16/05/2026
Oggi tantissime persone hanno nuovamente attraversato e riempito le strade di Trento per partecipare al corteo contro la costruzione di un CPR in città.
Una mobilitazione ampia, partecipata e determinata che conferma quanto sia forte e diffusa l’opposizione a un progetto che rappresenterebbe un grave peggioramento per il nostro territorio, per il tessuto sociale cittadino e per i diritti fondamentali delle persone.
Come parte del Coordinamento No CPR Trentino-Alto Adige, in questi mesi abbiamo costruito momenti di confronto, approfondimento e organizzazione collettiva, promuovendo iniziative nelle università, nei quartieri e negli spazi sociali della città. Assemblee pubbliche, dibattiti e incontri hanno permesso di far emergere con chiarezza cosa significhi realmente aprire un CPR: un luogo di detenzione amministrativa, isolamento e privazione della libertà, che alimenta esclusione, violenza istituzionale e marginalizzazione.
Crediamo che Trento non abbia bisogno di nuove strutture repressive, ma di politiche capaci di garantire diritti, accoglienza, casa, salute e dignità per tutte e tutti. Per questo continueremo a mobilitarci contro quello che consideriamo uno scempio per la nostra città e per il nostro quartiere, rafforzando una rete di opposizione che in questi mesi è cresciuta dentro e fuori i territori direttamente coinvolti.
La giornata di oggi dimostra che esiste una parte ampia della città che non intende restare in silenzio di fronte all’ennesima deriva securitaria portata avanti dal governo. Una deriva che colpisce in particolare le persone migranti, trasformandole in bersaglio di propaganda e repressione attraverso decreti sempre più autoritari, discriminatori e disumani.
Per questo, venerdì 22 maggio, quando il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sarà a Trento per il Festival dell'Economia, saremo nuovamente in piazza per contestare la sua presenza e le politiche di cui è promotore. Continueremo a opporci ai CPR, ai decreti securitari e a un modello di società fondato sulla paura, sull’esclusione e sulla repressione, rivendicando invece una città aperta, solidale e libera da ogni forma di detenzione.