Domenico De Berardis, Psichiatra, Psicoterapeuta

Domenico De Berardis, Psichiatra, Psicoterapeuta Direttore DSM Teramo e divulgatore scientifico. Ricercatore con più di 300 pubblicazioni, H-index Scopus di 61. Editor del journal “Mental Illness”.

Relatore a molti congressi nazionali e internazionali. Se vi fa piacere, seguite la mia pagina 🙏 Direttore Unità Operativa Complessa Centro Salute Mentale CD-RP Giulianova, ASL Teramo. Direttore Dipartimento Salute Mentale, ASL di Teramo. Per prenotare una visita rivolgersi obbligatoriamente al Centro Unico di Prenotazione della Asl di Teramo. Per consultare le mie pubblicazioni:
http://publicationslist.org/domenico.deberardis
https://publons.com/researcher/587683/domenico-de-berardis/

Per consultare le mie attività di ricerca:
https://www.researchgate.net/profile/Domenico-De-Berardis

𝐈𝐥 𝐦𝐚𝐥 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨 🏫🚸🚌𝑅𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑒𝑚𝑖 𝑛𝑒...
16/09/2026

𝐈𝐥 𝐦𝐚𝐥 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨 🏫🚸🚌

𝑅𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑒𝑚𝑖 𝑛𝑒𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑡𝑎 𝑎𝑛𝑑𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑎 𝑐𝑎𝑠𝑎 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎, 𝑐𝑜𝑛 𝑖 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑓𝑖𝑔𝑙𝑖 𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖 𝑑𝑒𝑖 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑢𝑜𝑙𝑎. 𝑆𝑒 𝑣𝑖 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎 𝑢𝑡𝑖𝑙𝑒, 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑡𝑒 𝑢𝑛 𝑚𝑖 𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒 𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑑𝑒𝑡𝑒𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛 𝑔𝑒𝑛𝑖𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑏𝑎𝑡𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑠𝑣𝑒𝑔𝑙𝑖𝑎.

Suona la prima campanella e in mezza Italia comincia il rito antico del mal di pancia delle sette del mattino.
L'Istituto Superiore di Sanità ha diffuso in questi giorni una miniguida per genitori e ragazzi su quella malinconia da rientro che gli anglosassoni chiamano “back to school blues”, e ha fatto benissimo, perché si tratta di una normale fase di adattamento che si supera con qualche strategia mirata.
Quasi sempre. Il punto interessante, per uno psichiatra, è l'altra parte della statistica.
L'ansia da rientro parla spesso il linguaggio del corpo. Mal di pancia, nausea, cefalea, stanchezza, sonno disturbato, irritabilità. Non è teatro e non è manipolazione: nei bambini il sistema nervoso autonomo racconta le emozioni molto prima che lo faccia il vocabolario. Nei più piccoli pesa il distacco dalle figure di riferimento, nei più grandi il rendimento, e in adolescenza la paura sovrana di restare fuori dal gruppo.
La differenza tra un adattamento faticoso e un rifiuto scolastico vero non sta nell'intensità del pianto, sta nella traiettoria. Nella ricerca si parla di rifiuto scolastico quando l'assenza supera le due settimane in un anno scolastico e si accompagna a sofferenza emotiva. Uno studio francese che ha ricostruito tre anni di frequenza attraverso i racconti dei genitori ha individuato cinque percorsi tipici, e vale la pena saperlo: due di questi sono percorsi di recupero, uno rapido e uno lento. Non tutto ciò che comincia male finisce male.
Sotto il rifiuto, quando si struttura, si trova quasi sempre qualcosa: disturbi d'ansia, depressione, sintomi somatici, condizioni del neurosviluppo come autismo e deficit di attenzione, esposizione al cyberbullismo, uso eccessivo della tecnologia.
E si trova soprattutto la solitudine. Una revisione sistematica pubblicata quest'anno, che raccoglie però soltanto undici studi, indica solitudine, bullismo, alienazione scolastica e isolamento sociale dentro la scuola come i fattori più costantemente associati alle assenze, mentre accettazione dei pari, amicizie reciproche, sostegno degli insegnanti e senso di appartenenza si associano a un minore rischio di abbandono. Tradotto: la scuola non si rifiuta per pigrizia, si rifiuta quando smette di essere un posto dove si esiste per qualcuno.
Ecco perché la mossa più naturale dei genitori è anche la più rischiosa. Concedere il giorno a casa spegne l'ansia in venti minuti e la rinforza per mesi, perché l'evitamento è il più efficace degli antidolorifici a brevissima durata d'azione, ma crea gravi effetti negativi a lungo termine. Molto meglio riprendere gradualmente i ritmi, anticipare sveglia e addormentamento, visitare in anticipo la scuola nuova, ascoltare senza minimizzare e senza promettere che domani si resta sotto le coperte.
E se la faccenda dura, si chiede aiuto presto. La terapia cognitivo-comportamentale è il trattamento di riferimento, ma una revisione segnala che, da sola o dentro programmi multimodali, non riesce a riportare a una frequenza regolare una quota di adolescenti che va da un terzo a due terzi. È un motivo in più per non aspettare.
Quindi buon primo giorno a tutti. Ai ragazzi, ai genitori, e anche a quei professori che stanotte hanno dormito peggio dei loro alunni.

