Domenico De Berardis, Psichiatra, Psicoterapeuta

Domenico De Berardis, Psichiatra, Psicoterapeuta Direttore DSM Teramo e divulgatore scientifico. Ricercatore con più di 300 pubblicazioni, H-index Scopus di 61. Editor del journal “Mental Illness”.

Relatore a molti congressi nazionali e internazionali. Se vi fa piacere, seguite la mia pagina 🙏 Direttore Unità Operativa Complessa Centro Salute Mentale CD-RP Giulianova, ASL Teramo. Direttore Dipartimento Salute Mentale, ASL di Teramo. Per prenotare una visita rivolgersi obbligatoriamente al Centro Unico di Prenotazione della Asl di Teramo. Per consultare le mie pubblicazioni:
http://publicati

onslist.org/domenico.deberardis
https://publons.com/researcher/587683/domenico-de-berardis/

Per consultare le mie attività di ricerca:
https://www.researchgate.net/profile/Domenico-De-Berardis

𝗠𝗲 𝗹𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶: 𝗶𝗹 𝗺𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗮 𝗽𝗮𝗴𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗠𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗧𝗲, 𝗼𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝘀ì 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗻𝘂𝗺𝗲...
07/09/2026

𝗠𝗲 𝗹𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶: 𝗶𝗹 𝗺𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗮 𝗽𝗮𝗴𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗠𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗧𝗲, 𝗼𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝘀ì 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝗱𝗶𝘁𝗮

𝘝𝘰𝘪 𝘪𝘭 𝘣𝘪𝘨𝘭𝘪𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘭𝘰 𝘢𝘷𝘳𝘦𝘴𝘵𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘳𝘢𝘵𝘰? 𝘚𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦𝘵𝘦𝘭𝘰 𝘯𝘦𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘦 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢𝘵𝘦 𝘶𝘯 𝘭𝘪𝘬𝘦 𝘴𝘦 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢𝘵𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘲𝘶𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘵𝘰𝘳𝘯𝘪: 𝘭𝘦𝘨𝘨𝘰 𝘦 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘢 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪.

Ci sono matrimoni in cui l'unico problema è dove sistemare la zia.
Poi c'è quello di sabato 5 settembre all'Unipol Dome di Milano, dove Luigi Calagna e Sofia Scalia, per milioni di bambini semplicemente Luì e Sofì (lode a cotanto genio), si sono sposati davvero dentro uno spettacolo chiamato senza il minimo imbarazzo "The Wedding Show". Biglietti da 48 a 110 euro, fino a 250 euro per la fotografia con gli sposi, veli e magliette in vendita, circa seimila paganti in sala e oltre centomila collegati gratis. Di solito la busta la porti agli sposi. Qui la porti alla biglietteria e in cambio ti danno la poltronissima gold.
Sposarsi come si vuole è un diritto e vendere biglietti è legittimo. Il punto non è il codice civile, è l'anagrafe del pubblico, fatto in gran parte di bambini con un cervello ancora in cantiere. Da qui in poi non è più gossip, è neuroscienza dello sviluppo.
Il cervello di un bambino tratta un volto visto ogni giorno sullo schermo come un volto di famiglia. Si chiama 𝙡𝙚𝙜𝙖𝙢𝙚 𝙥𝙖𝙧𝙖𝙨𝙤𝙘𝙞𝙖𝙡𝙚, descritto già negli anni Cinquanta: una relazione a senso unico che il cervello archivia però nella cartella degli amici, non in quella degli sconosciuti. Nei preadolescenti che seguono i creatori di video è documentato e misurabile, ed è il motivo per cui vostro figlio piange se il suo beniamino si fa male e voi no.
Poi arriva la parte meno divertente. Il bambino piccolo non riconosce l'intento persuasivo e, quando inizia a riconoscerlo, non sa resistergli se il messaggio arriva da qualcuno di cui si fida. È una dogana che lascia passare qualunque valigia purché la porti un amico. Non è teoria da salotto: in uno studio randomizzato su Pediatrics, bambini fra i nove e gli undici anni esposti a poche immagini di creatori di video con snack poco sani hanno mangiato subito più calorie. Se tre fotografie spostano un pacchetto di patatine, immaginate cosa sposta un matrimonio con orchestra e fuochi d'artificio.
Ed eccola la stortura, che non riguarda solo due ragazzi diventati un marchio ma un mercato che ha capito una cosa semplice: il prodotto più redditizio non è il gadget, è il legame. "Siete tutti invitati", tradotto dal linguaggio del marketing, significa "𝙨𝙞𝙚𝙩𝙚 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙞 𝙘𝙡𝙞𝙚𝙣𝙩𝙞", e il bambino impara una lezione feroce: l'intimità è un contenuto, partecipare è comprare, l'affetto ha una tariffa. La diretta gratuita poi non è generosità, è distribuzione: il regalo di nozze lo abbiamo fatto noi, centomila paia di occhi.
Il legame parasociale, chiariamolo, non è una malattia: è una tappa normale della crescita. Diventa un guaio quando qualcuno lo coltiva con pazienza industriale per poi presentare il conto. Auguri sinceri agli sposi. Ma il conto vero non è stato pagato sabato alla cassa: arriverà fra qualche anno, quando quei bambini penseranno che per essere invitati bisogna prima comprare il biglietto.



