19/10/2026
Cosa fare quando le paure dei nostri figli sfuggono alle spiegazioni razionali? 💙
In questo periodo mio figlio Matteo sta attraversando un momento in cui sono emerse paure profonde, come la paura della morte. E vi confesso che, come madre, la prima reazione è quella di sentirmi in allarme, smarrita, persino colta da un senso di frustrazione.
Di fronte a paure di questo tipo, la spiegazione cognitiva o la logica non bastano: non possiamo dare garanzie matematiche, né serve dire "succede a tutti, non pensarci". Anzi, cercare di razionalizzare a tutti i costi spesso lascia il bambino da solo con il suo terrore.
Ed è proprio qui che entra in gioco il nostro essere rifugio.
Quando il cognitivo si ferma, ciò che resta è il nostro corpo, la nostra presenza, un abbraccio stretto.
Essere un porto sicuro in questi momenti significa riuscire a trasmettere un messaggio fondamentale:
👉 "La tua paura non mi spaventa. Non mi sconvolge."
Se il bambino percepisce che la sua angoscia fa traballare anche noi, il messaggio implicito che gli arriva è devastante: "Se anche la mamma/il papà ne ha terrore o non sa gestirlo, allora la situazione è davvero pericolosa".
I bambini con l'ansia non cercano spiegazioni perfette, cercano un genitore che sia in grado di reggere l'impatto delle loro emozioni più grandi. Cercano qualcuno che dica loro, anche senza parole: "Vedo questo mostro gigante che ti spaventa, io rimango qui vicino a te e insieme non ci facciamo travolgere."
Padroneggiare la propria ansia da genitori per accogliere quella dei nostri figli è forse uno dei compiti più difficili. Ma è nell'imperturbabilità del nostro abbraccio che i bambini imparano a ritrovare la terra sotto i piedi.
💬 Vi è mai capitato di sentirvi disarmati di fronte a una paura "grande" dei vostri figli? Cosa vi aiuta a rimanere l'àncora di cui hanno bisogno?