Dr. Filippo Galluzzo

Dr. Filippo Galluzzo Il mio metodo unisce Psicologia, Mindfulness, Biofeedback e Neurofeedback.

Sono il Dr. Filippo Galluzzo, dottore in Tecniche Psicologiche, specializzato in Gestione dello Stress ad Alta Tecnologia e Consapevolezza Psicocorporea Integrata. Attraverso percorsi di coaching individuale e aziendale, pratiche di mindfulness e interventi di stress management, accompagno persone, team e organizzazioni nei contesti lavorativi, sportivi e nella sfera privata, favorendo lo sviluppo della consapevolezza, la gestione del cambiamento e il miglioramento del benessere personale e professionale. Il mio approccio è orientato al benessere organizzativo, alla qualità della performance e dell’esperienza personale, e alla costruzione di un equilibrio sostenibile nel tempo, nel rispetto delle specificità di ogni contesto e dei ritmi individuali. Vi invito a farvi una promessa: non smettete mai di cercare l’equilibrio, non smettete mai di scegliere il benessere, non smettete mai di crescere. Perché ogni passo che fate verso voi stessi, è un passo che illumina anche il mondo intorno a voi.

17/09/2026

Perché, quando sei sotto pressione, fai più fatica a capire chi hai davanti?

Una persona ti racconta qualcosa di importante...
ma tu ti accorgi di essere distratto.
Rispondi velocemente.
Oppure ascolti le parole...
ma fai fatica a cogliere davvero quello che l'altro sta provando.
Poi, magari, pensi:
"Avrei potuto essere più presente."
Molti interpretano queste situazioni come mancanza di sensibilità.
Ma la ricerca scientifica racconta qualcosa di diverso.
Le neuroscienze parlano di Mentalizzazione (Mentalization).
È la capacità del cervello di comprendere gli stati interni degli altri:
cosa possono pensare,
cosa possono provare,
e quali intenzioni possono avere.
Quando però il sistema nervoso è sotto pressione, una parte delle risorse viene spostata verso la gestione dello stress.
Il cervello diventa più concentrato su:
"Cosa sta succedendo a me?"
e può diventare più difficile cogliere pienamente:
"Cosa sta vivendo l'altra persona?"
Ti faccio un esempio.
Il tuo partner ti racconta una giornata difficile.
Tu sei stanco, preoccupato e con la mente piena di pensieri.
Ascolti...
ma rispondi:
"Vedrai che passerà."
La tua intenzione è aiutare.
Ma forse l'altra persona aveva bisogno prima di sentirsi compresa.
Quando siamo sotto pressione...
non perdiamo necessariamente la capacità di voler bene agli altri.
A volte perdiamo temporaneamente la capacità di essere pienamente presenti.
La mentalizzazione è una funzione complessa che coinvolge attenzione, regolazione emotiva e capacità di comprendere il punto di vista altrui. Lo stress elevato può ridurre temporaneamente queste capacità perché il sistema nervoso tende a privilegiare la gestione della minaccia rispetto alla connessione sociale.
Questo non definisce chi siamo.
Descrive lo stato in cui si trova il nostro organismo in quel momento.
Ti è mai capitato di accorgerti di non essere stato davvero presente con qualcuno?
Scrivimi "SÌ" oppure "NO" nei commenti.