Voci bibliografiche.
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Radesky J, Chassiakos YLR, Ameenuddin N, Navsaria D; Council on Communications and Media. Digital advertising to children. Pediatrics. 2020;146(1):e20201681.
Coates AE, Hardman CA, Halford JCG, Christiansen P, Boyland EJ. Social media influencer marketing and children's food intake: a randomized trial. Pediatrics. 2019;143(4):e20182554.
Tolbert AN, Drogos KL. Tweens' wishful identification and parasocial relationships with YouTubers. Front Psychol. 2019;10:2781.
Diaz AD, Leong AW, Bilge-Johnson S, Shapiro M, Noureddine C, Kaliebe K. Clinical assessment and implications of parasocial relationships in adolescents. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 2026;65(3):331-336.

“La suprema felicità della vita è la convinzione di essere amati; amati per noi stessi, o meglio, amati nonostante noi s...
06/09/2026

“La suprema felicità della vita è la convinzione di essere amati; amati per noi stessi, o meglio, amati nonostante noi stessi." (Cit. Victor Hugo)

‘Nonostante’. È questa la parola che cambia tutto. Non amati perché perfetti o sempre all'altezza, ma amati con le nostre fragilità. Lì l'affetto smette di essere una ricompensa e diventa un rifugio.

Se vi è venuto in mente il nome di una persona, non tenetelo per voi. Scrivetele, chiamatela, taggatela qui sotto. A volte una notifica vale più di un discorso.

𝐵𝑢𝑜𝑛𝑎 𝑑𝑜𝑚𝑒𝑛𝑖𝑐𝑎 𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑒 𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 🤝❤️🫂☀️

𝗠𝗲 𝗹𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶: 𝗱𝗶𝗲𝗰𝗶 𝗳𝗮𝗹𝘀𝗶 𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝘀𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗱𝗶𝘀𝘁𝘂𝗿𝗯𝗼 𝗱𝗮 𝗱𝗲𝗳𝗶𝗰𝗶𝘁 𝗱𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗮𝗱𝘂𝗹𝘁𝗼...
31/08/2026

𝗠𝗲 𝗹𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶: 𝗱𝗶𝗲𝗰𝗶 𝗳𝗮𝗹𝘀𝗶 𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝘀𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗱𝗶𝘀𝘁𝘂𝗿𝗯𝗼 𝗱𝗮 𝗱𝗲𝗳𝗶𝗰𝗶𝘁 𝗱𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗮𝗱𝘂𝗹𝘁𝗼.
𝘋𝘪𝘵𝘦𝘮𝘪 𝘭𝘢 𝘷𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢 𝘯𝘦𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪: 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘦 𝘧𝘳𝘢𝘴𝘪 𝘷𝘪 𝘦̀ 𝘤𝘢𝘱𝘪𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪𝘳𝘦 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘴𝘱𝘦𝘴𝘴𝘰, 𝘦 𝘥𝘢 𝘤𝘩𝘪? 𝘚𝘦 𝘪𝘭 𝘱𝘰𝘴𝘵 𝘷𝘪 𝘦̀ 𝘶𝘵𝘪𝘭𝘦, 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢𝘵𝘦 𝘶𝘯 𝘭𝘪𝘬𝘦 𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘪𝘷𝘪𝘥𝘦𝘵𝘦𝘭𝘰.

