Ada Fabro, Psicologa - Neuropsicologia e Sostegno Psicologico

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Ci hanno insegnato a immaginare il pensiero come una linea: inizio, sviluppo, conclusione.Ma non tutte le menti funziona...
12/05/2026

Ci hanno insegnato a immaginare il pensiero come una linea: inizio, sviluppo, conclusione.

Ma non tutte le menti funzionano così.

Per alcune persone, un’idea apre immediatamente altre associazioni, ricordi, immagini, possibilità. È quello che oggi, soprattutto online, viene spesso chiamato “pensiero arborescente”: un pensiero che si ramifica continuamente.

Anche se il termine non appartiene ai manuali diagnostici ufficiali, il fenomeno si collega a processi molto studiati in psicologia cognitiva, come il pensiero divergente e la spreading activation delle reti semantiche.

Comprendere il proprio modo di pensare non serve a etichettarsi. Serve, piuttosto, a trovare linguaggi e strategie più compatibili con il proprio funzionamento mentale.

📚 Riferimenti bibliografici:

Collins, A. M., & Quillian, M. R. (1969). Retrieval time from semantic memory.
Collins, A. M., & Loftus, E. F. (1975). A spreading-activation theory of semantic processing.
Guilford, J. P. (1967). The nature of human intelligence.
Mednick, S. A. (1962). The associative basis of the creative process.

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Durante l’adolescenza, i sintomi di ADHD non riguardano solo attenzione e impulsività. Numerosi studi mostrano che i rag...
27/04/2026

Durante l’adolescenza, i sintomi di ADHD non riguardano solo attenzione e impulsività. Numerosi studi mostrano che i ragazzi con ADHD presentano più frequentemente anche problemi internalizzanti, come ansia e sintomi depressivi.
Un recente studio longitudinale ha cercato di capire quali processi psicologici possano mediare questa relazione. In altre parole: quali meccanismi trasformano le difficoltà attentive in una maggiore vulnerabilità emotiva?
L’analisi suggerisce che alcuni fattori intermedi — tra cui regolazione emotiva, esperienze sociali e percezione di sé — potrebbero giocare un ruolo chiave nello sviluppo dei problemi internalizzanti nel tempo.
Questo tipo di ricerca è particolarmente rilevante perché sposta l’attenzione da una visione puramente sintomatica dell’ADHD a una prospettiva più dinamica e processuale, utile per progettare interventi clinici più mirati.
Intervenire precocemente su questi mediatori potrebbe infatti ridurre il rischio di ansia e depressione durante lo sviluppo.

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A volte immaginiamo il dolore come qualcosa da risolvere il prima possibile: un problema da eliminare, un fastidio da me...
24/04/2026

A volte immaginiamo il dolore come qualcosa da risolvere il prima possibile: un problema da eliminare, un fastidio da mettere a tacere, una parentesi da chiudere in fretta.

Eppure molte esperienze psicologiche ci insegnano che il dolore emotivo non funziona così. Quando proviamo a evitarlo continuamente, spesso resta lì, sullo sfondo, e trova altri modi per farsi sentire.

Imparare a stare nel dolore non significa cercarlo o rimanerci intrappolati. Significa permettergli di esistere per quello che è: un segnale, una parte dell’esperienza umana, qualcosa che può attraversarci senza necessariamente definirci.

A volte il cambiamento non arriva quando smettiamo di sentire, ma quando smettiamo di fuggire da ciò che sentiamo.

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Quando si parla di intelligenza, spesso compare subito una domanda: “Che QI ha?”Ma il quoziente intellettivo non è l’int...
19/04/2026

Quando si parla di intelligenza, spesso compare subito una domanda: “Che QI ha?”

Ma il quoziente intellettivo non è l’intelligenza.

È un indice ricavato da test psicometrici progettati per misurare alcune abilità cognitive specifiche: memoria di lavoro, ragionamento, velocità di elaborazione, competenze verbali e visuo-spaziali.

Questi strumenti sono molto utili in ambito clinico e di ricerca perché permettono di quantificare funzioni cognitive in modo standardizzato.

Il punto, però, è un altro.

In psicologia l’intelligenza è considerata un costrutto teorico: un concetto che descrive la capacità generale di apprendere, ragionare, adattarsi e risolvere problemi.

E questa capacità non può essere ridotta completamente a un numero.

Il QI misura alcune componenti dell’intelligenza.
Non l’intelligenza nella sua interezza.

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La fatica nella depressione è spesso interpretata come mancanza di motivazione o ridotta volontà. Ma la letteratura scie...
17/04/2026

La fatica nella depressione è spesso interpretata come mancanza di motivazione o ridotta volontà. Ma la letteratura scientifica suggerisce una prospettiva diversa.
Uno studio recente ha analizzato la bioenergetica dell’ATP nel cervello di giovani adulti con e senza depressione, osservando differenze nei processi metabolici legati alla produzione e all’utilizzo dell’energia cellulare.
Dato che l’ATP è il principale “carburante” delle cellule — inclusi i neuroni — queste alterazioni potrebbero contribuire alla sensazione di esaurimento cognitivo e fisico frequentemente riportata nel disturbo depressivo maggiore.
Questi risultati si inseriscono in un filone di ricerca sempre più ampio che considera la depressione anche come una condizione che coinvolge metabolismo cerebrale, neuroinfiammazione e regolazione energetica.
Comprendere questi meccanismi potrebbe aprire la strada a nuovi approcci terapeutici e a una visione meno stigmatizzante dei sintomi.

