19/05/2026
Per molte donne l’ADHD arriva tardi, spesso dopo anni di fatica silenziosa.
Non perché le difficoltà non ci fossero, ma perché sono state a lungo compensate, mascherate, controllate. A volte con risultati apparentemente “funzionanti”, ma spesso a un costo emotivo, mentale e fisico molto alto.
Insieme alla dott.ssa Antonella Litta, abbiamo scritto questo articolo raccogliendo e integrando i risultati di diversi studi scientifici, con l’obiettivo di fare chiarezza su un tema ancora troppo sottovalutato: l’ADHD nelle donne e il rischio di diagnosi tardive o mancate.
Ricevere una diagnosi non significa spiegare tutto il proprio funzionamento attraverso un’etichetta, ma può rappresentare una base da cui partire: per rileggere la propria storia con maggiore consapevolezza, ridurre il senso di colpa e iniziare a domandarsi non più solo “perché non riesco?”, ma anche “di cosa ho bisogno per funzionare meglio?”.
L’ADHD nelle donne è frequentemente sottodiagnosticato a causa di una minore visibilità clinica. Il disturbo si presenta più spesso con sintomi disattentivi e internalizzanti, meno riconoscibili rispetto alle forme maschili. Bias diagnostici, norme di genere e strategie di masking contribuiscon...