07/08/2026
☀️ Anche fermarsi fa parte del percorso.
La pausa estiva non è semplicemente un’interruzione del lavoro. Può diventare, per il paziente e psicologo, un’occasione importante per fare esperienza di qualcosa che spesso facciamo fatica a concederci: fermarsi senza sentirsi in colpa.
⏸️ Prendersi una pausa significa ascoltare i propri bisogni, riconoscere i propri limiti e accettare che anche il riposo sia una forma di cura.
E questo vale anche per noi psicologi.
Dopo mesi di colloqui, supervisioni, aggiornamenti, formazione e continua presenza emotiva per l’altro, arriva un momento in cui anche noi abbiamo bisogno di rallentare, respirare e recuperare energie.
Eppure, ogni anno, quando si avvicina la chiusura dello studio, possono emergere sensazioni contrastanti.
C’è chi fatica a lasciare andare il lavoro, chi si interroga su come vivranno la pausa i propri pazienti, chi prova un senso di responsabilità nel doversi fermare.
Sono vissuti che conosco bene e che, nel corso degli anni, ho imparato a guardare con maggiore consapevolezza.
Perché interrompere temporaneamente gli incontri non significa interrompere la relazione.
Al contrario, anche il modo in cui ci fermiamo fa parte del percorso: preparare la pausa, parlarne, dare spazio alle emozioni che suscita e costruire insieme un modo per attraversarla significa il prendersi cura.
La cura parte dall’ascolto, dall’accoglienza e dal riconoscimento dell’altro. E proprio per questo, anche una pausa può diventare uno spazio prezioso di esperienza e di crescita soggettiva.
Ricordiamoci che il nostro principale strumento di lavoro è la relazione che costruiamo con i nostri pazienti.
E una relazione autentica può contenere anche la distanza, l’attesa e il ritorno.
🌿 Fermarsi non significa esserci meno.
A volte significa imparare un modo diverso di esserci.