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FibroLove 𝙑𝙖𝙡𝙚𝙧𝙞𝙩𝙖 – Fondatrice di FibroLove. FibroLove non parla solo di fibromialgia.

Parla di tutte quelle donne che per anni sono sopravvissute a sé stesse, fino a quando il corpo ha chiesto di essere ascoltato.

Sei un padre, un marito, un compagno, un amico, un fratello o il datore di lavoro di una persona che convive con la fibr...
02/11/2026

Sei un padre, un marito, un compagno, un amico, un fratello o il datore di lavoro di una persona che convive con la fibromialgia?

Ti sei mai chiesto davvero cosa significhi vivere accanto a qualcuno che soffre ogni giorno?

Sei tra quelli che pensano che sia tutto nella sua testa? Che esageri? Che basterebbe reagire, sorridere o impegnarsi un po' di piu'?

❗ 𝗦𝗘𝗜 𝗗𝗔𝗩𝗩𝗘𝗥𝗢 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗜𝗟 𝗗𝗢𝗟𝗢𝗥𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗩𝗘𝗗𝗔?

𝗡𝗢𝗡 𝗘' 𝗖𝗛𝗘 𝗦𝗘𝗜 𝗧𝗨 𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗔𝗣𝗘𝗥𝗟𝗢 𝗥𝗜𝗖𝗢𝗡𝗢𝗦𝗖𝗘𝗥𝗘?

Prova a guardare cosa e' cambiato nella sua vita.

💔 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 ti abbracciava spontaneamente, cercava il contatto, dimostrava affetto.

𝗢𝗚𝗚𝗜 a volte anche un abbraccio puo' provocare dolore.

Ma questo non significa che abbia meno bisogno di affetto, vicinanza e tenerezza. Ha bisogno anche di rispetto per i suoi limiti.

💔 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 rideva, scherzava, era allegra.

𝗢𝗚𝗚𝗜 puo' capitare che non abbia voglia di sorridere, che sembri distante o irritabile.

Non e' diventata una persona diversa. Ci sono giorni in cui il dolore, la stanchezza e tutto quello che deve affrontare le tolgono anche le energie per essere quella di prima.

💔 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 organizzava tutto, prendeva impegni, faceva programmi.

𝗢𝗚𝗚𝗜 puo' non riuscire a darti una risposta certa, perche' non sa come stara' domani, tra qualche ora o persino tra quindici minuti.

💔 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 aveva progetti, desideri, appuntamenti, viaggi da organizzare.

𝗢𝗚𝗚𝗜 deve fare i conti con un corpo che non sempre le permette di mantenere cio' che aveva programmato.

La liberta' di organizzare la propria vita puo' diventare un lusso.

💔 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 era sempre attiva, faceva mille cose, non si fermava mai.

𝗢𝗚𝗚𝗜 il dolore puo' rallentarla, anche nelle attivita' piu' semplici.

E quello che prima faceva senza pensarci, adesso puo' richiederle uno sforzo enorme e tempi di recupero che gli altri spesso non immaginano.

𝗟𝗔 𝗙𝗜𝗕𝗥𝗢𝗠𝗜𝗔𝗟𝗚𝗜𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗖𝗔𝗠𝗕𝗜𝗔 𝗦𝗢𝗟𝗧𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗜𝗟 𝗠𝗢𝗗𝗢 𝗜𝗡 𝗖𝗨𝗜 𝗨𝗡𝗔 𝗣𝗘𝗥𝗦𝗢𝗡𝗔 𝗦𝗜 𝗦𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗙𝗜𝗦𝗜𝗖𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗘.

Puo' cambiare le sue abitudini, le relazioni, il lavoro, i progetti e il rapporto con se stessa.

E spesso la parte piu' difficile e' dover affrontare tutto questo senza sentirsi creduta proprio dalle persone che dovrebbero starle piu' vicino.

𝗔𝗕𝗕𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗕𝗜𝗦𝗢𝗚𝗡𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗜𝗟 𝗡𝗢𝗦𝗧𝗥𝗢 𝗗𝗢𝗟𝗢𝗥𝗘 𝗩𝗘𝗡𝗚𝗔 𝗩𝗜𝗦𝗧𝗢 𝗘 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗢 𝗗𝗔 𝗖𝗛𝗜 𝗖𝗜 𝗘' 𝗩𝗜𝗖𝗜𝗡𝗢.

Non chiediamo che tu possa sentire quello che sentiamo noi. Non sarebbe possibile.

Ti chiediamo di non giudicare cio' che non conosci.

Di non minimizzare.

Di non pretendere che ogni giorno siamo capaci di fare le stesse cose, con la stessa energia e con lo stesso sorriso.

Ti chiediamo di osservare, ascoltare e provare a comprendere.

Perche' dietro una persona che rinuncia a un'uscita, che cancella un appuntamento, che non riesce a lavorare o che ha bisogno di riposare, non c'e' necessariamente mancanza di volonta'.

C'e' una persona che sta cercando di vivere con una malattia cronica e spesso imprevedibile.