Voci bibliografiche.
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Di Vincenzo C, Pontillo M, Bellantoni D, Di Luzio M, Lala MR, Villa M, Demaria F, Vicari S. School refusal behavior in children and adolescents: a five-year narrative review of clinical significance and psychopathological profiles. Ital J Pediatr. 2024;50(1):107.
Accogli G, Carlucci G, Trabacca A, Rossetti MG, Scoditti S, Brambilla P, Sassi R, Delle Fave A, Bressi C, Guarnieri FC, Fanizza I, Bellani M. Social isolation, related constructs and problematic school attendance problems in adolescence: a systematic review. Children (Basel). 2026;13(8):1020.
Benoit L, Chan Sock Peng E, Flouriot J, DiGiovanni M, Bonifas N, Rouquette A, Martin A, Falissard B. Trajectories of school refusal: sequence analysis using retrospective parent reports. Eur Child Adolesc Psychiatry. 2024;33(11):3849-3859.
Heyne D. Practitioner review: signposts for enhancing cognitive-behavioral therapy for school refusal in adolescence. Z Kinder Jugendpsychiatr Psychother. 2022;51(1):61-76.

"Sii come il promontorio contro cui si infrangono incessantemente i flutti: resta immobile e intorno ad esso si placa il...
13/09/2026

"Sii come il promontorio contro cui si infrangono incessantemente i flutti: resta immobile e intorno ad esso si placa il ribollire delle acque."
(Marco Aurelio, Pensieri, IV, 49)

Ci sono giorni in cui il mare della vita alza la voce e sembra volerci portare via. Delusioni, ferite, persone che se ne vanno. La fortezza d'animo non è assenza di dolore, è sentirlo tutto e restare in piedi lo stesso, fedeli a ciò in cui crediamo.
I nostri valori sono la roccia sotto i piedi. Possono levigarci, non spezzarci. E quando la tempesta passa, scopriamo che il promontorio siamo sempre stati noi.
Lottate per ciò che amate. Sempre. Anche quando nessuno applaude.

𝘉𝘶𝘰𝘯𝘢 𝘥𝘰𝘮𝘦𝘯𝘪𝘤𝘢 𝘢 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘦 𝘦 𝘢 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪. 𝘚𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦𝘵𝘦𝘮𝘪 𝘯𝘦𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘪𝘭 𝘷𝘢𝘭𝘰𝘳𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘤𝘶𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘢𝘷𝘦𝘵𝘦 𝘮𝘢𝘪 𝘴𝘮𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘥𝘪 𝘭𝘰𝘵𝘵𝘢𝘳𝘦, 𝘦 𝘴𝘦𝘨𝘶𝘪𝘵𝘦 𝘭𝘢 𝘱𝘢𝘨𝘪𝘯𝘢 𝘴𝘦 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘰𝘭𝘦 𝘷𝘪 𝘩𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘣𝘦𝘯𝘦.

Se fossi in voi e mi trovassi a Giulianova questo pomeriggio, non mi lascerei sfuggire questa iniziativa (e chiedo scusa...
11/09/2026

Se fossi in voi e mi trovassi a Giulianova questo pomeriggio, non mi lascerei sfuggire questa iniziativa (e chiedo scusa per il poco preavviso) 🙏

Stasera alle 19, al Caffè del Corso di Giulianova, i sapori diventano racconti. Si presenta “G come Gusto”, l'antologia curata da Alba Viola per Giulio Perrone Editore, con gli autori a leggere le proprie storie davanti a un bicchiere.
Tra gli autori ci sarà anche Valentina Di Ludovico - Autrice, scrittrice ormai affermata e terapista della riabilitazione psichiatrica presso il Centro di Salute Mentale di Giulianova: chi ogni giorno aiuta le persone a ricostruire la propria storia sa bene quanto le parole possano nutrire.
Prenotazione al 375 8121425, aperitivo 15 euro.

