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In Forma Mentis è uno Studio Professionale dove collaborano professionisti esperti in varie discipline e tecniche della salute e del benessere: psicoterapia, dietetica, fisioterapia, osteopatia, terapia del dolore e agopuntura, coaching.

Report dell'Istat “  contro le   dall'infanzia all'età adulta - Anno 2025”: Parenti, amici e amici di famiglia sono la m...
17/09/2026

Report dell'Istat “ contro le dall'infanzia all'età adulta - Anno 2025”: Parenti, amici e amici di famiglia sono la maggior parte dei responsabili delle violenze.

Vorremmo lasciare appositamente privo di commenti questo dato.
Fa già impressione da solo.






…e restiamo sul pezzo, come si suol dire, ovvero utilizzo dei   adeguato e corretto in relazione alle specifiche caratte...
09/09/2026

…e restiamo sul pezzo, come si suol dire, ovvero utilizzo dei adeguato e corretto in relazione alle specifiche caratteristiche di ciascuna … informarsi, vuol anche dire poter essere , ovvero poter operare delle …

🌎Il passaggio dal giocattolo allo schermo comincia sempre prima. Nel 2024, 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐩𝐨𝐫𝐭 𝐈𝐬𝐭𝐚𝐭 𝐬𝐮𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐡𝐢 𝐞 𝐢 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨𝐠𝐢𝐨𝐜𝐡𝐢, quasi una persona su tre dai 3 anni in su, il 29,7 per cento, ha utilizzato almeno una volta un videogioco nei dodici mesi precedenti.

🌎Rispetto al 2000 si tratta di un aumento di 9 punti percentuali. Ma il dato che colpisce maggiormente riguarda i più piccoli: già tra i bambini dai 3 ai 5 anni la percentuale sale al 35,5 per cento, superando quindi la media dell'intera popolazione. Tra i 6 e i 10 anni si arriva al 68,8 per cento.

🌍A livello internazionale si rileva che, per la prima volta, 𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐝 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐨 𝐭𝐚𝐭𝐭𝐢𝐥𝐞 𝐞𝐝 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐢 𝟓 𝐚𝐧𝐧𝐢.

🌍Questa fotografia italiana lo conferma ed è significativa soprattutto per due aspetti: l’esposizione in età prescolare al videogioco e la tendenza a spendere del denaro in relazione all’attività ludica.

🌍Dal punto di vista psicologico, da tempo ormai vediamo gli effetti di ambienti digitali pensati per catturare l’attenzione, massimizzare il tempo trascorso sulla piattaforma e incentivare gli acquisti ed è quindi corretto che tali ambienti siano oggetto di regolazione e insistere sulla 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢, 𝐚𝐝𝐨𝐥𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢, anche nelle scuole.

🌍Tuttavia, è importante andare oltre la prospettiva che vede il videogioco soltanto come pericolo di isolamento, dipendenza, fuga dalla realtà. Infatti, esistono delle positive esperienze cliniche che lo impiegano come strumento terapeutico”.

🌎Così a 𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐕𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐃𝐢 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐢, referente del Gruppo di Lavoro “Intelligenza Artificiale: innovazione, applicazione ed etica” del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi.

Per approfondire👇
https://www.repubblica.it/cronaca/2026/09/04/news/videogiochi_bambini_allarme_digitale-425564455/





Condividiamo la riflessione insieme, rispetto a questo “processo” legale, su   e l’utilizzo dei   nei minori… e noi aggi...
02/09/2026

Condividiamo la riflessione insieme, rispetto a questo “processo” legale, su e l’utilizzo dei nei minori… e noi aggiungiamo, non solo nei …

💰La al momento proposta dalla sono da pagare ( ammenda amministrativa) e qualche stringata sulle limitazioni di tempo e maggior controllo nella utilizzazione… ne esce un messaggio forte ed educativo ? Ne esce un urlo di allarme o un monito che prevedano indicazioni pratiche di ?