Ci sono frasi che, a forza di essere ripetute, diventano muri. Eccone dieci, tra le più diffuse e le più sbagliate.

1. Non esiste, è un'invenzione commerciale.
Gli studi sui gemelli indicano un'ereditabilità vicina al settantaquattro per cento, più alta di quella di molte malattie che nessuno mette in discussione.

2. È roba da bambini e con l'adolescenza passa.
Nel mondo circa il due e mezzo per cento degli adulti mantiene il quadro completo e quasi il sette per cento presenta sintomi rilevanti.

3. Si riconosce a colpo d'occhio, è il maschietto turbolento che corre in classe.
Esiste anche una forma silenziosa, in cui il corpo resta seduto e il pensiero esce dalla finestra, ed è il motivo per cui molte bambine e molte donne arrivano alla diagnosi con vent'anni di ritardo.

4. Chi passa ore su un videogioco non può averlo.
È come dire che un termostato guasto funziona perché ogni tanto la stanza è calda: il problema non è la quantità di attenzione, ma la possibilità di dirigerla quando serve e non quando piace.

5. La colpa è di zuccheri, coloranti e schermi.
Gli esperimenti in cieco hanno smontato la storia dello zucchero da oltre trent'anni, e con gli schermi il legame è debole e a doppio senso, perché una mente irrequieta cerca ciò che si muove.

6. La colpa è dei genitori.
Un'educazione confusa non genera il disturbo, come una vela non genera il vento: può orientarlo, non crearlo.

7. Le terapie creano dipendenza.
Un'analisi su quasi tre milioni di persone mostra il contrario: nei mesi di trattamento i problemi legati alle sostanze si riducono di circa un terzo.

8. I farmaci rendono i bambini spenti e sedati.
Non esiste alcun effetto paradosso: questi farmaci non sedano, aiutano a separare il segnale dal rumore come una ghiera che mette a fuoco un'immagine sfocata, e un bambino spento non è un bambino curato bene, è un bambino dosato male.

9. È una moda, ormai se lo diagnosticano tutti guardando un video.
Metà dei contenuti più popolari sul tema risulta fuorviante, questo è vero, ma la conclusione corretta non è che il disturbo sia una moda: è che serve una valutazione clinica accurata, perché la maggior parte degli adulti resta ancora senza diagnosi e senza cure.

10. È soltanto un superpotere.
Romanticizzare fa male quanto stigmatizzare: in una coorte nazionale svedese di quasi centocinquantamila persone, avviare il trattamento è risultato associato a una mortalità inferiore di circa un quinto, soprattutto per cause non naturali.

Non è un capriccio, non è una moda, non è un dono. È un modo di funzionare del cervello che, riconosciuto in tempo e accompagnato con competenza, smette di essere un destino.



Voci bibliografiche essenziali.
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Faraone SV, Banaschewski T, Coghill D, et al. The World Federation of ADHD International Consensus Statement: 208 evidence-based conclusions about the disorder. Neurosci Biobehav Rev. 2021;128:789-818.
Song P, Zha M, Yang Q, Zhang Y, Li X, Rudan I. The prevalence of adult attention-deficit hyperactivity disorder: a global systematic review and meta-analysis. J Glob Health. 2021;11:04009.
Quinn PD, Chang Z, Hur K, et al. ADHD medication and substance-related problems. Am J Psychiatry. 2017;174(9):877-885.
Li L, Zhu N, Zhang L, et al. ADHD pharmacotherapy and mortality in individuals with ADHD. JAMA. 2024;331(10):850-860.

𝐌𝐢𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞 è 𝐮𝐧 𝐆𝐮𝐧𝐝𝐚𝐦: 𝐩𝐮ò 𝐬𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐫𝐢𝐫𝐞, 𝐦𝐚 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐫à 𝐢𝐧𝐝𝐞𝐥𝐞𝐛𝐢𝐥𝐞 ❤️Domani, 31 agosto, è l'ultimo giorno del G...
30/08/2026

𝐌𝐢𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞 è 𝐮𝐧 𝐆𝐮𝐧𝐝𝐚𝐦: 𝐩𝐮ò 𝐬𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐫𝐢𝐫𝐞, 𝐦𝐚 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐫à 𝐢𝐧𝐝𝐞𝐥𝐞𝐛𝐢𝐥𝐞 ❤️

