Dott. Pietro Izzo

Dott. Pietro Izzo Dott. Pietro Izzo, specialista nelle attività motorie preventive ed adattate per diverse patologie.

Istruttore Specialista nell'esercizio fisico finalizzato alla promozione della salute. Progetto ed attivo programmi di attività motoria e sportiva finalizzata alla prevenzione di malattie e alla qualità di vita; al recupero motorio post-riabilitativo finalizzato al mantenimento dell'efficienza fisica. Progetto e conduco attività motorie e sportive per persone ed atleti con disabilità fisica e/o sensoriale e/o intellettiva.

22/05/2026

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

22/05/2026

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30/03/2026

Se il bacino scende da un lato.. il problema è dall’altra parte.

Sembra controintuitivo, ma è proprio così. Quando cammini e il bacino cade verso destra, la debolezza spesso è nel lato sinistro. Questa immagine mostra la classica andatura di Trendelenburg.

Ed è uno di quei casi in cui il corpo ci ricorda una cosa semplice ma potentissima: non sempre il problema è dove senti il movimento strano.

Cosa sta succedendo davvero? Quando sollevi una gamba per fare un passo, il tuo corpo deve evitare che il bacino cada verso il lato della gamba sollevata.

Chi lo impedisce?

Principalmente due muscoli: medio gluteo e piccolo gluteo. Sono loro che stabilizzano il bacino durante l’appoggio.

Se questi muscoli sono deboli o non lavorano bene, succede questo: il bacino scende dal lato opposto e iil tronco si inclina verso la gamba in appoggio, con tutto il corpo che cerca di compensare per non cadere.

Ed ecco comparire l’andatura di Trendelenburg.

Esempio lampante: immagina di portare una borsa pesante con una sola mano.

Cosa succede?

Il corpo si inclina dall’altra parte per compensare il peso. Con il bacino succede qualcosa di simile: se i muscoli laterali dell’anca non tengono il bacino in equilibrio,
il corpo si sposta lateralmente per non cadere.

Non è un errore.
È una strategia di sopravvivenza.

Per chi non è del mestiere, se quando cammini senti l’anca instabile, vedi il bacino oscillare oppure ti dicono che “dondoli” mentre cammini, potrebbe essere semplicemente un muscolo dell’anca che non sta facendo bene il suo lavoro.

Non significa per forza che l’anca sia “rotta”.

Spesso significa solo che il sistema di stabilizzazione è in difficoltà.

Il Trendelenburg gait riflette tipicamente insufficienza del medio gluteo, disfunzione del piccolo gluteo, alterazioni del nervo gluteo superiore, instabilità dell’anca e compenso con lateral trunk lean.

Il tronco si inclina verso il lato in appoggio per ridurre il momento torcente sull’anca e diminuire la richiesta ai muscoli abduttori.

È un classico esempio di compenso biomeccanico intelligente.

E quindi?

Quando vediamo questo tipo di cammino non dobbiamo limitarci a dire: “Cammina male.”

Dobbiamo chiederci: chi sta lavorando troppo? Chi sta lavorando troppo poco? Quale strategia sta usando il corpo per non cadere?

Perché il corpo non sbaglia quasi mai.

Sta solo cercando il modo più economico per sopravvivere al problema.

Molti pensano che camminare storto significhi avere un problema dove si vede il movimento. In realtà spesso è l’opposto. Il corpo non cade dal lato debole. Cade dal lato opposto a quello che dovrebbe tenerlo su.

E come sempre ricordiamolo: sui social i paroloni li lasciamo alle interrogazioni universitarie. Qui ci interessa una cosa sola: che quando guardi il tuo corpo muoversi, tu possa finalmente capire cosa sta succedendo davvero.

30/03/2026

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉

Oggi ci spostiamo nella regione del volto per conoscere un muscolo piccolo ma molto espressivo: il muscolo procero. È uno dei protagonisti delle espressioni facciali, soprattutto quando siamo perplessi, concentrati o un po’ arrabbiati.

