Dott.ssa Giuseppina Epifanio - Psicologa e Psicoterapeuta

Dott.ssa Giuseppina Epifanio - Psicologa e Psicoterapeuta Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Riceve a Torre Santa Susanna
tel. 3203137676
mail: psico.ep

Ci sono relazioni in cui basta una frase, un tono, uno sguardo per farci sentire improvvisamente diversi.Con un genitore...
28/08/2026

Ci sono relazioni in cui basta una frase, un tono, uno sguardo per farci sentire improvvisamente diversi.

Con un genitore può accadere più facilmente: non stiamo reagendo solo a ciò che succede oggi, ma anche alla storia che quella relazione porta con sé.
Crescere non significa non sentirsi più toccati.
Significa riconoscere ciò che si attiva e scegliere, oggi, come rispondere.

Dedicato a tutti i miei pazienti ❤️

Ieri, parlando con i miei figli dei pericoli di Internet, ho chiesto loro di immaginare un bambino lasciato solo, di not...
18/07/2026

Ieri, parlando con i miei figli dei pericoli di Internet, ho chiesto loro di immaginare un bambino lasciato solo, di notte, in una strada sconosciuta.
Nessun genitore lo farebbe. Eppure, consegnare a un bambino uno smartphone significa permettergli di entrare anche da solo in un ambiente altrettanto vasto, sconosciuto e imprevedibile.
Non si tratta di demonizzare Internet, ma di ricordare che la capacità tecnica di usare uno strumento non coincide con la maturità necessaria per gestirlo.

Ma qual è l’età giusta?
Le principali indicazioni internazionali non fissano un’età minima universale per ricevere uno smartphone. L’American Academy of Pediatrics sottolinea che gli studi non individuano una specifica età “sicura”: occorre considerare la maturità del bambino, la capacità di rispettare le regole, gestire i conflitti, interrompere l’utilizzo e chiedere aiuto.
Anche l’American Psychological Association raccomanda una supervisione adulta particolarmente attenta nella prima adolescenza, soprattutto tra i 10 e i 14 anni.

I 13 anni, spesso citati, rappresentano principalmente la soglia minima stabilita da molte piattaforme social: non sono una certificazione di maturità né l’età universalmente consigliata per possedere uno smartphone.

La domanda più utile, quindi, non è soltanto:
“Quanti anni ha?”
ma anche:
“È pronto a gestire ciò che potrebbe incontrare? E noi adulti siamo pronti ad accompagnarlo?”
Proteggere non significa vietare per sempre.
Significa esserci, accompagnare e saper dire: “Non ancora”.

Fonti: American Academy of Pediatrics; American Psychological Association.
psicologia sicurezzaonline

23/06/2026

"Concediti il beneficio del dubbio."

È una frase che ripeto spesso in studio.

Curiosamente, quando si tratta di una possibilità negativa, siamo pronti a considerarla reale senza troppe prove: “E se andasse male?” “E se non ce la facessi?” “E se mi giudicassero?”

Quando invece esiste una possibilità più rassicurante, più equilibrata, più realistica, tendiamo a scartarla subito.

L'ansia ha questa abitudine: tratta le catastrofi come certezze e le alternative come illusioni.

Concedersi il beneficio del dubbio non significa essere ingenui o pensare positivo a tutti i costi. Significa riconoscere che, se non abbiamo prove sufficienti per essere certi del peggio, non abbiamo nemmeno motivo di escludere il meglio.

Tra tutte le ipotesi possibili, perché dare sempre più credito a quella che ci fa soffrire?

Forse oggi puoi provare a fare qualcosa di diverso: non credere automaticamente alla tua paura.

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15/06/2026

Quante volte chiediamo una rassicurazione non perché non conosciamo già la risposta, ma perché abbiamo paura di fidarci di noi stessi?
"Va tutto bene?" "Sei sicuro?" "Non ce l'hai con me?"

Per un attimo la rassicurazione calma l'ansia. Poi però il dubbio ritorna, spesso più forte di prima, e abbiamo bisogno di una nuova conferma.
Il problema non è il bisogno di essere rassicurati ogni tanto: è umano. Il problema nasce quando la rassicurazione diventa l'unico modo per sentirsi al sicuro.

La vera sicurezza non nasce dalle parole degli altri. Nasce dalla capacità di tollerare l'incertezza, accettare il dubbio e continuare ad andare avanti anche quando non abbiamo tutte le risposte.
Perché la fiducia più importante non è quella che gli altri ripongono in noi. È quella che impariamo a riporre in noi stessi.

Grazie Zero! ❤️

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09/06/2026

A volte, quando chiudo lo studio e torno a casa, penso a quante storie entrano ogni giorno in quella stanza.

Ci sono paure, ferite, speranze, lacrime trattenute e piccoli passi avanti che spesso nessuno vede.
E poi arriva la sera.

