03/06/2026
Posso confermare ciò che è stato scritto, poiché al SS Trinità, dove attualmente opero, si è messa in moto prontamente la macchina della cura e prevenzione, anche per i casi presunti di Ebola.
Ebola a Cagliari: il test è negativo, ma il virus dell'ignoranza contagia ancora
Mentre il cittadino congolese ricoverato al Santissima Trinità risulta negativo al virus, sui social impazza il consueto circo di no vax, complottisti e grammatica da terza elementare.
Domenica 31 maggio, a Cagliari, è scattato il protocollo sanitario per un sospetto caso di Ebola. Un cittadino congolese residente in città, rientrato da Kinshasa con scalo al Cairo e atterraggio a Fiumicino, ha accusato sintomi compatibili con il virus. Prelevato da casa in via Manno da personale in tute asettiche, è stato ricoverato in isolamento all’ospedale Santissima Trinità. I campioni analizzati dall’Istituto Spallanzani di Roma hanno dato esito negativo nella mattina del 1° giugno. Il Ministero della Salute conferma: il rischio in Italia resta «molto basso».
Non è bastato nemmeno il tempo di chiudere con il nastro la via Manno, che già sui social è esplosa la consueta reazione da bar dello sport digitale: no vax che urlano al «piano democidio», complottisti che vedono il «virus inventato per controllarci», e teorici della cospirazione che annunciano l’arrivo della «dittatura sanitaria mondiale» — ovviamente scritto tutto in maiuscolo, con almeno tre errori per parola.
L’OMS ha già messo in guardia: sui social dilagano fake news sull’Ebola, contenuti che circolano «spesso senza contesto o verifica». Ma che importa? Per il somaro digitale medio, un post su Facebook vale più dello Spallanzani. Anzi, lo Spallanzani «è pagato dalle lobby», no? E il paziente congolese «è un attore», giusto? E l’Ebola «non esiste, è come il Covid, una bufala» — peccato che in Africa i morti siano reali, 263 casi confermati su 1.100 sospetti.
E qui arriva il meglio. Perché se l’ignoranza scientifica è una tragedia, l’ignoranza linguistica è la commedia che la accompagna. Sotto ogni notizia sul caso cagliaritano, infatti, si può ammirare un vero e proprio museo della sgrammaticatura. Ecco una selezione antologica dei commenti che infestano i thread, con le correzioni tra parentesi quadre — per chi, come loro, «non capisce»:
«Loro [L’] hanno creato il virus per vendere il vaccino» — classico. Maiuscolo a caso, soggetto plurale con verbo singolare, e la certezza assoluta che qualcuno «crei» un filovirus in garage per poi iniettarlo in un congolese a Cagliari. Logica implacabile.
«È [È] tutto un complotto delle multinazionali» — l’accento sulla i, ovviamente, è un optional. Come il cervello.
«Quello [Quel] poveretto è una vittima del sistema» — prima si nega l’esistenza del virus, poi si piange sulla «vittima». Coerenza zero, errori grammaticali a palette.
«A [Ha] fatto scalo al Cairo e nessuno lo ha controllato» — la confusione tra preposizione e verbo avere è il marchio di fabbrica del commentatore medio. Controllare? Magari controllassero prima il dizionario.
«Il ministero [ministero] della salute mente, non ci credo [credo] più a nessuno» — maiuscolo assente, doppia negazione da manuale, sfiducia totale verso l’istituzione ma fiducia cieca nel post di un tizio col profilo col tricolore e la scritta «libero pensatore».
«Ebola non esiste, è [è] solo una influenza forte» — l’apostrofo, ovviamente, è un complotto della grammatica italiana. E la febbre emorragica con tasso di letalità fino al 90% è «solo influenza». Certo, come la peste era solo «un po’ di tosse».
«Vedrete che [che] ci obbligheranno al vaccino killer» — la congiunzione ripetuta, il terrore del siero, e la totale ignoranza del fatto che per Ebola esistono vaccini efficaci e salvavita. Ma che siano «killer» è scritto su Internet, quindi deve essere vero.
«Quelli [Quelli] del 118 erano vestiti da astronauti per fare scena» — i DPI, ovviamente, sono «teatro». E chi li indossa è un «attore». Shakespeare avrebbe esclamato: «Tutto il mondo è un palcoscenico, ma i commentatori su Facebook sono la platea dei rimbambiti».
Intanto, la realtà — quella noiosa fatta di numeri e laboratori — ha già parlato: il test è negativo, i protocolli hanno funzionato, il paziente non ha Ebola. Persino il professor Matteo Bassetti ha dovuto sottolineare come «blindare una via e diffondere notizie premature abbia un impatto psicologico». Eppure, per il plotone dei somari digitali, la notizia del negativo non serve: troppo complessa, troppo poco adrenalinica. Meglio continuare a condividere la bufala, che scalda i cuori e i gruppetti WhatsApp
Il problema non è più solo l’ignoranza scientifica. È l’orgoglio dell’ignoranza. È il cretino che crede di essere illuminato perché ha letto un post con tre errori ortografici e una teoria nata in un seminterrato di Miami. È l’italiano medio che sputa sui medici mentre scrive «meddici» con la doppia sbagliata.
L'Ebola a Cagliari non c'è. Il virus sì, ma è quello che circola tra i social, alimentato da analfabeti funzionali convinti di possedere la verità assoluta. E se un giorno davvero servirà un vaccino, loro saranno i primi a gridare «complotto» — sempre in maiuscolo, sempre con l'accento sbagliato, sempre con la stessa invincibile, gloriosa, impenetrabile stupidità.