Psicologa Isabella Enargelico

Psicologa Isabella Enargelico Attualmente collaboro con diverse istituzioni ed esercito la mia attività libero-professionale a Crema presso il poliambulatorio Santa Claudia.

CHI SONO
Sono la Dott.ssa Isabella Enargelico , psicologa, psicoterapeuta, mi occupo di consulenza e sostegno psicologico di bambini, adolescenti, adulti e sistemi familiari. Sono laureata in Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia; iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia (sez. A, n°03/17844), sono esperta in Disturbi specifici dell’Apprendimento, sono Istruttore Mindfulne

ss in ambito sportivo e proseguo costantemente la mia formazione abbracciando un approccio cognitivo-comportamentale ; sono specializzata in psicoterapia di terza generazione (ACT, FAP), metodologie evidence based, basate cioè su studi scientifici. Ho maturato nel corso degli anni esperienza nel settore ospedaliero, riuscendo a stabilire un contatto duraturo e ad ottenere risultati significativi anche con pazienti più complessi. Con ognuno di loro ho creato un rapporto positivo ed empatico che dura nel tempo e pone le basi per una vita libera dal disagio psichico.

05/09/2026
03/09/2026

Indimenticabile 💔

31/08/2026

Non tutto ciò che ti appartiene va difeso.

Ci sono modi di reagire che, con il tempo, hai cominciato a chiamare «carattere».

Ti chiudi quando ti senti ferito.

Alzi muri prima che qualcuno possa deluderti.

Rispondi con durezza quando avresti bisogno di dire che hai paura.

«Sono fatto così» sembra una forma di accettazione.

A volte, però, è soltanto una frase che chiude il discorso prima che possa iniziare qualcosa di scomodo:

guardarsi davvero.

Dire «su questo devo lavorare» non significa pensare di essere sbagliato.

Significa riconoscere che una parte di te può averti protetto ieri e limitarti oggi.

Puoi rispettare la tua storia senza lasciare che decida ogni tua risposta.

Puoi accoglierti senza giustificare tutto.

Puoi restare fedele a chi sei e, nello stesso tempo, cambiare.

Crescere non significa diventare un’altra persona.

Significa smettere di chiamare identità ciò che oggi hai la possibilità di trasformare.

«Sono fatto così» chiude una porta.

«Su questo posso lavorare» la lascia aperta.

👉 Quale tuo modo di reagire senti di poter finalmente guardare, invece di definirlo semplicemente «carattere»?

18/08/2026

La psicoterapia può fare danni?
La risposta è semplice: sì.
Se una cosa non ha il potere di fare male, probabilmente non ha neanche il potere di fare bene.
Cosa può fare davvero male in una psicoterapia?
Più di ogni altra cosa, la necessità di sopravvivenza narcisistica del terapeuta.
Più di una scelta tecnica sbagliata.
Più di un micro-agito che sfugge.
Persino più di una diagnosi iniziale imprecisa.
Perché il nostro è un lavoro fatto di ipotesi — diagnostiche e relazionali — che testiamo in ogni frase, silenzio o gesto scelto in seduta.
La differenza tra un buon terapeuta e uno cattivo, persino dannoso, non sta nella capacità di azzeccare subito la "strada giusta" (qualunque cosa significhi), ma nel saper rimettere in discussione la propria ipotesi senza viverla come una ferita.
Chi pensa che "se il paziente non migliora, è colpa del paziente" è già in territorio rischioso.
Il punto non è a quale scuola apparteniamo o quanto siamo bravi a difenderne concetti e confini.
Il punto è quanto sappiamo tollerare di non avere ragione.
Perché se la terapia diventa un'arena in cui il terapeuta deve vincere, il paziente ha già perso.

10/08/2026

🌟🌟🌟🌟

01/08/2026

Alle 10:25 del 2 agosto 1980 una bomba esplose nella sala d'aspetto della stazione di Bologna. Morirono 85 persone: c'erano lavoratori in partenza, famiglie in vacanza, studenti di ritorno da un viaggio. Tra loro, la vittima più giovane aveva solo 3 anni: si chiamava Angela Fresu, viaggiava con la madre Maria verso le vacanze. Di lei non si ritrovò più nulla. Sono passati 46 anni, e l'orologio della stazione segna ancora quell'ora.