E sai cosa dovresti chiederti?

❓ «Se succedesse a me, come vorrei essere trattato?»

Il dolore non sempre si vede attraverso un'espressione, un gesto o un esame.

Ma puoi vederne le conseguenze, se sei disposto a guardare davvero.

Puoi vedere la fatica, le rinunce, i sacrifici, la forza necessaria per affrontare anche una giornata apparentemente normale.

💜 𝗜𝗟 𝗗𝗢𝗟𝗢𝗥𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗘' 𝗜𝗡𝗩𝗜𝗦𝗜𝗕𝗜𝗟𝗘.

𝗔 𝗩𝗢𝗟𝗧𝗘 𝗦𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗡𝗢𝗜 𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗩𝗢𝗟𝗘𝗥𝗟𝗢 𝗩𝗘𝗗𝗘𝗥𝗘.

Come scrive Antoine de Saint-Exupéry nel Piccolo Principe:

«Non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi».

Questo messaggio e' dedicato a tutte le donne che convivono con la fibromialgia e che, oltre a combattere ogni giorno con il proprio corpo, devono anche lottare per essere credute, comprese e rispettate.

🌷 𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛𝗘' 𝗡𝗢𝗡 𝗗𝗢𝗩𝗥𝗘𝗠𝗠𝗢 𝗠𝗔𝗜 𝗗𝗢𝗩𝗘𝗥 𝗗𝗜𝗠𝗢𝗦𝗧𝗥𝗔𝗥𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗜𝗡𝗨𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗗𝗜 𝗦𝗧𝗔𝗥𝗘 𝗠𝗔𝗟𝗘 𝗣𝗘𝗥 𝗠𝗘𝗥𝗜𝗧𝗔𝗥𝗘 𝗖𝗢𝗠𝗣𝗥𝗘𝗡𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘.

𝗖𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲,
𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗼
𝗜𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗨𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗛𝗬𝗟
𝗙𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗙𝗶𝗯𝗿𝗼𝗟𝗼𝘃𝗲 𝗲 𝗱𝗶 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗗𝗼𝗻𝗻𝗮

© 2025 Valerita Albano – Tutti i diritti riservati.
I contenuti di questo post (testi, immagini e grafiche) sono di proprietà dell’autrice.

𝗧𝗶 𝗿𝗶𝘁𝗿𝗼𝘃𝗶 𝘀𝗽𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗮 𝗱𝗶𝗿𝗲 "𝘀𝗶'" 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘃𝗼𝗿𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗲 "𝗻𝗼"?𝗧𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗮 𝘀𝗲 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝘁𝘂𝗼𝗶 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶...
28/10/2026

𝗧𝗶 𝗿𝗶𝘁𝗿𝗼𝘃𝗶 𝘀𝗽𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗮 𝗱𝗶𝗿𝗲 "𝘀𝗶'" 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘃𝗼𝗿𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗲 "𝗻𝗼"?
𝗧𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗮 𝘀𝗲 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝘁𝘂𝗼𝗶 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶?
𝗛𝗮𝗶 𝗽𝗮𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗲𝗹𝘂𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗮 𝘁𝗲, 𝗮𝗹 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗮 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗰𝘂𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘁𝗲 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗮?

Se hai risposto "sì" a queste domande, potresti essere intrappolata nel complesso della brava bambina, un modello comportamentale profondamente radicato che spinge molte donne a compiacere gli altri a discapito del proprio benessere.

Ma cosa c’entra tutto questo con la fibromialgia? Sempre più studi e testimonianze suggeriscono che questo schema mentale possa contribuire ad aumentare lo stress cronico, la tensione muscolare e l'ipersensibilità al dolore, aggravando la condizione di chi ne soffre.

𝗜𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗲𝘀𝗽𝗹𝗼𝗿𝗲𝗿𝗲𝗺𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲' 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘀𝗰𝗵𝗲𝗺𝗮, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗶𝗻𝗳𝗹𝘂𝗶𝘀𝗰𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗶𝗯𝗿𝗼𝗺𝗶𝗮𝗹𝗴𝗶𝗮 𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗶 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝗽𝗲𝘇𝘇𝗮𝗿𝗹𝗼 𝗲 𝗿𝗶𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗯𝗲𝗻𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲.

Le Radici del Comportamento della "Brava Bambina"

L’abitudine di anteporre gli altri a sé non nasce dal nulla, ma affonda le sue radici in fattori profondamente radicati nella nostra cultura e nelle esperienze personali.

1. Educazione e Aspettative Familiari

𝗙𝗶𝗻 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗶𝗻𝗳𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮, 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗲 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗲 vengono elogiate per la loro gentilezza, obbedienza e disponibilità, mentre 𝘃𝗲𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗮𝘁𝗲 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗲𝘀𝗽𝗿𝗶𝗺𝗲𝗿𝗲 𝗿𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮, 𝗱𝗶𝘀𝗮𝗰𝗰𝗼𝗿𝗱𝗼 𝗼 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮.. Questo le porta a interiorizzare l’idea che per essere amate e accettate, debbano essere sempre perfette e accomodanti.