Dettagli anatomici

Il muscolo procero è un sottile muscolo mimico situato tra le sopracciglia, sopra la radice del naso. Origina dalla fascia del muscolo nasale e parte inferiore dell’osso nasale e si inserisce nella pelle della regione glabellare (tra le sopracciglia).

Innervazione: nervo facciale (VII), rami temporali e zigomatici

Funzione principale

Abbassa la porzione mediale delle sopracciglia, produce le rughe trasversali alla radice del naso e contribuisce alle espressioni di disapprovazione, concentrazione o rabbia

Tipi di dolore

Il procero raramente è fonte diretta di dolore, ma può essere coinvolto in cefalea tensiva frontale, iperattività mimica nella regione glabellare, tensione nella zona tra le sopracciglia e coinvolgimento nelle cefalee muscolo-tensive o da stress.

È uno dei muscoli spesso trattati con tossina botulinica per ridurre le rughe glabellari.

Funzione quotidiana

Il procero lavora ogni volta che aggrotti la fronte, ti concentri intensamente, guardi qualcosa con sospetto ed esprimi disappunto o perplessità.

È uno dei muscoli più attivi nelle micro-espressioni del volto.

Esercizio di allungamento (Rilassamento della glabella)

1. Posiziona due dita tra le sopracciglia.
2. Esegui un leggero massaggio circolare sulla zona.
3. Inspira profondamente mentre rilassi la fronte.
4. Continua per 30–40 secondi.

Aiuta a ridurre la tensione nella regione glabellare e a rilassare la muscolatura mimica.

Esercizio di attivazione/consapevolezza

1. Davanti allo specchio, prova ad aggrottare leggermente la fronte.
2. Osserva le rughe che compaiono sopra la radice del naso.
3. Mantieni la contrazione per 3–4 secondi.
4. Rilascia completamente e ripeti 5–6 volte.

Serve più come esercizio di consapevolezza muscolare che di rinforzo.

Curiosità scientifica

Il procero è uno dei principali muscoli coinvolti nelle rughe glabellari, chiamate anche “rughe del pensatore”. Studi di espressione facciale mostrano che queste rughe compaiono spesso nelle espressioni di concentrazione profonda, non solo di rabbia.

Conclusione

Il muscolo procero è piccolo, ma racconta molto delle nostre emozioni. Ogni volta che ci concentriamo, dubitiamo o riflettiamo.. lui entra in scena.

Ci vediamo giovedì prossimo per un nuovo episodio di Muscolandia.. perché anche i muscoli più minuscoli sanno esprimere grandi emozioni! 😊

15/02/2026

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉

Oggi parliamo di veri specialisti del movimento fine, così piccoli da stare tra le ossa, ma così importanti da reggere l’intera funzionalità della mano: i muscoli interossei dorsali e palmari.

Sono sette in totale: 4 interossei dorsali, 3 interossei palmari.

Dettagli anatomici

Questi muscoli riempiono gli spazi tra i metacarpi, creando un sistema coordinato che permette movimenti precisi delle dita.

Gli interossei dorsali originano dai margini adiacenti dei metacarpi e si inseriscono sulla base delle falangi prossimali e aponeurosi dorsale delle dita 2, 3 e 4
Funzione: abduzione delle dita dal 3° dito (dito medio).

Gli interossei palmari originano dalla faccia mediale del 2° metacarpo e faccia laterale del 4° e 5° e si inseriscono sulle falangi prossimali e aponeurosi dorsale delle dita 2, 4 e 5
Funzione: adduzione delle dita verso il 3° dito

Innervazione comune: ramo profondo del nervo ulnare (C8–T1)

Tipi di dolore

Questi muscoli raramente sono fonte diretta di dolore, ma possono atrofizzarsi in caso di neuropatia ulnare (canale di Guyon, gomito del tennista, sindrome del tunnel cubitale), possono manifestare deficit motori come debolezza nella pinza tra pollice e indice. L’atrofia interossea è visibile nel segno di Wartenberg (5° dito abdotto) o nel test di Froment.