Validità scientifica: 9,5/10

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32023093/



14/09/2026

Ti è mai capitato?
Una canzone che amavi...
non ti trasmette più la stessa emozione.
Una serata con persone importanti...
ma senti di essere presente solo a metà.
Oppure arriva finalmente un momento libero...
e invece di rilassarti, non riesci nemmeno a godertelo.
E pensi:
"Cosa mi sta succedendo?"
Molte persone si dicono:
"Sono cambiato."
Ma forse la spiegazione è un'altra.
Quando il sistema nervoso rimane sotto pressione troppo a lungo, può modificarsi anche il modo in cui percepiamo le esperienze positive.
Le neuroscienze parlano di Anedonia (Anhedonia).
È la riduzione della capacità di provare piacere o interesse verso attività che normalmente ci coinvolgerebbero.
Non significa necessariamente che il piacere sia scomparso.
Significa che, in quel momento, il cervello può fare più fatica ad attribuire valore alle esperienze positive.
Questo perché lo stress prolungato può influenzare i circuiti della motivazione e della ricompensa, coinvolti nella spinta a cercare, esplorare e provare interesse.
Ti faccio un esempio.
Hai sempre amato leggere.
Ma in un periodo di forte pressione prendi un libro...
e dopo poche pagine lo richiudi perché non riesci a sentirti coinvolto.
Non significa che non ti piaccia più leggere.
Forse il tuo sistema nervoso sta semplicemente utilizzando le sue energie per gestire altro.
A volte non perdiamo la capacità di provare piacere.
Perdiamo temporaneamente la capacità di sentirlo.
La riduzione del piacere può essere influenzata da diversi fattori, tra cui stress, stanchezza e sovraccarico emotivo. Non è sempre un cambiamento della personalità, ma può rappresentare uno stato temporaneo del sistema nervoso.
Prendersi cura del recupero, del sonno, delle relazioni e della regolazione emotiva può favorire gradualmente il ritorno del coinvolgimento nelle esperienze quotidiane.
In questo periodo senti più spesso di essere in modalità sopravvivenza o vivere pienamente?



01/09/2026

E se una parte della tua bassa autostima…
non fosse nata dentro di te?
Immagina un bambino che sente ripetere:
“Non sei abbastanza bravo.”
“Guarda tuo fratello.”
“Non sei portato per questo.”
“Ma chi ti credi di essere?”
All'inizio sono soltanto parole.
Poi, quelle parole iniziano a diventare una voce.
La tua voce.
E crescendo, quella voce potrebbe accompagnarti a scuola, nel lavoro, nelle relazioni.
La psicologia ci mostra che le relazioni sociali e l'autostima si influenzano reciprocamente nel tempo. Relazioni positive possono rafforzare l'autostima, mentre relazioni negative possono contribuire a indebolirla.
E c'è qualcosa di ancora più interessante.
Quando percepisci rifiuto, esclusione o svalutazione, il cervello non li tratta semplicemente come “parole”.
La ricerca neuroscientifica ha individuato il coinvolgimento di aree cerebrali associate all'elaborazione della minaccia e del dolore sociale, tra cui la corteccia cingolata anteriore.
E così può iniziare un circolo:
gli altri ti svalutano → inizi a dubitare di te → ti comporti come se valessi meno → cerchi ancora più approvazione → ogni critica pesa ancora di più.
Ma attenzione.
Quella voce che hai imparato ad ascoltare non è necessariamente la verità su di te.
Potrebbe essere soltanto la registrazione di ciò che hai sentito troppe volte.
E forse, da qualche parte dentro di te, esiste ancora una voce più autentica.
Quella che dice:
“Non devo dimostrare il mio valore per meritare di esistere.”
Perché la tua autostima non dovrebbe essere il risultato delle opinioni degli altri.
Dovrebbe diventare il luogo interiore dal quale impari finalmente a riconoscere chi sei.



28/08/2026

26/08/2026

Perché rimaniamo prigionieri dei pensieri indesiderati?
Ti è mai capitato di dirti:
“Basta. Non voglio pensarci più.”
E... cinque minuti dopo essere ancora lì. Con lo stesso pensiero. La stessa scena. La stessa conversazione che continua a ripetersi nella tua testa.
Più provi a scacciarlo... più sembra tornare.
Non è debolezza. È il modo in cui il cervello cerca di proteggerti. Anche quando lo fa nel modo più scomodo possibile.
Immagina questa situazione.
È notte. Hai spento la luce. Finalmente il silenzio.
E proprio in quel momento... arriva quel pensiero che non avevi invitato.
Una frase che qualcuno ti ha detto. Un errore. Una paura. Un “e se succedesse...?”
Cerchi di ignorarlo.
Ma il cervello interpreta quel tentativo come un messaggio:
“Attenzione. Questo è importante.”
E allora aumenta il volume.
Perché ciò che cerchi disperatamente di controllare... diventa ancora più presente.
In psicologia questo fenomeno è conosciuto come effetto del controllo mentale.
Quando proviamo a sopprimere un pensiero, una parte della mente continua a monitorare se quel pensiero sta tornando.
È come assumere una guardia che controlla continuamente la porta... e ogni controllo le ricorda esattamente cosa deve cercare.
Così il pensiero rimane attivo.
Non perché tu lo voglia. Ma perché il cervello è progettato per individuare ciò che considera una possibile minaccia.
Forse la libertà non inizia quando riesci a eliminare un pensiero.
Forse inizia quando smetti di combatterlo.
Quando lo osservi... gli fai spazio... e scopri che un pensiero può attraversare la tua mente senza diventare la tua prigione.
Perché non sei tutto ciò che pensi.

