07/09/2026
𝗠𝗲 𝗹𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶: 𝗶𝗹 𝗺𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗮 𝗽𝗮𝗴𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗠𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗧𝗲, 𝗼𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝘀ì 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝗱𝗶𝘁𝗮
𝘝𝘰𝘪 𝘪𝘭 𝘣𝘪𝘨𝘭𝘪𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘭𝘰 𝘢𝘷𝘳𝘦𝘴𝘵𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘳𝘢𝘵𝘰? 𝘚𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦𝘵𝘦𝘭𝘰 𝘯𝘦𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘦 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢𝘵𝘦 𝘶𝘯 𝘭𝘪𝘬𝘦 𝘴𝘦 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢𝘵𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘲𝘶𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘵𝘰𝘳𝘯𝘪: 𝘭𝘦𝘨𝘨𝘰 𝘦 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘢 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪.
Ci sono matrimoni in cui l'unico problema è dove sistemare la zia.
Poi c'è quello di sabato 5 settembre all'Unipol Dome di Milano, dove Luigi Calagna e Sofia Scalia, per milioni di bambini semplicemente Luì e Sofì (lode a cotanto genio), si sono sposati davvero dentro uno spettacolo chiamato senza il minimo imbarazzo "The Wedding Show". Biglietti da 48 a 110 euro, fino a 250 euro per la fotografia con gli sposi, veli e magliette in vendita, circa seimila paganti in sala e oltre centomila collegati gratis. Di solito la busta la porti agli sposi. Qui la porti alla biglietteria e in cambio ti danno la poltronissima gold.
Sposarsi come si vuole è un diritto e vendere biglietti è legittimo. Il punto non è il codice civile, è l'anagrafe del pubblico, fatto in gran parte di bambini con un cervello ancora in cantiere. Da qui in poi non è più gossip, è neuroscienza dello sviluppo.
Il cervello di un bambino tratta un volto visto ogni giorno sullo schermo come un volto di famiglia. Si chiama 𝙡𝙚𝙜𝙖𝙢𝙚 𝙥𝙖𝙧𝙖𝙨𝙤𝙘𝙞𝙖𝙡𝙚, descritto già negli anni Cinquanta: una relazione a senso unico che il cervello archivia però nella cartella degli amici, non in quella degli sconosciuti. Nei preadolescenti che seguono i creatori di video è documentato e misurabile, ed è il motivo per cui vostro figlio piange se il suo beniamino si fa male e voi no.
Poi arriva la parte meno divertente. Il bambino piccolo non riconosce l'intento persuasivo e, quando inizia a riconoscerlo, non sa resistergli se il messaggio arriva da qualcuno di cui si fida. È una dogana che lascia passare qualunque valigia purché la porti un amico. Non è teoria da salotto: in uno studio randomizzato su Pediatrics, bambini fra i nove e gli undici anni esposti a poche immagini di creatori di video con snack poco sani hanno mangiato subito più calorie. Se tre fotografie spostano un pacchetto di patatine, immaginate cosa sposta un matrimonio con orchestra e fuochi d'artificio.
Ed eccola la stortura, che non riguarda solo due ragazzi diventati un marchio ma un mercato che ha capito una cosa semplice: il prodotto più redditizio non è il gadget, è il legame. "Siete tutti invitati", tradotto dal linguaggio del marketing, significa "𝙨𝙞𝙚𝙩𝙚 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙞 𝙘𝙡𝙞𝙚𝙣𝙩𝙞", e il bambino impara una lezione feroce: l'intimità è un contenuto, partecipare è comprare, l'affetto ha una tariffa. La diretta gratuita poi non è generosità, è distribuzione: il regalo di nozze lo abbiamo fatto noi, centomila paia di occhi.
Il legame parasociale, chiariamolo, non è una malattia: è una tappa normale della crescita. Diventa un guaio quando qualcuno lo coltiva con pazienza industriale per poi presentare il conto. Auguri sinceri agli sposi. Ma il conto vero non è stato pagato sabato alla cassa: arriverà fra qualche anno, quando quei bambini penseranno che per essere invitati bisogna prima comprare il biglietto.
Voci bibliografiche.
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Radesky J, Chassiakos YLR, Ameenuddin N, Navsaria D; Council on Communications and Media. Digital advertising to children. Pediatrics. 2020;146(1):e20201681.
Coates AE, Hardman CA, Halford JCG, Christiansen P, Boyland EJ. Social media influencer marketing and children's food intake: a randomized trial. Pediatrics. 2019;143(4):e20182554.
Tolbert AN, Drogos KL. Tweens' wishful identification and parasocial relationships with YouTubers. Front Psychol. 2019;10:2781.
Diaz AD, Leong AW, Bilge-Johnson S, Shapiro M, Noureddine C, Kaliebe K. Clinical assessment and implications of parasocial relationships in adolescents. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 2026;65(3):331-336.