliero

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11/07/2026
Laika, il nuovo murales per il 25 aprile alla Garbatella: “Senza memoria non c’è futuro”Laika, definita “Artivista”, “la...
25/04/2026

Laika, il nuovo murales per il 25 aprile alla Garbatella: “Senza memoria non c’è futuro”

Laika, definita “Artivista”, “la Banksy italiana”, “attacchina romana” è dal 2018 una misteriosa street artist, che dietro ad una maschera anonima regala opere sui muri su tematiche sociali e politiche.

Si chiama Laika come il primo essere vivente lanciato nello spazio.
O forse come Leica, per richiamare la macchina fotografica.

Stanotte, sulle mura della Garbatella, quartiere romano simbolo della Resistenza, è apparsa l’opera di street art che richiama “Oltre il ponte” di Italo Calvino e dunque il messaggio antifascista dedicato al 25 Aprile.

È l’immagine di un nonno e una nipote.
In mezzo a loro il “fiore del partigiano, morto per la libertà”.

Buona Festa della Liberazione, senza la quale non saremmo qui.

09/04/2026

Il Digital Babysitting, ossia lo strumento tecnologico che intrattiene il bambinə, attiva il circuito della RICOMPENSA, dando tutta la propria attenzione al bambino o alla bambina.

Sin dai tempi della evoluzione della specie umana, tutti gli studi confermano invece l’importanza dello SGUARDO GENITORE-FIGLIO, che determina l’IO-TE,
che fa pensare al bambino: “Se la mamma mi guarda, sto bene”.

Lo sguardo dell’adulto sui devices, sul cellulare, sui mezzi tecnologici, ecc, interrompe e ribalta questa certezza.

“La mamma non mi guarda, allora non sto bene.
Non esisto.
Però c’è il cellulare, il tablet, la consolle che mi guarda e soddisfa tutti i mie bisogni immediati. Mi ricompensa (appunto)”.

Nasce così il più grande pericolo per l’evoluzione del bambino e per l’adulto.

Il bambino sentirà illusoriamente che i click sostituiranno l’amore materno (e paterno) da piccoli [e l’amore del potenziale partner poi].
L’adulto penserà che sia normale perché “è normale”.

Non è normale. E non è sano.
Niente può sostituire gli OCCHI NEGLI OCCHI tra un genitore e un figliə.
Niente.

Psicologa Psicoterapeuta Veronica Buccoliero
Veronica Buccoliero

Nel video: la Prof.ssa Daniela Lucangeli

06/04/2026

LETTERA A GIORGIA MELONI

Spettabile Presidente del Consiglio dei Ministri Italiani, Giorgia Meloni.

Scrivo a lei come nostro leader politico. Ma anche come madre di una figlia. Le chiedo di riflettere su quanto il suo ruolo politico oggi più che mai deve coincidere anche con il suo ruolo di madre di una (quasi) preadolescente. So che sua figlia ha quasi 10 anni. E’ sulla rampa di lancio per l’ingresso in pubertà. La preadolescenza dei nostri figli oggi è stata catapultata nel mondo virtuale dove – e le cronache di questi giorni ce lo hanno raccontato in più modi – i nostri figli si fanno male, molto male. E fanno anche molto male agli altri. E stanno male.

In queste settimane ho parlato con tantissimi genitori in eventi pubblici. Mi accorgo che mamme e papà oggi si interrogano sulle vite digitali dei loro figli. Eppure continuano a sperimentare un vissuto di profonda impotenza. Queste sono le domande che spesso fanno a noi esperti: Come possiamo imporre ai nostri figli di stare fuori dai social media, se tutti i loro compagni ci sono dentro? Come si può crescerli senza che possiedano uno smartphone, se tutti ce l’hanno? Come si può non farli giocare con i videogiochi, se tra di loro non parlano d’altro e non desiderano che fare questo?
Tutte queste domande sono costantemente lì: come genitore vorrei per mio figlio un’altra cosa, ma poi non posso che cedere alle sue richieste perché altrimenti lo farei soffrire, lo terrei fuori dal mondo, gli impedirei di vivere il suo tempo.

Il dato di fatto è che i figli che hanno precocemente in mano uno smartphone, che si iscrivono ad un social media e che possiedono una consolle connessa con le communities multiplayer stanno molto peggio di quelli che non hanno e non vivono tutto questo.
Il dato di fatto è che la Società Italiana di Pediatria a novembre 2025 ha invitato tutti i genitori a ritardare il possesso dello smartphone e l’accesso ai social media nella vita dei loro figli.