Venite: certe serate si ricordano a lungo.

𝟏𝟎 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞, 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨: 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐫𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐥'𝐢𝐝𝐞𝐚 𝐢𝐧 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨𝑆𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑒𝑡𝑒, ...
10/09/2026

𝟏𝟎 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞, 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨: 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐫𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐥'𝐢𝐝𝐞𝐚 𝐢𝐧 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨

𝑆𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑒𝑡𝑒, 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑒 𝑛𝑒𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑙𝑎 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑒𝑠𝑝𝑒𝑟𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎, 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑎: 𝑞𝑢𝑖 𝑠𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑔𝑖𝑢𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜. 𝑈𝑛 𝑚𝑖 𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒 𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎𝑖𝑢𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑡 𝑎 𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑛𝑔𝑒𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑖 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 ℎ𝑎 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑙𝑜.

Oggi è la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, istituita nel 2003 dall'International Association for Su***de Prevention insieme all'Organizzazione mondiale della sanità. Nel mondo si contano oltre settecentoventimila morti per suicidio ogni anno. Il 2026 chiude il triennio dedicato al tema del cambiare la narrazione, con un invito semplice: iniziamo la conversazione.
Cominciamo dal falso mito più duro a morire, cioè che chiedere a qualcuno se pensa di farla finita gli metta l'idea in testa. È una convinzione diffusissima, anche fra i medici, e non regge alla prova dei fatti. Una rassegna pubblicata su Psychological Medicine ha esaminato gli studi condotti su popolazioni generali e ad alto rischio, adulti e adolescenti, senza trovarne uno solo che documentasse un aumento dell'ideazione suicidaria nelle persone a cui era stato chiesto. Semmai il contrario. Il silenzio protegge chi ha paura di domandare, non chi sta male.
Poi c'è il modo in cui se ne parla in pubblico. Uno studio austriaco ormai classico ha analizzato quasi cinquecento articoli di giornale mettendoli in relazione con l'andamento dei suicidi nel breve periodo. La ripetizione della stessa morte e il rilancio dei luoghi comuni risultavano associati a un aumento. Gli articoli che raccontavano chi una crisi l'aveva attraversata senza soccombere risultavano associati a una diminuzione. Gli autori li hanno chiamati effetto Werther, dal romanzo di Goethe, ed effetto Papageno, dal personaggio del Flauto magico a cui tre ragazzi ricordano che esiste un'alternativa.
Un lavoro canadese ha poi verificato cosa succede quando si prova a migliorare il modo di raccontare. La forma è migliorata, la sostanza molto meno: negli anni più recenti analizzati, più della metà degli articoli raccontava ancora la morte di qualcuno e solo il tre virgola sei per cento una storia di sopravvivenza.
Cambiare la narrazione significa questo. Non tacere. Raccontare diversamente.
Su cosa funzioni abbiamo dati solidi: formare i medici di medicina generale a riconoscere e trattare la depressione, mantenere un contatto attivo con i pazienti dopo una dimissione o una crisi, le psicoterapie cognitivo comportamentale e dialettico comportamentale, la limitazione dell'accesso ai mezzi. Interventi noiosi, poco fotogenici, che salvano vite.
E c'è un punto che la scuola italiana ha messo al centro più di ogni altra. In una rassegna pubblicata quest'anno su Expert Review of Neurotherapeutics, guidata dal professor Maurizio Pompili della Sapienza di Roma e alla quale ho avuto il piacere di collaborare, si arriva a una conclusione che vale più di molte linee guida: nessun intervento regge se non si guarda al dolore mentale della singola persona. Non si previene un suicidio abbassando un punteggio. Si previene riducendo una sofferenza.
Intanto, dal primo settembre Telefono Amico Italia risponde giorno e notte, dopo oltre quattromiladuecento richieste legate al suicidio nei soli primi sei mesi del 2026, il ventiquattro per cento in più dell'anno scorso.
Quindi, se qualcuno vi preoccupa, chiedeteglielo. Con parole semplici, senza girarci intorno, e poi restate lì ad ascoltare senza correggere. Non serve avere la risposta giusta. Serve non lasciare quella persona sola con la domanda.

