Psicoterapeuta Chiara Degli Esposti

Psicoterapeuta Chiara Degli Esposti Ti accompagno nel trasformare il dolore delle ferite dell’anima in accettazione e amore per te stessa Studio 2: Via Magellano 21 , Monza

È settembre.Tempo di ripartenze.Si torna al lavoro e, a volte, la fatica non dipende soltanto da quello che dobbiamo far...
03/09/2026

È settembre.

Tempo di ripartenze.

Si torna al lavoro e, a volte, la fatica non dipende soltanto da quello che dobbiamo fare, ma dal clima che respiriamo mentre lo facciamo.

Perché al lavoro non portiamo soltanto competenze e compiti.
Portiamo anche il nostro stato emotivo.

La fretta di una persona può rendere tutti più tesi.
Una lamentela ripetuta può appesantire l’intera giornata.
Un tono brusco può metterci sulla difensiva ancora prima di comprenderne il motivo.

Allo stesso modo, una presenza calma, una parola gentile o qualcuno capace di restare lucido nei momenti difficili possono aiutare il gruppo a ritrovare stabilità.

Ci influenziamo continuamente, spesso senza accorgercene.

Il nostro sistema nervoso registra i volti, i toni di voce, i silenzi, la tensione nei gesti. E poiché è particolarmente sensibile ai segnali di pericolo, il malessere tende a catturare la nostra attenzione più facilmente della serenità.

Per questo il clima di un luogo di lavoro non è un dettaglio.

Può alleggerire la fatica oppure moltiplicarla.
Può farci sentire sostenuti oppure costantemente in allerta.

E quel clima non dipende mai da una sola persona. Si costruisce ogni giorno, attraverso il modo in cui ci parliamo, ci ascoltiamo e portiamo nel gruppo ciò che stiamo vivendo.

Forse, allora, ripartire significa anche domandarsi:

Che cosa accade dentro di me quando entro in questo ambiente?

E quale clima contribuisco a creare con la mia presenza?

A volte diciamo “va bene così” perché riconoscere che qualcosa non ci basta più aprirebbe domande scomode.Cosa desidero ...
31/08/2026

A volte diciamo “va bene così” perché riconoscere che qualcosa non ci basta più aprirebbe domande scomode.

Cosa desidero davvero?
Che cosa dovrei cambiare?
E se deludessi qualcuno?
E se poi mi pentissi?

Così restiamo. Ci adattiamo. Abbassiamo un po’ alla volta le aspettative e impariamo a chiedere sempre meno, anche a noi stessi.

Non sempre possiamo cambiare subito ciò che ci fa stare male. Ma possiamo iniziare a riconoscerlo, senza continuare a convincerci che vada bene.

Perché apprezzare ciò che c’è può dare pace.
Accontentarsi, quando significa allontanarsi da sé, lentamente spegne.

C’è qualcosa nella tua vita a cui continui a dire “va bene così”, mentre dentro senti che non ti va più bene?
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C’è un momento, la domenica, in cui qualcosa cambia.Fino a poco prima eri nel fine settimana. Poi guardi l’ora, pensi al...
30/08/2026

C’è un momento, la domenica, in cui qualcosa cambia.

Fino a poco prima eri nel fine settimana. Poi guardi l’ora, pensi al lunedì e senti una stretta.

Il corpo è ancora sul divano, a tavola o fuori per una passeggiata. La mente, invece, è già entrata nella settimana successiva.

Anticipa conversazioni, scadenze, spostamenti. Riprende in mano tutto ciò che avevi lasciato in sospeso e prova a prepararti in anticipo.

Forse il peso della domenica arriva proprio in questo passaggio: il tempo libero sta finendo e tornano tutte le parti di te che chiedono attenzione contemporaneamente.

Quella sensazione può diventare una piccola occasione per ascoltarti.

Quale pensiero ha cambiato il tuo stato d’animo?
Che cosa ti aspetta davvero?
E quale spazio vorresti proteggere nella settimana che inizia?

A volte il lunedì pesa già dalla domenica perché la settimana sembra piena ancora prima di cominciare.

