Costante-MENTE Studio di Psicologia

Costante-MENTE Studio di Psicologia Somministrazione di Test Psicologici e inquadramento psico-diagnostico.

Si effettuano colloqui clinici, psicologici anche in modalità online, Perizie, Consulenze Tecniche, Sostegno a singoli e/o coppie, Sostegno e orientamento per adolescenti e bambini.

17/06/2026

Ho promesso
a me stessa
che ce l’avrei fatta.
E questa non è una frase detta a caso,
né un pensiero passeggero da giorni difficili.
È una scelta.
Una di quelle che fai quando capisci
che nessuno può farlo al posto tuo.
Quando smetti di aspettare
il momento perfetto,
le condizioni ideali,
le sicurezze che non arrivano mai.
Non è sempre facile.
Ci sono giorni
in cui la motivazione sembra sparire,
in cui tutto pesa di più,
in cui tornerebbe comodo mollare e rimandare.
Giorni in cui
ti chiedi se ne vale davvero
la pena.
Ma poi mi ricordo la promessa.
E soprattutto
mi ricordo a chi l’ho fatta:
A ME STESSA.
Non agli altri, non alle aspettative,
non al giudizio di nessuno.
A ME.
E questo cambia tutto.
Perché posso anche essere stanca,
posso rallentare,
posso fermarmi un attimo…
ma non torno indietro.
Non rinuncio
a me.
Sto imparando che la forza
non è non cadere mai,
ma scegliere ogni volta
di rialzarsi.
Che la costanza vale più dell’entusiasmo.
Che i risultati non arrivano
da un giorno perfetto,
ma da tanti giorni imperfetti
tenuti insieme dalla decisione di continuare.
E allora
vado avanti.
Anche quando
è difficile.
Anche quando non ho certezze.
Anche quando non vedo subito i risultati.
Perché
non è più una questione
di “se ce la farò”.
È una questione di tempo, impegno
e resistenza.
E soprattutto,
è una questione di rispetto verso me stessa.
Non mi posso deludere.
E non lo farò.

- Kirti Stephanie -
👗💜🎩💙

29/05/2026

Buona lettura a tutti ❤️

02/05/2026

“Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa.”

Non è solo una frase. È una scelta. È una dichiarazione di vita.
È il modo in cui Alex Zanardi ha deciso di stare al mondo, anche quando il mondo gli aveva tolto quasi tutto.

In un istante avrebbe potuto cedere alla rabbia, al dolore, alla disperazione.
E invece no. Ha scelto di guardare ciò che restava, di aggrapparsi alla vita con una forza che pochi riescono anche solo a immaginare.

Alex non ha semplicemente superato i limiti. Li ha riscritti.
Ha trasformato la perdita in rinascita, la fragilità in potenza, la paura in coraggio.

Ci ha insegnato che non è ciò che ci accade a definirci, ma il modo in cui decidiamo di reagire.
Che anche quando tutto sembra perduto, c’è sempre qualcosa da cui ripartire. Sempre.

E soprattutto, ci ha insegnato a farlo con il sorriso.
Quel sorriso autentico, disarmante, che non negava la fatica, ma la rendeva più umana, più vera, più sopportabile.

Oggi il mondo perde un uomo straordinario.
Ma il suo esempio resta, vivo, potente, necessario.

Resta in ogni volta in cui scegliamo di non mollare.
In ogni momento in cui decidiamo di guardare avanti invece che indietro.

Riposa in pace Alex Zanardi.
Non hai solo corso, vinto, combattuto.
Hai insegnato a vivere. 🖤

08/11/2025

"Chiediti sempre se ne vale la pena. Scegli chi merita la tua luce, non svendere emozioni a chi spegne il tuo valore; coltiva sempre relazioni che nutrono dignità, crescita e amor proprio".

Paolo Crepet

19/10/2025

Come riconoscere subito una relazione potenzialmente pericolosa in 10 mosse
(E, soprattutto, smettere di credere di poter “salvare” chi ti sta distruggendo)

1. Ti fa sentire “speciale” troppo presto.

Ti idealizza, ti dice che sei “la donna che aspettava da sempre”, che “non ha mai provato nulla di simile”.
Non è amore, è strategia di aggancio.
Serve a legarti velocemente, a farti abbassare le difese.
Il vero amore non brucia i tempi, li costruisce, li scandisce con cura e rispetto.

2. Vuole sapere sempre dove sei e con chi.

Lo chiama “interesse”, ma è controllo.
Non è “gelosia”, è sorveglianza emotiva.
Quando ogni tuo spostamento diventa oggetto di interrogatorio, non sei amata, sei assediata/infestata.

3. Ti isola. Lentamente, ma sistematicamente.

Ti convince che “le tue amiche non ti capiscono”, che “la tua famiglia è invadente”.
Ti vuole sola perché più sei sola, più diventi gestibile.
Ricorda: un uomo che ha bisogno di eliminare il tuo mondo per farsi spazio…
vuole renderti prigioniera, non condividere la tua vita.