2. Modelli Culturali e Pressioni Sociali

𝗟𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁𝗮' 𝗵𝗮 𝗱𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝘂𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝘂𝘀𝘁𝗼𝗱𝗶 𝗲𝗺𝗼𝘁𝗶𝘃𝗲, 𝗼𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝘃𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶, 𝘀𝗮𝗰𝗿𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗻𝗱𝗼𝘀𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗯𝗲𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗲.
Questo si riflette nei media, nelle aspettative familiari e persino nei contesti lavorativi, rendendo difficile spezzare questo schema.

3. Traumi e Bisogno di Controllo

𝗖𝗵𝗶 𝗵𝗮 𝘃𝗶𝘀𝘀𝘂𝘁𝗼 𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗳𝗶𝘂𝘁𝗼, 𝗮𝗯𝗯𝗮𝗻𝗱𝗼𝗻𝗼 𝗼 𝘀𝗶𝘁𝘂𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗶 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶 𝗽𝘂𝗼' 𝗮𝘃𝗲𝗿 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗯𝗿𝗮𝘃𝗮 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗺𝗲𝗰𝗰𝗮𝗻𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘃𝘃𝗶𝘃𝗲𝗻𝘇𝗮. Essere perfette e accondiscendenti diventa una strategia per evitare il conflitto e sentirsi al sicuro.

𝗜𝗹 𝗟𝗲𝗴𝗮𝗺𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗶𝗹 𝗖𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗕𝗿𝗮𝘃𝗮 𝗕𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗮 𝗲 𝗹𝗮 𝗙𝗶𝗯𝗿𝗼𝗺𝗶𝗮𝗹𝗴𝗶𝗮.

Ora che abbiamo compreso perché adottiamo questo schema, vediamo come influisce sulla fibromialgia e sulla salute in generale.

1. Stress Cronico e Iperattivazione del Sistema Nervoso

Chi vive costantemente cercando di soddisfare le aspettative altrui accumula un livello di stress costante, che porta il sistema nervoso in uno stato di iperattivazione. Questo può aumentare la percezione del dolore e peggiorare la sensibilità agli stimoli esterni.

2. Repressione delle Emozioni e Somatizzazione

Trattenere emozioni come rabbia, tristezza o frustrazione ha un costo per il corpo. La tensione emotiva si accumula nei muscoli, nei tessuti e nel sistema nervoso, contribuendo a sintomi come dolore cronico, rigidità muscolare e affaticamento.

3. Mancanza di Ascolto del Proprio Corpo

Le persone con il complesso della brava bambina tendono a ignorare i segnali di stanchezza e dolore, perché mettono sempre le esigenze degli altri prima delle proprie. Questo porta a un circolo vizioso in cui il corpo chiede riposo, ma la mente lo ignora, aggravando i sintomi della fibromialgia.

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗖𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗲 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗱𝗮 𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗦𝗰𝗵𝗲𝗺𝗮?

Spezzare questo schema è fondamentale per migliorare la qualità della vita e gestire meglio la fibromialgia. Ecco alcuni passi concreti per farlo:

1. Prendere Consapevolezza del Problema

Il primo passo è riconoscere di avere questo schema e capire in quali situazioni si manifesta. Un esercizio utile è tenere un diario in cui annotare i momenti in cui ci si sente obbligate a dire "sì" o a mettere gli altri al primo posto, anche a discapito del proprio benessere.

2. Imparare a Dire "No" senza Sensi di Colpa

Dire "no" è un atto di rispetto verso se stesse. Si può iniziare con piccoli rifiuti, magari accompagnandoli con una spiegazione gentile, per poi arrivare a imporre confini più netti senza sensi di colpa.

3. Ascoltare il Proprio Corpo

Il corpo invia segnali chiari di stanchezza e tensione. Iniziare a dare priorità al riposo, al movimento dolce (come lo yoga) e alle tecniche di rilassamento può aiutare a ridurre i sintomi della fibromialgia.

4. Esprimere le Emozioni in Modo Sano

Scrivere, dipingere, praticare sport o semplicemente parlare con una persona di fiducia aiuta a rilasciare emozioni represse, evitando che si trasformino in tensione fisica.

5. Ridefinire il Proprio Valore

Il valore di una persona non dipende da quanto fa per gli altri, ma dal semplice fatto di essere sé stessa. Coltivare la propria autostima, fare attività che portano gioia e imparare ad apprezzarsi anche senza approvazione esterna è fondamentale per spezzare questo schema.

6. Cercare Supporto Psicologico/Coaching

Se il comportamento della brava bambina è radicato profondamente, lavorare con un professionista può aiutare a riscrivere i modelli appresi nell’infanzia e sviluppare nuove strategie di gestione dello stress e delle emozioni. Terapie come la CBT (Terapia Cognitivo-Comportamentale) o il coaching possono essere particolarmente efficaci.

Infine cara amica di fibromialgia se ti sei riconosciuta in queste dinamiche, sappi che cambiare è possibile. Il complesso della brava bambina non è una condanna, ma un modello appreso che si può modificare con consapevolezza e pratica.