A voi la …

💰Meta non ha ammesso alcun illecito, ma sceglie di chiudere con un accordo miliardario nel processo di , in California, sulla dipendenza dei minori dai social. Il gruppo pagherà almeno 12,1 miliardi di dollari, a cui si potrebbero aggiungere 5 mld nel caso in cui gli altri big del settore (Tik Tok, Snapchat e Youtube) stringano un accordo simile.

💰Dovrà poi cambiare il funzionamento di Facebook e Instagram per bambini e adolescenti. Tra le misure previste: un limite complessivo di due ore al giorno, stop alle notifiche durante l’orario scolastico e nelle ore notturne, sistemi più rigorosi per verificare l’età, maggiori controlli parentali e restrizioni su contenuti, filtri estetici e conteggio dei “mi piace”.

💰Il processo federale, iniziato la scorsa settimana a Oakland, nasceva dalle cause promosse da numerosi Stati americani, che accusavano Meta di aver progettato piattaforme capaci di favorire comportamenti compulsivi e lesivi tra i più giovani.

💰L’accordo evita anche la testimonianza davanti alla giuria dell’amministratore delegato .







Iper stimolazione da devices…Lo   e la   TRENTO, desiderano condividere con noi un Articolo di   che si incentra sull’ut...
25/08/2026

Iper stimolazione da devices…

Lo e la TRENTO, desiderano condividere con noi un Articolo di che si incentra sull’utilizzo dei social media in età evolutiva, argomento sempre più in osservazione e da parte di , , , , …
Buona lettura 📱

📱Quando il cervello si abitua a ricevere stimoli continui, veloci e sempre nuovi, restare su qualcosa che richiede più tempo può diventare più faticoso, soprattutto se appena c’è un momento vuoto arriva il telefono.

📱Si annoia dopo due minuti (e due minuti sono già tanti) e prende subito il telefono, aspetta qualcosa e prende il telefono, non sa cosa fare e prende il telefono, ha cinque minuti liberi e prende il telefono. Il problema non è soltanto quanto tempo passa davanti allo schermo, conta anche quante volte durante la giornata il cervello viene riportato dentro quella continua accelerazione fatta di cambi rapidi, novità e risposte immediate.

📱A forza di riempire ogni spazio con uno stimolo, può diventare sempre più difficile restare su qualcosa che non cambia continuamente, ascoltare fino alla fine, leggere, aspettare, seguire una conversazione lunga o semplicemente continuare quello che si sta facendo senza avere bisogno di qualcosa di nuovo.

📱L’iperstimolazione non gli sta “rubando” soltanto tempo, può togliere spazio anche a tutte quelle esperienze che aiutano il cervello a funzionare con tempi diversi, compreso il movimento, che soprattutto in questo periodo può diventare una delle alternative più importanti al passare continuamente da uno stimolo all’altro.

📱Questo non significa togliere il telefono e lasciare un vuoto, significa ricreare movimento, attività, esperienze reali e momenti in cui il cervello non riceve continuamente qualcosa di nuovo.

📱Prima di pensare “eh, ma loro sono adolescenti”, possiamo anche guardarci un attimo: fila, ascensore, attesa, cinque minuti liberi… quante volte la nostra mano va automaticamente al telefono? Il fatto di essere adulti non rende questo funzionamento improvvisamente innocuo.

📱Nella newsletter di AdoleScienza entriamo nel funzionamento del cervello degli adolescenti e nell’impatto di telefono, social e iperstimolazione, per capire cosa accade, perché accade e soprattutto come fare nella vita quotidiana.


L’IMMAGINE PUBBLICITARIA E’ STATA RIMOSSA: E ADESSO?L’immagine della pubblicità della Apple è stata rimossa. In questo a...
19/08/2026

L’IMMAGINE PUBBLICITARIA E’ STATA RIMOSSA: E ADESSO?