4. Alterna attenzioni estreme e freddezza totale.

Ti confonde, ti destabilizza, ti fa sentire colpevole di “aver fatto qualcosa di sbagliato”.
È rinforzo intermittente: la tecnica manipolativa più potente che esista.
Ti abitua a elemosinare affetto, a sopportare tutto pur di ritrovare “quel lato dolce di prima” che non tornerà mai perché era solo un inganno.

5. Ti colpevolizza per ogni suo malessere.

“Mi fai arrabbiare.”
“Mi hai deluso.”
“Mi hai costretto a reagire così.”
Ti fa credere di essere la causa dei suoi scatti, dei suoi silenzi, dei suoi disastri.
In realtà stai solo assumendoti la responsabilità della sua patologia.

6. Usa l’amore come arma di ricatto.

Ti punisce con il silenzio, con la distanza, con la minaccia di andarsene.
L’amore sano non si usa per terrorizzare chi ti sta accanto.
Questo non è amore. È violenza psicologica.

7. Umilia, ironizza, ridicolizza.

Spesso lo fa “scherzando”, ma il messaggio è sempre lo stesso:
tu vali meno, tu sbagli, tu non sei abbastanza.
Le parole lasciano ferite invisibili, ma profonde.
E una donna che comincia a dubitare del proprio valore è una donna già in trappola.

8. Ti fa sentire in debito per ogni gesto.

“Con tutto quello che faccio per te.”
Questa frase è il manifesto della manipolazione affettiva.
Ti dà per potersi riprendere tutto con gli interessi.
E quando smetterai di “essere riconoscente”,
scoprirai quanto può essere violento il suo “amore”.

9. Minimizza, nega, giustifica.

Quando lo affronti, non chiede scusa.
Ti dice che “hai capito male”, che “sei esagerata”, che “sei troppo sensibile”.
Ti induce a dubitare della tua percezione, del tuo giudizio, della tua lucidità.
Questo si chiama gaslighting.
Ed è il preludio alla tua disintegrazione emotiva.

10. Ti convince che senza di lui non sei niente.

Ti prosciuga l’identità, ti fa credere che da sola non ce la farai mai.
E quando inizi a crederci, ha già vinto.
Ma ricordati questo: nessuno ti completa, se prima ti distrugge.

Questo tipo di uomo non cambia.
Non lo puoi curare.
Non lo puoi guarire.
E soprattutto non lo puoi salvare.

Non sei un laboratorio di riparazione per maschi fallati.
Non è il tuo amore che lo trasformerà.
È la tua assenza che lo disinnescherà. Proteggiti. Chiedi aiuto. Allontanati.

Smetti di credere che stare con qualcuno significhi essere qualcuno.
Perché quando costruisci la tua identità sulle macerie emotive di chi ti consuma,
non stai vivendo un amore, stai partecipando alla tua cancellazione.

04/09/2025

In una lezione, un professore afferrò un bicchiere d’acqua e lo alzò davanti alla classe. Rimase fermo, in silenzio, mentre gli studenti, incuriositi, si scambiavano sguardi in attesa di una spiegazione. Passarono dieci minuti, e il suo braccio restava immobile.

Infine, ruppe il silenzio:
“Quanto pensate che pesi questo bicchiere?”

Le risposte si susseguirono:
“Un paio di etti, forse!”
“Quattro etti!”
“Cinque, direi!”

Il professore sorrise con calma.
“In verità, non lo so. Servirebbe una bilancia per scoprirlo. Ma non è questo il punto. Cosa succede se tengo questo bicchiere per qualche minuto?”

“Niente di che,” rispose la classe.

“Esatto. E se lo tengo per un’ora?”

“Il suo braccio inizierà a dolere,” disse uno studente.

“Giusto. E se lo tenessi per un’intera giornata?”

“Vi farebbe male, diventerebbe insensibile, forse avresti bisogno di un medico!” esclamò un altro, suscitando risate.

Il professore annuì.
“Proprio così. Ma ditemi: il peso del bicchiere è cambiato nel tempo?”

“No,” risposero in coro.

“Allora, perché il dolore? Perché la tensione?”

Un silenzio pensieroso riempì l’aula.

“Cosa dovrei fare per liberarmi di questo peso?” chiese.

“Posa il bicchiere,” rispose uno studente.

“Esattamente!” disse il professore, con un lampo negli occhi. “I problemi della vita sono come questo bicchiere. Se li tieni in mente per un po’, non è un problema. Ma se li lasci ossessionarti, diventano un peso. Se li porti con te tutto il giorno, ti immobilizzano, impedendoti di andare avanti.”

Fece una pausa, poi concluse:
“Per questo, alla fine di ogni giornata, lascia andare i tuoi problemi. Non portarli a letto con te. Riposa, ritrova la tua energia e affronta il nuovo giorno con forza e serenità. Te lo meriti.”

16/07/2025

Perdersi per potersi dare.

Che bella questa danza di parole. Sembra un errore, ma è un atto d’amore.
Perché a volte serve smarrirsi per capire davvero chi siamo.
Perdersi non è fallire. È solo un passaggio. È il momento in cui la mappa si strappa…
e tu cominci ad ascoltare la bussola dentro.