E tu, come vivi la domenica pomeriggio?

So che questa è una pagina divulgativa e che, forse, questo non è il genere di contenuto che cattura immediatamente l’at...
28/08/2026

So che questa è una pagina divulgativa e che, forse, questo non è il genere di contenuto che cattura immediatamente l’attenzione sui social.

Ma mi occupo di ferite dell’anima e mi sono resa conto che ne parlo quasi sempre in modo trasversale, raccontando ciò che lasciano nelle emozioni, nel corpo e nelle relazioni.

Oggi, invece, ho scelto di parlarne in modo più diretto, pur con tutti i limiti che uno spazio come questo comporta.

Un trauma non riguarda soltanto ciò che è accaduto, ma anche il modo in cui quell’esperienza è stata vissuta e le risorse che avevamo in quel momento per affrontarla.

Per questo due persone possono attraversare esperienze simili e conservarne tracce molto diverse.

L’EMDR è un approccio psicoterapeutico che aiuta a rielaborare esperienze traumatiche o particolarmente dolorose. Attraverso la rievocazione guidata di alcuni aspetti del ricordo e una stimolazione bilaterale alternata, si favorisce il naturale processo di elaborazione delle informazioni.

L’obiettivo non è cancellare ciò che è accaduto o dimenticarlo, ma permettere al ricordo di trovare un posto diverso: poterlo riconoscere come parte della propria storia senza sentirsi ogni volta travolti dalle stesse emozioni, sensazioni corporee e reazioni.

Poco alla volta, ciò che appartiene al passato può smettere di irrompere continuamente nel presente.

Se senti che alcune ferite continuano a farsi sentire nella tua vita, nelle tue relazioni o nel modo in cui guardi te stessa, puoi iniziare a prendertene cura.
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Salva il post se vuoi tornarci con calma o condividilo con qualcuno a cui potrebbe essere utile.

Ci sono frasi che sembrano semplici modi di dire.“Devo resistere.”“Non posso mollare.”“Mi sento soffocare.”“Ho un peso a...
27/08/2026

Ci sono frasi che sembrano semplici modi di dire.

“Devo resistere.”
“Non posso mollare.”
“Mi sento soffocare.”
“Ho un peso addosso.”

Nei momenti di stress, le parole che usiamo possono raccontare con precisione ciò che accade dentro di noi: la tensione, la fatica, il bisogno di controllare, la paura di lasciarci andare.

Portare attenzione al modo in cui narriamo quello che viviamo può aiutarci a riconoscere emozioni e bisogni rimasti sullo sfondo.

Le parole, però, non si limitano a descriverci. Possono anche influenzare il modo in cui ci percepiamo.

Se continuiamo a raccontarci come persone che devono sempre resistere, controllare o trattenere, quella narrazione può diventare una gabbia.

Accorgercene apre la possibilità di cercare parole nuove: più vicine a ciò che sentiamo oggi e capaci di restituirci possibilità che prima non riuscivamo a vedere.

Quali parole usi per raccontarti nei momenti difficili?
Ti rappresentano ancora o stanno diventando troppo strette?

“Io sono fatta così” può sembrare una frase innocua.A volte ci aiuta a definirci.Altre volte chiude ogni possibilità di ...
26/08/2026

“Io sono fatta così” può sembrare una frase innocua.

A volte ci aiuta a definirci.
Altre volte chiude ogni possibilità di comprendere meglio ciò che ci accade.

Dietro il bisogno di controllare tutto, il fare sempre da sola, la difficoltà a fidarti o la tendenza a chiuderti può esserci una storia.

Forse, in alcuni momenti della tua vita, reagire così è stato il modo migliore che avevi per affrontare ciò che stavi vivendo.

Oggi puoi iniziare a osservare queste modalità con curiosità:

Quando compaiono?
Che cosa temi possa accadere se ti comportassi diversamente?
Di cosa avresti bisogno per provare, poco alla volta, una strada nuova?

Conoscere la storia dei nostri “sono fatta così” ci permette di scegliere se continuano a rappresentarci oppure se è arrivato il momento di lasciarci un po’ più libere.

