Studio di Arteterapia "con le mani di Geppetto"

Studio di Arteterapia "con le mani di Geppetto" Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Studio di Arteterapia "con le mani di Geppetto", Spresiano.

Un luogo sicuro dove poter passare del tempo esclusivo CON e ATTRAVERSO il materiale artistico, in qualsiasi condizione di abilità o fragilità.

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Passiamo tutta la vita a spegnere incendi e a risolvere problemi per gli altri, ma cosa ti rimarrà in mano quando la fog...
21/08/2026

Passiamo tutta la vita a spegnere incendi e a risolvere problemi per gli altri, ma cosa ti rimarrà in mano quando la foga sarà finita e ti accorgerai di esserti dimenticato di te?

Viviamo sommersi da ritmi intensi e richieste continue, spesso costretti a incanalare tutto attraverso le parole e il pensiero razionale. Accumuliamo tensioni e il bisogno di staccare la spina, ma non sempre troviamo il canale giusto per farlo.

“Dialoghi con la materia” nasce come uno spazio d'ascolto espressivo, non verbale e protetto, guidato dalla conoscenza e dal valore trasformativo dei materiali artistici.

Il mio ruolo non è interpretare ciò che fai, ma guidarti nell'uso tecnico, tattile e metaforico della materia per aiutarti a liberare la tua creatività:

La linea e il colore: per esplorare il segno grafico e la sua immediatezza visiva.

Il volume e la materia: per fare esperienza della tridimensionalità, della resistenza e della plasmarità dei materiali.

L'acqua e la sperimentazione: per allenare la flessibilità, lasciar andare il controllo e riscoprire la spontaneità.

Non serve alcuna competenza artistica e non c'è un risultato "giusto" o "sbagliato" da raggiungere. Al centro c'è solo il valore del processo creativo, il piacere di manipolare la materia e la libertà di creare senza il peso del giudizio.

📅 Quando: A partire da Venerdì 2 Ottobre (6 incontri, ore 19:00)

📍 Dove: Studio Fisioterapico Mattiuzzo, Piazza L. Rigo 43, Spresiano (TV)

💬 Info e iscrizioni:

📞 Tel: +349 4948374

✉️ Email: [email protected]

(I posti sono limitati per garantire ad ognuno il giusto spazio espressivo. È possibile richiedere un breve colloquio telefonico conoscitivo e gratuito prima di iscriversi).

Da Settembre 2026CHE COSA E' POSSIBILE FARE?Fare arteterapia in gruppo non significa fare a gara a chi disegna meglio, m...
19/08/2026

Da Settembre 2026
CHE COSA E' POSSIBILE FARE?

Fare arteterapia in gruppo non significa fare a gara a chi disegna meglio, ma scoprire quanto possa essere potente non sentirsi più soli con i propri pensieri. Negli occhi e nelle opere degli altri finisci per ritrovare pezzi di te che non sapevi nemmeno di cercare.

Non servono abilità artistiche o "talento": la bellezza qui non si misura dal risultato sulla carta, ma dal coraggio e dalla ricchezza del viaggio che si fa insieme. C'è la delicatezza dell'ascolto, ma anche l'energia di un confronto vero, capace di sbloccare risorse che da soli a volte non vediamo.

Nelle slide qui sopra ti raccontiamo come funzionano i nostri gruppi, il valore unico di questa dinamica e come puoi farne parte.

Se senti che è il momento di regalandoti questa esperienza o vuoi semplicemente farci una domanda, ti aspettiamo in privato o ai contatti in bio.

Da Settembre 2026CHE COSA E' POSSIBILE FARE?Per OGNI ETÀ.Dietro ogni laboratorio e workshop c’è l’idea che il processo c...
17/08/2026

Da Settembre 2026
CHE COSA E' POSSIBILE FARE?

Per OGNI ETÀ.

Dietro ogni laboratorio e workshop c’è l’idea che il processo creativo sia uno strumento profondo per entrare in contatto con se stessi.
La materia artistica diventa un linguaggio per concedersi un tempo protetto, sospendere il giudizio e scoprire nuove sfumature di sé.

A differenza dei percorsi di arteterapia (individuali o di gruppo) — focalizzati sulla relazione d'aiuto e sull'elaborazione del vissuto personale — i laboratori espressivi e i workshop sono esperienze a carattere esperienziale e formativo, incentrate sul tema proposto, sulla sperimentazione dei materiali e sulla dimensione ricreativa.

Nelle slide trovi la struttura dettagliata di queste proposte: modalità, tempi e finalità.

I contatti in bio restano a disposizione per ogni richiesta di informazioni.