𝗠𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝘁𝗲 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗮𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲' 𝗲𝗴𝗼𝗶𝘀𝗺𝗼, 𝗺𝗮 𝘂𝗻 𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝘁𝗲. 𝗜𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗯𝗲𝗻𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮, 𝗲 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝘁𝗲𝗻𝗲 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗽𝘂𝗼' 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗽𝗶𝘂' 𝘀𝗲𝗿𝗲𝗻𝗮 𝗲 𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗼𝘀𝗮.

𝙋𝙚𝙧 𝙁𝙞𝙗𝙧𝙤𝙡𝙤𝙫𝙚 𝙨𝙘𝙧𝙞𝙩𝙩𝙤 𝙙𝙖 𝙑𝙖𝙡𝙚𝙧𝙞𝙩𝙖 𝘼𝙡𝙗𝙖𝙣𝙤 𝙄𝙣𝙨𝙚𝙜𝙣𝙖𝙣𝙩𝙚 𝙐𝙛𝙛𝙞𝙘𝙞𝙖𝙡𝙚 𝙃𝙔𝙇.

A Papa Leone viene individuato un nodulo al polmone. L'11 ottobre la notizia viene resa pubblica. Il 13 ottobre viene op...
23/10/2026

A Papa Leone viene individuato un nodulo al polmone. L'11 ottobre la notizia viene resa pubblica. Il 13 ottobre viene operato.

Maria Cristina Gallo, invece, ha aspettato otto mesi per ricevere il risultato di un esame istologico. Quando il referto è arrivato, il tumore aveva già provocato metastasi diffuse. È morta a 56 anni.

Di fronte a queste storie è inevitabile provare indignazione, dolore, impotenza.

Ma attenzione: il problema non è che qualcuno abbia ricevuto cure tempestive. Il problema è quando altri non possono contare sulla stessa tempestività.

Perché nessuno dovrebbe avere meno possibilità di curarsi solo perché non è famoso, non ha denaro o non dispone di alternative.

E allora la domanda diventa scomoda.

Quanto vale il diritto alla salute se per esercitarlo devi potertelo permettere?

C'è chi, davanti a un'attesa troppo lunga, può rivolgersi al privato.
E c'è chi deve aspettare, anche quando ha paura.

C'è chi può pagare una visita specialistica, un esame, una seconda opinione.
E c'è chi deve fare i conti con il costo di ogni prestazione, mentre la preoccupazione cresce e il tempo passa.

C'è chi può cercare un'altra strada.
E chi, semplicemente, non può permettersela.

La malattia non sceglie in base al reddito. Ma le possibilità di affrontarla possono cambiare profondamente a seconda delle risorse economiche, del territorio in cui vivi e dei servizi a cui riesci ad accedere.

E questa non è soltanto una disuguaglianza sanitaria. È una questione di giustizia sociale.

Perché il problema non riguarda soltanto i tumori.

Riguarda anche chi convive con malattie rare, neurologiche, autoimmuni, degenerative e croniche. Chi affronta anni di accertamenti. Chi ha bisogno di specialisti difficili da raggiungere. Chi non trova risposte perché la sua patologia è poco conosciuta o la ricerca non ha ancora individuato trattamenti efficaci.

Riguarda anche chi non può permettersi le cure necessarie per gestire una malattia già diagnosticata.

E allora chiediamoci: chi resta indietro quando curarsi diventa una questione di soldi?

E che cosa significa davvero prevenire?

Non basta invitare le persone a fare controlli se poi non possono accedervi. Non basta parlare di diagnosi precoce se gli esami necessari arrivano troppo tardi. Non basta celebrare i progressi della medicina se quei progressi rimangono fuori dalla portata di chi ne ha bisogno.

Prevenire significa investire nella ricerca, rendere accessibili gli screening raccomandati, ridurre le attese e garantire percorsi diagnostici e assistenziali adeguati.

E curare significa non abbandonare nessuno, nemmeno quando la guarigione non è possibile.

Perché una persona non dovrebbe avere più possibilità di vivere soltanto perché può pagare di più.

Non tutte le malattie sono uguali. Non tutte hanno una cura. Non tutti i percorsi clinici possono essere identici.

Ma la dignità delle persone non può dipendere dal loro conto in banca.

La salute non dovrebbe essere un privilegio.
La prevenzione non dovrebbe essere un lusso.
E l'accesso alle cure non dovrebbe trasformarsi in una corsa in cui chi ha più risorse parte avvantaggiato e chi ne ha meno rischia di rimanere indietro.

💔 Quando una persona è malata, non dovrebbe dover affrontare anche la paura di non potersi permettere di curarsi.

Il diritto alla salute è davvero universale se non tutti possono esercitarlo concretamente?

Questa domanda non dovrebbe indignarci soltanto per qualche giorno, quando una storia arriva sulle prime pagine.

Dovrebbe continuare a interrogarci anche dopo. Quando i riflettori si spengono e restano tutte le persone che, lontano dalle telecamere, aspettano una visita, una diagnosi, una terapia o semplicemente una possibilità.