L’immagine della pubblicità della Apple è stata rimossa. In questo articolo, Alberto Pellai, prova a spiegare perché questa rimozione rappresenta un primo step importante del cambiamento oggi necessario al mondo e soprattutto ai nostri figli.

e TRENTO, tengono monitorata la situazione. nella convinzione che ciò rappresenti il bene di tutti ❗️

‼️La rimozione dell’immagine pubblicitaria, che oggi non è più visibile a Milano, dove era stata affissa, potrebbe rappresentare una vittoria per tutti noi che abbiamo considerato quell’immagine totalmente incongruente con quanto oggi sappiamo rispetto ai rischi correlati all’ingresso precoce dei minori nel mondo digitale.

‼️Al tempo stesso, ieri il Conseil Consitutionnel francese ha bloccato la legge, voluta da Macron, che stabiliva il divieto di accesso ai social media da parte dei minori di 15 anni. Al tempo stesso, negli Stati Uniti, Meta sta affrontando un’azione legale che potrebbe portarla a pagare una multa cumulativa di proporzioni mai viste prima, a causa dell’architettura che contraddistingue le sue piattaforme social, considerate additive nei confronti dei minori (e non solo) e in quanto tali, dannose per la salute mentale dei soggetti in età evolutiva.

‼️Questa congiunzione di elementi è solo un piccolo indicatore di come il mondo stia cercando – con molta fatica – di guardare al mondo digitale con uno sguardo totalmente nuovo rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi.

‼️Per anni, si è guardato al mondo digitale considerandolo una straordinaria opportunità. Questo ha favorito la logica pervasiva delle Big Tech che hanno introdotto devices e piattaforme in tutti gli ambienti scolastici (e di conseguenza nella vita di tutti i nostri figli e figlie) proponendo un’urgenza e una precocità di ingresso e di utilizzo che oggi la scienza definisce non oggettivamente vantaggiosa per i minori, che in tutto il mondo presentano indicatori di salute fisica e mentale usurati.

‼️La rimozione dell’immagine gigantesca che a Milano mostrava un bimbo piccolissimo con in mano uno smartphone non è una vittoria né una sconfitta. E’ semplicemente un indicatore che qualcosa sta cambiando e rappresenta la prova che una parte significativa del mondo adulto oggi ha consapevolezze che pochi anni fa non esistevano.

‼️Per anni, tutto il mondo tecno-entusiasta – fortemente sostenuto, finanziato e reso a sua volta pervasivo grazie al sostegno delle Big Tech (tutti ci ricordiamo la presenza alla Casa Bianca di tutti i Ceo delle Big Tech il giorno della seconda elezione di Trunp negli USA) non ha mai considerata degna di approfondimenti e di valutazioni serie e oggettive la correlazione tra uso dei devices e salute degli utenti.

‼️Tutte le volte che gli esperti (vedi il lavoro di J.Haidt con il suo fondamentale saggio “Generazione ansiosa”) hanno provato a dare evidenza dell’impatto sulla salute dei minori causato dalla frequenza del mondo online, le Big Tech, corroborate dalle dichiarazioni di alcuni scienziati e specialisti, si sono difese dicendo che non esistono prove scientifiche certe che dimostrino che quei danni siano la conseguenza dell’uso dei devices.

‼️Si utilizzano spiegazioni che si rifanno al paradigma della “complessità”, al mantra “correlation is not causation”: tutto ammissibile, se non che genitori e docenti quella correlazione la vedono molto chiaramente nella quotidianità dei loro figli e studenti e la scienza oggi ha sufficienti evidenze epidemiologiche e cliniche per sentirsi autorizzata a non arretrare di fronte ai detrattori che vorrebbero continuare ad affermare al mondo che “il digitale non è il problema”.

‼️Tra l’altro, come spiegazione alternativa, da tutte le parti viene affermato che il problema siamo noi genitori, che non siamo capaci di educare i figli al buon uso del digitale, in quanto pigri, assenti, inetti: alla luce di quale evidenza scientifica, tutti i genitori dei cinque continenti nello stesso momento storico si sarebbero alleati per produrre nei loro figli la peggiore crisi di salute mentale mai vista in età evolutiva? Questa sarebbe la spiegazione scientifica dei dati epidemiologici di cui disponiamo oggi?