Sono quindi importanti indicatori di danno neurologico periferico!

Funzione quotidiana

Senza interossei, la mano non sarebbe funzionale, soprattutto nei movimenti fini come scrivere, digitare, suonare uno strumento, stringere una bustina o impugnare una forchetta, fare il segno dell’OK e stabilizzare le dita nella presa di precisione.

Sono fondamentali per ogni gesto che richiede coordinazione, stabilità e controllo fine.

Esercizio di allungamento (Stretching attivo in abduzione/adduzione)
1. Appoggia il palmo della mano su un tavolo
2. Spingi attivamente le dita l’una lontana dall’altra (abduzione)
3. Mantieni per 30 secondi
4. Ripeti in adduzione, portando le dita verso il 3° dito

Allunga e mobilizza le regioni intermetacarpali e stimola il controllo propriocettivo.

Esercizio di rinforzo (Schiacciamento delle dita con elastico)
1. Metti un piccolo elastico intorno a due dita (es. 2° e 3°)
2. Spingile l’una contro l’altra (per i palmari) o allontanale (per i dorsali)
3. Mantieni 3 secondi
4. Ripeti 12–15 volte per ogni coppia di dita

Attiva in modo selettivo interossei dorsali e palmari, migliorando la presa, la coordinazione e la forza intrinseca della mano.

Curiosità scientifica

Il dito medio ha due interossei dorsali, ma nessun palmare (non deve né abdurre né addurre rispetto a sé stesso). Un’EMG di precisione mostra che gli interossei dorsali si attivano prima dell’estensione o flessione delle falangi per stabilizzare l’articolazione MCP.

Conclusione

Gli interossei della mano sono il motore silenzioso della destrezza. Li alleni raramente ma li usi in ogni momento. Vuoi una mano che lavora meglio? Comincia proprio dai muscoli che stanno tra le ossa.

Ci vediamo giovedì prossimo per un nuovo episodio di Muscolandia.. perché anche i più piccoli meritano la loro puntata! ☺️

15/02/2026

Ti hanno convinto che il bacino sia solo ossa, muscoli e articolazioni da “sbloccare”.

Questa immagine invece ti rovina la favola: qui sotto non c’è solo meccanica, c’è traffico. Un’autostrada di vasi che portano sangue, ossigeno, nutrimento. Vita. Ogni volta che parli di rigidità, dolore profondo, senso di peso o stanchezza nella zona lombare, glutea o all’anca, quasi nessuno pensa a questo.

Si guarda la postura, si cerca il muscolo corto, si dà la colpa al carico. Ma se una zona è compressa, poco mobile, sempre in tensione, non soffrono solo i muscoli: soffre anche ciò che passa in mezzo. E il sangue non ama gli ingorghi.

Qui non vedi “arterie da anatomia”. Vedi strutture che devono adattarsi a ogni tuo passo, a ogni ora seduto, a ogni respiro bloccato. Se il bacino perde movimento, se diventa rigido e prevedibile, la rete vascolare non collassa.. ma lavora peggio. Più lentamente. Più faticosamente. E il corpo lo sente, anche se tu non sai dargli un nome preciso.

E no, anche qui non esiste l’esercizio perfetto. Non c’è il movimento magico che “riapre i vasi”. Esiste solo un corpo che funziona bene quando si muove in modo vario, distribuito, non ossessivo.

Qualcuno dirà: “Stai esagerando, il dolore è muscolare”.
Certo. Può darsi.

Ma quando guardi solo i muscoli e ignori tutto il resto, stai scegliendo di vedere il corpo in bianco e nero.. quando è chiaramente a colori.
E sì, dà fastidio.