𝐒𝐞 𝐡𝐚𝐢 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐫𝐞
Telefono Amico Italia, 02 2327 2327, attivo ventiquattro ore su ventiquattro, tutti i giorni. WhatsApp 324 011 7252.
Servizio per la Prevenzione del Suicidio dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma, fondato e diretto dal professor Maurizio Pompili, 06 3377 5675. È un ambulatorio specialistico per chi è in crisi e per chi ha perso una persona cara per suicidio, non una linea di emergenza.
In caso di pericolo immediato, 112.

Voci bibliografiche.
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Pompili M, De Berardis D, Dell'Osso B, Forte A, Innamorati M, Rogante E, Sarli G, Serafini G, Amore M. Su***de and suicidal behaviors: insight into clinical challenges and preventive measures. Expert Rev Neurother. 2025;25(9):1011-1026.
Dazzi T, Gribble R, Wessely S, Fear NT. Does asking about su***de and related behaviours induce suicidal ideation? What is the evidence? Psychol Med. 2014;44(16):3361-3363.
Niederkrotenthaler T, Voracek M, Herberth A, Till B, Strauss M, Etzersdorfer E, Eisenwort B, Sonneck G. Role of media reports in completed and prevented su***de: Werther v. Papageno effects. Br J Psychiatry. 2010;197(3):234-243.
Mann JJ, Michel CA, Auerbach RP. Improving su***de prevention through evidence-based strategies: a systematic review. Am J Psychiatry. 2021;178(7):611-624.

𝗠𝗲 𝗹𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶: 𝗶𝗹 𝗺𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗮 𝗽𝗮𝗴𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗠𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗧𝗲, 𝗼𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝘀ì 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗻𝘂𝗺𝗲...
07/09/2026

𝗠𝗲 𝗹𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶: 𝗶𝗹 𝗺𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗮 𝗽𝗮𝗴𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗠𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗧𝗲, 𝗼𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝘀ì 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝗱𝗶𝘁𝗮

𝘝𝘰𝘪 𝘪𝘭 𝘣𝘪𝘨𝘭𝘪𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘭𝘰 𝘢𝘷𝘳𝘦𝘴𝘵𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘳𝘢𝘵𝘰? 𝘚𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦𝘵𝘦𝘭𝘰 𝘯𝘦𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘦 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢𝘵𝘦 𝘶𝘯 𝘭𝘪𝘬𝘦 𝘴𝘦 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢𝘵𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘲𝘶𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘵𝘰𝘳𝘯𝘪: 𝘭𝘦𝘨𝘨𝘰 𝘦 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘢 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪.

Ci sono matrimoni in cui l'unico problema è dove sistemare la zia.
Poi c'è quello di sabato 5 settembre all'Unipol Dome di Milano, dove Luigi Calagna e Sofia Scalia, per milioni di bambini semplicemente Luì e Sofì (lode a cotanto genio), si sono sposati davvero dentro uno spettacolo chiamato senza il minimo imbarazzo "The Wedding Show". Biglietti da 48 a 110 euro, fino a 250 euro per la fotografia con gli sposi, veli e magliette in vendita, circa seimila paganti in sala e oltre centomila collegati gratis. Di solito la busta la porti agli sposi. Qui la porti alla biglietteria e in cambio ti danno la poltronissima gold.
Sposarsi come si vuole è un diritto e vendere biglietti è legittimo. Il punto non è il codice civile, è l'anagrafe del pubblico, fatto in gran parte di bambini con un cervello ancora in cantiere. Da qui in poi non è più gossip, è neuroscienza dello sviluppo.
Il cervello di un bambino tratta un volto visto ogni giorno sullo schermo come un volto di famiglia. Si chiama 𝙡𝙚𝙜𝙖𝙢𝙚 𝙥𝙖𝙧𝙖𝙨𝙤𝙘𝙞𝙖𝙡𝙚, descritto già negli anni Cinquanta: una relazione a senso unico che il cervello archivia però nella cartella degli amici, non in quella degli sconosciuti. Nei preadolescenti che seguono i creatori di video è documentato e misurabile, ed è il motivo per cui vostro figlio piange se il suo beniamino si fa male e voi no.
Poi arriva la parte meno divertente. Il bambino piccolo non riconosce l'intento persuasivo e, quando inizia a riconoscerlo, non sa resistergli se il messaggio arriva da qualcuno di cui si fida. È una dogana che lascia passare qualunque valigia purché la porti un amico. Non è teoria da salotto: in uno studio randomizzato su Pediatrics, bambini fra i nove e gli undici anni esposti a poche immagini di creatori di video con snack poco sani hanno mangiato subito più calorie. Se tre fotografie spostano un pacchetto di patatine, immaginate cosa sposta un matrimonio con orchestra e fuochi d'artificio.
Ed eccola la stortura, che non riguarda solo due ragazzi diventati un marchio ma un mercato che ha capito una cosa semplice: il prodotto più redditizio non è il gadget, è il legame. "Siete tutti invitati", tradotto dal linguaggio del marketing, significa "𝙨𝙞𝙚𝙩𝙚 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙞 𝙘𝙡𝙞𝙚𝙣𝙩𝙞", e il bambino impara una lezione feroce: l'intimità è un contenuto, partecipare è comprare, l'affetto ha una tariffa. La diretta gratuita poi non è generosità, è distribuzione: il regalo di nozze lo abbiamo fatto noi, centomila paia di occhi.
Il legame parasociale, chiariamolo, non è una malattia: è una tappa normale della crescita. Diventa un guaio quando qualcuno lo coltiva con pazienza industriale per poi presentare il conto. Auguri sinceri agli sposi. Ma il conto vero non è stato pagato sabato alla cassa: arriverà fra qualche anno, quando quei bambini penseranno che per essere invitati bisogna prima comprare il biglietto.