Perché dietro ogni attesa c'è una persona. E il tempo della sua vita non è una risorsa da sprecare.

💬 Secondo te, oggi in Italia il diritto alla salute è davvero uguale per tutti?

𝗖𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲,
𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗼
𝗜𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗨𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗛𝗬𝗟
𝗙𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗙𝗶𝗯𝗿𝗼𝗟𝗼𝘃𝗲 𝗲 𝗱𝗶 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗗𝗼𝗻𝗻𝗮

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Ci sono giorni in cui, convivendo con la fibromialgia, tutta la tua attenzione è concentrata su una cosa: riuscire ad ar...
21/10/2026

Ci sono giorni in cui, convivendo con la fibromialgia, tutta la tua attenzione è concentrata su una cosa: riuscire ad arrivare a fine giornata.

Ti svegli e cerchi di capire come stai. Quanto fa male il corpo? Quanta energia hai oggi? Riuscirai a fare quello che ti sei prefissata o dovrai rinunciare ancora?

Mentre cerchi di organizzare la giornata, fai i conti con il dolore diffuso, la stanchezza, il sonno poco riposante e quella nebbia mentale che, a volte, rende faticoso persino concentrarti.

Programmi, cancelli, rimandi. Cerchi di dosare le energie, sapendo che anche un'attività apparentemente semplice può costarti molto più di quanto gli altri immaginino.

E così, senza accorgertene, tutta la giornata può trasformarsi in una continua trattativa con il tuo corpo.

Ma tu, in mezzo a tutto questo, dove sei?

💜 Quando hai una malattia cronica, è comprensibile concentrarti sui sintomi e su quello che riesci o non riesci a fare.

Il dolore richiede attenzione, e non puoi semplicemente decidere di ignorarlo.

Ma c'è una differenza tra prenderti cura di te e vivere ogni momento aspettando di stare meglio per poterti concedere di vivere.

Quante volte ti dici:

- «Quando starò meglio, farò quella cosa che mi piace».
- «Oggi non riesco a fare abbastanza».
- «Non posso rilassarmi, perché ho ancora tante cose da fare».
- «Devo approfittare di questa giornata buona, anche se sono già stanca».

A volte, nel tentativo di recuperare il tempo che la malattia sembra portarci via, finiamo per dimenticarci di ciò che ci fa stare bene, anche nelle piccole cose.

🌿 Imparare a vivere il presente, con la fibromialgia, non significa smettere di soffrire o accontentarsi del dolore.

Significa imparare ad ascoltare il corpo senza trasformare ogni giornata in una prova da superare.

Significa riconoscere i tuoi limiti senza sentirti in colpa. Rispettare la stanchezza senza considerarti pigra. Goderti un momento piacevole senza pensare subito a quello che dovrai fare dopo.

Significa anche accettare che una giornata difficile non sia necessariamente una giornata sprecata.

Magari oggi non puoi fare tutto quello che avevi programmato. Ma puoi ascoltare una canzone che ami, stare qualche minuto al sole, sentire la voce di una persona cara o concederti un momento di riposo senza doverlo giustificare.

Non sono soluzioni alla fibromialgia. Non eliminano il dolore e non funzionano allo stesso modo per tutti.

Sono piccoli spazi in cui ricordarti che, anche con la malattia, la tua vita non è fatta soltanto di sintomi, rinunce e cose da sopportare.

💗 Non devi aspettare di stare bene per meritare un momento di serenità.

Non devi guadagnarti il riposo dimostrando prima quanto hai resistito.

E non devi misurare il valore della tua giornata in base a quante cose sei riuscita a fare.

Anche oggi, con le energie che hai, meriti di esserci. Per la tua vita e per te stessa.

💬 Ti capita di vivere le giornate contando le ore che mancano alla sera, invece di riuscire a goderti qualche momento per te?

Raccontamelo nei commenti. A volte condividere quello che viviamo ci aiuta a sentirci meno sole. ❤️

𝗖𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲,
𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗼
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Ti è mai capitato di dire «sì» quando avresti voluto dire «no»?Di continuare a fare qualcosa anche se eri stanca.Di nasc...
16/10/2026

Ti è mai capitato di dire «sì» quando avresti voluto dire «no»?

Di continuare a fare qualcosa anche se eri stanca.
Di nascondere il tuo dispiacere per non creare problemi.
Di mettere da parte i tuoi bisogni perché qualcuno avrebbe potuto offendersi.

A volte lo fai per amore.
Altre volte, per abitudine.
E altre ancora perché hai paura che, se smetti di esserci sempre per tutti, qualcuno possa allontanarsi.

Ma prova a fermarti un momento.

Quante volte stai scegliendo ciò che gli altri si aspettano da te, invece di ciò di cui hai davvero bisogno?

Se convivi con la fibromialgia, questo meccanismo può diventare ancora più pesante: potresti spingerti oltre i tuoi limiti per non deludere nessuno, anche quando il tuo corpo ti sta chiedendo di fermarti.

