09/08/2026
Sono suonate da un po’ le otto.
E dico suonate, perché nel mio paese
le campane suonano ancora.
Ho un ricordo chiarissimo.
Avrò avuto sei, sette anni.
Passavo tutta l’estate dalla nonna,
e la domenica sera, quando suonavano le otto, accompagnavo il mio papà verso l’automobile.
Lui doveva tornare in città, al lavoro.
Per me quella campana
non era un suono bello.
Era il momento esatto in cui
ci saremmo separati.
In effetti, il mio corpo per anni
ha associato quel suono
ad una sensazione
di profonda tristezza.
Però allora si poteva aspettare.
Perché il sabato lui tornava.
Tornava e mi portava dei libri.
Ho sempre amato leggere.
Ancora oggi, quando sento
quella campana delle otto,
quel ricordo torna.
Enon torna da solo: torna con
tutto l’amore che mi lega al mio papà.
Vi racconto questa storia perché
qualche giorno fa ho fatto una
bellissima chiacchierata con mio zio.
Mi chiedeva di me. Dei miei spostamenti,
dei miei movimenti — i viaggi per il mondo
e anche quelli interiori.
E con delicatezza si chiedeva: com’è la tua vita?
Ci sono radici?
Sì. Ci sono.
È vero che viaggio,
che mi muovo molto,
Che incontro persone,
faccio esperienze,
cambio.
Ma poi il mio corpo sa dove vuole tornare.
E quando torno
non sono mai la stessa.
Ma una cosa non cambia:
la sensazione di appartenenza,
ed amore immenso.
Le idee cambiano, le distanze cambiano.
L’amore è la costante che ci accomuna,
indipendentemente da tutto.
Non a caso la mia frase preferita di ora é:
Per ogni domanda, l’amore è la risposta.