"La strage di Bologna", la nuova vignetta di Mauro Biani per L'Espresso

29/07/2026
26/07/2026
26/07/2026

Sei mai stato Pinarella di Cervia? È un posto adorabile. Un piccolo paradiso estivo: appena tre chilometri di pineta attaccati al mare.

Un posto tranquillo dove non succede mai un c***o. E va benissimo così. Perché in vacanza puoi anche concederti il lusso della noia.

Puoi sognare una vita fatta di alberghi due stelle a conduzione familiare, mezza pensione, mini club, il mercatino il mercoledì e i burattini il lunedì sera.

Il mare costantemente Bandiera blu.
Le famiglie. I bambini. Le piadine.

Pinarella è così: quattro mesi di ombrelloni e il resto dell'anno di serrande abbassate.

Di parcheggi vuoti.
Di gente silenziosa.
Che si conosce per nome.
Che sa tutto di tutti.

C'è Antonio, il figlio del salumiere.
C'è Anna, la vedova ottantenne.
C'è Maria, la farmacista.

E c'è Nicola. Il "pazzo".
Perché in questi paesini c'è sempre uno come Nicola.

Che vive in un parcheggio. Che non ha molti soldi. Ma a cui in qualche modo tutti vogliono bene.

Nicola, aveva 54 anni, e in paese lo chiamavano ancora "il ragazzo".

In un matto De Andrè cantava
"Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesce ad esprimerlo con le parole"

Ecco, Nicola non era quel tipo di matto.

Era impossibile non conoscerlo: girava in bici con una cassa a tutto volume che sentivi arrivare da cento metri, un pupazzo di Tom legato alla spalla, e ti attaccava bottone anche se avevi fretta.

Sabato notte, in quel parcheggio , sono arrivati in cinque.

Cinque contro un uomo che già faceva fatica a reggersi in piedi. Lo hanno massacrato di botte. Gli hanno spaccato la testa, gli hanno fracassato il torace.

Lo hanno picchiato mentre sorrideva.
Lo hanno picchiato mentre aveva paura.
Lo hanno picchiato mentre piangeva.
Lo hanno ammazzato mentre implorava basta.

Poi se ne sono andati.
Tranquilli, come in una qualsiasi serata tra amici .

È morto quattro giorni dopo. Il funerale l'ha pagato il Comune, perché suo padre non aveva i soldi.

Al saluto si sono presentate trecento persone, con un fiore in mano ciascuna.

Trecento. E nemmeno una telecamera.

Nessuna prima serata, nessuna fiaccolata a Roma, nessun ministro sul posto, nessun corteo, nessun hashtag. Un uomo ammazzato di botte da cinque persone, cinque ragazzini e la macchina dell'indignazione nazionale non si è accesa nemmeno per sbaglio.

Perché in Italia il lutto pubblico funziona a tessera.

Se la vittima appartiene a una categoria riconosciuta, la sua morte diventa una causa: piazze, dirette, dichiarazioni, minuti di silenzio. Se non appartiene a niente, resta cronaca locale e finisce lì.

Nicola non era niente. Era un povero cristo fragile che dormiva in un camper.

E i fragili in questo Paese non hanno una lobby, non hanno un corteo, non hanno un colore da mettersi addosso.

Hanno solo un numero, che nessuno legge.

L'anno scorso in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora. Più di una al giorno, per il sesto anno di fila. Malori, malattie mai curate, pestaggi.

Quattrocentoquattordici funerali, e tu non ne hai sentito nemmeno uno.

Perché chi muore così non è italiano, non è straniero, non è nessuno.

È solo un numero in un registro.

Perfettamente nella media.
Perfettamente in silenzio.

Indirizzo

Via Vignola 30
Somma Lombardo
26019

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