E poi arrivano la stanchezza, il dolore, il senso di colpa se ti fermi.

Ma non devi consumare tutte le tue energie per dimostrare di essere brava.

Puoi voler bene a qualcuno senza dire sempre sì.
Puoi essere presente senza dimenticarti di te.
Puoi deludere un'aspettativa senza essere una delusione.

Il tuo valore non dipende da quanto riesci a fare per gli altri. ❤️

💭 Oggi chiediti: sto facendo questa cosa perché lo desidero davvero o perché ho paura della reazione di qualcuno?

La risposta potrebbe aiutarti a capire da dove cominciare a scegliere anche te stessa.

𝗖𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲,
𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗼
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Sei al 3% da anni. E continui a dare energia a tutti. 🔋Ti faccio una domanda.Se il tuo telefono avesse il 3% di batteria...
15/10/2026

Sei al 3% da anni. E continui a dare energia a tutti. 🔋

Ti faccio una domanda.

Se il tuo telefono avesse il 3% di batteria, presteresti a qualcuno il tuo caricabatterie?

Sicuramente NO.

Perché servirebbe a te. Sai che, con così poca batteria, dopo poco il telefono si esaurisce e si spegne.

Allora perché continui a dare energia a tutti quando tu sei al 3% da anni?

Perché continui a dire «va bene» quando dentro sei stanca morta?

Perché sorridi quando il corpo urla?

Perché ti fai carico di tutto, anche quando non riesci più a reggerti in piedi?

Non è sempre forza. A volte è sopravvivenza.

È la parte di te che ha imparato da piccola che, per essere amata, doveva essere brava.

Disponibile.
Responsabile.
Perfetta.
Sempre pronta.

La Brava Bambina non disturba.
Non delude.
Non dice no.
Non si ferma.

E così vai avanti, anche quando avresti bisogno di fermarti.

Ti abitui a mettere i bisogni degli altri davanti ai tuoi, a ignorare la stanchezza, a sentirti in colpa quando riposi.

E se vivi con la fibromialgia, sai quanto possa diventare difficile distinguere ciò di cui hai davvero bisogno da ciò che continui a pretendere da te stessa.

Il dolore, la stanchezza e l'insonnia non sono una punizione per aver dato troppo. La fibromialgia è una condizione complessa, con molteplici fattori coinvolti.

Ma imparare a riconoscere il sovraccarico, rispettare i propri limiti e smettere di sentirsi in colpa per ogni bisogno può diventare una parte importante del percorso di cura di sé.

Perché, forse, nel tempo hai confuso l'esaurimento con l'amore, il sacrificio con il valore e l'ansia con la normalità.

Ma tu non sei nata per spegnerti mentre tieni accesi gli altri.

Non sei una centrale elettrica emotiva.
Non sei infinita.
Non sei fatta per sopportare tutto.

E allora prova a cambiare una domanda.

Invece di chiederti continuamente:

«Chi ha bisogno di me?»

prova a chiederti:

«Io di cosa ho bisogno oggi?»

Senza sentirti egoista.
Senza doverti giustificare.
Senza aspettare di essere completamente esausta per concederti una pausa.

Uscire dalla Brava Bambina non significa smettere di amare gli altri.

Significa imparare a non abbandonare te stessa per essere amata.

È un percorso verso l'autonomia emotiva, il rispetto dei tuoi bisogni e la libertà di essere una donna che non deve più meritarsi l'amore attraverso il sacrificio.

🌸 Tu non sei nata per sopportare tutto. Sei nata anche per vivere, ricevere e fiorire.

Con amore,
Valerita Albano
Insegnante Ufficiale HYL – Fondatrice di FibroLove e di Liberamente Donna

© 2025 Valerita Albano – Tutti i diritti riservati.
I contenuti di questo post (testi, immagini e grafiche) sono di proprietà dell’autrice, frutto della mia esperienza personale e professionale, e sono protetti dalla legge sul diritto d’autore.
È vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso esplicito.

Ai "cari" politici.Mettiamo il caso che siate malati di fibromialgia.Mettiamo che per anni vi siate sentiti dire che sie...
08/10/2026

Ai "cari" politici.

Mettiamo il caso che siate malati di fibromialgia.

Mettiamo che per anni vi siate sentiti dire che siete «invisibili».

Mettiamo che abbiate pagato di tasca vostra cure che a volte hanno funzionato e a volte no.

Integratori.
Specialisti privati.
Visite.
Esami.

Perché, quando avete bisogno di qualcuno che conosca davvero la fibromialgia, non è detto che la sanità pubblica sia lì ad aspettarvi.

Mettiamo che abbiate perso il lavoro a causa delle assenze.

Oppure che siate stati costretti a licenziarvi perché non riuscivate più a conciliare un lavoro, magari fisicamente pesante, con il dolore, la stanchezza e le giornate in cui il vostro corpo semplicemente non collabora.

Mettiamo che vi siate sentiti dire che la fibromialgia non esiste.

Che fosse tutto stress.

Che dovevate muovervi di più.