Voci bibliografiche.
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Radesky J, Chassiakos YLR, Ameenuddin N, Navsaria D; Council on Communications and Media. Digital advertising to children. Pediatrics. 2020;146(1):e20201681.
Coates AE, Hardman CA, Halford JCG, Christiansen P, Boyland EJ. Social media influencer marketing and children's food intake: a randomized trial. Pediatrics. 2019;143(4):e20182554.
Tolbert AN, Drogos KL. Tweens' wishful identification and parasocial relationships with YouTubers. Front Psychol. 2019;10:2781.
Diaz AD, Leong AW, Bilge-Johnson S, Shapiro M, Noureddine C, Kaliebe K. Clinical assessment and implications of parasocial relationships in adolescents. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 2026;65(3):331-336.

“La suprema felicità della vita è la convinzione di essere amati; amati per noi stessi, o meglio, amati nonostante noi s...
06/09/2026

“La suprema felicità della vita è la convinzione di essere amati; amati per noi stessi, o meglio, amati nonostante noi stessi." (Cit. Victor Hugo)

‘Nonostante’. È questa la parola che cambia tutto. Non amati perché perfetti o sempre all'altezza, ma amati con le nostre fragilità. Lì l'affetto smette di essere una ricompensa e diventa un rifugio.

Se vi è venuto in mente il nome di una persona, non tenetelo per voi. Scrivetele, chiamatela, taggatela qui sotto. A volte una notifica vale più di un discorso.

𝐵𝑢𝑜𝑛𝑎 𝑑𝑜𝑚𝑒𝑛𝑖𝑐𝑎 𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑒 𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 🤝❤️🫂☀️

𝗠𝗲 𝗹𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶: 𝗱𝗶𝗲𝗰𝗶 𝗳𝗮𝗹𝘀𝗶 𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝘀𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗱𝗶𝘀𝘁𝘂𝗿𝗯𝗼 𝗱𝗮 𝗱𝗲𝗳𝗶𝗰𝗶𝘁 𝗱𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗮𝗱𝘂𝗹𝘁𝗼...
31/08/2026

𝗠𝗲 𝗹𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶: 𝗱𝗶𝗲𝗰𝗶 𝗳𝗮𝗹𝘀𝗶 𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝘀𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗱𝗶𝘀𝘁𝘂𝗿𝗯𝗼 𝗱𝗮 𝗱𝗲𝗳𝗶𝗰𝗶𝘁 𝗱𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗮𝗱𝘂𝗹𝘁𝗼.
𝘋𝘪𝘵𝘦𝘮𝘪 𝘭𝘢 𝘷𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢 𝘯𝘦𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪: 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘦 𝘧𝘳𝘢𝘴𝘪 𝘷𝘪 𝘦̀ 𝘤𝘢𝘱𝘪𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪𝘳𝘦 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘴𝘱𝘦𝘴𝘴𝘰, 𝘦 𝘥𝘢 𝘤𝘩𝘪? 𝘚𝘦 𝘪𝘭 𝘱𝘰𝘴𝘵 𝘷𝘪 𝘦̀ 𝘶𝘵𝘪𝘭𝘦, 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢𝘵𝘦 𝘶𝘯 𝘭𝘪𝘬𝘦 𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘪𝘷𝘪𝘥𝘦𝘵𝘦𝘭𝘰.

