03/03/2026
Contesto – Sezione II (Sādhana Pāda)
La seconda sezione degli Yoga Sutra tratta la pratica (sādhana): come purificare la mente, attenuare i kleśa (afflizioni) e avanzare verso il samādhi.
I sutra 48, 49 e 50 si trovano nella parte dedicata agli āsana e al prāṇāyāma, cioè alla stabilizzazione del corpo e alla regolazione del respiro come preparazione agli stadi interiori.
Sutra II.48
“Tato dvandvānabhighātaḥ”
Allora non si è più disturbati dalle coppie degli opposti.
Dopo aver stabilito l’āsana come posizione stabile e confortevole (II.46) e averne realizzato la perfezione attraverso il rilassamento e la meditazione sull’Infinito (II.47), accade qualcosa di molto importante:
Il corpo non è più causa di disturbo.
Le “coppie degli opposti” (dvandva) sono:
caldo / freddo
piacere / dolore
successo / fallimento
lode / biasimo
Secondo Taimni, questo sutra non significa che il caldo o il freddo scompaiano, ma che la coscienza non reagisce più automaticamente.
Il corpo diventa uno strumento stabile, non un centro di reazioni.
Quando l’āsana è realmente padroneggiata:
non si cambia posizione per ogni minimo disagio,
il sistema nervoso si equilibra,
la mente può interiorizzarsi senza interferenze.
Non è una questione di flessibilità fisica, ma di equilibrio nervoso e psichico.
Sutra II.49
“Tasmin sati śvāsa-praśvāsayor gati-vicchedaḥ prāṇāyāmaḥ”
Stabilito questo (l’āsana), il prāṇāyāma è l’interruzione del movimento inspirazione-espirazione.
Il prāṇāyāma inizia solo dopo la stabilità dell’āsana.
Taimni sottolinea che Patanjali non parla semplicemente di esercizi respiratori, ma di:
regolazione cosciente del flusso vitale (prāṇa) attraverso il controllo del respiro.
“Interruzione” non significa blocco forzato, ma:
rallentamento,
regolazione,
sospensione naturale del ritmo automatico.
Il respiro è il ponte tra:
corpo fisico
sistema nervoso
mente
Quando il respiro si calma, la mente si calma.
Il prāṇāyāma non è ginnastica respiratoria.
È un mezzo per:
ridurre l’attività mentale,
armonizzare le energie,
preparare al raccoglimento interiore (pratyāhāra).
Sutra II.50
“Bāhya-abhyantara-stambha-vṛttiḥ deśa-kāla-saṅkhyābhiḥ pari-dṛṣṭaḥ dīrgha-sūkṣmaḥ”
Il prāṇāyāma ha tre modalità (esterna, interna, sospesa), regolato secondo luogo, tempo e numero, e diventa lungo e sottile.
Patanjali distingue tre fasi:
Bāhya – ritenzione dopo l’espirazione
Abhyantara – ritenzione dopo l’inspirazione
Stambha – sospensione spontanea
Secondo Taimni:
inizialmente il controllo è volontario,
con la pratica diventa naturale,
infine il respiro si fa così sottile da sembrare quasi assente.
“Luogo, tempo e numero” indicano:
dove si concentra l’attenzione,
quanto dura ogni fase,
quante ripetizioni si fanno.
Ma l’obiettivo non è la tecnica in sé.
È rendere il respiro lungo (dīrgha) e sottile (sūkṣma).
Quando il respiro diventa sottile:
anche i movimenti mentali diventano sottili.
🧎♀️
Questi tre sutra mostrano una progressione chiara:
Āsana stabilizzato → il corpo non disturba più
Respiro regolato → il sistema nervoso si equilibra
Respiro sottile → la mente si prepara al silenzio
Secondo Taimni, qui Patanjali sta costruendo il ponte tra:
disciplina esteriore
controllo energetico
interiorizzazione della coscienza
Non è ancora meditazione profonda, ma è la condizione indispensabile perché essa avvenga.
Buona lettura
Anna Maria Bello