Domani, 31 agosto, è l'ultimo giorno del Gundam Unicorn di Odaiba. Diciannove metri e settanta, quarantanove tonnellate di bianco piantate davanti al DiverCity Tokyo Plaza dal settembre del 2017.
L'ho fotografato all'inizio di agosto, convinto come tutti che certe cose restino lì per sempre.
Pochi giorni dopo se n'è andata mia madre.
Quel colosso aveva una qualità che mi ha colpito: a certe ore le corazze si aprivano e lasciavano uscire la luce che teneva chiusa dentro. Mia madre faceva lo stesso da sempre, senza orari e senza folla. Si apriva così: le virtù del primo maggio, gli abiti cuciti a mano, le gite organizzate perché imparassi guardando le cose con i miei occhi.
Nel 2017 il Gundam precedente fu sostituito da questo. Stavolta nessun successore è stato annunciato. Non tutto viene rimpiazzato, e certe assenze non si colmano: si abitano.
Il dolore non si argomenta e non si accorcia. Si attraversa. Ma in queste settimane ho capito una cosa: smontare una statua non smonta chi le è passato davanti. Domani a Odaiba resterà una piazza vuota e milioni di persone che sanno esattamente cosa c'era. La memoria è l'unica manutenzione che non ha bisogno di gru, di permessi, di denaro. Chiede soltanto che qualcuno continui a raccontare.
Per questo scrivo. Finché la nomino, finché la racconto, mia madre non è smontata. È diventata invisibile agli occhi e presente in tutto il resto.

Buona domenica a tutte e a tutti.

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼. 𝗔𝗱𝗱𝗶𝗼 𝗮 𝗬𝗮𝘆𝗼𝗶 𝗞𝘂𝘀𝗮𝗺𝗮 🙏Se n'è andata il 14 agosto, a Tokyo, a 97 anni, e la notizia ci...
28/08/2026

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼. 𝗔𝗱𝗱𝗶𝗼 𝗮 𝗬𝗮𝘆𝗼𝗶 𝗞𝘂𝘀𝗮𝗺𝗮 🙏

Se n'è andata il 14 agosto, a Tokyo, a 97 anni, e la notizia ci raggiunge soltanto oggi.
Yayoi Kusama aveva dieci anni quando i fiori sulla tovaglia della cucina cominciarono a moltiplicarsi fino a coprire le pareti, il soffitto, il suo stesso corpo. Raccontò di avere disegnato quei punti per non esserne divorata.
C'è una tentazione romantica alla quale conviene resistere: pensare che la sofferenza psichica sia la sorgente del talento.
Non lo è.
Gli studi epidemiologici su vaste coorti mostrano associazioni statistiche modeste tra alcune condizioni psichiatriche e le professioni creative, spesso più evidenti nei familiari sani che nei pazienti stessi. La malattia, quando è attiva, quasi sempre sottrae tempo, energia, parole, opere. Nessuno dipinge grazie alle allucinazioni. Semmai dipinge nonostante, e talvolta a partire da esse.
Kusama fa qualcosa di più raro e più istruttivo.
Nel 1977 scelse volontariamente di vivere in un ospedale psichiatrico di Tokyo, attraversando ogni mattina la strada per raggiungere lo studio. Per quasi cinquant'anni cura e creazione hanno abitato lo stesso isolato. È esattamente il contrario del mito dell'artista che rifiuta il trattamento per non perdere il proprio demone. La ripetizione ossessiva del pois non era la malattia messa in cornice: era il gesto con cui una mente dava forma, ritmo e confine a ciò che altrimenti sarebbe rimasto informe e minaccioso.
Non spetta a noi apporre diagnosi postume. Spetta semmai riconoscere che l'arte fu per lei una ragione per restare, e che restare le è riuscito per novantasette anni.
Le sue stanze di specchi promettevano l'infinito.
Oggi sappiamo che l'infinito era il numero di volte in cui ha ricominciato.