‼️Non va trascurato che proprio di recente la stessa Corte di Cassazione, in un caso riguardante proprio la Apple, ha affermato che “l’incertezza scientifica non fa venir meno il dovere di informare l’utente da parte del produttore che gli vende un servizio o un prodotto. Infatti, quando gli studi disponibili abbiano prospettato un rischio plausibile, pur senza dimostrare in modo definitivo la nocività del prodotto, il professionista deve valutare misure informative proporzionate.

‼️L’incertezza scientifica, dunque, non equivale a irrilevanza giuridica. Non dimostra automaticamente la responsabilità del produttore, ma impone al giudice di verificare se il rischio sia stato adeguatamente comunicato e governato”..
Ad oggi, le Big Tech non solo non hanno comunicato il rischio correlato all’uso dei loro prodotti e servizi, ma anche quando lo hanno identificato (ed è successo molte volte) hanno fatto di tutto per negarlo, nasconderlo, minimizzarlo al fine di tutelare il loro profitto economico ritenuto più importante della salute dei suoi utenti. Esattamente la stessa cosa avevano fatto le multinazionali del tabacco e per questo poi sono state condannate. Da quella condanna, è derivato che il tabacco è stato trattato per sempre e in tutto il mondo come “fattore di rischio” per la salute dei suoi utilizzatori.

‼️La sanità pubblica oggi si è assunta la funzione e la responsabilità di raccontare, denunciare, prevenire il rischio oggettivo correlato all’uso del digitale in età evolutiva. Lo fa perché i dati oggi disponibili ci fanno parlare di “emergenza”. E quando c’è un’emergenza di sanità pubblica, si devono fare tre cose: educazione preventiva (interventi formativi rivolti alla comunità), cambiamenti ambientali (per esempio: scuole smartphone-free oppure rimozione di immagini come quella della pubblicità denunciata), interventi legislativi (per esempio: divieti basati sui limiti di età). La sanità pubblica ha già fatto questo con alcol, tabacco, gioco d’azzardo, etc.

‼️Gli interessi delle multinazionali che fanno profitto con questo genere di prodotti e comportamenti non ha mai sostenuto il lavoro degli specialisti di prevenzione. Ogni giorno, io che faccio questo lavoro, vedo quanta contro-narrazione viene rivolta verso ciò che la sanità pubblica afferma e anche contro noi specialisti che stiamo provando a generare un cambiamento di cui siamo convinti non in quanto ideologicamente schierati contro il digitale, ma in quanto le competenze cliniche, epidemiologiche e preventive che abbiamo ci obbligano a fare questo lavoro per la salute della comunità. I pediatri parlano dei rischi associati al digitale in età evolutiva e le loro linee guida vengono smentite da filosofi e sociologi che certamente hanno competenze elevatissime, ma che non si troveranno mai a dover gestire problemi di salute mentale e fisica dei piccoli pazienti.
‼️Psichiatri, Psicologi e neuropsichiatri denunciano addiction e dipendenza correlati all’uso dei devices e in giro tantissimi opinionisti affermano che non esiste evidenza che il mondo digitale generi fenomeni di dipendenza. Lo si nega per i social e per i videogiochi, per la pornografia e per lo shopping online, per l’ossessione rivolta al corpo e per le pratiche di skin care e beauty-routine messe in atto da bambini di 9 anni (e ripeto: 9 anni). come è possibile tutto ciò? Come si può smentire di continuo l’emergenza clinica che chi lavora con l’età evolutiva osserva tutti i giorni?

