18/08/2026
In Tibet, il rito funebre più antico è la sepoltura celeste, lo Jhator, che viene tradotto come “elemosina agli uccelli”.
Qui la morte non è vista come un’ombra da temere, ma come un gesto di liberazione.
Il corpo, considerato un involucro vuoto, viene offerto agli avvoltoi sulle alture rocciose, come un dono alla natura.
Un atto di generosità e distacco, che insegna a non aggrapparsi al mondo materiale, ma a lasciare andare con serenità.
La morte, in questo rito, non è vista come una fine.
È un passaggio naturale, un ritorno al ciclo della vita, una via verso la rinascita.
E allora non c’è paura: solo pace, rispetto e un lento, quieto, lasciar andare.
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