Il dato di fatto è che quel senso di impotenza di noi genitori continuerà a rimanere lì con noi se non torneremo a fare gli adulti nella vita di chi cresce, cosa che però ci risulta impossibile fare visto che le multinazionali del digitale hanno imposto al mondo, alla scuola e alla famiglia la loro agenda: ovvero trasformare i nostri figli nel loro prodotto principale, così da generare profitti enormi proprio sfruttando la loro vulnerabilità psicologica così sensibile all’ingaggio dopaminergico di cui le loro piattaforme sono state scientemente e consapevolmente riempite. La condanna subita la scorsa settimana da Meta e Google a Losa Angeles dimostra la loro totale colpevolezza nel trattare i nostri figli allo stesso modo con cui il Gatto e la Volpe avevano trattato Pinocchio: sfruttarne l’ingenuità per portarsi a casa i loro Zecchini d’oro.

Oggi una politica che si dichiara vicina e attenta ai bisogni dei suoi cittadini non può rimanere indifferente al richiamo che la Comunità Europea ha fatto ad ogni suo singolo stato, con l’invito a legiferare a tutela dei minori. Molte nazioni lo stanno già facendo. L’Italia no. Nonostante le infinite richieste provenienti da più parti. Anche io, insieme a Daniele Novara, sono stato primo firmatario di una petizione in cui chiediamo al governo di intervenire velocemente e con fermezza per salvare il cervello dei nostri figli, la loro salute e tutelare la loro vita. Più di centomila persone l’hanno firmata, ma ad oggi siamo stati inascoltati.

Il 13 aprile alla Camera dei Deputati un folto gruppo di esperti e di rappresentanti dei cittadini invocherà nuovamente il bisogno che la politica intervenga velocemente su questa che è un’emergenza di sanità pubblica. La prego, se le sarà possibile, di non perdersi quell’evento. Le sarà utile come madre. Spero che ispirerà le sue decisioni politiche. I nostri figli ne hanno bisogno. Sua figlia ne ha bisogno. Glielo chiedo da medico, ricercatore universitario, specialista di Medicina Preventiva e Psicoterapeuta dell’età evolutiva. Ma soprattutto glielo chiedo da padre di quattro figli.

La saluto cordialmente. Alberto Pellai

Se potete e volete, commentate e soprattutto condividete questo messaggio. Se ci facciamo sentire, magari tutti insieme lo cambiamo questo mondo.

26/03/2026

♥️ “Da Cuore a Cuore” ♥️
incontri di Mindfulness e Psicoterapia in Gruppo

Un Diario della Mindfulness dove scrivere e custodire la propria esperienza.

In contatto con se stessi.
Per sperimentare la calma, la consapevolezza e l’appartenenza.
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Posti disponibili.

19/03/2026

Mio padre m’ha ditto �ca ‘o pate l’ha ditto �ca ‘e figlie se vasano n’suonno? �Adesso capisco pecché si me vase me pare ca me mette scuorno! �E figlie si dormono non ponnu sapé si ‘o pate po se l’ha vasate. �Quand’ero vuaglione io desiderava sti gest d’affette a papà.�Lui condizionato dei detti do pate non è riuscito a me fa. �Aspettava ca papà mi veniva a vasà, quante notti so state scitate, �po quande veniva fingevo e durmì �e non mo puteva abbraccia teneva paura ca si mi scopriva po’ non mo veniva chiu a dà. �E figlie si dormono non ponnu sapé si ‘o pate po se l’ha vasate. �“Mio padre m’ha ditto �ca ‘o pate l’ha ditto �ca ‘e figlie se vasano n’suonno? �Però certi detti, �sono detti sbagliati, �è inutile a ce girà attuorno. �I’so’ stato figlio,ma mò, songo pate, �‘sti ‘ccose me songo mancate. �Picciò, nun aspettoca vanno a durmì, �I’ ‘e figlie m’è vaso scetate.
(Lello Florio)
I figli
Mio padre mi ha detto che il padre gli ha detto�che i figli sì baciano quando dormono?�Adesso capisco perché se mi bacia sembra che ho vergogna!�I figli se dormono non possono sapere se il padre poi se li è baciati.�Quando ero ragazzo io desideravo questi gesti di affetto da parte di mio padre.�Lui condizionato dai detti del padre non è riuscito a farmeli.�Aspettavo che mio padre mi veniva a baciare, quante notti sono stato sveglio,�poi quando arrivava fingevo di dormire�e non potevo abbracciarlo, avevo paura che se mi scopriva non veniva più a baciarmi.�I figli se dormono non possono sapere se il padre poi se li è baciati.�Mio padre mi ha detto che il padre gli ha detto che i figli sì baciano quando dormono?�Però certi detti sono sbagliati,�è inutile che ci giri intorno.�Io sono stato figlio, ma ora sono padre,�queste cose mi sono mancate. perciò, non aspetto che vanno a dormire,�i figli me li bacio quando sono svegli.
❤️
Una poesia per spiegare l’Attaccamento Paterno, fondamentale per la crescita del figlio.

25/11/2025

Indirizzo

Via Leonardo Da Vinci, 83
Sava
74028

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