«Fai presto.»​Ce lo diciamo in auto, sui pianerottoli, davanti alla porta della scuola. Lo diciamo quando siamo stanchi,...
15/08/2026

«Fai presto.»

​Ce lo diciamo in auto, sui pianerottoli, davanti alla porta della scuola. Lo diciamo quando siamo stanchi, quando gli orari ci stringono la gola, quando la vita dei grandi corre troppo veloce per i passi di un bambino.

​Non è una colpa. È il ritmo in cui siamo immersi tutti.

​Il problema è che i bambini non sono fatti per vivere con il cronometro in mano. Quando il tempo diventa una corsa continua, l'unico modo che hanno per stare al passo è comprimere quello che sentono.

​Trattengono il fiato. Trattengono la stanchezza. Trattengono le parole.

Finché il vapore diventa troppo e il coperchio salta.

​Offrire uno spazio di arteterapia non significa aggiungere un "impegno" all'agenda di tuo figlio. Significa fare l'esatto contrario: togliere l'orologio dalla stanza.

​Creare un'ora a settimana in cui il tempo si ferma. Dove non c'è una consegna, non c'è un voto, non c'è una campanella che suona e non c'è nessuno che dice "sbrigati". Solo materia, mani, respiro e lentezza.

​Perché un bambino che impara a stare nel proprio tempo, impara a non perdersi lungo la strada.

​💭 Se queste parole ti sono risuonate dentro, lascia che rimangano qui. Salva il post se ti va di rileggerlo in un momento di fretta.

Siamo così abituati a pensare che la cura, come l’arte, sia una questione di aggiunta. Aggiustare, riempire, sommare. Po...
27/07/2026

Siamo così abituati a pensare che la cura, come l’arte, sia una questione di aggiunta.

Aggiustare, riempire, sommare. Portiamo sul foglio — e nelle nostre giornate — il peso di dover mettere sempre qualcosa in più: un altro colore per coprire l'errore, un'altra parola per spiegarci, un altro impegno per sentirci a posto.

​Eppure, nella pratica dell'arteterapia si scopre spesso il contrario. La trasformazione più profonda avviene quasi sempre per sottrazione.

​È una dinamica vicina a quella dello scultore. La forma non nasce dall'incollare materia, ma dal togliere il superfluo. La figura è già lì, dentro la pietra: il lavoro reale è liberarla da ciò che la nasconde, una scheggia alla volta, senza fretta.

​Quando ci concediamo di togliere — che sia un tratto di matita di troppo, il bisogno che il disegno sia "bello", o la fretta di trovare subito un significato — accade qualcosa di sottile. Il foglio smette di essere un campo di prova e diventa uno spazio che respira. E quel vuoto, che prima spaventava, smette di sembrare una mancanza e rivela la sua natura di spazio fertile.

​Togliere non è perdere. È distillare. È smettere di coprire le nostre fragilità con infiniti strati di difesa e iniziare, con delicatezza, a ritrovare la forma essenziale che c'era già, ancora prima di iniziare a tracciare la prima linea.

​In parole povere, significa tornare alla base di quel foglio. Osservare la sua trama, sentire la sua texture, accorgersi che la sua composizione ha già un valore che spesso diamo per scontato.

Imparare prima di tutto a stare nel poco, a conoscere a fondo ciò che c'è già, per poi — solo se e quando serve davvero — scegliere se aggiungere un piccolo gesto.

06/07/2026
🌟❤️
30/06/2026

🌟❤️

C’è un momento, nella giornata di ognuno di noi, in cui le parole semplicemente non bastano più. Vi è mai capitato? Quei...
16/06/2026

C’è un momento, nella giornata di ognuno di noi, in cui le parole semplicemente non bastano più.

Vi è mai capitato?

Quei giorni in cui vi portate dentro un peso, una confusione o anche una gioia così densa che spiegarla a voce sembra quasi di sminuirla. O peggio, non sapete da dove iniziare.

Spesso pensiamo che l'unico modo per capirci sia parlarne. Ma la verità è che la nostra mente ragiona per immagini, non per vocaboli.

È qui che l'arteterapia smette di essere "una disciplina" e diventa uno strumento di vita quotidiana.

Non ha nulla a che fare con il saper dipingere o il saper scolpire. Non stiamo parlando di estetica, di mostre o di voti. L'arteterapia si basa su una domanda molto più semplice e liberatoria: cosa succederebbe se lasciassi che siano le mie mani a raccontare come sto?

Quando prendiamo in mano un colore, un pezzo di argilla o persino un foglio da strappare e ricomporre, succede qualcosa di magico:

Il giudizio si spegne. Non c'è un modo giusto o sbagliato di tracciare una linea. C'è solo il tuo modo.