Perché significa che il problema non è un pezzo rotto come molti vogliono farti credere. È un sistema che da troppo tempo sta cercando di far passare la vita.. in uno spazio sempre più stretto.

15/02/2026

Questa immagine non mostra un esercizio. Mostra come il carico viene incanalato.

Durante l’estensione in carico, la colonna non si muove come un blocco. I segmenti non contribuiscono in modo uniforme: alcuni scorrono molto, altri quasi per nulla. Questo è documentato da studi di cinematica vertebrale e imaging dinamico: la colonna lavora per unità funzionali preferenziali, non per “movimento globale”.

Nel tratto lombare, l’estensione aumenta il contatto faccettale, la pressione posteriore sul disco e la tensione del legamento longitudinale anteriore. Nel tratto toracico, invece, il contributo è spesso minimo se non esiste una reale mobilità costale.

Risultato: stesso gesto, carico concentrato.

Qui sta il punto scientifico che dà fastidio: un movimento ripetuto non distribuisce il carico, lo specializza. Il sistema nervoso non “allena la schiena”. Allena la strategia più economica per ottenere quel gesto.

Se l’estensione avviene sempre tra L4–L5 e L5–S1, il corpo rinforza quella via, riduce la variabilità, aumenta la tolleranza locale.. finché la supera.

Non è teoria: è adattamento tissutale carico-dipendente.
Ecco perché due persone fanno lo stesso esercizio: una migliora, l’altra peggiora.
Non perché l’esercizio sia giusto o sbagliato.
Ma perché il carico cade in punti diversi.

La scienza del movimento oggi è chiara su un punto: il problema non è l’estensione, è la mancanza di variabilità segmentaria sotto carico. Quando un esercizio “funziona sempre”, spesso non sta curando. Sta allenando una compensazione estremamente efficiente.

Questa immagine non va spiegata.
Va capita.
Perché la schiena non si rompe quando si muove.
Si rompe quando si muove sempre allo stesso modo credendo di essere protetta.

Nota finale

Questo contenuto nasce come riflessione tecnica tra fisioterapisti e professionisti del movimento. È normale che alcuni passaggi risultino complessi o poco immediati: non tutto ciò che riguarda il corpo può essere sempre ridotto a slogan semplici senza perdere significato.

La divulgazione ha più livelli. A volte serve semplificare per il grande pubblico, altre volte serve mantenere profondità per chi lavora clinicamente ogni giorno con il dolore delle persone.

Questo contenuto non è rivolto solo ai fisioterapisti o a chi opera in ambito clinico, ma anche a chi, pur non occupandosi direttamente di dolore, entra in contatto con queste persone e propone movimento o esercizi. In questi casi il rischio è concentrarsi sulla forma del gesto, perdendo di vista il contenuto: carico, contesto, risposta individuale.

15/02/2026

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!"🎉

Oggi scivoliamo nell’avambraccio per incontrare un piccolo muscolo profondo, ma essenziale nei movimenti di precisione: il muscolo supinatore!

Dettagli anatomici

Il supinatore è un muscolo corto, profondo e a spirale, situato nella parte posteriore e laterale dell’avambraccio. Lavora in coppia con il bicipite brachiale per uno specifico movimento: la supinazione.

Origina dall'epicondilo laterale dell’omero, legamento collaterale radiale, legamento anulare del radio e cresta del muscolo supinatore dell’ulna. Si inserisce sulla superficie laterale, posteriore e anteriore del terzo prossimale del radio.