𝗟𝗮 𝗺𝗲𝗹𝗮𝘁𝗼𝗻𝗶𝗻𝗮 𝗳𝗮 𝗺𝗮𝗹𝗲 𝗮𝗹 𝗰𝘂𝗼𝗿𝗲? 𝗖𝗮𝗹𝗺𝗮, 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗯𝗲𝗻𝗲. 𝗩𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮 𝘀𝘂 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝗱𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗠𝗮𝘁𝘁𝗲...
25/08/2026

𝗟𝗮 𝗺𝗲𝗹𝗮𝘁𝗼𝗻𝗶𝗻𝗮 𝗳𝗮 𝗺𝗮𝗹𝗲 𝗮𝗹 𝗰𝘂𝗼𝗿𝗲? 𝗖𝗮𝗹𝗺𝗮, 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗯𝗲𝗻𝗲. 𝗩𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮 𝘀𝘂 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝗱𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗠𝗮𝘁𝘁𝗲𝗼 𝗕𝗮𝘀𝘀𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 (𝗶𝗻𝘂𝘁𝗶𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲) 𝗮𝗹𝗹𝗮𝗿𝗺𝗮𝘁𝗼 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗮𝘀𝘀𝘂𝗺𝗼𝗻𝗼.

𝘈𝘷𝘦𝘵𝘦 𝘮𝘢𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘰 𝘮𝘦𝘭𝘢𝘵𝘰𝘯𝘪𝘯𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘥𝘰𝘳𝘮𝘪𝘳𝘦, 𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘦 𝘵𝘪𝘵𝘰𝘭𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘢𝘳𝘮𝘪𝘴𝘵𝘪𝘤𝘰 𝘷𝘪 𝘩𝘢 𝘴𝘱𝘢𝘷𝘦𝘯𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 più? 𝘙𝘢𝘤𝘤𝘰𝘯𝘵𝘢𝘵𝘦𝘭𝘰 𝘯𝘦𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪, 𝘮𝘦𝘵𝘵𝘦𝘵𝘦 𝘶𝘯 𝘮𝘪 𝘱𝘪𝘢𝘤𝘦 𝘴𝘦 𝘪𝘭 𝘱𝘰𝘴𝘵 𝘷𝘪 è 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘶𝘵𝘪𝘭𝘦 𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘪𝘷𝘪𝘥𝘦𝘵𝘦𝘭𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘤𝘩𝘪 𝘩𝘢 𝘨𝘪à 𝘣𝘶𝘵𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘭𝘦 𝘨𝘰𝘤𝘤𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘭𝘢𝘷𝘢𝘯𝘥𝘪𝘯𝘰.

Nei giorni scorsi in molti mi hanno scritto preoccupati.
Un titolo diceva che la melatonina raddoppia il rischio di scompenso cardiaco e la mortalità. Il professor Matteo Bassetti aveva rilanciato la notizia, precisando peraltro che quei numeri non dimostrano nulla di causale. I giornali hanno tenuto la prima metà della frase e buttato via la seconda.

Facciamo ordine, con parole semplici.
Prima cosa. La melatonina non è un sonnifero. È un ormone che il cervello produce quando cala il buio, e serve a dire al corpo che è ora di prepararsi al riposo. È una sveglia al contrario, non un martello.

Da dove nasce l'allarme. Da un riassunto di poche righe presentato a un congresso americano nel novembre 2025. Non uno studio pubblicato, non ancora controllato da altri ricercatori. Nel mondo scientifico è una bozza, l'equivalente di un piatto annunciato al cameriere ma non ancora uscito dalla cucina. La società che ospitava il congresso avverte essa stessa di considerarlo preliminare.

Il difetto principale. Hanno confrontato insonni che prendevano melatonina da oltre un anno con insonni che non ne prendevano. Ma chi la prende per anni ha in genere un'insonnia molto più grave, e dormire male è già di per sé un rischio per il cuore. È come scoprire che chi porta l'ombrello si bagna di più e concludere che l'ombrello attira la pioggia.

Il secondo difetto. La melatonina si compra senza ricetta. Nel gruppo di chi "non la prendeva" c'erano quasi certamente moltissime persone che la prendevano eccome, semplicemente senza che risultasse da nessuna parte. Confronto falsato in partenza.

Il terzo difetto, il più curioso. Secondo quei dati il cinque per cento avrebbe ricevuto una diagnosi di scompenso, ma il diciannove per cento sarebbe stato ricoverato per scompenso. Ricoverare per una malattia quattro volte più persone di quante l'abbiano diagnosticata è un piccolo miracolo contabile.

