Dott. Antonio Pacella, MD

Dott. Antonio Pacella, MD Medico. Specialista in Scienza dell’Alimentazione e in Diabetologia. Diplomato in Medicina Estetica. Docente Universitario aC. Medico FIGC.

Perfezionato in Nutrizione Oncologica, Pediatrica, Patologie Digestive e Metaboliche, Lifestyle Medicine. Nutrizione per patologie
Malattie digestive
Medicina Antiaging
Malattie metaboliche
Medicina Estetica
Mesoterapia Antalgia

Studi:

SULMONA (L'AQUILA)
POPOLI (PESCARA)
ROMA

🍽️ “FINISCI TUTTO QUELLO CHE HAI NEL PIATTO!”Quante volte lo abbiamo sentito da bambini?E quante volte, magari con le mi...
12/08/2026

🍽️ “FINISCI TUTTO QUELLO CHE HAI NEL PIATTO!”

Quante volte lo abbiamo sentito da bambini?
E quante volte, magari con le migliori intenzioni, lo ripetiamo oggi ai nostri figli?

Eppure un piatto vuoto non è necessariamente il segnale di un bambino ben nutrito.

👧🏻👦🏻 I bambini possiedono una capacità di regolazione dell’assunzione alimentare basata anche sui segnali interni di fame e sazietà.

Quando l’adulto insiste continuamente perché il bambino mangi oltre la propria sazietà, rischia di spostare l’attenzione da:

“Ho ancora fame?”

a:

“Quanto devo mangiare per accontentare mamma e papà?”

Ed è proprio qui che nasce il problema.

Pressioni, ricatti e premi alimentari —
❌ “Ancora tre bocconi”
❌ “Finché non finisci non ti alzi”
❌ “Se mangi tutto ti do il dolce”

possono rendere il pasto un terreno di conflitto e interferire con l’apprendimento dell’autoregolazione alimentare.

Questo non significa lasciare che il bambino decida sempre cosa mangiare.

L’adulto mantiene un ruolo fondamentale: organizzare pasti e spuntini, proporre alimenti vari, offrire porzioni adeguate, creare un ambiente sereno e dare il buon esempio.

Il bambino può invece imparare progressivamente ad ascoltare quanto mangiare tra ciò che gli viene proposto.

🥦 Un alimento rifiutato oggi può essere riproposto senza pressioni.
🍝 Un giorno mangerà di più, un altro meno.
🥕 Le porzioni possono partire piccole: il bis è sempre possibile.

La crescita non si costruisce obbligando a pulire il piatto, ma attraverso qualità dell’alimentazione, regolarità, varietà, educazione e serenità.

❤️ L’obiettivo non è crescere bambini che finiscono tutto.

È crescere bambini capaci, progressivamente, di riconoscere e rispettare i segnali del proprio corpo e costruire un rapporto sano con il cibo.

Educhiamo, non forziamo.
Proponiamo, non imponiamo.
Guidiamo, senza trasformare il pasto in una battaglia.

📌 Salva il post e condividilo con un genitore che ha ancora paura di vedere qualcosa avanzare nel piatto.

Dott. Antonio Pacella
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
Esperto in alimentazione dell’età evolutiva

☀️ QUEST’ESTATE… CRESCIAMO SENZA FALSI MITI! 🍉👧🏻👦🏻Tra consigli dei nonni, pubblicità, social e mode alimentari, per un g...
12/08/2026

☀️ QUEST’ESTATE… CRESCIAMO SENZA FALSI MITI! 🍉👧🏻👦🏻

Tra consigli dei nonni, pubblicità, social e mode alimentari, per un genitore può diventare difficile distinguere ciò che sappiamo davvero da ciò che semplicemente continuiamo a ripetere.

🔬 A partire da oggi e per tutta l’estate arriveranno le mie PILLOLE DI NUTRIZIONE PEDIATRICA

Contenuti brevi e pratici dedicati all’alimentazione di bambini e adolescenti, per parlare di:

🍉 alimentazione estiva
💧 idratazione e caldo
🥪 merende e spuntini
📈 crescita e fabbisogni nutrizionali
⚽ alimentazione e sport
😴 sonno e buone abitudini
🍭 zuccheri, dolci e bevande
🥛 latte e bevande vegetali
🥩 proteine e diete vegetariane
💊 vitamine e integratori
⚖️ sovrappeso e obesità senza stigma
🧠 rapporto con il cibo e adolescenza
❌ falsi miti e mode social

Perché nutrire un bambino non significa soltanto farlo crescere.