Ci sono frasi che, a forza di essere ripetute, diventano muri. Eccone dieci, tra le più diffuse e le più sbagliate.

1. Non esiste, è un'invenzione commerciale.
Gli studi sui gemelli indicano un'ereditabilità vicina al settantaquattro per cento, più alta di quella di molte malattie che nessuno mette in discussione.

2. È roba da bambini e con l'adolescenza passa.
Nel mondo circa il due e mezzo per cento degli adulti mantiene il quadro completo e quasi il sette per cento presenta sintomi rilevanti.

3. Si riconosce a colpo d'occhio, è il maschietto turbolento che corre in classe.
Esiste anche una forma silenziosa, in cui il corpo resta seduto e il pensiero esce dalla finestra, ed è il motivo per cui molte bambine e molte donne arrivano alla diagnosi con vent'anni di ritardo.

4. Chi passa ore su un videogioco non può averlo.
È come dire che un termostato guasto funziona perché ogni tanto la stanza è calda: il problema non è la quantità di attenzione, ma la possibilità di dirigerla quando serve e non quando piace.

5. La colpa è di zuccheri, coloranti e schermi.
Gli esperimenti in cieco hanno smontato la storia dello zucchero da oltre trent'anni, e con gli schermi il legame è debole e a doppio senso, perché una mente irrequieta cerca ciò che si muove.

6. La colpa è dei genitori.
Un'educazione confusa non genera il disturbo, come una vela non genera il vento: può orientarlo, non crearlo.

7. Le terapie creano dipendenza.
Un'analisi su quasi tre milioni di persone mostra il contrario: nei mesi di trattamento i problemi legati alle sostanze si riducono di circa un terzo.

8. I farmaci rendono i bambini spenti e sedati.
Non esiste alcun effetto paradosso: questi farmaci non sedano, aiutano a separare il segnale dal rumore come una ghiera che mette a fuoco un'immagine sfocata, e un bambino spento non è un bambino curato bene, è un bambino dosato male.

9. È una moda, ormai se lo diagnosticano tutti guardando un video.
Metà dei contenuti più popolari sul tema risulta fuorviante, questo è vero, ma la conclusione corretta non è che il disturbo sia una moda: è che serve una valutazione clinica accurata, perché la maggior parte degli adulti resta ancora senza diagnosi e senza cure.

10. È soltanto un superpotere.
Romanticizzare fa male quanto stigmatizzare: in una coorte nazionale svedese di quasi centocinquantamila persone, avviare il trattamento è risultato associato a una mortalità inferiore di circa un quinto, soprattutto per cause non naturali.

Non è un capriccio, non è una moda, non è un dono. È un modo di funzionare del cervello che, riconosciuto in tempo e accompagnato con competenza, smette di essere un destino.



Voci bibliografiche essenziali.
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Faraone SV, Banaschewski T, Coghill D, et al. The World Federation of ADHD International Consensus Statement: 208 evidence-based conclusions about the disorder. Neurosci Biobehav Rev. 2021;128:789-818.
Song P, Zha M, Yang Q, Zhang Y, Li X, Rudan I. The prevalence of adult attention-deficit hyperactivity disorder: a global systematic review and meta-analysis. J Glob Health. 2021;11:04009.
Quinn PD, Chang Z, Hur K, et al. ADHD medication and substance-related problems. Am J Psychiatry. 2017;174(9):877-885.
Li L, Zhu N, Zhang L, et al. ADHD pharmacotherapy and mortality in individuals with ADHD. JAMA. 2024;331(10):850-860.

