07/09/2026
C'è un ponte che attraverso spesso in bicicletta. Sarà lungo quindici metri.
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Una volta l'ho visto occupato tutto da persone a piedi che andavano nella stessa direzione. In mezzo a loro una signora saliva sul ponte con la bicicletta e un cesto davanti, e da sola prendeva tutta la larghezza. Voleva passare anche lei.
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Ogni volta che arrivo lì mi metto da una parte. Non scendo nemmeno dalla bici: per qualche minuto resto fermo e osservo le persone.
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Succede quasi sempre la stessa cosa. Ci mettono un sacco di tempo ad attraversare, si bloccano al centro, fanno molta fatica a passare. Restano fermi in mezzo e non vanno né di là né di qua.
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Eppure non è uno spazio chiuso. Da lontano si vede tutto: si vedono le persone che passano e si vede in che direzione vanno. Poi però si preferisce fare l'assalto al ponte, e ci si ritrova bloccati nel mezzo.
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Una parte di me si diverte a guardare. Un'altra parte pensa a come ragioniamo.
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Perché poi succede questo: se faccio l'educato e aspetto che passino tutte le persone, posso restare lì trenta minuti. Posso passare una serata ad aspettare. Alla fine anche le persone educate si ritrovano a tuffarsi dentro, nel modo più educato possibile. Io almeno sono in bici, quindi scendo e provo a passare. Altrimenti non passi più.
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Nella nostra società non funziona un po' tutto così?
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