Il cielo si colora lentamente e sembra ricordarci una cosa semplice:
non dobbiamo risolvere tutto oggi.
Possiamo concederci una pausa. Possiamo smettere di pretendere da noi stessi la perfezione. Possiamo lasciare che alcune risposte arrivino domani.

La fine di una giornata non ci chiede di essere migliori. Ci chiede solo di essere più gentili con noi stessi, di fermarci e soffermarci.

E forse, per stanotte, può bastare così. 🌙

05/06/2026

Ci sono cose che spesso facciamo fatica a raccontare in terapia.
Non perché siano troppo grandi.
Ma perché ci fanno vergognare.

Molte persone arrivano nel mio studio con una paura silenziosa:
"Se le dicessi davvero quello che penso, quello che provo o quello che ho fatto... mi giudicherebbe?"
È una paura comprensibile.

Spesso siamo stati giudicati, fraintesi o criticati proprio nei momenti in cui avevamo più bisogno di essere accolti.
E così impariamo a nascondere parti di noi. E a portarci dietro delle ferite antiche che continuano a sanguinare.

Ma la terapia non è il luogo del giudizio.
È il luogo in cui ciò che è stato nascosto può finalmente essere guardato con rispetto, comprensione e curiosità.
Perché dietro la vergogna, quasi sempre, non c'è qualcosa di sbagliato.
C'è una ferita che merita ascolto.

Ti è mai capitato di temere il giudizio proprio quando avevi più bisogno di essere compreso?

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03/06/2026

Ieri mia figlia, grande "gattara", mi ha regalato uno sguardo nuovo sul mio lavoro.
Ha preso un foglio, dei colori e ha disegnato una seduta di psicoterapia come la immagina lei.

Un gattino chiede:
"Qual è il tuo problema?"
L'altro si ferma, pensa e prova a raccontarlo.

Mi ha colpito perché, nella semplicità degli occhi di una bambina, c'è forse l'essenza di ciò che faccio ogni giorno: creare uno spazio in cui le persone possano sentirsi accolte, ascoltate e comprese.

Grazie ❤️

✨ E voi, come spieghereste il lavoro dello psicologo a un bambino?

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01/06/2026

L'amore che riceviamo da bambini non ci insegna solo a sentirci al sicuro.

Ci insegna a fidarci. A credere di meritare attenzione. A riconoscere il nostro valore anche quando sbagliamo.

Quando un bambino si sente visto, accolto e amato, porta con sé un messaggio silenzioso che lo accompagnerà per tutta la vita:
"Merito amore così come sono."

Da adulti non cerchiamo semplicemente relazioni. Cerchiamo di ritrovare quel modo di sentirci nelle relazioni.

Per questo ogni gesto di affetto, ascolto e presenza lascia un segno profondo.
I bambini amati diventano adulti che sanno amare. ❤️

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10/05/2026

Alle mamme che tengono insieme giornate, emozioni, silenzi e paure senza che quasi nessuno se ne accorga.
A quelle che sorridono mentre sono stanche,
che si sentono in colpa troppo spesso,
che vorrebbero fare tutto bene e a volte dimenticano di abbracciare anche se stesse.
Da psicoterapeuta ho imparato una cosa:
dietro ogni madre c’è quasi sempre una donna che prova a non crollare mentre continua ad amare.
E forse essere madre non è avere sempre la risposta giusta,
ma restare presenti anche nei giorni difficili.
Buona Festa della Mamma a chi ama ogni giorno, anche quando non se ne rende conto abbastanza. 🌷

Il trauma non è solo un ricordo doloroso.È un’esperienza che può lasciare il sistema nervoso in uno stato di allerta, an...
19/12/2025

Il trauma non è solo un ricordo doloroso.
È un’esperienza che può lasciare il sistema nervoso in uno stato di allerta, anche quando il pericolo non è più presente.

Per questo, dopo un evento traumatico, possono comparire:
– reazioni emotive intense
– difficoltà di concentrazione e flashback
– sintomi corporei come tensione, insonnia, tachicardia
– evitamento, ipercontrollo, isolamento
– difficoltà nelle relazioni e senso di disconnessione

Queste reazioni non indicano fragilità o debolezza.
Sono risposte di sopravvivenza apprese dal cervello e dal corpo per proteggersi.

La guarigione non significa dimenticare ciò che è accaduto.
Significa aiutare il sistema nervoso a ritrovare sicurezza, integrare l’esperienza senza esserne sopraffatti e tornare a vivere il presente con maggiore calma e connessione.

Se ti riconosci in queste difficoltà e senti che il dolore non diminuisce con il tempo, chiedere aiuto è un atto di cura, non di fallimento.

Il tuo corpo non sta esagerando.
Sta raccontando una storia che merita ascolto.

Indirizzo

Via San Pancrazio, 173
Torre Santa Susanna
72028

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