‼️Io ho deciso di parlare a genitori e comunità educante raccontando ciò che so, che studio, che constato nello svolgimento della mia professione. Non importa se nel farlo, ho collezionato ormai una lunga lista di haters e detrattori che mi definiscono: tecnofobico, profeta di sventura, ideologo, dinosauro, amante del vintage e spesso anche grande ignorante. No, non importa. Proseguo nel mio lavoro divulgativo e psicoeducativo, consapevole che negli ultimi quindici anni non ho mai dovuto cambiare la mia narrazione, alla luce dei dati di ricerca ad oggi disponibili.

‼️Per questo, io personalmente, considero la rimozione del manifesto pubblicitario che tanto ha fatto discutere in questi giorni, un passaggio che segna un movimento fondamentale dalla fase di “precontemplazione” a quella di “contemplazione” del problema, cosa che obbligherà le Big Tech a fare molta più attenzione non solo nei processi comunicazionali ma anche nella qualità, offerta e tipologia dei loro prodotti e servizi, perché la collettività ha dimostrato di aver cominciato a mettere l’asticella (che prima non c’era mai stata) al giusto posto: ovvero all’altezza della tutela della salute dei minori e non della tutela del profitto.
Se pensi che questo messaggio serva oggi ad altri adulti che stanno provando a cambiare lo status quo, commenta e condividi. Credo che sia utile farlo circolare soprattutto fra quegli adulti che ancora faticano ad avere accesso alla divulgazione medico-scientifica su questo tema.




…Aggiornamento 😊Da   e   di Trento.Perché i minori sono figli di Tutti.Perché gli “esperti” in marketing e pubblicità di...
14/08/2026

…Aggiornamento 😊
Da e di Trento.

Perché i minori sono figli di Tutti.
Perché gli “esperti” in marketing e pubblicità di IPhone sapevano se ne sarebbe parlato e tanto… va bene da questo punto di vista avete fatto centro.

Noi sosteniamo la rimozione di questa ingannevole e spregiudicata pubblicità in ogni luogo del mondo.

Perché la di minori ed adulti è PRIORITÀ ‼️





Condividiamo e supportiamo il messaggio di Alberto Pellai, in merito manifesto pubblicitario dell’iPhone e quindi sul me...
11/08/2026

Condividiamo e supportiamo il messaggio di Alberto Pellai, in merito manifesto pubblicitario dell’iPhone e quindi sul meditato, sano e adeguato utilizzo dei differenti devices, sia nei bambini ma anche negli adulti.



‼️NO NON É TUTTO OK.
Il manifesto pubblicitario di I-phone é la negazione di tutto ciò che la scienza sta cercando di dire al mondo e in particolare ai genitori dei bambini in età prescolare che oggi rappresentano la popolazione che ha maggiore bisogno di essere sensibilizzata nei confronti dei danni prodotti dai devices digitali in età precoce.

‼️A me che da anni cerco di fare prevenzione su questo tema importantissimo - che è diventato una vera e propria emergenza di sanità pubblica - questo billboard appare come una provocazione gigantesca.

‼️In realtà, questa immagine mostra in modo perfetto al mondo il lavoro sottile, costante e davvero patogeno con cui le Big Tech hanno cercato di convincere noi genitori, negli ultimi 15 anni, che i nostri figli non possono immaginare di diventare grandi senza avere in mano un device digitale.

‼️La narrazione degli ultimi 15 anni - molto sostenuta anche da tanti specialisti di età evolutiva - è che il problema non è lo smartphone, ma come lo si usa. Ora gli esperti di marketing di i-Phone cercno di convincere i genitori che il problema non è più nemmeno legato a come lo si usa, perché è arrivato lo smartphone sicuro che non farà mai danni nella vita di un minore, ovvero lo smartphone del loro brand.

‼️Il messaggio implicito che viene comunicato è che un bambino piccolissimo con in mano uno smartphone é cosa buona e giusta.

‼️INVECE NO! É importante ribadirlo. É Importante sottolineare che la Società Italiana di Pediatria e l’Ordine nazionale degli Psicologi hanno dato linee guida molto precise in questo senso, invitando tutti i genitori italiani a non consegnare uno smartphone ad uso personale a nessun figlio prima dei 13 anni.

