01/09/2026
"L’egoeco" è il fenomeno per cui non ascoltiamo veramente ciò che l’altro sta dicendo, ma sentiamo soprattutto l’eco delle nostre convinzioni, paure e aspettative.
Le parole arrivano fino a noi, attraversano la nostra storia e ritornano trasformate in qualcosa che spesso appartiene più a chi ascolta che a chi ha parlato.
Ascoltare sembra un’azione semplice. In realtà, mentre l’altro parla, noi interpretiamo, anticipiamo, confrontiamo e prepariamo una risposta.
Talvolta smettiamo di seguirlo già dopo le prime parole, perché crediamo di sapere dove voglia arrivare. Non ascoltiamo più per comprendere, ma per confermare ciò che avevamo già concluso.
Nel rapporto di coppia l’egoeco può trasformare una domanda innocente in un’accusa. .
L’altro pronuncia una frase, ma noi rispondiamo a un significato che abbiamo prodotto autonomamente.
Anche le vecchie ferite partecipano alla conversazione.
Chi è stato spesso svalutato può sentire una critica dove esiste soltanto un’osservazione. Chi teme l’abbandono riconosce segnali di distacco in ogni silenzio. Chi ha dovuto difendersi dall’autorità può reagire come a un ordine persino davanti a una richiesta gentile.
In questi casi non siamo necessariamente in malafede. Siamo sinceramente convinti di aver udito ciò che, in realtà, abbiamo aggiunto.
L’egoeco si manifesta anche quando riportiamo immediatamente ogni esperienza al nostro vissuto.
Una persona racconta una sofferenza e noi rispondiamo: "È successo anche a me", iniziando a parlare della nostra storia.
Crediamo di mostrare vicinanza, ma talvolta abbiamo semplicemente sostituito il suo racconto con il nostro.
L’altro cercava ascolto e si ritrova a fare da pubblico.
Non possiamo eliminare completamente questo filtro. Ogni essere umano comprende a partire da ciò che conosce.
Ma possiamo riconoscere che la nostra interpretazione non coincide necessariamente con l’intenzione altrui.
Una domanda semplice può interrompere l’eco: "Ho capito bene ciò che volevi dire?".
Ripetere con parole nostre il messaggio ricevuto e permettere all’altro di correggerci crea uno spazio nel quale la comunicazione può finalmente respirare.
Ascoltare davvero richiede anche di tollerare qualche secondo di vuoto.
Non dobbiamo rispondere immediatamente, raccontare un’esperienza simile o offrire una soluzione.
A volte la forma più profonda di presenza consiste nel lasciare che le parole dell’altro rimangano per un momento dentro di noi senza essere occupate dalle nostre.
L’ascolto autentico non è passività.
È un atto di ospitalità: significa fare temporaneamente spazio a una realtà diversa dalla nostra, senza annetterla e senza tradurla subito nel nostro linguaggio.
L’egoeco diminuisce quando smettiamo di domandarci soltanto: "Che cosa provoca in me ciò che stai dicendo?" e aggiungiamo: "Che cosa significa per te?".
Forse molte incomprensioni non nascono perché le persone non parlano, ma perché ciascuno ascolta la propria eco credendo che sia la voce dell’altro.
Comunicare comincia quando abbiamo il coraggio di abbassare, almeno per un momento, il volume di noi stessi.
(Ciro Barberio - "L’egoeco")
Immagine creata tramite AI - "La diffusione uni-laterale"
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