Ci perdiamo per troppe cose: per chi non ci ha visto, per chi ci ha confusi, per chi ci ha usati.
Ma se quel perdersi diventa un modo per ritrovarsi, allora è stato necessario.
Necessario per tornare a noi.
Per darci ciò che ci era stato negato: pace, mare, presenza, dignità.

Che sia un volto, una scelta, una città o un addio… qualunque sia la destinazione, vacci con tutto te stesso.
Non risparmiarti. Non trattenerti. Non vivere a metà.
La vita non è una briciola da mendicare. È un oceano da attraversare.

E sì, ogni tanto ci si perde.
Ma non è un dramma, è una prova.
Siamo fatti anche per cadere… ma non per spezzarci.
Dentro abbiamo più acciaio di quanto immaginiamo. Più sale, più fuoco, più mare.

Perdersi per darsi.
Perché solo chi si è perso davvero…
sa cosa significa donarsi senza più condizioni.
Enrico Chelini

#

17/06/2025

Ci sono persone che vivono in una nuvola di malessere emotivo senza nemmeno accorgersene. Non si rendono conto di quanto siano arrabbiate, insoddisfatte, cariche di energia pesante… e così finiscono per lamentarsi di tutto, criticare chi hanno accanto, e addossare ad altri colpe che non gli appartengono.

Non lo fanno con cattiveria, spesso è un modo – maldestro – di chiedere attenzione, di dire “sto male” senza riuscire a pronunciarlo. Ma questo non toglie che, quando ti stanno accanto, rischiano di travolgerti come un’onda e portarsi via la tua calma, la tua chiarezza, quella serenità che hai costruito con impegno e fatica.

E allora ricordalo: puoi comprendere, ma non devi farti carico. Puoi restare gentile, ma anche dire “basta”. Puoi amare e proteggere… te stesso, prima di tutto.

Non sei responsabile dell’equilibrio emotivo degli altri. Ma sei responsabile del tuo. E a volte, il vero atto di amore – anche verso chi non sta bene – è sapersi fare da parte e continuare a camminare nella direzione della tua luce.

© Dr. Maurizio Sgambati
www.psicosgambati.it

11/06/2025

Sapete qual è il veleno che, più di ogni altro, ci fa ammalare sia fisicamente che psicologicamente?

Non è una sostanza e non è una persona nello specifico.

È un ordine a cui dobbiamo obbedire quando ci viene richiesto.

Ha un nome che conoscete tutti.
Un suono che stringe la gola e toglie fiato, libertà e potere.
Si chiama PER FORZA.

Ci devo andare per forza,
Devo frequentare l’Università per forza, devo laurearmi per forza.
È così tanto tempo che stiamo insieme che ormai devo sposarmi per forza.

Lui/lei ne vuole: devo fare un figlio per forza.

Sta male, devo occuparmene per forza.

Detesto questo lavoro ma devo farlo per forza, non ho altra scelta.

Qualcuno è stato o è vittima del per forza senza neanche saperlo.

Ha fatto tutto come andava fatto perche questa era l’implicita regola a cui sottostare per ottenere accettazione familiare.
Nessuno sottolinea mai quanto faccia male un PER FORZA nè quanto sia alto il prezzo da pagare per portare a termine il compito assegnatoci.

Ci sono regole a cui alcuni non riescono a sottrarsi pur di farsi amare.

Per accontentare papà o mammà o per il buon nome della famiglia.
Iniziamo da bambini e mi si stringe il cuore: devo andare a calcio per forza se no papà si arrabbia ma non mi piace.

Mamma mi ha iscritto a danza ma non voglio andare.

Il per forza spesso è PER SEMPRE.

Pensate ai figli, al matrimonio, alla laurea che non amo che mi porterà ad un lavoro che non amo.

Durasse due ore come molte cose che dobbiamo fare per forza sarebbe diverso.

Per forza vado a fare la spesa, pago le bollette e sto in fila alla posta, faccio una visita medica.

Lo devo fare per forza, ma raramente.
Tollerare invece una cosa che non ci piace tutti i giorni, ci avvelena, per sempre.

Il per forza si annida in petto tra cuore e stomaco.
Porta ansia e patologie gastriche.

È tra le cause degli attacchi di panico, dell’ acne e della gastrite.

Non si guarisce finché non si accetta di disubbidire.

Ve l’ho scritto per questo: disubbidite.
❣️❣️❣️❣️❣️









30/05/2025

Quando scegli il silenzio come una forma di punizione verso qualcuno, quello che stai realmente dicendo è: “Mi importa più il mio ego che la nostra connessione.” Questo tipo di silenzio non risolve il conflitto; lo amplifica soltanto, lasciando l’altra persona con incertezza e dolore. Forse senti che trattenere le parole ti dà controllo, ma alla lunga, il prezzo è una relazione sempre più fragile.

Quante volte il silenzio ti ha allontanato anziché avvicinarti? È tempo di riflettere sull’impatto che questo comportamento ha nelle tue relazioni più importanti.

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