Che dovevate essere positivi.

Mettiamo che qualcuno vi abbia fatto sentire esagerati proprio mentre stavate pagando quella visita di tasca vostra.

Mettiamo che, oltre alla fibromialgia, abbiate altre patologie.

E mettiamo anche che, nel frattempo, abbiate perso la vita che avevate prima.

Il lavoro.

Le abitudini.

La libertà di programmare.

La possibilità di dire «domani faccio questo» senza sapere come vi sveglierete.

Poi passano gli anni.

Anni in cui sentite ripetere:

«La fibromialgia deve entrare nei LEA.»

E voi aspettate.

Aspettate perché vi dicono che sarà una svolta.

Che finalmente sarete riconosciuti.

Che finalmente qualcosa cambierà.

E poi, dopo anni, arriva il riconoscimento.

E scoprite che, in sostanza, per moltissime persone cambia pochissimo.

Perché per accedere all'esenzione bisogna rientrare in una fascia di gravità molto elevata e le prestazioni specificamente previste sono limitate.

E allora viene spontanea una domanda.

Ma voi avete presente cosa significa vivere con la fibromialgia prima di arrivare a essere considerati abbastanza gravi?

Perché per noi la questione non è avere un codice.

Non è poter dire:

«Finalmente siamo nei LEA.»

La questione è poter dire:

«Finalmente qualcuno si sta occupando davvero di noi.»

Abbiamo bisogno di ricerca.

Di medici formati.

Di diagnosi corrette.

Di presa in carico.

Di percorsi terapeutici accessibili.

Di continuità assistenziale.

Di riconoscimento del fatto che una malattia cronica non si misura soltanto contando quanto dolore riesci ancora a sopportare.

Perché se per ottenere qualcosa devi arrivare a essere più morto che vivo, permetteteci almeno di farvi una domanda.

Se foste voi a vivere tutto questo e, dopo anni di attesa, vi dicessero semplicemente:

«La Fibromialgia è nei LEA.» ma senza un reale cambiamento nella sostanza e nei fatti

voi come vi sentireste?

Perché noi, sinceramente, ci sentiamo un po' presi per il c**o.

Con disgusto per chi ci governa.
Valerita Albano

Chi soffre di fibromialgia presenta una particolare 𝗜𝗽𝗲𝗿𝘀𝗲𝗻𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮' 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝘀𝘁𝗶𝗺𝗼𝗹𝗶 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗼𝘀𝗶, che vengono percepiti in mod...
06/10/2026

Chi soffre di fibromialgia presenta una particolare 𝗜𝗽𝗲𝗿𝘀𝗲𝗻𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮' 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝘀𝘁𝗶𝗺𝗼𝗹𝗶 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗼𝘀𝗶, che vengono percepiti in modo molto più intenso rispetto alla popolazione generale.
Si tratta di una condizione complessa e multifattoriale, la cui causa è ancora oggetto di dibattito scientifico. Tuttavia, oggi sappiamo che 𝘀𝘂𝘀𝗰𝗲𝘁𝘁𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮' 𝗴𝗲𝗻𝗲𝘁𝗶𝗰𝗮, 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗮𝗺𝗯𝗶𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶, 𝘀𝘁𝗿𝗲𝘀𝘀 𝗰𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝗮𝗹𝘁𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗻𝗲𝘂𝗿𝗼𝗯𝗶𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗼𝗿𝗿𝗼𝗻𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗲 𝗮𝗹 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗮𝘁𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮.

A livello cerebrale si osservano 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗻𝗲𝗶 𝗺𝗲𝗰𝗰𝗮𝗻𝗶𝘀𝗺𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝗹𝗮𝗯𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗲, con una vera e propria amplificazione della risposta dolorifica (sensibilizzazione centrale).
Parallelamente, numerosi studi hanno evidenziato 𝗮𝗹𝘁𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗶𝗺𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗼, con un aumento delle citochine pro-infiammatorie. Questo stato infiammatorio favorisce l’attivazione dei recettori del dolore e l’incremento dei neuropeptidi coinvolti nella trasmissione dolorifica.

La fibromialgia, inoltre, è quasi sempre associata a 𝗲𝗹𝗲𝘃𝗮𝘁𝗶 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗿𝗲𝘀𝘀, insonnia persistente e profonda spossatezza fisica e mentale.
Lo stress cronico, a sua volta, alimenta l’infiammazione e mantiene il sistema nervoso in uno stato di costante iper-allerta, creando un circolo vizioso difficile da interrompere.

𝗨𝗻𝗮 𝗹𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗣𝗡𝗘𝗜: 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼 𝗲 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗶𝗺𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗶𝗮𝗹𝗼𝗴𝗮𝗻𝗼

Dal punto di vista della 𝗣𝘀𝗶𝗰𝗼𝗻𝗲𝘂𝗿𝗼𝗲𝗻𝗱𝗼𝗰𝗿𝗶𝗻𝗼𝗶𝗺𝗺𝘂𝗻𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 (𝗣𝗡𝗘𝗜), la fibromialgia non può essere compresa separando mente e corpo.
Il dolore cronico nasce all’interno di una rete complessa in cui 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗲𝗻𝗱𝗼𝗰𝗿𝗶𝗻𝗼 𝗲 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗶𝗺𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗼 comunicano continuamente tra loro.