Innervazione: ramo profondo del nervo radiale (C6–C7)

Funzione principale: supinazione dell’avambraccio (ruotare il palmo verso l’alto)

Tipi di dolore

Il supinatore può essere coinvolto in problematiche poco conosciute ma fastidiose, come la sindrome del tunnel del supinatore, il ramo profondo del nervo radiale può rimanere infatti intrappolato mentre attraversa il muscolo, causando dolore o parestesie nella parte dorsale dell’avambraccio. Ma anche in problematiche più conosciute come l'epicondilite laterale, essendo coinvolto nel sovraccarico cronico degli estensori, anche se meno frequentemente dell'estensore breve radiale del carpo
O rigidità da immobilizzazione: in pazienti con gomito ingessato, il supinatore può perdere elasticità

Funzione quotidiana

Il supinatore lavora (quasi sempre in silenzio) ogni volta che devi girare una chiave nella serratura, avvitare o svitare un tappo, ruotare il palmo della mano per raccogliere un oggetto e portare la forchetta alla bocca

È il re delle rotazioni fini, anche se il bicipite si prende spesso il merito!

Esercizio di allungamento (Stretching in pronazione passiva)
1. Tieni il braccio lungo il fianco con il gomito flesso a 90°
2. Con l’altra mano, afferra il polso e ruota lentamente l’avambraccio in pronazione (palmo in giù)
3. Mantieni la posizione per 30 secondi, sentendo un leggero allungamento nella parte alta dell’avambraccio
4. Evita di forzare: il supinatore è profondo e sottile!

Aiuta a prevenire tensioni nei movimenti ripetitivi, specialmente in chi usa molto le mani.

Esercizio di rinforzo (Supinazione contro resistenza)
1. Impugna un martello o un bastoncino con peso su un’estremità
2. Fissa il gomito al fianco, piegato a 90°
3. Ruota lentamente l’avambraccio per portare il palmo verso l’alto (supinazione), contro il peso
4. Torna in posizione iniziale (pronazione) in modo controllato
5. Ripeti 10–12 volte per lato

Rinforza il supinatore in modo funzionale, utile per sport, lavori manuali e prevenzione di sindromi compressive.

Curiosità scientifica

Studi di imaging dinamico (ecografia e risonanza funzionale) mostrano che il supinatore si attiva in anticipo rispetto al bicipite nei movimenti di supinazione “fini”, a bassa intensità, come ad esempio nel ruotare delicatamente un oggetto fragile.

Conclusione

Il supinatore è come un tecnico di precisione: lavora dietro le quinte, ma senza di lui le rotazioni sottili sarebbero goffe e imprecise. Vuoi afferrare bene? Allena il tuo supinatore!

Ci vediamo giovedì prossimo per un nuovo episodio di Muscolandia.. perché anche i muscoli più nascosti meritano un posto sotto i riflettori! 😜

15/02/2026

Il problema è che guardi questa immagine e pensi: “Ecco il muscolo, ecco il colpevole”. Fibre, tessuto, carne. Fine della storia.

È qui che nasce l’errore più comodo di tutti: credere che se fa male, allora quel tessuto è rovinato. Ma questo non è un pezzo di corda che si sfilaccia. È tessuto vivo, adattabile, progettato per cambiare in base a quello che gli chiedi ogni giorno. E se diventa rigido, dolente o “sensibile”, spesso non è perché si è rotto, ma perché è stato usato sempre allo stesso modo, troppo poco o troppo sotto stress.

Tu invece continui a cercare l’esercizio perfetto per “sistemarlo”, come se bastasse stimolarlo nel modo giusto.

Spoiler: non esiste.

Perché il muscolo non lavora mai da solo e non decide lui quando farti male. Risponde a segnali, contesto, carico, recupero, respiro, paura. E quindi? Significa che trattare il dolore muscolare come un difetto del tessuto è un modo elegante per non guardare il quadro più grande.

Qualcuno dirà “eh ma a me fa male proprio lì”.
Certo.

Ma sentire dolore in un punto non vuol dire che il problema sia quel punto. Vuol dire che quel muscolo sta parlando più forte degli altri. E se continui a zittirlo invece di ascoltare perché urla, continuerà a farlo. Sempre meglio.

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