03/09/2026
LUCI E OMBRE SULLA STRADA DEGLI INIBITORI DEL FATTORE XI
Segue Rassegna Bibliografica 26/26
I risultati dello studio LIBREXIA-ACS, presentati all’ESC e pubblicati nel NEJM, concorrono a proiettare qualche ombra sulle aspettative legate a questa categoria di farmaci. Sarà vera gloria? Qualche dubbio comincia ad affiorare. Non sulla sicurezza, questa è fuori discussione. Ma sull’efficacia.
Segue una straordinaria rassegna bibliografica, comprensiva di altri 5 articoli:
- Il trasferimento al mondo reale dei risultati ottenuti dai DOAC nella terapia del TEV riserva qualche sorpresa. Risultano non solo più sicuri, ma anche più efficaci degli antagonisti della vitamina K. Ma si associano ad un’incidenza superiore di emorragie minori clinicamente rilevanti (soprattutto del tratto gastro-intestinale e genito-urinario). Sono i risultati di un’ampia inchiesta, eseguita a partire dai dati del registro internazionale RIETE e pubblicata in Eur J Intern Med;
- I risultati di un trial clinico controllato (EPIDAURUS), interrotto precocemente per ragioni di sicurezza e pubblicato in Nat Med (IF=52), negano valore all’associazione di potenti tienopiridine (prasugrel, ticagrelor) con i DOAC per la gestione antitrombotica di fibrillanti con sindrome coronarica acuta candidati a PCI;
- I risultati dello studio ACASA-TAVI, presentati all’ESC e pubblicati in JAMA, dimostrano che la monoterapia con DOAC dopo TAVI riduce in modo significativo la trombosi subclinica delle cuspidi rispetto all'ASA, senza aumentare il rischio di eventi avversi maggiori;
- I risultati dello studio HALO-SCE, presentati all’ESC e pubblicati nell’organo ufficiale della Società (Eur Heart J), dimostrano che in soggetti con fibrillazione atriale candidati a chiusura dell’auricola sinistra il rivaroxaban a dosaggio ridotto rappresenta una strategia più efficace rispetto alla terapia antipiastrinica per ridurre il rischio di lesioni cerebrali silenti e preservare la funzione cognitiva;
- Infine, i risultati dello studio PRAGUE-26, presentati all’ESC e pubblicati nel NEJM, dimostrano in modo convincente che la trombolisi guidata da catetere (con l’impiego di basse dosi di alteplase) in associazione a terapia anticoagulante riduce in modo altamente significativo e clinicamente rilevante nei confronti dell’anticoagulazione da sola l’incidenza di eventi avversi nei primi 7 giorni successivi alla diagnosi di embolia polmonare a rischio intermedio/alto.