E questa differenza può cambiare il modo in cui inizi a prenderti cura di Te.

24/08/2026

E se il problema non fosse che nella tua vita manca qualcosa...
ma che hai smesso di vedere ciò che c'è?

Pensa a questa scena.
Ti svegli al mattino.
Apri gli occhi.
Respiri.
Hai ancora un giorno davanti.
Ma la tua mente parte subito con la lista:
Quello che non ho.
Quello che non sono riuscito a fare.
Quello che potrebbe andare storto.
E tutto il resto?
Scompare.
Non perché non esista.

Ma perché il nostro cervello tende a prestare particolare attenzione a ciò che percepisce come problema, minaccia o mancanza.
È utile per sopravvivere.
Un po' meno utile quando trasforma ogni giornata in una ricerca continua di ciò che non va.

Perché, evidentemente, preoccuparsi anche quando va tutto abbastanza bene è uno degli hobby preferiti della specie umana.

La GRATITUDINE, allora, non significa fingere che vada tutto bene.
Non significa negare il dolore.

Significa fare una cosa diversa:
allenare l'attenzione anche verso ciò che, pur essendo presente, hai smesso di considerare.
Una persona.
Un gesto.
Un momento di pace.
Il tuo corpo che continua a portarti avanti.
Qualcosa che ieri davi per scontato... e che oggi, forse, puoi ancora riconoscere.
Perché ciò su cui porti ripetutamente l'attenzione...
può cambiare il modo in cui interpreti la tua esperienza.
Quindi, fermati per qualche secondo.
E chiediti:
"Che cosa c'è, nella mia vita, che oggi sto dando per scontato... ma che un giorno potrei desiderare di avere ancora?"

Forse la GRATTUDINE non cambia ciò che ti manca.
Ma può impedirti di perdere anche ciò che hai.



21/08/2026

Scorriamo mille vite al secondo su uno schermo.
Eppure, a volte, ci sentiamo incredibilmente soli.
Ci hanno insegnato a essere performanti, connessi, digitali.
Ma abbiamo dimenticato di essere umani.
Oggi la parola "UMANITA'" non è più solo un concetto "astratto" da inserire nei libri di filosofia. È una necessità quotidiana.
Significa guardare qualcuno negli occhi e capire che il suo dolore somiglia al nostro. Significa fermarsi, quando tutto il resto del mondo corre.
Dal punto di vista psicosociale, l'empatia e il contatto umano non sono accessori. Sono i pilastri della nostra salute mentale. Noi esseri umani siamo biologicamente programmati per la relazione.
Senza la vicinanza autentica, senza la validazione emotiva degli altri, il nostro tessuto sociale si logora. E con esso, la nostra stabilità psicologica.
Abbracciare l'umanità significa creare uno scudo contro l'isolamento di quest'epoca.
Non servono gesti eroici. Basta tornare ad ascoltare, oltre il rumore di fondo, senza il filtro del giudizio.
Perché l'umanità non è un traguardo da raggiungere.
È il calore di una mano che stringe la nostra quando il buio fa paura.
RICORDARSI UMANI, oggi, è l'atto di ribellione più grande che ci è rimasto.
RESTIAMO UMANI!!!



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