Tabarrini Giorgia Psicologa - Psicoterapeuta

Tabarrini Giorgia Psicologa - Psicoterapeuta Psicologa - Psicoterapeuta individuale, di coppia, familiare e scolastica. Riceve su appuntamento.

Terapista EMDR- psico educazione e informazione - Esperta in adozione internazionale.

17/06/2026

Desideriamo esprimere la nostra più sincera gratitudine alla famiglia adottiva per aver voluto condividere con noi questa foto così speciale. L’immagine racchiude un momento di autentica felicità, quello di una bambina che, dopo un percorso importante, ha finalmente trovato una famiglia che la ama, la accoglie e la fa sentire al sicuro. Leggere il pensiero della ragazza ci ha profondamente emozionati: anche senza un volto visibile, quelle parole trasmettono una serenità autentica e la gioia di sentirsi finalmente parte di una famiglia.
Grazie di cuore per averci permesso di partecipare, anche solo attraverso questo scatto, a un traguardo così bello e significativo.

17/05/2026

17 maggio — 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗜𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹’𝗼𝗺𝗼𝗳𝗼𝗯𝗶𝗮, 𝗹𝗮 𝗯𝗶𝗳𝗼𝗯𝗶𝗮 𝗲 𝗹𝗮 𝘁𝗿𝗮𝗻𝘀𝗳𝗼𝗯𝗶𝗮. 🌈

Una giornata che ci ricorda qualcosa che dovrebbe essere naturale. Nessuno dovrebbe essere discriminato, umiliato o messo da parte per ciò che è, per chi ama o per il proprio percorso di vita.

Persone giudicate per il proprio orientamento sessuale. Persone attaccate per la propria identità di genere. Persone costrette ancora
oggi a giustificare la propria esistenza.

Eppure, ancora oggi, ci sono ragazzi che vengono derisi tra i banchi di scuola per il loro modo di parlare, vestirsi o comportarsi.
Parole usate come armi, insulti travestiti da scherzi, bullismo che lascia ferite profonde
anche quando i lividi non si vedono.

Ci sono figli che rimandano per anni una conversazione con i propri genitori per paura
di perdere affetto, comprensione o sostegno. Persone che durante i pranzi di famiglia evitano certe domande, chi nasconde la persona che ama, chi protegge la propria felicità come se fosse un segreto, chi sceglie il silenzio per non perdere le persone a cui vuole bene.

Sul lavoro, molti evitano di raccontare la propria vita privata per non essere guardati con pregiudizio. Altri convivono ogni giorno con stereotipi legati al proprio aspetto, alla propria identità o al proprio percorso personale.
E c’è chi rinuncia alla spontaneità per sentirsi semplicemente al sicuro.

Per alcuni, l’omotransfobia non si ferma agli insulti. Aggressioni, minacce, insulti urlati per strada, persone colpite per un gesto d’affetto,
per il proprio aspetto o semplicemente per aver scelto di non nascondersi.

E come spesso accade, le ferite più profonde sono quelle invisibili. L’ansia di sentirsi costantemente giudicati. La solitudine di chi pensa di non avere un posto nel mondo.
Il dolore di chi cresce credendo di dover
chiedere scusa per esistere.

Nel 1990, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Sono passati più di trent’anni, ma certi pregiudizi continuano ancora a sopravvivere nei comportamenti quotidiani,
nei silenzi complici e nell’indifferenza di chi sceglie di voltarsi dall’altra parte.

Perché il problema non è mai stato l’amore.
Il problema è una società che, troppo spesso, trasforma l’autenticità in paura e la diversità
in un bersaglio.

Questa giornata non riguarda solo chi subisce tutto questo, riguarda il tipo di società che scegliamo di essere.

Una società davvero civile non si misura da quanto è moderna a parole, ma da quanto riesce a proteggere la libertà, il rispetto e l’umanità
di ogni persona.

Il rispetto non dovrebbe avere eccezioni.
La dignità nemmeno.

15/05/2026
    “Ho paura che me li portino via.”Quando una madre arriva a pensare questo, qualcosa si è già rotto da tempo. Non in ...
24/04/2026


“Ho paura che me li portino via.”