‼️Per questo, il messaggio di questo cartellone pubblicitario non solo racconta una grande bugia, ma contrasta anche con le linee guida di prevenzione proposte dei pediatri

‼️E proprio per questo non dovrebbe essere visibile all'interno della nostra nazione.

‼️Se volete avere evidenze scientifiche e davvero comprendere perché questa pubblicità é ingannevole e pericolosa leggete "Esci da quella stanza" (Mondadori) un libro che fornisce agli adulti conoscenze di ciò che la scienza ha scoperto rispetto al rischio per la salute fisica e mentale in età evolutiva connesso all'uso precoce degli strumenti digitali. Commentate e, se volete e potete, condividete questo messaggio con più genitori ed educatori possibili.










🪬La   quando si esprime ci inquieta, ci lascia sgomenti ma ci deve anche interrogare per poter agire differentemente, og...
04/08/2026

🪬La quando si esprime ci inquieta, ci lascia sgomenti ma ci deve anche interrogare per poter agire differentemente, ogni giorno, per ciascun anche se non è nostro/a figlio/a, parente o amico dell’amico…

e si uniscono per fermare per un istante lo scorrere dell’estate sulla “banalità” del male.

🪬La violenza perpetrata dai giovanissimi è, ormai, senza controllo. È corretto definirli «mostri»? E di chi è la colpa di questi comportamenti?

🪬Alcuni recenti fatti di cronaca…

L’ultimo fatto di cronaca si è consumato a Massa, una città di neanche 70mila abitanti che affaccia sul Mar Tirreno: un gruppo di ragazzi hanno accerchiato un padre di famiglia che cercava di insegnargli il rispetto. Lo hanno colpito, ed è morto sotto gli occhi del figlio undicenne, che si trova in stato di shock.

🪬Un mese prima, un ragazzino di 13 anni a Bergamo, la città che solo nel 2020 è stata tristemente nota per la processione dei camion militari che trasportavano i corpi senza vita delle vittime del Covid, ha accoltellato la propria insegnante. E ha trasmesso la violenza in diretta sui social.

🪬A Milano cinque ragazzi (di cui due minorenni) sono stati arrestati a seguito di una serie di aggressioni perpetrate con coltelli e pistole. Non c’è stata alcuna causa scatenante a generare le violenze, e i protagonisti degli accadimenti sono stati intercettati mentre ridevano, ricordando le proprie “bravate”.
E si potrebbe proseguire con una lista tristemente troppo lunga.

Sempre più giovani, sempre più aggressivi

🪬La violenza tra i più giovani non è più un’eccezione che irrompe nella cronaca, ma un segnale che si ripete con una frequenza sempre più difficile da ignorare. Episodi diversi, che si consumano da Nord a Sud e da Est a Ovest della pen*sola senza distinzione alcuna, ma un filo rosso comune: l’abbassamento della soglia di allarme, la perdita del limite, l’incapacità di misurare le conseguenze delle proprie azioni. Adolescenti incapaci di riconoscere e di gestire ciò che provano, immersi in un contesto che amplifica impulsività e fragilità.

🪬Alcuni numeri del fenomeno (dati CNOP)

Cresce il coinvolgimento dei giovanissimi in episodi violenti, e aumentano anche i fattori di rischio, dalle dipendenze alla solitudine, fino a una progressiva normalizzazione della violenza, soprattutto nei contesti digitali. I numeri del recente rapporto di Save The Children “(Dis)armati – Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà” aiutano a dare la misura del fenomeno: negli ultimi dieci anni sono più che raddoppiati i minorenni denunciati o arrestati per reati come rapine e lesioni personali, mentre aumentano anche risse e minacce. L’uso di armi (in particolare coltelli) è diventato sempre più diffuso: i casi di minori segnalati per porto abusivo sono cresciuti in modo significativo, così come la presenza di oggetti atti a offendere tra i giovanissimi.

