17/01/2026
L’influenza di questo inizio 2026, compresa la cosiddetta variante K, non sta solo mettendo a letto migliaia di persone ogni giorno: per molti, il problema arriva dopo la guarigione. Tosse, raucedine, rinite e una stanchezza persistente possono durare anche oltre 20 giorni, molto più delle classiche sindromi influenzali. A spiegarlo è Giorgio Sesti, docente di Medicina interna alla Sapienza di Roma, che parla di una condizione ormai comune tra i pazienti.
Il motivo è legato a un virus particolarmente aggressivo e resistente: non esistono farmaci antivirali mirati, ma solo terapie sintomatiche, e questo rallenta l’eliminazione dell’infezione. Risultato: disturbi respiratori che anziché durare pochi giorni possono trascinarsi per due o tre settimane, con un impatto più serio sulle persone fragili, esposte anche al rischio di sovrainfezioni batteriche come la polmonite. Non a caso, pronto soccorso e reparti ospedalieri restano sotto pressione.
Cosa fare, quindi? Le indicazioni restano di buon senso: riposo, ripresa graduale delle attività, farmaci solo su consiglio medico e attenzione alle regole base di prevenzione, igiene delle mani, ambienti arieggiati, evitare luoghi chiusi e affollati. Per la stanchezza post-influenzale serve tempo: il corpo è affaticato perché ha lavorato a lungo per difendersi. Nessuna corsa agli integratori se l’alimentazione è equilibrata: meglio puntare su cibi freschi, frutta, verdura e pasti leggeri. In sintesi: questa influenza passa, ma più lentamente del solito, e conviene ascoltare il corpo, senza forzare i tempi.