Quando una madre arriva a pensare questo, qualcosa si è già rotto da tempo. Non in lei soltanto, ma intorno a lei.
Ci ostiniamo a raccontare la maternità come un luogo naturale di felicità, come se bastasse partorire per sapere amare, reggere, capire. Come se non fosse concesso avere paura, sentirsi smarrite, attraversate da pensieri che non si riconoscono nemmeno come propri.

La depressione dopo un parto non è una debolezza, non è una mancanza. È una ferita che attraversa il corpo e la mente, che cambia la percezione di sé, del proprio bambino, del mondo. E quando arriva, spesso arriva in silenzio. Perché chi la vive ha paura di dirlo. Ha paura di essere giudicata, etichettata, allontanata.

Allora succede qualcosa di pericoloso: il dolore resta dentro, cresce, si deforma. E fuori continuiamo a vedere solo quello che vogliamo vedere. Una madre, un bambino, una normalità apparente.

E quando poi accade qualcosa di estremo, ci affrettiamo a cercare il mostro. È più semplice. Ci protegge dall’idea che certe crepe possano attraversare anche le nostre case, le nostre famiglie, le nostre vite.

Ma il punto non è il gesto finale ma tutto quello che viene prima.

È una donna che non trova uno spazio sicuro in cui dire “non sto bene”, è la paura che chiedere aiuto significhi perdere tutto.
È una società che osserva più di quanto ascolti.

Se una madre pensa che curarsi possa farle perdere i figli, allora abbiamo già perso qualcosa di fondamentale: la fiducia.

E senza fiducia non si chiede aiuto e senza aiuto, il dolore resta solo.

La genitorialità non può essere una prova da superare in silenzio. Dovrebbe essere un tempo accompagnato, sostenuto, tenuto. Non giudicato.

Perché a volte non serve qualcuno che spieghi.
Serve qualcuno che resti.

Per chi volesse approfondire trovate L'artico su la Repubblica https://www.repubblica.it/salute/2026/04/23/news/ho_paura_che_mi_portino_via_i_figli_la_depressione_post_partum_e_la_solitudine_che_non_vediamo-425300866/

Attorno a una tragedia come quella di Catanzaro si affollano le domande e le ricostruzioni, il bisogno di capire. Ma dentro il rumore della cronaca, a volte, c…

17/03/2026

24/12/2025

Caro Babbo Natale, quest’anno non ti scrivo per chiedere regali. Ti scrivo da psicoterapeuta.
E ti chiedo tempo.

Tempo per i genitori, perché possano guardare i figli negli occhi senza lo schermo in mezzo.
Tempo per i ragazzi, perché possano annoiarsi senza sentirsi sbagliati.
Tempo per ascoltare, prima di giudicare.
Tempo per sbagliare, senza essere messi alla gogna.

Ti chiedo meno giocattoli intelligenti e più adulti presenti.
Meno like e più sguardi che restano.

Se puoi, porta coraggio agli educatori: quello di dire dei no che proteggono, anche quando non fanno applausi.

Porta silenzio nelle case, non quello che fa paura, ma quello che permette alle emozioni di parlare.

E se puoi, porta anche pace.
Non solo quella delle parole grandi, ma quella che nasce nelle case, nei conflitti gestiti senza distruggere, negli adulti che insegnano a non odiare prima ancora di insegnare a vincere.

Perché le guerre iniziano sempre molto prima dei confini.

Ai ragazzi, se riesci, lascia un biglietto semplice:
“Non devi essere perfetto per essere amato.”
Glielo ripetiamo poco.
E loro fanno finta di non averne bisogno, ma mentono.

E se avanza spazio sulla slitta,mettici anche questo: la capacità di tollerare la frustrazione.
Perché è lì che oggi ci stiamo perdendo tutti.

Non so se esisti davvero, Babbo Natale.
Ma so che esiste la responsabilità degli adulti.
E quella, purtroppo, non la può portare nessun elfo.

Con stima (e un pizzico di speranza),
Cit.:Giuseppe Lavenia - psicoteraputa.

24/12/2025

Auguri di Buon Natale da Lo Scoiattolo-ETS🎄

03/12/2025

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