13/07/2021
Questo è stato un anno decisamente difficile per certe professioni, primi fra tutti gli operatori sanitari, i quali, già normalmente, ma ancora di più durante un’emergenza come quella che stiamo ancora combattendo, sono a forte rischio di sviluppare la sindrome di burnout. 🤯
Il termine ❤️🔥burnout❤️🔥 (“bruciarsi”) proviene dal mondo dello sport, nel quale veniva usato per indicare l’atleta che, nonostante mantenesse la perfetta forma fisica, dopo un periodo di successi, non riusciva più ad ottenere gli stessi risultati.
Le professioni di aiuto sono quelle maggiormente a rischio di sviluppare questa sindrome, la quale colpisce persone sottoposte per lunghi periodi a situazioni particolarmente stressanti, portando ❌esaurimento emotivo (sensazione di vuoto emotivo connesso al proprio lavoro), ❌depersonalizzazione (reazioni di allontanamento e rifiuto verso il proprio mestiere e verso chi richiede l’aiuto) e ❌ridotta realizzazione personale (inadeguatezza, mancanza di autostima e insuccesso sul lavoro).
Lavorare in luoghi o con persone che ci mettono inevitabilmente a contatto con la sofferenza altrui può essere molto faticoso in termini di energia e benessere personale e professionale del lavoratore; è quindi fondamentale un’attenzione da questo punto di vista volta soprattutto a ✅prevenire questo tipo di vissuti.
⚜️Vi siete mai sentiti così? Cosa vi ha aiutati? Quali aspetti organizzativi del vostro lavoro sentite essere preventivi in questo senso per voi?
Dott.ssa Martina Fabrizi
Psicologa e Psicoterapeuta
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