04/06/2026
A volte la sessualità non è solo desiderio.
Ma è uno spazio simbolico, corporeo e psichico.
Un luogo in cui alcune parti di noi, nella vita quotidiana trattenute, controllate, censurate o vergognate, trovano finalmente una forma.
Ad esempio, nella sessualità una persona molto controllata può concedersi di perdere il controllo.
Una persona sempre responsabile può lasciarsi guidare.
Una persona abituata a compiacere può scoprire di poter chiedere.
Una persona che nella vita si sente invisibile può sentirsi vista, desiderata, scelta.
Una persona che deve sempre essere forte può permettersi, almeno per un momento, di affidarsi.
Per questo la sessualità non parla solo di “cosa ci piace”, ma anche, e soprattutto di ciò che ci manca.
Di ciò che reprimiamo. Di ciò che desideriamo essere, ma che fuori da quello spazio non ci autorizziamo a diventare.
Il desiderio, spesso, non è letterale, ma una lingua simbolica.
Non sempre desideriamo una pratica perché “siamo fatti così, ma la desideriamo perché lì possiamo sperimentare un ruolo, una libertà, una vulnerabilità o un potere che nella vita quotidiana non riusciamo ad abitare.
Ed è per questo che la sessualità sbagliata non è sbagliata, ma umana.
Naturalmente, perché questo spazio sia trasformativo e non confusivo, deve esserci consenso, ascolto, rispetto, reciprocità e possibilità di dire "no".
Perché la sessualità può diventare un luogo di espressione, non di annullamento.
Un luogo in cui incontriamo parti di noi rimaste senza voce.
Una domanda che può aprire a comprensione piuttosto che giudizio è:
“Chi posso permettermi di essere, quando desidero?”