Il rumore di sottofondo si azzera. Ansia, scadenze, pensieri sul futuro... tutto sfuma per lasciare spazio al "qui e ora" del colore che si posa sulla carta.

Le emozioni prendono forma. Un dolore che sembrava enorme, visto da fuori, su un foglio, diventa improvvisamente qualcosa che possiamo guardare in faccia, gestire e, pian piano, trasformare.

Forse il beneficio più grande dell'arteterapia è proprio questo: ci restituisce il diritto di essere imperfetti, di sperimentare senza uno scopo utilitaristico, solo per il piacere di esistere e di esprimerci.

In un mondo che ci chiede continuamente di essere produttivi ed efficienti, l'atto creativo diventa una forma di resistenza pacifica, un rifugio per l'anima.

La prossima volta che vi sentite sopraffatti, provate a non cercare subito le parole giuste. Prendete un foglio bianco e una matita. Non pensate a cosa disegnare, lasciate solo che la mano si muova.

Cosa pensate che racconterebbe di voi quel foglio in questo momento?

Guardare la scuola da dentro: una riflessione sul campoPur non essendo un insegnante, il mio lavoro mi porta costantemen...
15/06/2026

Guardare la scuola da dentro: una riflessione sul campo

Pur non essendo un insegnante, il mio lavoro mi porta costantemente a stretto contatto con educatori e pedagogisti all'interno delle scuole. Questa riflessione nasce proprio da lì: da ciò che vedo accadere durante i laboratori e per questo mi preme fare un appunto sul significato dell'utilizzo di alcuni strumenti.

L'uso (e abuso) di alcuni materiali è sempre più frequente, come ad esempio la creta. Modellarla è un viaggio nel processo, non nel risultato. Quando le mani toccano la materia, si attiva un dialogo fatto di tentativi, dubbi e intuizioni: la creta non giudica, ma accetta il cambiamento, la distruzione e la rinascita, costringendoci a fare i conti con la sua precisa consistenza e memoria.

Nelle formazioni per adulti, questo materiale diventa un ponte per ritrovare l'attitudine tipica dei bambini: l'esplorazione pura, dove non esiste un "modo giusto" e il valore sta nel percorso.

Usare la creta non significa "darla in mano ai bambini e basta". Il rischio è l'abuso superficiale, la leggerezza di usarla come un semplice passatempo. Al contrario, richiede una profonda consapevolezza della materia e dei suoi processi fisici: per questo servono figure professionali che la propongano con raziocinio, competenza e intenzione pedagogica.

In sostanza, la creta rende visibile il pensiero. Ci mostra come impariamo e come reagiamo all'imprevisto, lasciando spazio alla meraviglia. Il suo insegnamento più grande? Ricordarci che educare non significa forzare qualcuno dentro uno stampo predefinito, ma liberare il potenziale perché nascano forme sempre nuove.

IL "FARE" NON È UN GIOCO: la responsabilità del materiale nell'aiuto.​Nell’ambito delle professioni d’aiuto, il simbolo,...
05/06/2026

IL "FARE" NON È UN GIOCO: la responsabilità del materiale nell'aiuto.

​Nell’ambito delle professioni d’aiuto, il simbolo, l'immagine e il materiale artistico sono sempre più usati. Il motivo è semplice: il "fare" arriva dove la parola si ferma, bypassando la mente razionale.

​Tuttavia, c'è un'insidia: questi strumenti vengono spesso usati con un'estrema leggerezza, confusi con un'attività ludica "tanto per fare".

Ma non è così.

​Un foglio e una penna sono oggetti quotidiani usati sia casa che a scuola. Ma quando entrano in un percorso di salute e accompagnamento, assumono un peso specifico enorme.

Introdurre in un setting elementi come post-it, cartoncini colorati o fili di lana non fortifica l'efficacia di un'attività se non si sa come proporli. Non è la componente decorativa o la novità visiva a fare la differenza, ma la capacità clinica di accogliere ciò che quel materiale evoca. Senza metodo, rimane solo un espediente scenico.

​Noi viviamo di sensi. Un materiale non è solo un mezzo logico, è prima di tutto un’esperienza sensoriale. Toccare, vedere e muovere uno strumento muove vissuti profondi. Se un professionista li propone, deve sapere esattamente cosa sta attivando.

​Usare questi mezzi con superficialità non solo è rischioso (con le immagini si fa danno tanto quanto con le parole), ma sminuisce lo strumento stesso e le professioni – come l'Arteterapia – che su questa efficacia fondano anni di studio e metodo.

​L'arte nella relazione d'aiuto non è un intrattenimento.
È uno strumento potente, scientifico e profondo. Riconoscerne il valore significa rispettare la salute delle persone.

Indirizzo

Spresiano
31027

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