Significa contribuire a costruire oggi il suo rapporto con il cibo, con il corpo e con la salute di domani.

👨🏻‍⚕️ Dott. Antonio Pacella
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
Esperto in alimentazione dell’età evolutiva

📌 Seguimi e salva i prossimi post.

E scrivimi nei commenti 👇
Qual è il dubbio sull’alimentazione di bambini e adolescenti che vorresti affrontassi per primo?

🥚 “MIO NONNO BEVEVA LE UOVA CRUDE ED È CAMPATO 90 ANNI.”E poi è arrivato Rocky. 🥊Uova nel bicchiere, una bevuta e via ad...
12/08/2026

🥚 “MIO NONNO BEVEVA LE UOVA CRUDE ED È CAMPATO 90 ANNI.”

E poi è arrivato Rocky. 🥊
Uova nel bicchiere, una bevuta e via ad allenarsi.

Risultato? Nell’immaginario collettivo uovo crudo = forza, proteine, naturalità.

Peccato che la fisiologia racconti qualcosa di diverso.

🔥 CUOCERE L’UOVO NON “DISTRUGGE” LE PROTEINE.

La cottura ne modifica la struttura e le rende più accessibili agli enzimi digestivi.

In uno storico studio sull’uomo, la digeribilità delle proteine dell’uovo risultava circa:

🥚 51% nell’uovo crudo
🍳 91% nell’uovo cotto

Quindi bere l’uovo crudo per “assumere meglio le proteine” non offre un vantaggio. Semmai, è il contrario.

Ma c’è un secondo problema.

🦠 SALMONELLA.

Il rischio microbiologico delle uova crude oggi può essere relativamente basso in filiere controllate, ma basso non significa zero.

E il fatto che l’uovo venga dalle proprie galline non lo sterilizza.

Un guscio apparentemente perfetto, un animale allevato in casa o il ricordo di come facevano i nostri nonni non sono controlli microbiologici.

Il rischio assume ancora più importanza per bambini, anziani, donne in gravidanza e persone immunocompromesse.

E allora perché i nostri nonni lo facevano?

Perché una pratica tradizionale può sopravvivere per decenni senza essere necessariamente quella migliore.

E perché ricordiamo facilmente:

👴 “Mio nonno lo faceva ed è arrivato a 95 anni.”

Molto meno chi si ammalava.

È lo stesso errore che facciamo quando confondiamo esperienza personale ed evidenza scientifica.

Le uova restano un alimento nutrizionalmente interessante.

Ma non diventano migliori perché crude, “naturali”, appena raccolte o bevute come Rocky.

🥚 Crudo non significa più nutriente.
🥚 Naturale non significa più sicuro.
🥚 Tradizionale non significa scientificamente migliore.

Possiamo rispettare i nostri nonni senza dover copiare ogni loro abitudine.

Loro utilizzavano le conoscenze che avevano.
Noi possiamo utilizzare quelle che abbiamo oggi.

👇 Confessate: chi di voi ha mai bevuto un uovo crudo pensando che facesse bene?

🌾 “I GRANI DI UNA VOLTA ERANO PIÙ DIGERIBILI.”Lo sentiamo ripetere continuamente.Grani antichi, farine “come una volta”,...
11/08/2026

🌾 “I GRANI DI UNA VOLTA ERANO PIÙ DIGERIBILI.”

Lo sentiamo ripetere continuamente.

Grani antichi, farine “come una volta”, lievito madre, prodotti tradizionali vengono spesso presentati come la soluzione ai disturbi che attribuiamo al frumento moderno.

Ma antico non significa automaticamente più digeribile.

🌾 Il frumento è cambiato?
Certamente.

La selezione genetica ha modificato caratteristiche agronomiche, altezza delle piante, resa, resistenza all’allettamento e proprietà tecnologiche.

Ma da questo non possiamo concludere:

❌ grano moderno = più glutine
❌ grano antico = meno glutine
❌ grano antico = più digeribile
❌ grano moderno = causa della celiachia

Quantità e composizione delle proteine possono infatti variare considerevolmente tra specie e cultivar, antiche e moderne.

E soprattutto la “digeribilità” non dipende semplicemente dall’anno di nascita di una varietà.

Contano anche lavorazione, fermentazione, lievitazione, preparazione, quantità consumata, composizione complessiva del pasto e caratteristiche individuali.

E la celiachia?

🧬 È una malattia immunomediata che si sviluppa in persone geneticamente predisposte in seguito all’esposizione al glutine.

Non è stata inventata dai grani moderni.