🪬Ma il dato forse più inquietante riguarda la dimensione culturale e relazionale: il 13,4% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni dichiara di aver assistito a scene di violenza filmate e diffuse sui social, in un contesto in cui la violenza non è solo agita, ma anche esibita e condivisa.

🪬Eppure, l’Italia resta tra i Paesi europei con il più basso tasso di criminalità minorile. Un apparente paradosso che racconta meglio di ogni altro dato la complessità del fenomeno: meno diffuso rispetto ad altri contesti, ma più visibile, più armato e, soprattutto, più carico di fragilità emotive e vuoti educativi.

🪬Agire, apportando valori. In qualsiasi contesto.
Ecco la sfida.








 ,   e  : condividiamo i risultati di questa   del   ovvero il CNOP.Spunti importanti di riflessione sia sulla teoria ch...
30/07/2026

, e : condividiamo i risultati di questa del ovvero il CNOP.

Spunti importanti di riflessione sia sulla teoria che sulla pratica clinica, utili agli esperti del settore e a tutta la cittadinanza.

🎈Quasi 6 psicologi su 10 utilizzano già l’IA nella pratica professionale. Oltre la metà dei pazienti vi ricorre per affrontare aspetti emotivi e relazionali.

🎈L’86% dei professionisti chiede formazione specifica e linee guida per governare la transizione.

🎈L’Intelligenza Artificiale è già entrata nella pratica professionale degli psicologi italiani e, sempre più spesso, anche nella relazione terapeutica. È quanto emerge dalla prima indagine nazionale promossa dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP), presentata oggi alla Camera dei deputati in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare per la Sostenibilità Digitale e la Sovranità Tecnologica, che ha coinvolto 5.906 psicologhe e psicologi per offrire la prima fotografia del rapporto tra professione psicologica e Intelligenza Artificiale generativa in Italia.

🎈 I risultati restituiscono l’immagine di una professione aperta all’innovazione, ma consapevole che la trasformazione digitale richiede competenze, riferimenti etici e regole condivise. L’Intelligenza Artificiale viene percepita non come un sostituto dello psicologo, ma come uno strumento da comprendere, governare e integrare responsabilmente nella pratica professionale.

🎈Alla presentazione sono intervenuti l’on. Enzo Amich, promotore dell’Intergruppo parlamentare per la Sostenibilità Digitale e la Sovranità Tecnologica della Camera dei deputati; Francesca Schir, consigliera segretaria del Cnop; Valentina Di Mattei, consigliera nazionale CNOP e referente del Gruppo di lavoro “Intelligenza Artificiale: innovazione, applicazione ed etica”; Luca Bernardelli, componente dello stesso Gruppo di lavoro del CNOP.

🎈Per rivedere la conferenza 👇
https://webtv.camera.it/evento/31848 #
CNOP







Lo Studio In Forma Mentis Trento e l’Associazione React desiderano Condividere con voi una tematica che riguarda noi tut...
22/07/2026

Lo Studio In Forma Mentis Trento e l’Associazione React desiderano Condividere con voi una tematica che riguarda noi tutti, ovvero la , il e la visione socio-culturale e politica di essa.
Buona lettura 😊

𝐼𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝐼𝑙 𝑀𝑒𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑒𝑟𝑜, 𝑀𝑎𝑟𝑖𝑎 𝐴𝑛𝑡𝑜𝑛𝑖𝑒𝑡𝑡𝑎 𝐺𝑢𝑙𝑖𝑛𝑜, 𝑃𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑁𝑂𝑃, 𝑟𝑖𝑓𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑠𝑢𝑙 𝑟𝑢𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑠𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑒𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑠𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑑𝑎𝑣𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑚𝑖𝑠𝑢𝑟𝑒 𝑒𝑚𝑒𝑟𝑔𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑖 𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑙𝑜𝑔𝑎𝑛.

🌈C’è un riflesso quasi automatico, nel dibattito pubblico italiano, che merita di essere guardato con più freddezza: ogni volta che si parla di disagio, fragilità, crisi sociale, si invoca – talvolta con tono salvifico – la psicologia.