Cosa dicono invece gli studi solidi. Una raccolta di sessantatré ricerche con sorteggio dei pazienti, pubblicata a fine 2025, mostra che la melatonina abbassa lievemente pressione, glicemia, colesterolo e indici di infiammazione. E nei cardiopatici veri un'altra analisi mostra che migliora la capacità di sforzo e la qualità della vita. Una sostanza che fa bene ai malati di cuore e uccide i sani sarebbe un capolavoro di malignità selettiva.

Detto questo, l'allarme un merito ce l'ha. La melatonina non è una caramella. Va usata a dosi piccole, all'ora giusta, per periodi limitati e possibilmente parlandone con il medico. Per l'insonnia cronica la cura di prima scelta resta la terapia cognitivo comportamentale, non l'integratore preso per anni per abitudine. Il problema non è la melatonina. È il fai da te eterno, e la velocità con cui una bozza diventa una notizia.

Voci bibliografiche.
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Colitta A, Cruz-Sanabria F, Bruno S, Faraguna U. Navigating melatonin safety: fact, fiction, and confounders. J Pineal Res. 2026;78:e70129.
Mohammadi S, Ashtary-Larky D, Erfanian-Salim M, et al. Comprehensive effects of melatonin supplementation on cardiometabolic risk factors: a systematic review and dose-response meta-analysis. Nutrients. 2025;18:134.
Daliri AS, Goudarzi N, Harati A, Kabir K. Melatonin as a novel drug to improve cardiac function and quality of life in heart failure patients: a systematic review and meta-analysis. Clin Cardiol. 2025;48:e70107.
Nnadi E, Masara M, Offor R, et al. Effect of long-term melatonin supplementation on incidence of heart failure in patients with insomnia. Circulation. 2025;152(suppl 3):A4371606.

𝗟'𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗱𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗺𝗮𝗶. 𝗘𝗱 è 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 🤔𝘌 𝘷𝘰𝘪, 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘰𝘳𝘦 𝘢𝘭 𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘰 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢𝘵𝘦 ...
24/08/2026

𝗟'𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗱𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗺𝗮𝗶. 𝗘𝗱 è 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 🤔

𝘌 𝘷𝘰𝘪, 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘰𝘳𝘦 𝘢𝘭 𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘰 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢𝘵𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘶𝘯𝘢 𝘮𝘢𝘤𝘤𝘩𝘪𝘯𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘷𝘪 𝘥à 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘳𝘢𝘨𝘪𝘰𝘯𝘦? 𝘚𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦𝘵𝘦𝘭𝘰 𝘯𝘦𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪, 𝘭𝘦𝘨𝘨𝘰 𝘦 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘢 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪. 💬🤝

C'è un amico nuovo nelle case degli italiani. Non dorme, risponde sempre, non ha giornate storte, non si distrae mentre parli e, soprattutto, non ti dice quasi mai che ti stai sbagliando. Detta così sembra la descrizione della relazione perfetta. In psichiatria sembra piuttosto la descrizione di qualcosa che conosciamo molto bene e che chiamiamo, con antipatica precisione, validazione acritica.
Il punto è delicato, perché la compiacenza è esattamente ciò che rende quei sistemi piacevoli. Sono addestrati a farci restare online, e per farci restare imparano ad assecondarci. Finché parliamo di ricette e di riassunti nessuno si fa male. Quando la conversazione tocca una convinzione che sta scivolando verso il delirio, quell'assecondare cambia natura e diventa un ingrediente attivo (Morrin et al., 2026).
I dati stanno arrivando. In un'indagine su oltre mille giovani adulti, chi presentava un rischio elevato di psicosi non usava di più questi sistemi in assoluto, ma li usava in modo più intensivo, più a lungo, più volte al giorno, e attribuiva loro con maggiore frequenza ruoli umani. Amico. Terapeuta. Compagno. In quel gruppo, le interazioni a contenuto delirante venivano riferite da una quota compresa fra il tredici e il trenta per cento circa (Buck et al., 2026). Non è aneddotica da quotidiano, è epidemiologia preliminare.
La letteratura ha già smesso di parlare di un fenomeno unico e distingue ruoli diversi (Flathers et al., 2026). La macchina può fare da catalizzatore, accendendo sintomi in chi non ne aveva. Può fare da amplificatore, peggiorando ciò che era già lì. Può fare da coautore, partecipando attivamente alla costruzione della narrazione patologica. Può diventare essa stessa oggetto del delirio.
Il caso pubblicato più istruttivo riguarda una giovane donna convinta di comunicare con il fratello morto attraverso una chat (Pierre et al., 2025). Rileggendo le conversazioni, i clinici hanno trovato la macchina che confermava, incoraggiava e rassicurava, ripetendole che non era pazza. Nessun essere umano affezionato a lei avrebbe risposto così a lungo in quel modo.
Qui sta la lezione che mi interessa. La psicoterapia funziona anche grazie a un attrito gentile e calibrato, quella resistenza che restituisce alla persona il confine fra ciò che sente e ciò che accade. Una tecnologia costruita per non generare mai attrito è, per progettazione, l'opposto di un fattore protettivo. Non è cattiva. È semplicemente troppo gentile per essere utile quando la realtà comincia a vacillare.
Quindi, quando qualcuno vi dice che quella chat lo capisce meglio di chiunque altro, non ridete. Chiedete piuttosto quante ore al giorno, e a che ora della notte.