Quale tuo “io sono fatta così” vorresti comprendere meglio?

Salva il carosello per tornarci con calma. 🌿

Le parole che riceviamo da bambinə, soprattutto nelle relazioni più significative, non determinano automaticamente chi d...
24/08/2026

Le parole che riceviamo da bambinə, soprattutto nelle relazioni più significative, non determinano automaticamente chi diventeremo.

Possono però contribuire a costruire il modo in cui impariamo a interpretare ciò che sentiamo, a dare significato agli errori e a valutare noi stessə.

Quando un’emozione viene spesso minimizzata, un comportamento viene criticato o l’accettazione sembra dipendere dall’essere “bravə”, può diventare più difficile ascoltarsi con fiducia.

A volte quelle parole continuano a vivere dentro di noi come una voce interna: giudica, corregge, mette in dubbio o chiede di non disturbare.

Non significa che ogni difficoltà attuale derivi necessariamente dall’infanzia. Significa che alcune esperienze relazionali possono lasciare tracce nel modo in cui ci rappresentiamo e ci trattiamo.

Riconoscere questa voce può essere un primo passo per distinguerla da ciò che senti davvero oggi.

E, con il tempo, imparare a costruire un dialogo interno più rispettoso, realistico e compassionevole.

Quale frase ascoltata da piccolə riconosci ancora nel modo in cui ti parli oggi?

Scrivimela nei commenti.

Quante volte dici “no” e senti subito il bisogno di aggiungere una spiegazione?Come se un semplice “no grazie” non fosse...
23/08/2026

Quante volte dici “no” e senti subito il bisogno di aggiungere una spiegazione?

Come se un semplice “no grazie” non fosse sufficiente. Come se, per essere accettato, dovesse essere accompagnato da una motivazione valida, comprensibile, inattaccabile.

“Non posso perché…”
“Non me la sento, ma…”
“Mi dispiace, però…”

A volte spiegarti può essere un modo per condividere davvero qualcosa di te. Altre volte, però, può diventare un tentativo di prevenire la delusione, la rabbia o il giudizio dell’altrə.

E così, mentre cerchi le parole giuste per non ferire nessunə, rischi di allontanarti da ciò che senti tu.

Un no non ha bisogno di essere approvato per essere valido. Un confine non deve necessariamente essere compreso dall’altrə per poter essere rispettato.

La reazione dell’altrə può esserci. Può essere spiacevole e non piacerti, ma non è automaticamente una tua responsabilità da gestire o risolvere.

La prossima volta che senti il bisogno di giustificarti, prova a fermarti e chiediti:

• Che cosa succede nel mio corpo quando immagino di dire no senza spiegarmi?

• Quale emozione arriva per prima?

• Che cosa temo possa accadere nella relazione se l’altrə resta delusə o arrabbiatə?

• Questa sensazione mi ricorda qualcosa che ho già vissuto?

• Riesco a dire semplicemente: “No, questa volta non me la sento” e lasciare che quel no resti lì?

Pensaci…

autenticità crescitapersonale

Diventare adulti significa, anche, imparare a stare nella propria vita con maggiore libertà.Avere bisogno degli altri, l...
21/08/2026

Diventare adulti significa, anche, imparare a stare nella propria vita con maggiore libertà.

Avere bisogno degli altri, lasciarsi amare, chiedere aiuto, sentirsi vicini: tutto questo continua a far parte della nostra vita.

E allo stesso tempo possiamo imparare a riconoscere ciò che ci muove: i bisogni, le paure, i ruoli che abbiamo imparato a ricoprire e che ancora oggi possono guidare le nostre scelte.

Guardare la propria storia serve anche a questo:prendere consapevolezza delle dinamiche che ci hanno condizionato e lasciare spazio a modi nuovi di stare con noi stessi e con gli altri.

Quanto di ciò che scegli oggi nasce da te e quanto da ciò che hai imparato a fare per sentirti al sicuro?

Indirizzo

Sesto San Giovanni
20099

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