Questo non significa che tutti i frumenti siano identici.

Alcune varietà possono avere caratteristiche nutrizionali, tecnologiche e sensoriali differenti e meritano di essere studiate e valorizzate.

Il problema nasce quando una differenza diventa uno slogan:

👉 “antico” = sano
👉 “moderno” = cattivo

Questa non è scienza.
È una semplificazione perfetta per il marketing.

Possiamo scegliere Senatore Cappelli, Timilia, Verna, farro o altre varietà perché ci piacciono, per biodiversità, tradizione, caratteristiche gastronomiche o territorio.

Non abbiamo però bisogno di inventare una superiorità salutistica universale per valorizzarli.

La tradizione merita rispetto.
La biodiversità merita tutela.

Ma quando parliamo di salute servono dati, non nostalgia.

👇 Avete mai comprato un prodotto perché sull’etichetta c’era scritto “grani antichi” pensando che fosse automaticamente più sano o digeribile?

«UNA VOLTA NON C’ERANO CELIACI.»Sicuri? 🌾Una frase che sentiamo spesso quando si parla di glutine, grani moderni e alime...
11/08/2026

«UNA VOLTA NON C’ERANO CELIACI.»
Sicuri? 🌾

Una frase che sentiamo spesso quando si parla di glutine, grani moderni e alimentazione.

Ma c’è un errore di fondo: una malattia non comincia a esistere quando impariamo a diagnosticarla.

La celiachia non è un’invenzione moderna.

Descrizioni di quadri compatibili risalgono addirittura all’antichità e alla fine dell’Ottocento Samuel Gee ne fornì una dettagliata descrizione clinica.

Quello che mancava era capire la causa.

Nel Novecento arrivò la svolta: si comprese il ruolo del frumento e successivamente del glutine. Poi biopsia intestinale, sierologia e conoscenze immunologiche hanno progressivamente cambiato la nostra capacità di riconoscere la malattia.

🔬 Oggi vediamo ciò che ieri poteva rimanere invisibile.

E soprattutto abbiamo capito che la celiachia non significa necessariamente diarrea, dimagrimento e grave malnutrizione.

Può presentarsi anche con anemia, osteopenia, alterazioni della crescita, dermatite erpetiforme e numerose manifestazioni extraintestinali. Esistono inoltre persone con sintomi molto sfumati.

Ma attenzione all’errore opposto.

❌ Gonfiore dopo la pizza non significa automaticamente celiachia.
❌ Stare meglio senza pane non dimostra di essere celiaci.
❌ Celiachia, allergia al frumento e sensibilità al glutine/frumento non celiaca non sono la stessa cosa.
❌ I cosiddetti “grani moderni” non hanno inventato la celiachia.

La celiachia è una malattia immunomediata, scatenata dal glutine in soggetti geneticamente predisposti. La sua epidemiologia è complessa e non tutto l’aumento osservato può essere liquidato semplicemente come “facciamo più diagnosi”.

⚠️ E soprattutto: se sospetti una celiachia, non eliminare il glutine prima degli accertamenti. Potresti alterare gli esami e rendere più difficile arrivare alla diagnosi corretta.

Quindi, una volta nessuno era celiaco?

No. Una volta molti celiaci semplicemente non sapevano di esserlo.

La medicina non crea necessariamente nuove malattie quando dà loro un nome.

A volte finalmente le riconosce.

👇 Quante volte avete sentito dire:
«Ai tempi dei nostri nonni tutte queste malattie non esistevano»?

👴 «Mio nonno beveva vino, mangiava salame ed è vissuto fino a 95 anni!»Quante volte avete sentito questa frase?Probabilm...
11/08/2026

👴 «Mio nonno beveva vino, mangiava salame ed è vissuto fino a 95 anni!»

Quante volte avete sentito questa frase?

Probabilmente è anche vera.
Ma c’è un problema: un aneddoto non è una prova scientifica.

Ricordiamo il nonno arrivato a 95 anni.
Molto meno tutti quelli della sua generazione che a quell’età non sono mai arrivati.

È il cosiddetto survivorship bias: osserviamo chi “ce l’ha fatta” e rischiamo di costruire una regola partendo proprio dall’eccezione.

E c’è un altro errore.

Il nonno non era soltanto quello che mangiava pane, salame e beveva vino.

🚶 Camminava molto di più.
🍽️ Aveva una disponibilità di cibo diversa.
🌱 Consumava probabilmente meno alimenti ultra-processati.
💪 Spesso svolgeva lavori fisicamente impegnativi.
📱 Non passava ore davanti agli schermi.
👨‍👩‍👧‍👦 Viveva in un contesto sociale completamente diverso.

