16/09/2026
𝐈𝐥 𝐦𝐚𝐥 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨 🏫🚸🚌
𝑅𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑒𝑚𝑖 𝑛𝑒𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑡𝑎 𝑎𝑛𝑑𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑎 𝑐𝑎𝑠𝑎 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎, 𝑐𝑜𝑛 𝑖 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑓𝑖𝑔𝑙𝑖 𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖 𝑑𝑒𝑖 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑢𝑜𝑙𝑎. 𝑆𝑒 𝑣𝑖 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎 𝑢𝑡𝑖𝑙𝑒, 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑡𝑒 𝑢𝑛 𝑚𝑖 𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒 𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑑𝑒𝑡𝑒𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛 𝑔𝑒𝑛𝑖𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑏𝑎𝑡𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑠𝑣𝑒𝑔𝑙𝑖𝑎.
Suona la prima campanella e in mezza Italia comincia il rito antico del mal di pancia delle sette del mattino.
L'Istituto Superiore di Sanità ha diffuso in questi giorni una miniguida per genitori e ragazzi su quella malinconia da rientro che gli anglosassoni chiamano “back to school blues”, e ha fatto benissimo, perché si tratta di una normale fase di adattamento che si supera con qualche strategia mirata.
Quasi sempre. Il punto interessante, per uno psichiatra, è l'altra parte della statistica.
L'ansia da rientro parla spesso il linguaggio del corpo. Mal di pancia, nausea, cefalea, stanchezza, sonno disturbato, irritabilità. Non è teatro e non è manipolazione: nei bambini il sistema nervoso autonomo racconta le emozioni molto prima che lo faccia il vocabolario. Nei più piccoli pesa il distacco dalle figure di riferimento, nei più grandi il rendimento, e in adolescenza la paura sovrana di restare fuori dal gruppo.
La differenza tra un adattamento faticoso e un rifiuto scolastico vero non sta nell'intensità del pianto, sta nella traiettoria. Nella ricerca si parla di rifiuto scolastico quando l'assenza supera le due settimane in un anno scolastico e si accompagna a sofferenza emotiva. Uno studio francese che ha ricostruito tre anni di frequenza attraverso i racconti dei genitori ha individuato cinque percorsi tipici, e vale la pena saperlo: due di questi sono percorsi di recupero, uno rapido e uno lento. Non tutto ciò che comincia male finisce male.
Sotto il rifiuto, quando si struttura, si trova quasi sempre qualcosa: disturbi d'ansia, depressione, sintomi somatici, condizioni del neurosviluppo come autismo e deficit di attenzione, esposizione al cyberbullismo, uso eccessivo della tecnologia.
E si trova soprattutto la solitudine. Una revisione sistematica pubblicata quest'anno, che raccoglie però soltanto undici studi, indica solitudine, bullismo, alienazione scolastica e isolamento sociale dentro la scuola come i fattori più costantemente associati alle assenze, mentre accettazione dei pari, amicizie reciproche, sostegno degli insegnanti e senso di appartenenza si associano a un minore rischio di abbandono. Tradotto: la scuola non si rifiuta per pigrizia, si rifiuta quando smette di essere un posto dove si esiste per qualcuno.
Ecco perché la mossa più naturale dei genitori è anche la più rischiosa. Concedere il giorno a casa spegne l'ansia in venti minuti e la rinforza per mesi, perché l'evitamento è il più efficace degli antidolorifici a brevissima durata d'azione, ma crea gravi effetti negativi a lungo termine. Molto meglio riprendere gradualmente i ritmi, anticipare sveglia e addormentamento, visitare in anticipo la scuola nuova, ascoltare senza minimizzare e senza promettere che domani si resta sotto le coperte.
E se la faccenda dura, si chiede aiuto presto. La terapia cognitivo-comportamentale è il trattamento di riferimento, ma una revisione segnala che, da sola o dentro programmi multimodali, non riesce a riportare a una frequenza regolare una quota di adolescenti che va da un terzo a due terzi. È un motivo in più per non aspettare.
Quindi buon primo giorno a tutti. Ai ragazzi, ai genitori, e anche a quei professori che stanotte hanno dormito peggio dei loro alunni.
Voci bibliografiche.
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