22/04/2020
“Mamma, oggi può ve**re la nonna?” mi chiede pensierosa mia figlia Marta.
No, oggi non può ve**re. Ancora no. C’è la quarantena. E tu ora piangerai. Lo so. Hai ragione, ci sta. Ma no, non ho molta voglia di sentire dentro di me il tuo pianto. Quasi quasi ti distraggo con qualcos’altro. Così non ci pensi. Non pensi alla tua tristezza. E io pure non ci penso. No, Noemi, non è giusto. Puoi farcela. E comunque la fatica emotiva deve essere tua, sei tu la madre. Sei tu l’adulto. Lo sai poi che è solo un attimo. È la paura di un istante, poi respiri e tutto passa. Sei in grado di sostenerlo, di sostenerla. Non puoi togliergliela certo la tristezza. Ma mica ti è richiesto questo. Ti è richiesto di esserci. Di restare. Di non scappare. La sua mente sa. L’emozione va. Devi solo esserci. Accogliere, abbracciare, consolare. È la paura di un istante. Il sentire quelle lacrime. Quelle lacrime che quando sei genitore ti entrano dentro fino alle viscere. Quelle lacrime che ti trafiggono il cuore. Quelle lacrime che non vorresti mai sentire. Quelle lacrime dalle quali ti vorresti distrarre e forse anche disfare. Sono le tue di lacrime. Quelle antiche, quelle di un tempo. Quelle di ogni bambino che ha pianto da solo. Rannicchiato su se stesso. Magari anche dondolandosi per trovare una forma e un briciolo di umanità. Sono le lacrime antiche di un tempo quelle che ogni genitore teme. Sono quelle che trafiggono il cuore. Sono quelle per le quali vorremmo tapparci le orecchie, stordirci di altro. Sono quelle che vengono richiamate dai loro pianti di oggi. “Piango io… piangi anche tu?” domandano i bambini di ieri. “Ma io ero sola, ero solo. Sei sola, solo anche tu?... Tu dove vai a piangere? Dove ti nascondi? Sotto le coperte, sotto il letto, in un armadio, su in soffitta, chiuso a chiave in punizione in cantina, a letto senza cena o al buio della tua stanza?... E poi come hai fatto con le lacrime? Hai continuato a piangerle per nulla? Hai continuato a piangerle da sola, da solo? Magari sentendo una musica. O guardando un film. O leggendo un libro. O semplicemente hai imparato a mandarle giù e a ricacciarle dentro di te. Hai imparato a tenere duro. A mostrarti forte, impassibile. Di quelli che mangiano lacrime e polvere. Perché se piangevi te ne davano ancora di più. O se piangevi ancora semplicemente c’eri solo tu che non eri più un bravo ometto, che facevi piangere la mamma, arrabbiare il papà. Perché se piangevi il dolore, la solitudine e la paura non finivano più. Se piangevi vagavi solo e senza meta dentro di te.
Le lacrime dei bambini di oggi sollecitano le lacrime dei bambini di ieri. E noi genitori, educatori, nonni, qualsiasi età abbiamo, tendiamo chi più chi meno a scansarle.
Fanno paura, fanno male.
Ma è solo un attimo. Perché nel conforto delle braccia passano presto. La mente sa, le emozioni vanno.
Asciughiamo le lacrime di oggi asciugando con il cuore le lacrime di ieri.
È solo un attimo… possiamo agire diversamente. Sta a noi scegliere la storia di mezzo tra il bagnato e l’asciutto delle lacrime.
Accogliere, abbracciare, consolare.
Restare.
Per i figli di oggi e per quelli di ieri.
💐💛
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