Ma soprattutto aveva genetica, ambiente, condizioni economiche, esposizioni, malattie e storia personale proprie.

Non possiamo prendere un singolo comportamento e attribuirgli la sua longevità.

E attenzione anche a idealizzare il passato.

I nostri nonni avevano meno sedentarietà e alcune abitudini che oggi faremmo bene a recuperare, ma vivevano anche in un’epoca con meno prevenzione, meno possibilità diagnostiche, meno terapie e maggiori rischi per la salute.

❤️ Possiamo amare le tradizioni senza trasformarle in medicina.

Possiamo preparare la ricetta della nonna, mangiare insieme, recuperare la convivialità e custodire la memoria familiare.

Ma quando parliamo di salute dobbiamo distinguere:

la tradizione ci racconta da dove veniamo.
La scienza cerca di capire cosa ci fa vivere meglio.

E forse il modo migliore per onorare i nostri nonni non è copiare tutto ciò che facevano.

È conservare ciò che avevano di buono e utilizzare le conoscenze che loro non potevano avere.

👇 E voi? Qual è la classica frase “mio nonno ha sempre fatto così…” che sentite più spesso?

🍰 “È FATTO IN CASA, QUINDI FA BENE.”No.O almeno, non necessariamente.Abbiamo una percezione curiosa del cibo.Una merendi...
10/08/2026

🍰 “È FATTO IN CASA, QUINDI FA BENE.”

No.
O almeno, non necessariamente.

Abbiamo una percezione curiosa del cibo.

Una merendina confezionata?
❌ «Piena di schifezze.»

Una fetta enorme di crostata della nonna?
❤️ «È genuina, è fatta in casa!»

Eppure farina, b***o, zucchero, cioccolato e marmellata non perdono le calorie perché li abbiamo comprati separatamente e accendiamo noi il forno.

Il fatto in casa può avere molti vantaggi: scegliere gli ingredienti, modificare una ricetta, controllare meglio alcune quantità.

Ma “casalingo” non è sinonimo di ipocalorico, equilibrato o consumabile senza limiti.

Ed è qui che rischiamo di guardare il dito invece della luna.

Quando un bambino aumenta eccessivamente di peso cerchiamo subito il colpevole:

🍪 le merendine
🍔 il fast food
🥤 le bibite
🍬 le caramelle

Ma dimentichiamo di osservare quanto mangia nell’intera giornata.

Una colazione abbondante, uno spuntino, un grande piatto di pasta, il bis, pane, secondo, dolce fatto in casa, merenda, gelato e una cena abbondante possono creare un surplus energetico anche senza una sola “merendina industriale”.

☀️ E in estate il fenomeno diventa ancora più evidente.

«Fa caldo, non ha fame.»

Poi durante la giornata arrivano:

🍦 gelati
🧃 tè freddi zuccherati
🥤 bibite
🍧 granite
🍪 snack continui

E magari la sera:
«Poverino, oggi non ha mangiato niente!»

In realtà può aver assunto molta energia, semplicemente senza averla percepita come un vero pasto.

Il problema dell’eccesso di peso infantile non si comprende dividendo il mondo in:

❌ industriale = cattivo
✅ casalingo = buono.

La domanda più utile è:

👉 COSA mangia?
👉 QUANTO ne mangia?
👉 QUANTE VOLTE mangia?
👉 COSA beve?
👉 QUANTO si muove?

Possiamo ingrassare mangiando esclusivamente prodotti “genuini”, biologici, artigianali e fatti dalla nonna.

Perché anche le calorie fatte in casa sono calorie.

E insegnare ai bambini la giusta quantità è importante quanto insegnare loro la qualità.

Dott. Antonio Pacella
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione

👵🏻❤️ NONNI, RIMPINZARLO NON SIGNIFICA VOLERGLI PIÙ BENE.«Ha mangiato pochissimo!»«Dai, ancora due bocconi…»«Dalla nonna ...
10/08/2026

👵🏻❤️ NONNI, RIMPINZARLO NON SIGNIFICA VOLERGLI PIÙ BENE.

«Ha mangiato pochissimo!»
«Dai, ancora due bocconi…»
«Dalla nonna si può!»
«Ma è tutto fatto in casa!»
«Un altro pezzetto di torta che male vuoi che faccia?»

Frasi dette con amore vero.
Ma che possono nascondere un problema che sottovalutiamo.