Traumi emotivi, stress prolungati, stati di sopravvivenza e iper-controllo mantengono il sistema nervoso in modalità “emergenza”, favorendo:

• una disregolazione dell’asse dello stress
• un aumento delle risposte infiammatorie
• una maggiore vulnerabilità alla percezione del dolore

In questo senso, il corpo non è nemico, ma sta cercando di proteggersi con gli strumenti che ha a disposizione.
Ed è proprio qui che la mindfulness può diventare un valido supporto.

𝗖𝗼𝘀’𝗲' 𝗹𝗮 𝗺𝗶𝗻𝗱𝗳𝘂𝗹𝗻𝗲𝘀𝘀 𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲' 𝗲' 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗶𝗯𝗿𝗼𝗺𝗶𝗮𝗹𝗴𝗶𝗮

La mindfulness consiste nel portare l’attenzione in modo intenzionale e non giudicante al momento presente: al respiro, alle sensazioni corporee, ai pensieri, alle emozioni.
È una qualità dell’attenzione diversa da quella abituale: 𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮, 𝗰𝘂𝗿𝗶𝗼𝘀𝗮, 𝗴𝗲𝗻𝘁𝗶𝗹𝗲 𝗲𝗱 𝗲𝗾𝘂𝗮𝗻𝗶𝗺𝗲.

Attraverso la pratica si impara a diventare testimoni della propria esperienza, anche quando è spiacevole o dolorosa, senza fuggire né combattere.

I principali benefici della mindfulness nella fibromialgia includono:

• 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗲
• consapevolezza delle sensazioni senza critica
• riduzione dell’attaccamento a pensieri, giudizi ed emozioni legati al dolore
• diminuzione di stress, stanchezza, insonnia e sofferenza emotiva

Un aspetto centrale è la riduzione della 𝗰𝗮𝘁𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗳𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗲, uno stato mentale in cui la minaccia viene amplificata, la speranza diminuisce e i pensieri diventano ossessivi.
La mindfulness aiuta a ristrutturare il rapporto con il dolore, modificando la valutazione e la risposta emotiva ad esso.

𝗜𝗹 𝗱𝗲𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗴𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼: 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮 𝘀𝘂𝗹 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗲.

Uno dei concetti chiave della mindfulness è il 𝗱𝗲𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗴𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼: imparare a creare una giusta distanza tra sé e i contenuti della propria mente.
È come osservare le scene di un film su uno schermo, senza identificarsi totalmente con esse.

Questo processo riduce la reattività emotiva e permette di affrontare il dolore con maggiore flessibilità.
Le emozioni e le sensazioni non vengono negate, ma 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝘃𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗻𝘀𝗶𝘁𝗮'.

A livello neurobiologico, grazie alla plasticità cerebrale, la pratica costante della mindfulness è associata a cambiamenti nelle connessioni e nei circuiti nervosi, in particolare in aree come:

• corteccia prefrontale
• insula
• talamo

Tutte regioni coinvolte nell’elaborazione delle emozioni, dei giudizi e della percezione del dolore.
Alcune evidenze mostrano anche benefici sul sistema immunitario, il cui ruolo nella fibromialgia è ormai ampiamente riconosciuto.

𝗨𝗻𝗮 𝗿𝗶𝗳𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲𝗺𝗼𝘁𝗶𝘃𝗮: 𝘀𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝘀𝗲 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗶

Chi vive con la fibromialgia spesso passa anni a combattere il proprio corpo.
A resistere, a forzarsi, a sentirsi sbagliata, debole, “troppo”.
La mindfulness propone un cambio radicale:
non chiede di eliminare il dolore, ma di 𝘀𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘃𝗮𝗹𝗶𝗱𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗶.

Accettare non significa arrendersi.
Significa smettere di lottare contro ciò che già è e iniziare ad ascoltare.
Significa riconoscere la propria fatica senza vergogna e concedersi umanità.

Quando smetti di giudicarti, qualcosa cambia.
Il dolore può restare, ma non sei più sola contro di lui.
Diventi alleata del tuo corpo, non sua nemica.

La mindfulness non è una cura miracolosa, ma rappresenta un valido ausilio nella gestione del dolore cronico, perché agisce sull’umore, sullo stress, sull’insonnia e sul modo in cui il dolore viene vissuto.

È un percorso di consapevolezza che aiuta a ritrovare sicurezza, dignità e rispetto verso se stessi.

𝗨𝗻 𝗺𝗼𝗱𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗲𝗶 𝗽𝗶𝘂' 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝗱𝗶𝗮𝗴𝗻𝗼𝘀𝗶 𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼, 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗳𝗮 𝗺𝗮𝗹𝗲, 𝘀𝘁𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝗿𝘁𝗶.

𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗼
Insegnante Ufficiale HYL – Fondatrice di FibroLove e Liberamente Donna

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