🌈È un punto che non può essere liquidato con sufficienza, perché pone una domanda lecita: stiamo trasformando ogni fatica della vita in un caso clinico?

🌈Il rischio esiste. Ma fermarsi qui può essere un errore speculare che alimenta polarizzazioni, rischiose per il benessere della popolazione. Perché mentre discutiamo di “psicologizzazione della società”, la realtà intorno a noi racconta tutt’altro: la psicologia, nei servizi pubblici, è marginale, residuale, spesso l’ultima ruota del carro tra gli operatori sanitari.

🌈Meno del 7% di presenza nei servizi è un dato poco rassicurante che dovrebbe far sobbalzare. Nell’offerta di salute, siamo molto lontani da un “overbooking” di psicologi e, invece, testimoni di una clamorosa insufficienza. Allora il punto non è se si parli troppo di psicologia.

🌈Il punto è che se ne parla tanto ma si investe poco. Il cosiddetto “bonus psicologo” ne è l’esempio perfetto: grande visibilità politica, risorse limitate, accesso incerto destinato a pochi. Una misura che intercetta il bisogno, circa 800mila domande, ma non costruisce sistema. È la logica della misura emergenziale, non quella della strategia strutturale.

🌈Qui si inserisce un secondo equivoco, più sottile: confondere la cura con la prevenzione. La prima arriva quando il problema è già esploso; la seconda lavora prima, quando si può evitare che il disagio, la crisi evolutiva, lo stress accumulato diventino patologia.

🌈Eppure, nel nostro modello sociale, la prevenzione psicologica resta ancora un timido corpo estraneo, quasi un lusso teorico.

🌈C’è poi un ultimo punto, spesso rimosso perché meno spendibile mediaticamente: la prevenzione non produce consenso immediato. Non si inaugura, non si fotografa, non si taglia con un nastro.

🌈È un processo lento, che chiede continuità e due qualità preziose e quindi rare nel ciclo breve della politica. E resta ai margini intrappolata nel paradosso: in una fase storica segnata da instabilità, pressione sociale, violenze e aggressività diffuse, trasformazioni profonde nel mondo del lavoro e delle relazioni, proprio ciò che servirebbe di più – strumenti diffusi di lettura del reale, gestione e accompagnamento del disagio – è ciò che meno viene offerto.

🌈Dire, allora, che non tutto è psicologia è corretto. Basta non usarlo come alibi per aggirare il problema e rallentare la presenza solida della psicologia nella sanità pubblica e nei contesti educativi, perché diventerebbe una scorciatoia intellettuale. E anche politica.

🌈Eppure, è proprio lì che si gioca la partita più seria: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei servizi territoriali, negli ambienti sportivi, dove le persone vivono, dove la presenza dello psicologo non dovrebbe essere un’eccezione o soltanto sperimentazione, ma una componente ordinaria.

🌈Non per trasformare ogni disagio in terapia, ma per arrivare in tempo e permettere a ciascuno di far ripartire le autonome risorse personali per affrontare le proprie fatiche. Questo sarebbe un reale risparmio di costi e di salute.

🌈Il punto di equilibrio, dunque, non sta tra due estremi – tutto è psicologia o niente lo è – ma in una distinzione più esigente: riconoscere che ogni difficoltà non richiede necessariamente lo psicologo, ma che una società senza psicologia accessibile nei territori e integrata tra le professioni sociosanitarie è una società più fragile, poco vista e ascoltata.

🌈La società del giorno dopo, quella delle cronache sui giornali, in cui si continua a intervenire tardi, quando il costo umano ed economico è già esploso. La vera sfida è uscire dalla retorica.

🌈Meno slogan, più architettura. Meno bonus, più sistema. E soprattutto, finalmente, più prevenzione: quella che non fa notizia, ma che può cambiare la vita di molte persone di ogni fascia d’età.






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