10/01/2023
AFFRONTARE IL TRAUMA CON LA FLASH TECHNIQUE
Sandra (nome di fantasia) ha rischiato di subire un’aggressione. Ha evitato il peggio perché alcune persone sono intervenute. Fatica a parlarne. Ammette che da allora non si sente più la stessa: ha paura ad uscire da sola, teme per i propri figli, si sente perennemente allerta e ha disturbi del sonno. Mentre parla con me anche il suo corpo “parla”: è rigida, seduta sulla punta della sedia, come se fosse pronta per scappare; il suo respiro si intensifica quando ricorda i momenti drammatici del pericolo scampato. Ma non si tratta solo di ansia: Sandra si accorge che non riesce a “connettersi” con gli altri: quando il figlio adolescente le racconta qualcosa di personale, quando una collega le chiede la sua opinione su un diverbio al lavoro o quando sua madre si lamenta per qualche problema di salute, Sandra non riesce a collegarsi con il vissuto altrui, a “sentire” l’altro e “sentire” se stessa. Si descrive come annebbiata.
Le memorie traumatiche possono interferire con la nostra capacità di decifrare le emozioni, con la possibilità di entrare in relazione con noi stessi. I centri cerebrali collegati alla regolazione delle emozioni e degli affetti sono in scacco e non riusciamo ad accedere ad alcune aree di funzionamento normalmente attive e flessibili. È come se l’esperienza traumatica tenesse in ostaggio parte della nostra mente.
Anche il corpo ne è coinvolto. Si passa da situazioni di iper-arousal (iper-attivazione), caratterizzate da agitazione, palpitazioni, sudorazione, tensione, nodo alla gola ed allo stomaco, ad altre di ipo-arousal (ipo-attivazione), disattivazione, senso di sperdimento, intorpidimento, immobilismo, stanchezza estrema, sensazione di “disconnessione”.
L’esperienza traumatica ha bisogno di essere elaborata, integrata nel funzionamento della persona, ma è difficile farlo quando il ricordo degli eventi di pericolo suscita agitazione estrema o “spegnimento”, sensazione di offuscamento. La Flash Technique è una tecnica di riduzione del disagio associato alle memorie traumatiche. A differenza di altre tecniche per il lavoro sul trauma, permette al paziente di rielaborare il ricordo senza entrare nei dettagli di quanto accaduto. Ciò favorisce una piena presenza e lucidità, a possibilità di collegare l’esperienza traumatica con sistemi di significato personale, riacquistando padronanza.
Propongo la tecnica a Sandra, che accetta. Realizziamo la procedura durante una seduta e nello spazio alcuni colloqui andiamo a lavorare sulle conseguenze: Sandra comincia a ripensare all’evento collegandolo con le emozioni, ma senza esserne sopraffatta, si sente più padrona di sé e non più in balìa degli eventi e di sensazioni estreme, riesce maggiormente ad entrare in sintonia con gli altri.
Si è avviato un processo di riparazione che continuerà in modo autonomo al di fuori delle sedute e che permetterà a Sandra di rivedere l’esperienza traumatica, integrandola nella propria storia, senza rimanerne ostaggio, recuperare le proprie risorse e tornare maggiormente in equilibrio.