Voci bibliografiche.
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Morrin H, Nicholls L, Levin M, et al. Artificial intelligence associated delusions and large language models. Lancet Psychiatry 2026;13(6):522-530.
Flathers M, Roux S, Torous J. Beyond artificial intelligence psychosis: a functional typology. Lancet Digit Health 2026;8(4):100974.
Buck B, Maheux AJ. Psychosis risk and generative artificial intelligence use frequency, motivations, and delusion like experiences. J Med Internet Res 2026;28:e85038.
Pierre JM, Gaeta B, Raghavan G, Sarma KV. A case of new onset artificial intelligence associated psychosis. Innov Clin Neurosci 2025;22(10-12):11-13.



𝗟𝗮 𝗳𝗶𝗴𝘂𝗿𝗮.
Lo schema qui sotto ⬇️ descrive la cascata attraverso cui una conversazione ordinaria può trasformarsi in cocostruzione delirante. Si parte da un contatto banale, per curiosità o per compagnia. La macchina risponde in modo emotivamente validante e ne rispecchia il tono, aumentando la salienza di ciò che la persona porta. La ripetizione consolida temi ricorrenti, grandiosi, referenziali, persecutori o romantici. Segue una deriva cognitiva ed epistemica lenta e cumulativa, con convinzione crescente e fissazione tematica. A quel punto l'esame di realtà si deteriora, perché nessuno mette in discussione la logica del delirio. L'ultimo gradino è comportamentale, con rottura delle relazioni, danno e crisi psichiatrica. Le frecce che tornano indietro sono la parte più importante: ogni passaggio rialimenta il precedente. Schema originale in Morrin et al., 2026, con rielaborazione grafica mia.

Ci sono mani che curano e mani che accarezzano. L’Assistenza Domiciliare Integrata della ASL di Teramo, diretta dalla do...
22/08/2026

Ci sono mani che curano e mani che accarezzano. L’Assistenza Domiciliare Integrata della ASL di Teramo, diretta dalla dottoressa Eleonora Sparvieri, sa fare entrambe le cose: porta la cura dentro casa a chi è fragile, si attiva con la richiesta del medico di famiglia al Distretto, poi l’equipe costruisce un piano su misura. Hanno trattato mia madre come una bomboniera, fino all’ultimo. Sara, Valerio, Anna Tea, Jacopo: grazie di cuore, avete reso lieve l’ultimo tratto di strada. Forse dimentico qualcuno, me ne scuso.
Gli angeli esistono, loro lo sono tutti ❤️

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𝗜𝗻 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗶 𝗺𝗲 𝗹𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗼: 𝗶𝗹 𝗚𝗶𝗮𝗽𝗽𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗶𝗰𝗶𝗱𝗶𝗼, 𝘂𝗻𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲𝗻𝗱𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗶 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗶 𝘀𝘁𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲𝗻𝗱𝗼.𝘝𝘰𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘥𝘦𝘢 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘢𝘵𝘦...
20/08/2026

𝗜𝗻 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗶 𝗺𝗲 𝗹𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗼: 𝗶𝗹 𝗚𝗶𝗮𝗽𝗽𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗶𝗰𝗶𝗱𝗶𝗼, 𝘂𝗻𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲𝗻𝗱𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗶 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗶 𝘀𝘁𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲𝗻𝗱𝗼.

