Elisabetta Gogna psicologa

Elisabetta Gogna psicologa Ricevo su appuntamento a:
Padova via manfroni, 6
Sant’Elena, via Roma 20
Psicoterapeuta

03/07/2026

“A volte ho paura che tutti scopriate che sono una persona ordinaria” disse il bambino.
“L’amore non ti chiede di essere straordinario” disse la talpa.

-Charlie Mackesy-

Illustrazione di Charlie Mackesy




30/06/2026

“I legami che curano non ti afferrano,
ti aprono.
Non ti chiedono di essere forte,
ti permettono di essere umano.
Non ti chiedono di brillare,
ti fanno luce intorno.
[…]
E allora resti,
senza maschere,
senza frasi perfette,
solo con la tua verità.

Perché i legami veri
non riempiono i vuoti:
li trasformano in spazio
dove puoi finalmente
fiorire”

Nadir Rousseau

Illustrazione di: Tessa Pfeifer

18/06/2026

Quando pensiamo alla crescita personale, spesso immaginiamo qualcosa da aggiungere: più competenze, più forza, più sicurezza.
La scultura del marmo 🗿 ci racconta un’altra verità: a volte cresciamo quando iniziamo a togliere.

Ogni colpo di scalpello 🔨 è una scelta: questo resta, questo va.
Allo stesso modo, nella nostra vita psicologica, il processo di diventare “noi stessi” passa spesso attraverso il lasciare andare: ruoli che non ci appartengono più, aspettative eccessive, abitudini che ci appesantiscono 🎒.

Per farlo servono almeno tre doti fondamentali:

Immaginazione ✨
La scultura esiste prima nella mente dello scultore che nel blocco di marmo.
Ogni cambiamento nasce da una visione interna: l’idea, anche vaga, di chi vogliamo diventare.
Senza immaginazione, togliere fa paura, perché non sappiamo cosa verrà dopo.

Fatica 💪
Ogni colpo richiede energia, concentrazione, presenza.
Rinunciare al superfluo è faticoso: significa affrontare resistenze e tollerare il disagio del cambiamento.
La fatica non è un errore: è il prezzo emotivo dell’autenticità.

Perseveranza 🌀
Una scultura non nasce in un giorno.
Ci sono momenti in cui il marmo sembra non cambiare, in cui il risultato non si vede ancora.
È lì che serve fiducia nel processo e nella visione iniziale.

Lo scultore non aggiunge materiale per dare vita alla sua figura: la libera del superfluo.
Nel lavoro interiore, come nella scultura, ogni sottrazione è un atto di chiarezza: ciò che resta è la forma autentica 🌿.

Se questo tema ti risuona, fermati un momento davanti al tuo “blocco di marmo” ⛰️.
Chiediti: “Quale parte di me sto ancora trattenendo, anche se non appartiene più alla forma che voglio liberare?”
E se vuoi, condividi nei commenti il tuo “colpo di scalpello” di oggi ✨

Dal “Terapeuta Scalzo”
16/06/2026

Dal “Terapeuta Scalzo”

18/05/2026

Fermarsi è una grande arte.
E' un'arte umile, è quella di intuire quando siamo stanchi o quando abbiamo bisogno di camminare piano piano verso noi stessi e non verso qualcosa o qualcun altro.
Fermarsi è ascoltare il battito delle cose, sentire il silenzio, le sue sfumature.
–Chandra Livia Candiani–






Illustrazione di David Pogran

13/05/2026
La Rabbia in questo caso potrebbe essere interpretata come un’emozione parassita che nasconde l’emozione autentica forse...
29/04/2026

La Rabbia in questo caso potrebbe essere interpretata come un’emozione parassita che nasconde l’emozione autentica forse di paura o forse di tristezza. Può capitare che da bambini non ci sia stato permesso di arrabbiarci, che la Rabbia non fosse permessa e allora abbiamo imparato a nasconderla o a coprirla con altri sentimenti. E da adulto forse decido che è meglio sentirmi in colpa piuttosto che arrabbiarmi con mamma o papà

E la bambina disse al lupo: «Che cuore grande che hai».
«È soltanto la mia rabbia». Allora lei disse:
«Che rabbia grande che hai». «È per nasconderti il cuore».

[E. Doom, "Fabbricante di lacrime"]
Illustrazione da Pinterest

15/04/2026

"Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola"

-Cesare Pavese-

E nella stanza di terapia ne attraversiamo di luoghi, ricordi, situazioni, emozioni… un po’ come “alla caccia dell’orso”:
Non ci si può passare sopra, non ci si può passare sotto, bisogna passarci in mezzo.
A volte è importante trovarsi un buon compagno di viaggio…. E allora…. Prendiamoci per mano, e andiamo ❤️

29/11/2025

Parlare di educazione affettiva e sessuale a scuola significa offrire a ragazze e ragazzi strumenti per comprendere sé stessi, le relazioni e il rispetto reciproco.

Il testo di questo mese – intenso e illuminante – ci ricorda quanto sia importante creare momenti strutturati e sicuri, guidati da professioniste e professionisti formati, capaci di ascoltare, rispondere e accompagnare gli studenti nelle domande che ogni giorno emergono spontaneamente nelle classi.

Promuovere questi spazi significa investire nel benessere, nella consapevolezza e nella crescita delle nuove generazioni.