𝐌𝐢𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞 è 𝐮𝐧 𝐆𝐮𝐧𝐝𝐚𝐦: 𝐩𝐮ò 𝐬𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐫𝐢𝐫𝐞, 𝐦𝐚 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐫à 𝐢𝐧𝐝𝐞𝐥𝐞𝐛𝐢𝐥𝐞 ❤️Domani, 31 agosto, è l'ultimo giorno del G...
30/08/2026

𝐌𝐢𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞 è 𝐮𝐧 𝐆𝐮𝐧𝐝𝐚𝐦: 𝐩𝐮ò 𝐬𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐫𝐢𝐫𝐞, 𝐦𝐚 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐫à 𝐢𝐧𝐝𝐞𝐥𝐞𝐛𝐢𝐥𝐞 ❤️

Domani, 31 agosto, è l'ultimo giorno del Gundam Unicorn di Odaiba. Diciannove metri e settanta, quarantanove tonnellate di bianco piantate davanti al DiverCity Tokyo Plaza dal settembre del 2017.
L'ho fotografato all'inizio di agosto, convinto come tutti che certe cose restino lì per sempre.
Pochi giorni dopo se n'è andata mia madre.
Quel colosso aveva una qualità che mi ha colpito: a certe ore le corazze si aprivano e lasciavano uscire la luce che teneva chiusa dentro. Mia madre faceva lo stesso da sempre, senza orari e senza folla. Si apriva così: le virtù del primo maggio, gli abiti cuciti a mano, le gite organizzate perché imparassi guardando le cose con i miei occhi.
Nel 2017 il Gundam precedente fu sostituito da questo. Stavolta nessun successore è stato annunciato. Non tutto viene rimpiazzato, e certe assenze non si colmano: si abitano.
Il dolore non si argomenta e non si accorcia. Si attraversa. Ma in queste settimane ho capito una cosa: smontare una statua non smonta chi le è passato davanti. Domani a Odaiba resterà una piazza vuota e milioni di persone che sanno esattamente cosa c'era. La memoria è l'unica manutenzione che non ha bisogno di gru, di permessi, di denaro. Chiede soltanto che qualcuno continui a raccontare.
Per questo scrivo. Finché la nomino, finché la racconto, mia madre non è smontata. È diventata invisibile agli occhi e presente in tutto il resto.

Buona domenica a tutte e a tutti.

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼. 𝗔𝗱𝗱𝗶𝗼 𝗮 𝗬𝗮𝘆𝗼𝗶 𝗞𝘂𝘀𝗮𝗺𝗮 🙏Se n'è andata il 14 agosto, a Tokyo, a 97 anni, e la notizia ci...
28/08/2026

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼. 𝗔𝗱𝗱𝗶𝗼 𝗮 𝗬𝗮𝘆𝗼𝗶 𝗞𝘂𝘀𝗮𝗺𝗮 🙏

Se n'è andata il 14 agosto, a Tokyo, a 97 anni, e la notizia ci raggiunge soltanto oggi.
Yayoi Kusama aveva dieci anni quando i fiori sulla tovaglia della cucina cominciarono a moltiplicarsi fino a coprire le pareti, il soffitto, il suo stesso corpo. Raccontò di avere disegnato quei punti per non esserne divorata.
C'è una tentazione romantica alla quale conviene resistere: pensare che la sofferenza psichica sia la sorgente del talento.
Non lo è.
Gli studi epidemiologici su vaste coorti mostrano associazioni statistiche modeste tra alcune condizioni psichiatriche e le professioni creative, spesso più evidenti nei familiari sani che nei pazienti stessi. La malattia, quando è attiva, quasi sempre sottrae tempo, energia, parole, opere. Nessuno dipinge grazie alle allucinazioni. Semmai dipinge nonostante, e talvolta a partire da esse.
Kusama fa qualcosa di più raro e più istruttivo.
Nel 1977 scelse volontariamente di vivere in un ospedale psichiatrico di Tokyo, attraversando ogni mattina la strada per raggiungere lo studio. Per quasi cinquant'anni cura e creazione hanno abitato lo stesso isolato. È esattamente il contrario del mito dell'artista che rifiuta il trattamento per non perdere il proprio demone. La ripetizione ossessiva del pois non era la malattia messa in cornice: era il gesto con cui una mente dava forma, ritmo e confine a ciò che altrimenti sarebbe rimasto informe e minaccioso.
Non spetta a noi apporre diagnosi postume. Spetta semmai riconoscere che l'arte fu per lei una ragione per restare, e che restare le è riuscito per novantasette anni.
Le sue stanze di specchi promettevano l'infinito.
Oggi sappiamo che l'infinito era il numero di volte in cui ha ricominciato.

Indirizzo

Teramo
64100

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