🍝 Una porzione troppo grande.
🍰 Il dolce dopo pranzo.
🍦 Il gelato nel pomeriggio.
🍕 La pizza la sera.
🍪 Qualche biscotto perché “è fatto in casa”.

Presi singolarmente, non sono il problema.

👉 Il problema può diventare la somma.

Per molti nonni offrire cibo significa accudire, proteggere, coccolare. È un linguaggio affettivo costruito in un’altra epoca, quando abbondanza e robustezza venivano facilmente associate alla salute.

Ma oggi dobbiamo distinguere amore, qualità e quantità.

⚠️ “Fatto in casa” non significa “puoi mangiarne quanto vuoi”.

Una crostata preparata con ingredienti eccellenti rimane una crostata.
Una pizza fatta in casa rimane una pizza.
Un gelato artigianale rimane un gelato.

E soprattutto un bambino non è un piccolo adulto: non dovrebbe ricevere automaticamente le nostre porzioni.

C’è poi qualcosa di ancora più importante del conteggio delle calorie.

Quando continuiamo a dire:

❌ «Finisci tutto.»
❌ «Ancora un boccone.»
❌ «Se fai il bravo ti do il dolce.»

rischiamo di insegnargli che deve ascoltare l’adulto invece dei propri segnali di fame e sazietà.

Non significa demonizzare i nonni.
E nemmeno eliminare torte, pizza e gelati.

Significa cambiare prospettiva.

❤️ Un nipote non ricorderà quante fette di torta gli avete dato. Ricorderà il tempo trascorso insieme.

Passeggiate. Giochi. Storie. Cucina. Risate. Affetto.

Il cibo può farne parte.

Ma l’amore non si misura dalla quantità che rimane nel piatto.

👉 Scorri le immagini.
E magari mandalo a un nonno… ma con affetto. 😄

Dott. Antonio Pacella
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
Perfezionato in Nutrizione Pediatrica

10/08/2026

Sta per iniziare una nuova stagione con uno staff nutrito e di grande professionalità

In bocca al lupo a tutti.

🍕 PERCHÉ MANGIAMO TROPPO?La risposta più facile è:«Perché non abbiamo abbastanza forza di volontà.»Peccato che sia anche...
10/08/2026

🍕 PERCHÉ MANGIAMO TROPPO?

La risposta più facile è:
«Perché non abbiamo abbastanza forza di volontà.»

Peccato che sia anche una risposta terribilmente incompleta.

Mangiare più di quanto ci serve non dipende semplicemente dall’essere “golosi” o incapaci di controllarsi.

🧠 Il nostro comportamento alimentare è il risultato di biologia, cervello, emozioni e ambiente.

Mangiamo di più quando siamo stressati.
Mangiamo per noia, gratificazione o abitudine.
Mangiamo di più davanti alla TV o mentre scorriamo il telefono.

Ma c’è molto altro.

🍽️ Le porzioni sono diventate più grandi.
E quando nel piatto c’è più cibo, tendiamo spesso a mangiarne di più.

🍔 Viviamo circondati dal cibo.
Disponibile, economico, pubblicizzato, appetibile e pronto da consumare.

👥 Mangiamo anche perché mangiano gli altri.
Feste, aperitivi, cene e occasioni sociali possono farci continuare ben oltre la fame.

😴 Dormire poco può aumentare la vulnerabilità alla fame e alle tentazioni alimentari.

😰 Lo stress può modificare appetito e ricerca di gratificazione.

🧬 E poi esistono differenze individuali: genetica, neurobiologia, segnali di fame e sazietà, storia del peso e abitudini costruite negli anni.

E attenzione a un altro paradosso:

🚫 più cerchiamo di controllare rigidamente il cibo, più in alcune persone possiamo favorire il ciclo restrizione → perdita di controllo → senso di colpa → nuova restrizione.

Per questo ridurre tutto a:

«Mangia meno e muoviti di più»

descrive una parte dell’equazione energetica, ma non spiega perché sia così difficile farlo nel mondo reale.

La domanda interessante, allora, non è soltanto:

❌ «Perché mangio così tanto?»

ma:

👉 «Che cosa mi sta spingendo a mangiare anche quando il mio organismo non ha realmente bisogno di altra energia?»

Capirlo può essere molto più utile dell’ennesima dieta estrema.

La fame non nasce soltanto nello stomaco.

Dott. Antonio Pacella
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione

💬 Secondo te oggi mangiamo troppo per fame… o perché viviamo in un ambiente che ci spinge continuamente a mangiare?

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