Il testo è di Nicolò Targhetta e la grafica di Amandine Delclos.


Buona lettura!

- Prof?
- Sì?
- Massimo mi ha chiamata tr***.
- Cos’è che ha fatto?
- Mi ha chiamata tr***.
- Ma è gravissimo. Adesso ci fermiamo un attimo e affrontiamo per bene la questione.
- Grazie prof.
- Aspetta, ce l’hai il consenso?
- Il consenso?
- Il consenso firmato dei tuoi per poter fare educazione sentimentale e sessuale a scuola?
- No.
- Sicura?
- Sì.
- Va bene, T***a era un’antica città dell’Asia Minore, resa celebre dai poemi omerici per la lunga guerra scoppiata dopo il rapimento di Elena. Hai domande?
- Non ho capito.
- Tranquilla, poi approfondiamo quando leggiamo l’Iliade.
- Ma prof, io veramente…
- Qualcun altro?
- Prof, Sara mi ha detto che il mio corpo fa schifo.
- Terribile, davvero terribile. Questa è violenza verbale, e io sono pronto a spiegarti tutto dopo che, cortesemente, mi hai mostrato il consenso firmato dei tuoi.
- Non ce l’ho.
- Lo sapevi che nell’arte greca il Corpo Ideale nel canone di Policleto prevedeva proporzioni precise, che peraltro oggi considereremmo irrealistiche?
- Mi ha fatto piangere.
- Mi dispiace, ma hai qualche domanda su Policleto?
- No.
- Benissimo, e anche questa è fatta.
- Prof, ieri un ragazzo mi ha toccata senza che io glielo chiedessi.
- Cosa?
- Ieri un…
- Consenso firmato?
- No.
- E allora fisica: quando due corpi entrano in contatto...
- Veramente io vorrei sapere cosa devo fare se succede ancora.
- Non posso dirtelo senza consenso firmato dai tuoi. Quello che posso dirti è l’anno della caduta dell’Impero Romano d’Occidente.
- Prof, i miei amici dicono che se non faccio certe cose sono uno sfigato. Lei che dice?
- Consenso firmato?
- No.
- E allora, caro mio, io dico 476 d.C.
- Prof, è normale che il mio ragazzo si arrabbi se esco con altre persone?
- Consenso firmato?
- No.
- La Carta delle Nazioni Unite del 1945 dice che ogni entità sovrana ha diritto alla libera autodeterminazione.
- Prof, mi ha chiesto una foto… e se poi la manda in giro?
- Nel Rinascimento il concetto di nudo…
- Prof ci spiega il consenso?
- Hai il consenso firmato dei tuoi?
- No.
- E allora senza consenso non posso spiegarti il consenso.
- Prof.
- Sì?
- Non stiamo capendo niente.
- Ah, voi non state capendo niente? Immaginate di essere me, intrappolato in un doppio paradosso. Da una parte per fare educazione affettiva ho bisogno di un consenso dei vostri genitori. Consenso che prevede la visione preventiva di tutto il materiale del corso, cosa che fra parentesi non accade per le altre materie. Senza scomodare l’articolo 33 della Costituzione, ci sarebbe anche da far notare che questo sottintende neanche troppo velatamente che i genitori sappiano meglio della scuola cosa serva ai ragazzi dal punto di vista educativo. Dall’altra parte, per quanto la scuola possa definire quali siano le esigenze dei ragazzi, non sempre riesce a mettere in pratica questa risposta a una necessità sempre più evidente. Perché questa educazione è spesso affidata a noi docenti che con le nostre lauree non abbiamo neppure ricevuto una formazione specifica che ci aiuti a trattare al meglio un argomento così complesso e delicato.
E l'Italia è l'unico paese europeo che non ha gli psicologi scolastici come figura strutturata.
- E quindi?
- E quindi indovina chi rimane fregato? Bravissimi, giù le mani.

13/11/2025

Non tutto va guarito per essere vissuto.
Ci sono ferite che non si chiudono: si abitano.
E puoi andare avanti
anche con qualcosa che fa ancora male.

Ci sono notti in cui la luce non vince sul buio,
ma gli tiene la mano.
E certe notti non si superano,
si ascoltano.

Ci sono momenti in cui anche i passi fermi sanno dire qualcosa.
E smettere di lottare
non significa arrendersi,
ma scegliere di respirare.

Ho imparato che si può essere fragili e forti
nello stesso istante.
Che la paura non sempre chiede coraggio,
a volte sono una pausa.
E che non tutto quello che trema va aggiustato:
certe crepe servono a far passare l'aria.

Ho imparato che il silenzio non è sempre mancanza,
a volte è un confine gentile.
Che dire "basta" può essere un atto d'amore.
Che dire "resto" può essere una rivoluzione.

Ho imparato che non devo più scegliere
quale parte di me mostrare.
Che ogni mia voce ha diritto di parola,
anche quella che non sa spiegarsi.

E che si può ringraziare
anche con le lacrime agli occhi.
Perché a volte
il dolore e la gratitudine
si stringono piano
senza fare rumore.

-Michele Lanotte-







Illustrazione di Lisa Aisato

Indirizzo

Via Roma, 20 Sant'Elena (PD)
Solesino
35047

Telefono

+393404941824

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Elisabetta Gogna psicologa pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi

Digitare