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Ci sono esperienze che, mentre le viviamo, sembrano solo un intreccio disordinato.Eventi che non riusciamo a collocare, ...
15/04/2026

Ci sono esperienze che, mentre le viviamo, sembrano solo un intreccio disordinato.

Eventi che non riusciamo a collocare, emozioni che non sappiamo ancora interpretare, passaggi della vita che appaiono privi di un filo logico.

Eppure, con il tempo, qualcosa cambia.

Quando torniamo a guardare quelle stesse esperienze da una certa distanza, iniziamo a vedere collegamenti che prima non erano visibili. Alcuni nodi trovano una collocazione, alcune scelte acquistano senso, alcuni passaggi rivelano la loro funzione nel percorso.

In psicologia questa prospettiva retrospettiva è spesso ciò che permette di trasformare una sequenza di eventi isolati in una storia dotata di significato.

Come nel tappeto della citazione: il disegno è davanti ai nostri occhi, ma la trama che lo sostiene diventa più chiara solo quando lo osserviamo dal rovescio.

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A volte lo chiamiamo “pensarci troppo”.In psicologia, invece, parliamo di overthinking o di pensiero ruminativo.È quella...
11/04/2026

A volte lo chiamiamo “pensarci troppo”.
In psicologia, invece, parliamo di overthinking o di pensiero ruminativo.

È quella situazione in cui la mente continua a tornare sugli stessi scenari: conversazioni passate, decisioni prese, possibilità future.

Il punto interessante è che il cervello non lo fa per farci stare male.

Lo fa perché il pensiero analitico è uno strumento evolutivo: serve a prevedere problemi, ridurre l’incertezza e aumentare il controllo sull’ambiente.

Il problema nasce quando questo sistema rimane attivo anche quando non ci sono più informazioni utili da elaborare.

A quel punto il pensiero smette di essere uno strumento e diventa un loop cognitivo.

Non è più riflessione.
È solo ripetizione.

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Quanto influenzano gli altri ciò che percepiamo?Un recente studio ha mostrato che **le informazioni sociali possono crea...
09/04/2026

Quanto influenzano gli altri ciò che percepiamo?
Un recente studio ha mostrato che **le informazioni sociali possono creare vere e proprie profezie che si autoavverano** quando valutiamo il dolore, il dolore osservato negli altri e perfino lo sforzo mentale.
Quando ai partecipanti veniva suggerito che un’esperienza fosse particolarmente intensa, tendevano a giudicarla **più intensa anche loro**.
In altre parole, le aspettative create dal contesto sociale non rimangono semplici opinioni: possono **modellare la percezione stessa**.
Il fenomeno emerge non solo per il dolore personale, ma anche per il **dolore vicariante** — cioè quello che percepiamo osservando gli altri — e per la valutazione dello **sforzo cognitivo**.
Un risultato che ricorda quanto la nostra esperienza del mondo non sia mai puramente individuale: è sempre influenzata dalle **informazioni, dalle aspettative e dalle dinamiche sociali** che ci circondano.

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Nella vita possiamo muoverci in molti modi.Possiamo andare avanti per inerzia, seguendo abitudini e percorsi già traccia...
06/04/2026

Nella vita possiamo muoverci in molti modi.
Possiamo andare avanti per inerzia, seguendo abitudini e percorsi già tracciati.
Possiamo cambiare direzione, cercando qualcosa di diverso.
Ma non sempre muoversi significa davvero crescere.
“Andare oltre” richiede qualcosa in più: consapevolezza.
Significa avere una direzione che nasce da dentro, non solo dalle circostanze esterne.
Perché quando sappiamo davvero chi siamo, le nostre scelte smettono di essere casuali e diventano coerenti con ciò che conta per noi.
E forse è proprio da lì che inizia il cambiamento più autentico.

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Uno degli aspetti più affascinanti della mente umana è che non reagiamo semplicemente agli eventi della realtà, ma al si...
04/04/2026

Uno degli aspetti più affascinanti della mente umana è che non reagiamo semplicemente agli eventi della realtà, ma al significato che attribuiamo a quegli eventi.
In psicologia si parla spesso della distinzione tra fatti e rappresentazioni dei fatti. I fatti sono ciò che accade nel mondo; le rappresentazioni sono le interpretazioni che la nostra mente costruisce per dare senso a ciò che accade.
Questo processo è naturale e necessario: il cervello è progettato per interpretare, inferire e prevedere. Tuttavia, a volte le interpretazioni vengono percepite come se fossero dati oggettivi della realtà.
Ed è proprio in questo spazio — tra evento e interpretazione — che spesso nascono incomprensioni, conflitti o sofferenza psicologica.
Imparare a distinguere tra ciò che è accaduto e il significato che gli attribuiamo non significa negare le emozioni, ma sviluppare una maggiore consapevolezza di come funziona la nostra mente.

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