𝘝𝘰𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘥𝘦𝘢 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘢𝘵𝘦 𝘴𝘶 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘵𝘦𝘮𝘢? 𝘚𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦𝘵𝘦𝘭𝘰 𝘯𝘦𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪, 𝘮𝘦𝘵𝘵𝘦𝘵𝘦 𝘶𝘯 𝘮𝘪 𝘱𝘪𝘢𝘤𝘦 𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘪𝘷𝘪𝘥𝘦𝘵𝘦: 𝘭𝘦 𝘷𝘰𝘴𝘵𝘳𝘦 𝘥𝘰𝘮𝘢𝘯𝘥𝘦 𝘥𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢 𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘱𝘢𝘨𝘪𝘯𝘢 💬👍

Del Giappone quasi tutti abbiamo in mente una cartolina: ciliegi, silenzi, malinconia. E su quella cartolina abbiamo appoggiato una convinzione tenace, cioè che sia il paese dove ci si toglie la vita più che altrove.
Bella storia. Storia falsa.

Partiamo dai numeri. Nel 2025 in Giappone si sono contati 19.097 suicidi, sotto quota ventimila per la prima volta da quando la rilevazione esiste, cioè dal 1978. Tradotto: quindici persone ogni centomila abitanti in un anno. Ed è il terzo calo di fila. Guardiamo indietro: dal 1998 il paese ha superato i trentamila casi all'anno per quattordici anni consecutivi, con il picco nel 2003. Da allora la curva si è quasi dimezzata. Non è il ritratto di una cultura innamorata della morte, ma di un popolo che ha imparato a difendere la vita.

E allora chi guida questa triste classifica? Secondo la revisione più recente dei dati mondiali il valore più alto è quello del Lesotho, un piccolo stato africano, con quasi trentasette casi ogni centomila abitanti. La stessa Organizzazione mondiale della sanità, però, invita a non costruire graduatorie, perché in molti paesi i decessi vengono registrati male o non vengono registrati affatto. Tra i paesi ricchi il primato spetta alla Corea del Sud, intorno a ventisei. In Europa i valori più alti stanno a est, con la Lituania a quasi diciannove. La media europea sfiora dieci e mezzo. L'Italia, con 5,78, resta tra i valori più bassi del continente. Il Giappone, con quindici, è un paese ad alto rischio ma non è primo in niente.

Serve una cautela che quasi nessuno racconta. Confrontare i tassi di due paesi somiglia al confrontare la spesa di due famiglie senza chiedere quante persone siedano a tavola. Il Giappone ha la popolazione più vecchia del mondo e l'età avanzata è di per sé un fattore di rischio: una parte della differenza con noi è semplice questione di età, non di carattere nazionale. E i confronti valgono soltanto se tutti contano allo stesso modo. Uno studio ha verificato che in Giappone le morti a intento incerto non aumentano quando i suicidi calano, segno che li si conta bene. Dove i numeri ufficiali sono bassissimi, invece, una parte può restare nascosta dietro classificazioni vaghe e vergogna.

Se non è la cultura, che cosa muove quelle curve? Soprattutto l'economia. Il balzo del 1998 arrivò dopo la crisi finanziaria asiatica come l'onda dopo il terremoto, e la disoccupazione lunga anticipa l'aumento dei suicidi. La cultura si muove alla velocità di un ghiacciaio, il lavoro come una piena improvvisa. Debiti, solitudine e isolamento pesano più di qualsiasi estetica dell'onore. E la discesa degli ultimi anni accompagna una strategia nazionale fatta non di una diga sola, ma di tanti argini: leggi, piani locali, formazione, linee di ascolto.

Resta un'ombra però. Mentre il totale scende, i suicidi tra gli studenti hanno toccato nel 2025 il numero più alto mai registrato, 532 casi, con le ragazze davanti ai ragazzi per il secondo anno di seguito. Una media che migliora può nascondere un gruppo che peggiora.

La lezione è semplice e severa: il suicidio non è il tratto caratteriale di un popolo, è un problema di salute pubblica. E i problemi di salute pubblica si possono affrontare.



Voci bibliografiche.
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Matsumoto R, Motomura E, Okada M. Fluctuation of su***de mortality and temporal causality from unemployment duration to su***de mortality in Japan during 2009-2022. Asian J Psychiatr. 2023;84:103574.
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